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lavoro pubblicato giovedì 2 marzo 2017
ultima lettura sabato 13 aprile 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Marte - Sola Andata

di FrancescoGiordano. Letto 322 volte. Dallo scaffale Fantascienza

I viaggi verso il pianeta rosso sono ancora un lusso che solo pochi possono permettersi, ma tutti vogliono raggiungere Marte, perché si sta così bene che una volta visitata, non si ritorna più sulla Terra.

Walter aveva finalmente realizzato il suo sogno, aveva messo le mani su un biglietto di sola andata per Marte. Località che era diventata ormai una sorta di paradiso per gli umani, dopo ben cinque anni di lavori, ormai la superficie era abitabile come quella della terra. Ce ne vollero però altri cinque per dare inizio ai primi viaggi e per creare le prime colonie.

Anche se da allora erano passati tre anni, il costo per raggiungere il pianeta rosso non era alla portata di tutti. Ma ciò non frenava la popolazione nel provare ad acquistare un biglietto il prima possibile, influenzati soprattutto dalle immagini e dalle testimonianze di chi ci viveva.

Chi andava su Marte non tornava più sulla Terra, non era uno slogan pubblicitario, ma la verità. Nessuno dei coloni era tornato sul suo pianeta d'origine, così come coloro che l'avevano raggiunto in seguito. Le comunicazioni erano ancora limitate, non c'erano telefoni, ma potevano ricorrere alle vecchie lettere cartacee per scambiare messaggi con amici e parenti rimasti sulla Terra.

Creare una rete di telecomunicazione tra i due pianeti era il nuovo obiettivo della WSA, l'Agenzia Spaziale Mondiale. Il progetto della terraformazione e colonizzazione di Marte vide infatti collaborare tutte le agenzie spaziali sparse in tutto il mondo, da quel momento in poi venne fondata la WSA.

A Walter non interessavano tutti questi dettagli tecnici, dopo anni di lavoro aveva messo da parte i soldi necessari per partire. Non appena mise piede nello spazioporto, si guardò intorno estasiato, come un bambino in un negozio di giocattoli. La struttura non era così diversa da un classico aeroporto, era il mezzo di trasporto a cambiare, perché c'era un'astronave.

L'uomo aveva sempre pensato che la nave spaziale sarebbe stata più grande di un aereo, ma si sbagliava. Grazie ai progressi della tecnologia non era solo elegante ma al tempo stesso funzionale, ma anche più veloce e resistente. La forma era rettangolare, e sul fianco era presente il logo della WSA insieme al nome dell'astronave, ovvero "Red".

Si recò alla reception dove ad accoglierlo c'era una donna ed un robot, ma fu la prima a chiedergli il biglietto. Walter non si tirò indietro e, lentamente, prese l'oggetto dal suo zaino a tracolla. Una volta fatto ciò, toccò all'androide entrare in azione, il suo compito era semplice, assicurarsi che tale biglietto non fosse contraffatto.

Pratica molto diffusa e, soprattutto, redditizia, ma al contempo rischiosa, perché i contrabbandieri rischiavano grosso. Tale reato era punito con diversi anni di carcere, deterrente voluto dalle prime vittime di questi malfattori. Soprattutto perché le cifre richieste erano comunque elevate, anche se si risparmiava circa la metà rispetto ad un biglietto originale.

L'uomo non riscontrò nessun tipo di problema, il suo biglietto era infatti originale, aveva fatto molti sacrifici per ottenerlo. Non solo con gli straordinari al lavoro, ma anche spendendo quanto meno possibile per le spese sul cibo e sulla corrente elettrica. Strategia che non ebbe però effetti sulla sua salute, sapeva bene che se voleva realizzare il suo sogno non poteva di certo mettere in pericolo la sua vita.

Una volta passato il controllo, dovette percorrere un lungo corridoio di colore bianco dove ai fianchi erano presenti dei piccoli e sottili tubi. Questi erano necessari per eliminare qualsiasi organismo indesiderato che avrebbe potuto compromettere il benessere dei coloni di Marte. In passato questa parte era molto più lunga e stressante, bisognava infatti spogliarsi, fare due docce e sottoporsi ad altri esami.

Con il passare degli anni tutti questi compiti furono sostituiti dalle macchine, in caso di un problema, un allarme avrebbe subito allertato lo staff medico. Ma anche questa volta Walter andò avanti senza problemi, ormai la meta era a portata di mano, davanti a lui era infatti presente una scala che l'avrebbe portato dentro l'astronave.

Una volta salita la rampa, salutò l'hostess che si trovava al fianco destro della porta ed entrò, osservando per la prima volta l'interno della "Red". L'uomo restò a bocca aperta, aveva l'impressione di trovarsi in una vecchia nave di lusso. Il pavimento era ricoperto da una moquette rossa, mentre il soffitto era pieno di bellissimi disegni e di grandi lampadari.

L'uomo raggiunse subito il suo posto, non aveva una semplice sedia sulla quale restare fermo per tutta la durata del viaggio, ma poteva disporre di una camera molto spaziosa. Letto matrimoniale, divano, televisione, computer, bagno, non mancava nulla, tutti i comfort era presenti e gratuitamente disponibili.

Una volta posata la valigia, tornò ad esplorare la nave spaziale, era troppo emozionato per restare fermo in quel luogo. Nonostante solo poche persone fossero presenti, tutte le sale erano spaziose e lussuose. Il bar era l'unico posto dove si poteva vedere qualcuno, non solo i passeggeri, ma anche gli addetti ai lavori sostavano spesso lì.

Nel suo girovagare, Walter non si rese minimamente conto che l'astronave era già partita per raggiungere Marte. In passato durante il decollo i presenti erano costretti a restare nelle loro camere ed allacciare le cinture. Solo qualche anno dopo furono in grado di eliminare qualsiasi fastidio legato al viaggio spaziale.

Stando alle informazioni in suo possesso, sarebbe arrivato a destinazione nel giro di sei ore. Avendo preso il volo pomeridiano, avrebbe raggiunto Marte verso sera.

Era una conquista impressionante per il genere umano, perché un anno fa era invece necessario attendere un giorno intero per raggiungere atterrare sul pianeta rosso. Ridurre di più della metà i tempi di trasporto in così poco tempo diede prova delle capacità della neonata WSA.

L'uomo notò anche la presenza di alcuni soldati, ne aveva visti una ventina, ma non poteva sapere se ce ne fossero degli altri. Situazione che non si aspettava, ma tutto sommato qualcuno doveva pur far rispettare la legge su Marte. Forse proprio per le loro abilità ed allenamento erano più portati a sostare su un pianeta appena colonizzato.

La visione non lo sconvolse più di tanto, infatti tornò nella sua camera dopo aver finito di vistare l'astronave, impiegandoci quasi tutto il tempo necessario per arrivare sul pianeta rosso. Una volta tornato nella sua stanza infatti, un annuncio allertò i presenti che nel giro di un'ora la nave spaziale sarebbe atterrata.

Ormai Walter non stava più nella pelle, era così emozionato che per riuscire a calmarsi iniziò ad ascoltare un po' di musica tramite il computer presente nella stanza. Anche se internet non era ancora disponibile, il calcolatore era comunque pieno di passatempi che i viaggiatori potevano sfruttare, come videogiochi, film ed altro.

Passata l'ora, un nuovo annuncio confermò l'arrivo su Marte, nonostante l'uomo indossasse delle cuffie, fu in grado di sentirlo indistintamente. Una volta spento il computer, si recò velocemente all'uscita, senza prima aver preso la valigia. La fila non era molto lunga ed era composta principalmente dai militari che aveva avvistato in precedenza.

Anche questa volta, prima di mettere piede sul suolo marziano, dovette attraversare un nuovo corridoio. Prassi che poteva sembrare inutile, perché già compiuta sulla terra, ma era una sicurezza da prendere per evitare problemi imprevisti, che in un ambiente del genere potevano rilevarsi anche fatali.

Arrivati alla metà, Walter notò che i soldati presero una strada diversa da quella dei civili. La cosa non lo allertò più di tanto, alla fine era anche abbastanza scontato che avessero altro da fare lì. Di certo per loro non si trattava di una visita di piacere, anche se potevano raggiungere Marte senza pagare nulla, diversamente dalla maggior parte dei Terrestri.

Motivo che aveva spinto molti giovani ad intraprendere una carriera militare, anche se per riuscire a mettere piede sul pianeta rosso, la strada era lunga e molto faticosa. Molti infatti perdevano ben presto le speranze, solo una o due persone riuscivano a raggiungere lo scopo.

Finalmente, dopo circa cinque minuti, l'uomo mise piede sul pianeta rosso, o meglio, nello spazioporto di Marte. Ma ciò che vide non gli piacque affatto, a dargli il benvenuto furono infatti un odore sgradevole ed uno scenario raccapricciante. Sulle mura c'erano macchie di sangue di diverse dimensioni ed alcuni corpi, sia esanimi che non, erano sparsi in tutto il luogo.

Walter rimase paralizzato da tutto ciò, ma non ci volle molto per riportarlo con i piedi per terra, perché alcuni soldati si avvicinarono al gruppo che era appena atterrato.

‹‹Venite con noi!›› urlarono, trascinando tutti su un veicolo.

Nessuna spiegazione venne fornita, nonostante le urla di alcuni dei viaggiatori. La situazione era surreale, pochi minuti prima si trovavano su un paradiso che galleggiava nello spazio, adesso avevano messo piede su quello che sembrava un inferno. Dov'era il pianeta rosso che gli era stato promesso?

Nonostante ciò, qualcuno non aveva ancora perso le speranze, l'uomo si chiuse in un silenzio di tomba, mentre i più ottimisti pensavano che fosse successo qualcosa e che li stessero semplicemente accompagnando in una colonia. Ma quel benvenuto così arduo aveva scoraggiato molti.

Dopo nemmeno venti minuti di viaggio, il mezzo si fermò e nuovi soldati si occuparono dei viaggiatori. Anche questa volta non ci andarono leggeri, spingendo e strattonando i poveri malcapitati. Lo scenario era cambiato, non si trovavano più nello spazioporto, ma ancora una volta la situazione non prometteva bene.

Il luogo era pieno di gabbie senza sbarre con all'interno diverse persone, che si lamentavano per la sete, la fame o semplicemente per la mancanza di svago. Questo gregge era costantemente controllato da soldati, androidi e droni pronti ad intervenire per ogni azione sospetta.

Al centro di questo luogo era presente una torre altissima che arrivava fino al soffitto, questa era composta da alcune vetrate, delle piattaforme e alcune armi pronte a fare fuoco. Non mancavano nemmeno delle telecamere, la maggior parte di queste erano puntate verso l'uscita, che era ben difesa da un grande numero di androidi massicci.

A quanto pare gli individui di quel luogo disponevano di una certa libertà di movimento, potevano camminare liberamente senza però avvicinarsi all'uscita o alla torre centrale. Ma le urla di dolore sottolineavano la carenza di qualsivoglia comodità, anche l'odore suggeriva la mancanza di igiene, portando conseguenze negative per la salute.

I soldati trasportarono a forza i nuovi arrivati nelle loro nuove stanze, se così si potevano chiamare. All'interno c'erano solo dei letti ed un gabinetto, mancava addirittura un lavandino. Walter venne collocato in una gabbia con all'interno due persone, una donna il cui trucco del volto era stato rovinato dal pianto, ed un uomo con una cicatrice sull'occhio sinistro.

La donna era rannicchiata a terra e stringeva verso di sé le gambe, mentre l'uomo era seduto sul suo letto. Solo quest'ultimo diede uno sguardo al nuovo arrivato, senza però proferire parola. Nemmeno Walter disse nulla, semplicemente si sedette sul letto e si coprì il volto con entrambe le mani.

Quando riaprì gli occhi capì che non si trattava di un brutto sogno, quell'inferno era la realtà.

‹‹Benvenuto.›› disse, rompendo il silenzio, l'uomo con la cicatrice ‹‹Immagino che non ti aspettassi una situazione del genere.›› aggiunse.

Walter non rispose subito, rimase qualche secondo in silenzio. Non capiva come mai solo adesso il suo interlocutore avesse aperto bocca.

‹‹Beh, hanno sempre descritto Marte come un paradiso su cui vivere, ma ora capisco il vero motivo per il quale nessuno torna sulla Terra...›› rispose l'uomo.

‹‹Sì, come puoi immaginare nessuno può uscire da questo posto.›› confermò l'individuo.

‹‹Ma cos'è successo qui? Ma soprattutto, perché sulla Terra nessuno sa nulla?›› chiese Walter, che non poteva credere a quell'assurda situazione.

Dopo aver osservato l'esterno della cella, l'uomo tornò all'interno per rispondere alle perplessità del suo interlocutore ‹‹Non posso risponderti ma conosco qualcuno che può darti tutte le informazioni di cui hai bisogno...›› disse, con un tono di voce basso.

‹‹Cosa stai cercando di dirmi?›› replicò l'uomo, inarcando le sopracciglia. Quella frase l'aveva insospettito non poco.

‹‹Vedi... Io ed altri stiamo creando un gruppo di resistenza per tornare sulla Terra, ma abbiamo bisogno di altre persone.›› spiegò l'uomo con la cicatrice, aggiungendo ‹‹Visto che sei appena arrivato, sarai pieno di energie ed abbiamo bisogno proprio di gente come te. Dimmi, sei interessato?››.

‹‹Aspetta, fammi capire.›› iniziò Walter ‹‹Sono appena arrivato e già mi proponi di entrare i un gruppo del genere? Per caso è una sorta di trappola?›› dubbio che lo preoccupò parecchio. Già la vita in quel luogo era un inferno, non voleva compromettere ulteriormente la sua posizione.

‹‹No, non è una trappola, te l'ho chiesto subito perché non abbiamo tempo da perdere. Stiamo organizzando un attacco contro i soldati nello spazioporto, battaglia che avverrà a breve.›› spiegò l'uomo ‹‹Per questo sto reclutando nuove leve, inoltre se accetti potrai uscire di qui, anche se la base della resistenza non è chissà cosa, purtroppo...››.

Walter rimase in silenzio, non sapeva come rispondere a quella proposta. Non era tanto la base a preoccuparlo, ogni luogo sarebbe stato migliore di quello in cui si trovava adesso. ‹‹Ma non ho mai combattuto in vita mia, come posso aiutarvi? E poi non mi conosci nemmeno, se fossi io una spia?›› dichiarò, esplicitando i suoi dubbi.

‹‹Impossibile, sappiamo bene chi sono i civili e chi sono gli infiltrati, anche noi abbiamo delle talpe e degli informatori. Siamo nati cinque anni fa, quindi possiamo contare su diversi strumenti utili.›› disse l'uomo, per poi rispondere all'altra domanda ‹‹Nessuno di noi ha mai combattuto in vita sua, tu non sarai né il primo e nemmeno l'ultimo. Ma se vuoi salvarti da questa miseria, purtroppo non c'è altro che possiamo fare. Siamo da soli, dobbiamo combattere per sopravvivere.››.

Walter non poteva che concordare, era palese che nessuno sarebbe mai venuto a salvarli, almeno non dalla Terra. Se fino a quel momento le informazioni su Marte erano state nascoste, tale manipolazione poteva andare avanti per anni e lui non voleva di certo morire lì.

‹‹Va bene, allora accetto, dubito di poter fare altro per cercare di migliorare la situazione qui.›› rispose l'uomo, sospirando.

‹‹Ottimo! Vedrai, non te ne pentirai, quando tutto questo sarà finito, diventeremo dei paladini della giustizia!›› esclamò tutto felice l'uomo che, dopo tutto quel parlare, finalmente si presentò ‹‹Io sono Albert, benvenuto a bordo... Come hai detto che ti chiami?››.

‹‹Mi chiamo Walter.›› rispose, mentre i due si strinsero la mano.

‹‹Bene Walter, stanotte ti porterò via di qui così ti unirai alla resistenza.›› ribadì Albert.

‹‹Ma come puoi farmi uscire con tutte le guardie, telecamere e robot che ci sono in giro?›› non poté fare a meno di chiedere Walter.

‹‹Oh, cosa credi, che questa prigione sia perfetta? C'è sempre un punto debole e noi l'abbiamo trovato.›› rispose l'uomo, sorridendo.

‹‹E con le guardie invece? Non si renderanno conto che c'è una persona in meno?›› domandò Walter.

‹‹A dire il vero no, non tengono conto delle persone che ci sono qui. Come dargli torto, anche se con la terraformazione c'è aria sul suolo di Marte, chi sarebbe così pazzo da scappare da uno dei pochi luoghi sicuri del pianeta?›› rispose Albert, che non aveva tutti i torti. Ma non aveva ancora finito di parlare, perché aggiunse ‹‹Per ora pensa a riposarti, che stanotte avrai bisogno di essere in forze.››.

Walter non se lo fece ripetere due volte, anche perché tutto ciò che gli era capitato l'aveva stremato sia fisicamente che psicologicamente. Riuscì infatti ad addormentarsi senza problemi.

Quando si risvegliò, scoprì che i soldati non erano proprio dei mostri, perché distribuivano cibo ed acqua a tutti i presenti. Peccato che le porzioni fossero davvero esigue, l'unica cosa che c'era in abbondanza era l'acqua per farsi la doccia.

Dopo essersi rifocillato e dato una pulita, ai due non restava che aspettare la notte, sarebbero partiti alle 2 di mattina. Orario scelto perché la sicurezza veniva indebolita, alcuni soldati si coricavano, diversi robot e droni andavano in manutenzione e anche qualche telecamera veniva spenta.

Grazie a queste falle del sistema, i due uomini riuscirono a raggiungere l'esterno, passando però per un passaggio segreto. Dovettero raggiungere una piccola stanza vuota il cui pavimento nascondeva una buca che conduceva sottoterra. Nonostante l'odore fosse nauseabondo, fortunatamente la via per l'esterno non era lontana e la raggiunsero in pochi minuti.

Quella era la prima volta che Walter osservava il suolo di Marte, per la logica Terrestre adesso doveva essere buio, ma ovviamente su quel pianeta era ancora in grado di poter osservare le sabbie e le rocce rossastre. Stupore che durò poco, perché lì vicino era già pronta una vettura, che l'uomo con la cicatrice riconobbe subito.

‹‹Sono i nostri, vai pure, io devo tornare dentro.›› ribadì Albert.

‹‹Non parteciperai all'assalto?›› domandò Walter.

‹‹Certo, ma l'attacco avverrà tra un paio di giorni, devo ancora occuparmi di alcune cose e reclutare altre persone.›› rispose, tornando nel sottosuolo.

Walter, rimasto solo, si avvicinò al veicolo ed entrò sul retro. Non appena ci mise piede, notò la presenza di alcuni dei viaggiatori che erano arrivati su Marte insieme a lui. Si salutarono con un gesto della mano senza però aprire bocca, poi si sedette e rimase con lo sguardo basso.

Anche questo nuovo viaggio durò poco, una volta arrivati però, non vennero strattonati con forza fuori dalla vettura.

Quello che videro non coincideva con le loro aspettative, infatti intorno non c'era nulla, nemmeno una piccola struttura. Molti iniziarono a domandarsi se si trattasse di una trappola, ma tutto divenne chiaro in pochi istanti. Un rumore, accompagnato da un tremolio, attivò un ascensore che trasportò i presenti sottoterra.

Era lì che si nascondeva la base della resistenza, scelta fatta per mimetizzarsi e non attirare l'attenzione dei nemici. L'interno era sicuramente migliore rispetto alla galera dove l'avevano rinchiuso in precedenza. Più spazioso e senza macchie di sangue o di altro tipo. Facciata che però nascondeva, come presumeva, una carenza di cibo ed acqua, che notò osservando il fisico dei presenti.

I nuovi arrivati vennero guidati verso una stanza, abbastanza piccola ma che riusciva a contenere tutti. Al suo interno era presente una donna, dai lunghi capelli biondi, dopo aver fatto un cenno con il capo ai due uomini che avevano accompagnato il gruppo, questi se ne andarono.

‹‹Salve a tutti, vi do il benvenuto nella base della resistenza.›› dichiarò la donna, aggiungendo rapidamente ‹‹Mi presento, sono Cristina e sono il capo, più o meno.›› sorridendo.

Dopo aver svelato il suo nome, passò subito al sodo ‹‹Immagino che abbiate molte domande e vi dirò tutto quello che vi starete domandando.››.

La donna spiegò come, inizialmente, la colonia era effettivamente un luogo tranquillo dove vivere. Ma, ancora non è chiaro quando precisamente, un problema sottovalutato ha messo in pericolo l'intera missione. A quanto pare era legato alle scorte d'acqua potabile, non appena la situazione peggiorò, esplosero le violenze.

Fu proprio durante quel periodo che i soldati presenti crearono il Panopticon, la prigione dove i viaggiatori erano stati rinchiusi. Non si trattava però di un carcere vero e proprio, quanto una sorta di luogo punitivo senza tutti i controlli che erano presenti adesso.

Ma il passaggio dalla colonia al Panopticon fu veloce, perché il problema dell'acqua non fu risolto e, per evitare il degenerare di altri pericoli, tutti i cittadini vennero portati nel carcere.

La colonia dove tutto aveva avuto inizio era diventata adesso la base della resistenza, luogo grazie al quale avevano scoperto cosa fosse successo anni addietro. Almeno una parte della storia, visto che molti elementi mancavano ancora, ma una cosa era certa, sulla Terra nessuno sapeva nulla.

E nessuno era riuscito a capacitarsi del motivo, inoltre perché avevano scelto di creare un carcere su Marte invece di cancellare l'intera operazione? Domanda che non aveva ancora trovato una risposta.

Fu proprio per trovare delle risposte che i primi prigionieri cercarono una via di uscita, scovando il passaggio segreto ed utilizzandolo per raggiungere l'esterno. Anche se la maggior parte dei coloni originali era ormai deceduta, i nuovi arrivati riuscirono a raggiungere la base e dare vita alla resistenza. La donna fu una delle prime ad esplorare la superficie per trovare questa struttura, motivo principale che la fece diventare un capo.

‹‹Detto questo, vi chiedo una seconda volta se volete davvero entrare a far parte della resistenza.›› disse Cristina ‹‹Se avete qualche dubbio, siete ancora in tempo per andare via. Come vi avrà già allertato Albert, non ce la passiamo molto bene con le scorte ed abbiamo altri problemi da risolvere.››.

Nessuno dei presenti mosse obiezioni e la donna, visibilmente felice, disse ‹‹Bene, allora vi do ufficialmente il benvenuto tra i ribelli!››.

Qualche giorno dopo, sul pianeta Terra e, più precisamente, nella stanza del direttore della WSA, l'uomo ricevette una chiamata.

‹‹Che sta succedendo?›› chiese con tono irritato.

‹‹Signore, un gruppo di rivoltosi ci sta attaccando! Cosa dobbiamo fare?›› domandò uno dei soldati presenti su Marte.

‹‹E lo chiedete a me? Li dovete fermare, ovvio, che domande!›› questa volta all'irritazione si unì anche l'ironia.

‹‹Lo so signore, ma volevo sapere se dobbiamo farli fuori definitivamente oppure no.›› tornò a parlare il soldato.

‹‹Meglio di no, se potete arrestateli, ovviamente se le cose si dovessero mettere male, non fatevi scrupoli. Soprattutto se dovessero mettere le mani su qualche aggeggio per comunicare con la Terra, fate fuoco senza problemi.›› spiegò l'uomo.

‹‹Va bene, grazie signore!›› replicò il soldato, interrompendo le comunicazioni.

‹‹Eh, e dire che la maggior parte del pubblico pensa che non è ancora possibile comunicare tra la Terra e Marte se non con delle cartoline! Che uomo fortunato che sei!›› a parlare questa volta era un altro uomo presente nella stanza e seduto davanti al direttore.

‹‹Molto spiritoso.›› rispose seccamente il direttore ‹‹Ma come hai sentito la situazione è più grave del previsto, questa volta.››.

‹‹Insomma, quante possibilità vuoi che abbiano dei tizi sbucati fuori dal nulla?›› replicò l'interlocutore.

‹‹Vero, ma non voglio più che si ripetano errori come in passato. Per colpa del Capo della Colonia e della sua vanità, ha omesso il problema con le condutture dell'acqua scatenando tutto questo casino.›› disse l'uomo, alzandosi e camminando per il suo ufficio.

‹‹Però vedo che te la sei cavata bene, hai usato la situazione a tuo vantaggio, no?›› dichiarò l'uomo seduto.

‹‹Beh, non a mio vantaggio, ma a vantaggio di tutta la Terra. Grazie al mio piano la popolazione diminuirà e, di conseguenza, anche gli sprechi e l'inquinamento. Per non parlare delle conquiste tecnologiche legate al progetto di Marte, che non avremmo mai raggiunto se il progetto fosse stato cancellato.›› spiegò il direttore.

‹‹E nonostante tutto riesci ancora a dormire la notte?›› domandò, senza nascondere una certa ironia, l'uomo.

‹‹Non sono affari che ti riguardano. Inoltre potrei porti la stessa domanda, Julian, e dubito che mi risponderesti.›› rispose il direttore.

‹‹Hai ragione, Paul, ma io mi sono immischiato poco in questo tuo progetto, quindi posso relativamente stare tranquillo.›› ribadì Julian.

‹‹Eh, peccato che questa scusa non terrà in un tribunale.›› disse, ridacchiando, Paul.

‹‹Anche questa volta hai colpito nel segno, ma sai bene che probabilmente tra i due sarai tu quello a rimetterci di più.›› dichiarò l'uomo seduto.

‹‹Vero, ma mi sono assunto le mie responsabilità nel momento stesso in cui ho dato il via a tutto. Inoltre, cerco di vedere il lato positivo, molti ribadivano la necessità di una sorta di terza guerra mondiale per diminuire la popolazione e lasciar "respirare" il nostro pianeta. Io invece ho trovato una soluzione non solo più umana, ma che ci dà anche dei benefici pratici.›› spiegò Paul, mentre osservava la città dalla finestra dell'ufficio.

‹‹Più umana per modo di dire, alla fine Marte è diventato un campo di concentramento.›› ribadì Julian.

‹‹Hai ragione, ma per raggiungere degli scopi, bisogna fare dei sacrifici. In questo caso, anche umani.›› rispose il direttore, aggiungendo ‹‹Adesso puoi anche andare, ormai abbiamo finito per oggi.››.

Mentre i due uomini tornavano a casa, su Marte la resistenza attaccò per la prima volta i soldati del Panopticon. Quella sarebbe stata la prima di una lunga serie di battaglie per permettere agli abitanti del pianeta rosso di riottenere la libertà ormai persa ed una verità raccapricciante.



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