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lavoro pubblicato mercoledì 1 marzo 2017
ultima lettura venerdì 24 novembre 2017

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

L'essere caduto

di Potassio. Letto 170 volte. Dallo scaffale Fantasia

[Ri-upload]Racconto tratto da un sogno. Vi prego di lasciare un commento. La storia parla di Diantha che mentre ultimava i preparativi viene interrotta dallo schianto di qualcosa, anzi qualcuno.


Tutto accadde in un paesino non molto popolato,potrebbe essere quasi considerato come un paesino di campagna. Un posto pieno di quelle case con un bel giardino prima della porta di ingresso. Tutto è avvolto nel buio, era mattina. Il sole non era ancora sorto. Una ragazza bionda, non molto alta, capelli corti e molto giovane, stava preparando nel giardino un tavolino bianco di legno. Il resto della famiglia era ancora dentro a preparare ció che mancava. Era assorta nei suoi pensieri, cercando di sistemare il tutto il meglio possibile. D'improvviso qualcosa si schiantó al suolo al suo fianco. Una sagoma, dalle sembianze umane, anche se non poteva essere propriamente definito umano. Aveva quelle che sembravano due ali, di cui una era completa solo a metà. Giaceva a terra, ansimando faticosamente. Il suo corpo era di un colorito pallido e a tratti quasi cenere. Parte di un braccio era assente, come se fosse stata bruciata fino ad essere ridotta in polvere. Sembrava così fragile che un tocco lo avrebbe potuto sbriciolare e fatto dissolvere.La ragazza non sembrava affatto sconvolta. Si giró verso la sagoma ormai senza forze e la guardo senza passioni, senza provare ne stupore ne paura. Le sue uniche parole furono: "Di nuovo". Si avvicinó al corpo esanime e si abbasso per toccargli la spalla delicatamente per paura di distruggerla.
"Ce la fai ad aspettare l'alba?"
Ma il corpo non dava nessun segno.
"Ripeto, ce la fai ad aspettare l'alba?"
L'essere alato giró di scatto il suo volto verso la ragazza. Non poteva essere propriamente definito volto, tuto ció che era rimasto era un occhio blu che risaltava nel grigiore della faccia, e parte della bocca. Tutto il resto era segnato da tagli e vuoti vari.
"Non ho nemmeno il diritto di attendere beatamente l'alba".
Parló con voce graffiante facendo fatica, come se stesse cercando di mantenere quel poco di aria che gli rimaneva.
"No non ne hai il diritto" ribattè la ragazza.
Il corpo si fece forza sull'unico braccio che gli era rimasto dove si potevano scorgere numerose e profonde crepe.
"Manca poco".
La ragazza si giró verso la montagna che circondava il paesino e vide i primi raggi di luce che sbucavano dalla cima.
L'alba era ormai vicina. L'essere alato si alzó barcollando ma subito si ripiegó su se stesso come per combattere un dolore allo stomaco.
"Andiamo svelto, non puoi restare qui."
"Ci sto provando, se non ti fossi accorta delle mie condizioni".
La ragazza si mise l'unico braccio ancora integro dell'essere attorno al suo collo e cominciarono a dirigersi verso il retro della casa dove si ripararono in modo tale da non essere visti da occhi indiscreti. Ormai, senza forze, la creatura si lasció andare contro un muro attendendo la tanto agoniata alba.
"Non ti muovere, devo fare una telefonata".
"Non riesco a comprendere se la tua sia comicità, o una presa in giro nei miei confronti, ti sembro capace di farlo".
La ragazza ignoró completamente le sue lamentele, prese il cellulare, digitó un numero e se lo avvicinó all orecchio. Ogni tanto si alzava sulle punte scrutando oltre la casa per essere sicura che nessuno li avesse visti.
"Gwynne, finalmente hai risposto"
"Sono le 6 del mattino, sai, la gente normale dorme"
"Quando mai tu ti sei considerata normale?, ma comunque abbiamo un problema"
"Che tipo di problema..."
"Ne è caduto un altro"
"COOSA? Dove!?"
"Nel giardino di casa mia"
"Certo che le coincidenze..."
"Incomincio a pensare che non lo siano. Comunque raggiungimi al solito posto. Ci vediamo dopo l'alba"
"Perchè queste cose non succedono alle 3 del pomeriggio. PERCHÈ?!"
"Tanto dormiresti comunque".
Le due chiusero la conversazione. Ormai il sole stava sorgendo. Il suo sguardo si rindirizzó verso l'essere caduto e vide con sua sorpresa ció che stavano aspettando. Il
corpostava prendendo un colorito perlaceo, il suo corpo dalle sembianze ceneree cominciò ad acquistare solidità come quello di un essere umano. Dalle crepe che ricoprivano tutto il corpo fuoruscirono bagliori di luce seguiti dalla rigenerazione delle profonde ferite. Il braccio che era completamente mancante cominció d'improvviso a ricostruirsi.
"Odio la rigenerazione Angelica" borbotto la ragazza.
Ormai quello che sembrava essere un corpo rovinato aveva ripreso delle sembianze umane. Un ragazzo, un semplice ragazzo, se non fosse stato per le piumate ali che portava sulla schiena.
"Sei solo invidiosa, umana"
"Bada bene a come parli, angelo"
"Non sembri così sorpresa, e come facevi a sapere dell'alb-"
"Parli troppo, cammina, siamo in ritardo"
"Mi scusi se ci ho messo tanto" disse l'angelo agitando le sue mani. Ma la ragazza aveva già imboccato una strada sul retro ignorandolo completamente.
"Dove stiamo andando?"
"Puoi stare zitto e seguirmi, non vorrei che tutto il paese scoprisse la tua esistenza"
Si diressero verso una stradina. Non riportava nessun nome e non aveva nessun indicazione. Sbucarono in una serie di costruzioni, simili a capannoni.
"DIANTHA, ce ne hai messo di tempo, mi chiami in fretta e furia e mi fai aspettare tutto quest- OMIODIO. È DAVVERO UN' ALTRO ANGELO."
"La smetti di urlare, e cambiare discorso continuamente".
L'angelo non sapeva se essere stranito dalla loro scioltezza nell'affrontare la situazione o essere sconvolto per la loro conoscenza riguardo la sua esistenza.
"Ora mi spiegate come diavolo conoscete gli Angeli"
"Sbaglio o un angelo ha appena detto diavolo?"
"Gwen la smetti!?"
"Pignola"
"Come ti chiami"
"Black, il mio nome è Black"
"Bene black, benvenuto sulla terra. Abbiamo Coca, Patatine pop corn e-"
"Giuro ti ammazzo Gwen"
"Uffa"
"Bene Black, non sei il primo angelo che abbiamo ritrovato"
"Quanti ne avete ritrovati prima di me"
Le due ragazze si guardarono perplesse, come alla ricerca di qualcosa.
"Uno solo.." rispose Gwen con voce preoccupata, "vorresti dire che ne sono caduti anche altri?"
"Be, se non sono caduti cadranno"
"Bene, mi mancava il meteo con prevista caduta di angeli"
Diantha si giró verso Gwen facendole gelare il sangue.
"Ma come diavolo è possibile questa cosa. D'improvviso cadono creature dal cielo nel mio giardino, bene"
"Anche l'altro ti è caduto in giardino? Be in effetti è stata un atterraggio morbido" disse Black incrociando le braccia.
"Ti prego non cominciare a fare il sarcastico anche tu. Ma non mi spiego come sia possibile."
"Come, pensavo lo sapeste"
Ci fu un altro sguardo di perplessità tra le due ragazze.
"Sapere.. cosa precisamente" domando gwen con aria sempre più preoccupata.
"L'altro angelo non vi ha detto nulla?"
"Ha perso la memoria" risposero all'unisono.
Black le guardó e comincio una tetra risata.
Le ragazze lo guardarono, cercando di comprendere qualcosa.
Black so fermó, e le guardó con aria cupa.
"Be, semplicemente, dio è morto".



Commenti

pubblicato il lunedì 20 marzo 2017
Thenight, ha scritto: Originale

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