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lavoro pubblicato mercoledì 1 marzo 2017
ultima lettura giovedì 13 giugno 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Da grande voglio fare il viaggiatore...

di Giangi. Letto 228 volte. Dallo scaffale Viaggi

Ero in seconda superiore. Un professore mi chiese: "Cosa vuoi fare nella vita?" Avevo 15 anni, non ho avevo idea di cosa cazzo fare nella vita. La mia più grande preoccupazione era affrontare la pubertà con dignità e fi...

Ero in seconda superiore.

Un professore mi chiese: "Cosa vuoi fare nella vita?"

Avevo 15 anni, non ho avevo idea di cosa cazzo fare nella vita.

La mia più grande preoccupazione era affrontare la pubertà con dignità e finire i compiti velocemente così da poter andare con gli amici a giocare a pallone.

Era il periodo in cui i primi ormoni sballano e le ragazze si guardano con occhi diversi.

Sì, per occhi intendo tette.

Riflettei.

Frequentavo un cazzo di istituto tecnico, perchè cazzo mi stava facendo questa domanda filosofica? Non dovremmo studiare i numeri?

Sapevo di dover rispondere in modo intelligente, ma non avevo realmente nessuna aspirazione o vocazione in quel momento.

Cominciarono a tremarmi le gambe a cominciai a sudare sotto la pelle.

"Dovrei fare qualcosa che mi piace fare" pensai. Ma cosa mi piace fare?

Riflettei ancora.

Intanto il professore continuava a fissarmi con espressione accigliata.

Qualcosa mi balenò in mente.

Risposi candidamente: "Io voglio fare il viaggiatore..."

Lui mi guardò incuriosito.

Mi squadrò per bene dietro i suoi occhiali di tartaruga spessi e il naso grosso butterato.

"Spiegati" continuò.

Riflettei.

Mi hanno sempre insegnato di riflettere prima di dire una qualsiasi stronzata.

Può darsi che tu risponda ugualmente con una stronzata, ma almeno è stata una stronzata a cui hai riflettuto.

Risposi:

"Quando avevo 9 anni, vinsi un viaggio premio con la scuola per Roma.

Dovevo partire con una comitiva di studenti più grandi di me e visitare la città eterna.

Ero terrorizzato...avevo solo nove anni.

Ma i miei genitori mi dissero che era un'enorme occasione che dovevo prendere la volo, non tutti i bambini potevano visitare Roma da soli.

Li considerai degli scellerati...avevo NOVE ANNI! Dove mandate un bambino da solo? Stavo seriamente pensando di chiamare il telefono azzurro.

Ma mi feci coraggio e una mattina presto salì su un autobus insieme ad altri ragazzini più vecchi di me, in direzione Roma.

Mi ricordo perfettamente che come salì sul bus, mi misi a sedere in un seggiolino isolato dalla parte del finestrino. Mi nascosi dietro la tendina e iniziai a piangere.

Ero spaventato e non ero mai stato lontano dai miei genitori.

Maledissi loro per avermi mandato e me stesso per aver accettato.

Piansi per un paio di minuti, poi mi asciugai le lacrime con la manica del giubbotto e iniziai a guardare fuori dal finestrino l'autostrada che piano piano svaniva dietro di me.

Dei ragazzi che sedevano in fondo al bus mi chiesero di sedermi con loro e io stranamente accettai.

Non era da me fare amicizia facilmente con altri bambini.

Ero e sono sociopatico, è un problema che ho psicanalizzato io stesso, ma non so perchè riuscii a trovarmi bene quella volta.

Mi diverti in quella gita di un giorno soltanto.

Visitammo un sacco di cose di cui ora non ricordo e di cui non ho idea di come si chiamino. E soprattutto vidi il Colosseo.

Questo immenso anfiteatro di pietra mezzo rotto, di cui avevo letto nei libri di storia e geografia.

Dal vivo ero maestoso e trionfale. Mi affascinò.

Finì il rullino della macchinetta usa e getta, datami dai miei genitori, fotografandolo.

La giornata passò velocemente e io mi divertii.

Tutte le paure iniziali sembravano solo ricordi sfuocati successi anni prima.

Mi scordai anche di chiamare mia mamma per dirle che stessi bene.

Tornai a casa e raccontai a chiunque di quella meravigliosa esperienza.

Crescendo ho cercato di viaggiare il più possibile e di non avere paura dei posti che non conosco.

Può essere presa quasi come una metafora di vita questa mia esperienza in gioventù.

Affrontare l'ignoto e tutte le opportunità che la vita può offrirti senza avere timori e paure..."


Con la coda dell'occhio guardai il professore e lui continuava a fissarmi.

Distorsi lo sguardo imbarazzato tra i miei pensieri sognanti.

Continuai:

"Per questo voglio fare il viaggiatore...perchè non voglio un giorno dover affrontare un qualcosa che non conosco e farmela addosso dalla paura alla sola idea di intraprendere quell'avventura.

E' così che fanno i viaggiatori, si godono la vita anche se essa gli presenterà milioni di difficoltà..."

Finì il mio discorso, rosso come il culo di una scimmia per l'imbarazzo.

Continuai a fissare il banco difronte a me sperando di aver risposto correttamente.

Il professore stette ad ascoltarmi per tutto il tempo, senza dire una parola e senza muovere un muscolo del viso.

Mi guardò dritto negli occhi e disse: "Sei tutto matto...". E passò ad un altro studente.

Probabilmente avevo preso la sua domanda con troppa filosofia.

Per lo meno quel giorno capii di aver scelto una scuola non adatta a me.


Fa quasi ridere ora, ripensare a quella risposta così articolata che detti.

Deve essere la famosa legge del contrapasso questa.

Se il me quindicenne vedesse ciò che sono diventato, probabilmente mi manderebbe a fanculo.

Ora ho solamente paura della vita e di tutte le difficoltà che mi sta procurando.

Se prima volevo vivere nello spazio sconfinato, aspettando interperrito gli asteroidi pronti a colpirmi, ora vorrei solamente stare in una minuscola stanza ricoperta di ovatta, con davanti a me un pc e una tazza di tè caldo.

Forse aveva ragione il prof...sono tutto matto.

O forse aveva ragione il me quindicenne...i viaggiatori si godono qualsiasi difficoltà gli si propone.

In fondo, ogni essere umano non è altro che un cazzo di passeggero distratto nel fottuto aereo della vita che sta cadendo a picco dritto dritto nell'oceano.

Non penso che i salvagenti ci salveranno in questa occasione...



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