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lavoro pubblicato martedì 28 febbraio 2017
ultima lettura domenica 17 novembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

L'evocatore #1

di Potassio. Letto 213 volte. Dallo scaffale Fantasia

Storia tratta da un sogno, poi rielaborato in racconto. La storia tratta di Tafu e il suo fedele compagno Matis alle prese di una scoperta sensazionale che viene interrotta da uno strano avvenimento.



Ormai erano vicini. Erano finalmente a un passo dal scoprire cosa si celava oltre quella porta. Alta, laccata in nero lucido e ornata di rifiniture argentee, così imponente da togliere il respiro.
Era stata proprio la mappa a condurli fin lì, quel semplice pezzo di carta logoro e malconcio, sbiadito sui lati, donatogli da una donna sconosciuta che aveva accennato riguardo un’importante verità da scoprire. La verità che aveva catturato Tafu spingendolo in un’avventura indimenticabile nei meandri di quel castello abbandonato. Riuscito nel suo obbiettivo da indomabile avventuriero, adesso il giovane stava ammirando estasiato la porta tanto agognata, in compagnia di Matis.
«Sei ancora dell’idea che possiamo fidarci di quella donna?» borbottò quest’ultimo, ancora restio sul da farsi.
«Che ti importa! Non sei curioso di sapere cosa c’è lì dietro? Quella donna ha parlato di verità!» replicò Tafu, serio in viso.
«Non so te, ma io non mi fido. Perché una donna che non abbiamo mai visto dovrebbe darci una mappa? Non ti sembra sospetto?»
«Ma che! Sii positivo, Matis! Sarebbe da idioti resistere a una tentazione del genere!»
Tafu non stava più nella pelle. Il desiderio di conoscere cosa nascondeva quella porta gli opprimeva il cuore e la gola. Insieme a Matis, si avvicinò cautamente alla soglia e la illuminò con la luce fioca che la sua lanterna generava. All’esterno, attraverso l’unica finestra presente nella stanza tetra, si intravedevano i lampi squarciare il cielo.
«Un’atmosfera da horror, non credi?» balbettò Matis indicando il temporale da brividi, cercando di catturare l’attenzione di Tafu. Ma ormai l’amico era fin troppo concentrato sulla porta e su un ipotetico modo per aprirla. La spinse appena con il palmo della mano permettendo a uno spiraglio di luce di fare capolino, finché il suo corpo non rispose più ai suoi comandi. In un attimo si ritrovò scaraventato al muro del lato opposto della stanza. Polvere e ciottoli di pietra frantumati gli offuscarono la vista.
«Ma cosa diavolo è successo?! Stai bene, Tafu?!» gridò Matis.
Tafu si rialzò in piedi a fatica. Il suo istinto gli intimò di scappare ancor prima che potesse capire cosa fosse appena accaduto. Il sangue gli ribolliva nelle vene.
«Matis, dobbiamo fuggire, ora! C’è qualcuno lì dietro, e di certo non vuole accoglierci con le buone maniere!»
In quel preciso istante, una sagoma avvolta in un’armatura nera costellata di smeraldi fuoriuscì dalla porta di legno massiccio. Nella sua mano destra reggeva una pesante ascia medievale e l’agitava fendendo l’aria come se fosse stata una piuma. Quasi d’istinto, Matis estrasse frettolosamente la sua katana, seppur consapevole che la sua fidata arma e le due doti combattive non sarebbero bastate a fermare il possente avversario.
La sagoma cominciò a correre verso i due e scaraventò il samurai contro il muro con un colpo ben assestato. Il ragazzo, stramazzato al suolo dolorante e col sangue che gli colava dalla fronte, tentò inutilmente di recuperare la sua spada.
«Matis, rialzati e scappa! Questo qui ci ammazzerà!» gridò inutilmente Tafu. Ormai l’amico era svenuto, e lui era rimasto da solo contro quell’imponente armatura. Vide il cavaliere voltarsi verso di lui e scrutarlo a fondo con i suoi occhi rossi e densi come il sangue, quasi lo desiderasse da tempo. Un sibilo agghiacciante scaturì poi dalle sue labbra.
«Finalmente. Sei arrivato.»
Gli occhi di Tafu erano sgranati dal terrore. Non sapeva cosa fare. Il cavaliere sollevò nuovamente la sua ascia e la indirizzò verso di lui.
Ormai era la fine, pensò. La sua straripante curiosità lo aveva ucciso. Sentì la fredda lama sfiorargli la pelle. Poi, un bagliore di luce lo investì.
«Non questa volta, mi dispiace!»
Tafu non capì cosa stesse succedendo. I suoi occhi erano avvolti nell’oblio. Con il cuore in gola, biascicò con voce flebile il primo e unico pensiero che gli balenò nella mente: “Sono morto?”



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