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lavoro pubblicato mercoledì 1 marzo 2017
ultima lettura mercoledì 19 giugno 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Tutte le donne sono pazze (Capitolo 6 Debs)

di Giangi. Letto 212 volte. Dallo scaffale Amore

Partendo dal presupposto che non giudico mai i problemi sociomentali che ogni singolo individuo può avere, anche perchè io stesso sono stato clinicamente definito sociopatico da una strizzacervelli a cui ho dato parecchi bigliettoni, solo...

Partendo dal presupposto che non giudico mai i problemi sociomentali che ogni singolo individuo può avere, anche perchè io stesso sono stato clinicamente definito sociopatico da una strizzacervelli a cui ho dato parecchi bigliettoni, solo per farmi dire cose banali che avevo già letto in un libro, voglio raccontarvi di quando incontrai Debs.

Di solito il martedì sera con la mia simpatica combricola di amici con problemi di abuso di alcol andavamo in un pub per far partire il preserata a base di birra fredda e cazzate che uscivano a routa libera dalle nostre bocche.

Pinte di bionda arrivavano al nostro tavolino come se piovesse, numerose offese gratuite alla mamma altrui, qualche spinello, un paio di commenti sconci sul culo della cameriera con i jeans grigi attillati, innumerevoli rutti da guinnes dei primati e perdite consenzienti di neuroni celebrali a poco prezzo.

In quel periodo ero al culmine della mia depressione repressa. Avrò pensato al suicidio milioni di volte e in un paio di occasioni sono anche andato vicino a farlo.

Stavo studiando i comportamenti del cervello umano in relazione alle diverse emozioni provate ed ero allo stesso tempo affascinato e spaventato dalle malattie mentali.

Semplicemente cercavo di capire che problemi avessi io.

Sarei diventato un ottimo psicologo se avessi approfondito la questione, ma mi è sempre sembrato stupido farsi interrogare da professori che si credono onnipotenti solo perchè possono decidere sulle sorti di poveri coglioni che pagano per avere un pezzo di carta, che dimostrerà loro solo con quale parte della mano si possono pulire meglio il culo. Ma ho sempre stimato gli universitari, hanno un'idea ben precisa su cosa fare nella vita. Io no. Potevo diventare tantissime cose nella vita, sarei stato anche un ottimo vigile urbano, ma ho deciso di essere un coglione.


Tornando alla mia depressione, passavo da attimi di gioia a momenti rabbia in meno di 27 secondi. Io stesso ero riuscito a capire quando avessi fasi di down totale.

Una volta sono rimasto rannicchiato sul pavimento in un angolo della mia camera, senza fare niente per quasi un'ora. Poi mi sono alzato, sono andato in cucina e ho preso un grosso coltello affilato che mio padre usava per tagliare l'arrosto.

L'ho avvicinato alla gola. Sentivo la lama fredda sfiorare dolcemente la mia pelle. La passavo da parte a parte del collo, accarezzando delicatamente i peli della barba che si radicavano in quel punto.

E' stata una macabra coccola.

Ho posato il coltello, ho messo il giubbotto e sono uscito.

Ma con gli altri, nel mondo normale, cercavo di non dare a vedere il mio disagio. Scherzavo sempre sul fatto che la vita sarebbe durata poco per me e che prima dei trentaquattro anni l'avrei fatta finita.

Ma non ho mai detto a nessuno che quei pensieri erano realmente annidati nella parte più oscura della mia testa. Tranne che a mia madre.

Lei è riuscita ad aiutarmi notevolmente con la mia depressione nel tempo. Le madri sono l'invenzione più bella che qualcuno potesse pensare.

Sono visto come un artista ed agli artisti è concesso dire cose folli o stravaganti.

Ma l'arte è solo una misera coperta che ti copre a malapena dal freddo pungente del dolore. E' pure vero che il dolore è immaginazione pura.

E' come la cocaina. Porta un piacere istantaneo che dura pochissimo per poi farti sentire una merda.

Più o meno funziona così con l'immaginazione. Scrivi, crei qualcosa che pensi sia un capolavoro, finisci e ricominci a sentirti uno schifo come al solito. Io non ho mai sniffato in vita mia, ma forse fa meno male che scrivere.


Dicevo che eravamo al pub io e i miei amici. Ero parzialmente ubriaco.

Non mi piace essere del tutto ubriaco perché comincio a diventare un pagliaccio da circo che viene giudicato male dai sobri e le gambe di solito mi cedono sempre. Da parzialmente ubriaco ho una visione più leggera della vita e delle persone e riesco forse ad essere me stesso.

Uno dei miei amici propose di andare a ballare e così andammo.

Adoro la musica. Ho la sfortuna di conoscerla perfettamente e di capirla come se fosse una parte sincera della mia anima. Un tempo suonavo in continuazione e la musica mi stava anche salvando dalla mia pazzia, ma poi ho conosciuto uno stronzo che mi ha preso completamente per il culo e ho smesso di suonare o comporre. Ma questa storia la sto preservando per un libro che penso diventerà un capolavoro a livello mondiale. Ve la racconto la prossima volta.

Andavamo sempre in una sorta di garage dove pagavi 7 euro per l'ingresso e bevuta compresa.

Suonavano l'hip hop il martedì. Il posto era oggettivamente brutto, ma mi è sempre piaciuto. Le cose belle non fanno per me.

Pagai l'ingresso, mi feci fare il timbro sul braccio per poter uscire, dalla giovane cassiera carina con gli occhiali di cui non ho mai capito il nome, forse Sara o forse Greta, e sono andato a prendere un'altra birra. Non mi piacciono i drink combinati tra un super alcolico e una bevanda gassata. Preferisco una birra sincera che non ha bisogno di essere qualcunaltro per esprimere il suo potere stordente. Il rum mi fa schifo, ma lo bevo ugualmente.

Sorseggiai la birra e guardai tra la folla di venti/trenta persone che era presente dentro il locale.

Erano sempre i soliti. Eravamo sempre i soliti venti/trenta coglioni che si ubriacano di martedì sera.

Sotto la console del dj, un tizio sui cinquanta che aveva perso tutta la sua dignità organizzando queste feste, c'era una ragazza che mi sembrava di non aver mai visto.

Focalizzai meglio e in realtà era una abitue di queste serate, ma non mi era mai interessata più di tanto. Quella sera la notai.

Aveva un top nero che le scopriva la pancia, pantaloni larghi da ballerina che le risaltavano il culo e un cappellino di lana nero con una scritta sul davanti. Fisico perfetto. Aveva i capelli neri, anche se avrei giurato di averla vista bionda in qualche occasione, e dei bei occhi chiari.

Ballava bene. Mi è sempre piaciuto chi sa ballare bene.

Guardò verso di me e sorrise. Ma non ero convinto che stesse sorridendo a me o a qualche altro coglione, allora decisi di ignorarla e andare fuori a fumare una canna.

Non sono in grado di rollarle, me le faccio preparare prima da qualcuno che sa farle e poi le fumo. Non sono neanche in grado di accenderle correttamente. Mi sono sempre stati sul cazzo gli accendini, anche se ne porto sempre uno in tasca.

Al quarto tentativo un po' di fumo riusci ad uscire da quella mista dentro la cartina lunga e alzando lo sguardo notai che la ragazza con il cappellino di lana era appena uscita fuori e si stava mettendo una sigaretta in bocca.

Le allungai l'accendino e ringraziò.

Resistuendomelo disse: "Ci conosciamo?"

"No" risposi "ma penso che tu sia molto carina. Ti ho visto ballare prima, ti muovi bene. Da quanto lo fai?"

Lei arrossì mentre aspirava dalla sigaretta: "Grazie! In realtà non ho mai studiato danza"

"Allora sei doppiamente brava" mi complimentai di nuovo "Non ti ho mai vista da queste parti, non sei di qua?"

"Abito a Firenze con mia nonna, ma spesso vengo in città perchè ho degli amici che vivono da queste parti".

"Cosa fai studi?"

"No, sono volontaria in un canile. Ti piaccioni i cani?"

"Si, ma io non piaccio a loro. Un bassotto una volta ha tentato di mordermi. I gatti invece non piacciono a me"

Mi guardò perplessa e continuò a fumare.

Aveva davvero un bel fisico. Le tette mi sembravano esageratamente gonfie, probabilmente aveva qualche reggiseno imbottito.

Una volta sono stato con una che era veramente un cesso, ma aveva delle belle tette all'apparenza. Quando si è spogliata mi sono reso conto che in realtà aveva delle susine sul petto. Mi chiesi che fine avessero fatto quelle tette e guardando il reggiseno, capii che era un'illusione della tecnologia moderna dell'intimo femminile. Già che c'ero me la scopai, ma il sesso fu terribile. Da allora ci sto attento.

La ragazza che stava fumando era parzialmente carina. Aveva gli occhi azzurri, ma il naso aquilino e io sono pignolo sui nasi. Nel complesso non era male, anche se non dava l'idea di essere un genio. Aveva molti tatuaggi sparsi per il corpo e questa cosa mi fece arrapare.

Ci furono diversi minuti di silenzio nel quale lei finì la sigaretta.

"Torno a ballare, ci vediamo dentro. Comunque piacere Debs".

Le strisi la mano e finii la mia canna pensando a cosa avrei dovuto fare una volta rientrato.

Sostanzialmente sono timido fino ad un certo punto. Ma ho sempre pensato che è più facile provarci con una che ti piace poco, rispetto ad una che ti piace veramente. Se ti vale male, in quel caso, sopravvivi lo stesso.

Tornai dentro e mi accorsi che ero rimasto da solo, anche se i miei amici dovevano essere tra quelle venti/trenta persone che erano nel locale.

Vidi Debs e mi sorrise. Questa volta capii che si stava rivolgendo a me.

Già che c'ero mi dissi "Ma si! Buttati!"

Le andai in contro e ballammo un po' insieme.

Per dire la verità lei ballava e anche bene, io muovevo le gambe a tempo, ma non era una vera e propria danza la mia.

La presi per una mano, le feci fare un giro e poi la strinsi a me.

Lei rise divertita e cominciò a strusciarsi.

Nel momento in cui una si struscia non ci vuole tanto per capire quale sia il suo obbiettivo. Anche se dovete stare attenti alle rizzacazzi, quelle non si sa perchè lo faccino. Ma Debs non aveva l'aria di essere una rizzacazzi.

La presi per i fianchi e ci muovemmo assieme seguendo la musica.

Mi disse: "Non ti muovi male!"

"Seguo i tuoi movimenti piccola"

Sorrise e le feci fare un altro giro.

"Vuoi qualcosa da bere?" le chiesi mentre le cingevo la vita.

"No grazie. Ma sono stanca di ballare. Che ne dici se andiamo a farci un giro?"

Acconsentii e uscimmo dal locale mano nella mano.

Ho sempre questa strana sensazione di innamorarmi delle ragazza al terzo sguardo dolce che mi fanno. In realtà è più un senso di protezione nei loro confronti che vero e proprio amore. Per colpa della mia maledettissima testa, immagino subito un futuro felice con la sfortunata di turno, che non si realizzarà mai. E anche in quel caso fu così.

"Sei in macchina?" mi chiese

"In realtà non ricordo come ci sono arrivato quì"

Debs sorrise premurosa e disse: "Andiamo a casa dei miei amici, non è lontano da qui. Loro sono ancora alla festa, ma possiamo entrare"

"Okey"


Arrivammo al portone di casa dei suoi amici e la ragazza provò ad aprire la porta, ma era chiusa.

"Hai le chiavi?"

"No" disse mentre provava a sforzare la maniglia "ma so come entrare"

Girò l'angolo e si avvicinò ad una finestra abbastanza bassa. Prese un sasso e lo scagliò contro il vetro che si ruppe in mille pezzi.

"Ma cosa fai?!?" le chiesi perplesso.

"Non ti preoccupare, mi hanno detto di fare così quando la porta non è aperta"

"Ti hanno detto di rompergli un vetro per entrare?!?"

"Si più o meno era quello il senso"

La guardai infilarsi agilmente dentro casa passando dalla finestra rotta. Io rimasi come un ebete davanti al portone. Dopo pochi secondi Debs aprì la porta d'ingresso e disse: "Che fai non entri?"

Entrai.

"Siediti sul divano. Ti prendo qualcosa da bere. Una birra va bene?"

Annuii.

In realtà sembrava che la ragazza sapesse realmente muoversi all'interno di quella casa.

Forse veramente quei tizi rompevano finestre quando non avevano le chiavi. Forse uno di loro faceva il vetraio.

Come detto in precenda, non giudico la pazzia delle altre persone.

Tornò con due birre e le stappò con i denti. Me ne passò una e si sedette sul divano vicino a me.

"Conosciamoci un pò meglio" disse mentre tirava una sorsata.

"Okey" risposi

"Facciamo un gioco, si chiama 'due verità e una bugia'. Devi dire due cose vere di te e una falsa e io devo capire qual è quella falsa"

"Okey, inizia tu"

"Allora...una volta ho fatto una cosa a tre con due uomini e mi è piaciuto tantissimo...poi sono del segno della bilancia e...una volta sono stata arrestata per aver rubato in un negozio di intimo"

"Devo dire qual è quella falsa?" domandai.

"Si esattamente!" replicò lei entusiasta, con un misto di pazzia e felicità negli occhi.

Feci finta di riflettere per un paio di secondi e dissi:"Beh...non sei della bilancia"

"Sbagliato! Sono della bilancia, sono nata a Settembre".

"Qual è quella falsa allora?"

"Che ho fatto una cosa a tre con due uomini stupidino...in realtà eravamo due donne e tre uomini"

Feci un cenno del viso compiaciuto.

"Ora sta a te!" disse mentre mi indicò con la bottiglia di birra.

Reflettei su tutte le cazzate che avessi fatto in vita mia. Mi accorsi che erano quasi troppe.

"Beh...una volta mi sono svegliato nudo sul pavimento del cesso di casa mia senza sapere cosa fosse successo...una volta una tizia mi ha tirato un pugno nello stomaco così forte che mi ha fatto cadere per terra piegato in due dal dolore e...in questo momento ho una gran voglia di baciarti..."

La guardai con aria affabile.

Vidi ritornare quella scintilla di follia negli occhi azzurri di Debs.

Scaraventò la birra per terra. La bottiglia non si ruppe, ma il liquido si spare su tutto il tappeto.

La ragazza si lanciò addosso a me e cominciammo a baciarci passionalmente.

Era una furia. Mi dominava completamente.

Mi mordicchiava le labbra ed era piacevolmente doloroso.

Le tirai i capelli portandogli indietro la testa e le baciai il collo. Gemette.

La prima cosa che controllai furono le tette. Le infilai le mani sotto la maglietta e con mio grande stupore era tutto reale. Le strizzai un capezzolo e le mi morse un orecchio.

Sembrava di pomiciare con un animale, ma non mi dispiaceva.

All'improvviso Debs si fermò e mi chiese: "Ti sei realmente svegliato nudo sul pavimento del cesso?"

"Si ero ubriaco marcio" risposi.

"Allora qual è quella falsa?" domandò incuriosita. Intanto giocava con il ciuffo dei miei capelli.

"Non mi hanno tirato un pugno sullo stomaco, me l'hanno tirato sulle palle"

"Dove quì?" disse mentre con la mano afferrò i miei genitali.

"Si brava proprio lì"

Continuammo a baciarci e lei prese il mio uccello in mano.

Le tolsi quei pantaloni larghi da ballerina e le solleticai la fica. Era bagnata.

Delicatamente come un ippopotamo nella stagione degli amori, glielo misi dentro e cominciai a scoparla.

Era molto eccitante. Era folle e tenero.

Debs mi graffiava la schiena e mi mordicchiava ovunque, mentre il mio attrezzo entrava e usciva dalla sua vagina.

Le morsi una tetta. Urlò dal dolore e mi diede uno schiaffo forte sulla testa. Mi fece un male cane.

Poi mi ribaciò passionalmente.

Eravamo due persone completamente fuori di testa che stavano facendo sesso selvaggio in modo dolce, in una casa in cui erano entrati rompendo il vetro di una finestra.

Sentivo la sua pazzia e potevo mischiarla alla mia. Capivo che mi capiva.

L'odore del sesso si confondeva con quello della birra che era caduta sul tappeto.

Continuai a scoparla e venni prepotentemente dentro di lei.

Mi abbracciò completamente nuda come era. Gemeva e sospirava.

Mi diede un tenero bacio sulle labbra. La strinsi.

In quel dolce momento proibito, la porta di casa si aprì e qualcuno urlo: "CHI CAZZO SIETE VOI?"

Due vecchiette con i capelli grigi ordinati, vestite con grossi impermeabili e con delle buste della spesa erano sull'ingresso. Ci guardarono terrorizzate e stranite "CARLA CHIAMA LA POLIZIA!" sbraitò una delle due.

Mi voltai perplesso verso la ragazza che mi stava abbracciando: "Debs?"

Lei fissando le vecchie urlò: "SCAPPA!!"

Si alzò da sopra di me, prese i suoi vestiti e corse in direzione della finestra rotta. Scavalcò e scappò via.

Io dovetti prendermi 25 millesimi di secondi per capire cosa cazzo stesse succedendo. Poi presi i miei vestiti e scappai anche io dalla finestra mentre le due vecchiette urlavano paonazze.

Raggiunsi Debs che mi prese per mano. Corremmo via insieme nudi come in una romantica fuga d'amore tra due pazienti evasi da un manicomio, con la luna che stava sorridendo mente ci guardava.

Correndo pensai anche a cosa cazzo facessero a quell'ora della notte due vecchiette con impermeabili e buste della spesa. Ognuno ha le proprie pazzie.

Ci nascosimo sotto un ponte ad un isolato di distanza dalla casa e ci rivestimmo.

Mentre mi rimettevo i pantaloni le chiesi incazzato: "Non doveva essere casa dei tuoi amici?"

"Mi devo essere sbagliata..." rispose con normale indifferenza mentre rindossava il top "...è stato veramente eccitante non trovi?" Si avvicino a me con quei bellissimi occhi azzurri folli e mi baciò.

Il mio cervello era andato temporaneamente in pausa.

"Si non è stato male" le sorrisi ricambiando il suo bacio.


Dopo quella sera io e Debs stettimo insieme per diverso periodo.

Facevamo un sacco di cose completamente stupide e fuori di testa.

Una volta volevo fare il galante e la portai a mangiare in un ristorante di classe.

Mi ero anche vestito bene. Indossavo la camicia che avevo comprato per un battesimo e le scarpe eleganti di pelle nera. Lei era molto bella. Aveva un vestito grigio morbido che le fasciava quel fisico eccitante.

Durante la cena Debs fece cadere di proposito il tovagliolo sotto il tavolo. Si avvicinò a me gattoni. Sganciò la patta dei miei pantaloni e mi fece un pompino mentre camerieri e commensali passavano la serata. Le venni in bocca. Lei si rimise a sedere e finimmo di cenare. Quando arrivò il momento di pagare, mi volevo occupare io del conto, ma Debs mi rimproverò. Disse: "Io vado fuori a fumare, dopo 3 minuti vieni anche tu. Scappiamo e non paghiamo un cazzo a questi ricconi di merda".

Si alzò, andò a fumare. Dopo 3 minuti esatti la raggiunsi e corremmo insieme non pagando il conto.

Adoravo Debs. Probabilmente non l'amavo, ma mi faceva sentire vivo.

Non avevo grossi scopi per vivere e devo ammettere che quella folle ragazza con gli occhi azzurri selvaggi e il fisico perfetto, mi ha dato diversi stimoli sinceri per uscire parzialmente dalla mia depressione.

L'amore quasi sempre risolve i problemi.

Il nostro non era amore, ma era un qualcosa che ci si avvicinava molto.

Mi lasciò dopo un paio di mesi per scappare insieme ad un rasta di colore che indossava sempre infradito, per aprire un rifugio per gatti non so dove fuori dall'Italia.

Se ne andò senza avvertirmi. Non un messaggio, non un bigliettino.

Si smaterializzo improvvisamente dalla mia vita. Quasi non me ne resi conto.

Non mi disse neanche addio.

Non ci rimasi male, ma mi mancò per parecchio tempo.

Riccaddi nella mia depressione repressa.



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