ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato mercoledì 22 febbraio 2017
ultima lettura sabato 19 gennaio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Sceneggiata Di Mezzogiorno

di DOMENICO DE FERRARO. Letto 402 volte. Dallo scaffale Teatro

SCENEGGIATA DI MEZZOGIORNOI cani ballano ,sognando il padrone chiuso in gabbia.  Prigioniero nella sua ragione umana ,ignaro di cosa sia essere  fedele , attanagliato dal male che lo costringe a reagire ed erigere muri di ipocrisia ,forse vot...

SCENEGGIATA DI MEZZOGIORNO


I cani ballano ,sognando il padrone chiuso in gabbia. Prigioniero nella sua ragione umana ,ignaro di cosa sia essere fedele , attanagliato dal male che lo costringe a reagire ed erigere muri di ipocrisia ,forse votato a grandi imprese, esule lungo lidi deserti ,per vie che la mente umana non riesce a raggiungere , incentrati forse in un contesto sociale che non lascia spazio a nessuna morale. Scuotersi dal male , dirigersi verso un progressivo incipit culturale , un assioma frutto di quelle categorie civili in cui l'uomo aspira di giungere per adempiere alla sua catarsi lirica . Pagine difficili imperniate sulla catechesi borghese , sul sacrificio come oggetto di un disegno divino in cui l'uomo si vede partecipe di quel destino assegnato.

La moralità , bigotta cosi funge da deterrente per una guerra dei nervi , una sorta di virus , morbus mentis in cui è difficile restarne incolume . Frugale , dolce lettura in cui si consuma velocemente ogni dubbio , ove si cerca di eludere ogni atto nell'idioma parlato, trascendendolo in una maschera atipica che conserva i tratti fisiognomici dei vari percussori , professori, dotti, medici e sapienti che hanno accompagnato lo sconosciuto individuo verso una scelta etica imperniata nella rivolta interiore. Non tutto esulta alla vittoria , aldilà dalla nostra comprensione da quel ragguaglio fisiognomico , che spinge a dedurre una ulteriore cretinata, vulgus vult decipi , ergo decipiatur ove il soggetto menefreghista che noi prendiamo ad esempio dalla massa, funge da principio o da fine a una classe che evade le tasse e dall'essere dissimili.

Nove del mattino la strada s'affolla , fuori al bar seggono tre loschi individuo uno ha la pistola l'altro un assegno falso da smerciare.

L'ipocrisia trascende il discorso logico, in un gonorrea ermeneutica ,una traccia filologica in cui viene mischiato ogni valore ed ogni numero a lotto , furto con scasso, tre coltellate, caduta del santo dal suo piedistallo. Questa sequenza filmica impone una drastica risoluzione ed una amorevole comprensione di ciò che noi vediamo in questo spazio enigmatico, incentrato sulla risoluzione temporale, sulla fattispecie senza giungere ad una chiara certezza ad un motivo apofantico, in cui il nostro comprendere svanisce ,scemando in un crescendo di note musicali. Tutto può essere compreso ,tutto ha una sua plastica dimensione temporale in cui si giunge a gridare al miracolo. Mentre tre vecchie filano la lana , tre sorci rosicchiano l'ultima scorza di formaggio , il bambino nella culla, sputa in faccia al suo peluche. Questo ci conduce ad essere partecipi del dolore altrui ed inoltre vedremo come l'analisi di tal concetto , comportamento scorretto che trascende l'ideale in un fiume di improbabili , infingardi gemiti, passioni che nascono da quel corpo malato da quel dubbio atroce ,figlio della speranza e del negletto intelletto ,possa essere una forma di salvezza condivisa tramite facebook .

Dieci del mattino un signore si toglie il capello ed entra in chiesa , fa ammenda dei suoi peccati, non si pulisce i piedi sullo stuoino esce si reca in un negozio precisamente in un bar e chiede di un caffè , corretto con brandy vecchia Romagna.

Il nostro discorso dadaista , romantico colloquio che non congiunge esorcismi e mezze illusioni, ad un popolo sempre più bastonato , sempre più bastardo, sempre più pecora , sempre più depresso anche dentro casa sua che in fin dei conti possiamo dire d'essere pari in quel concetto calato in quella data forma che ha recluso la nostra identità in un soggettivismo piccolo borghese in un nominalismo dialettico, involucro di un vittimismo gonorroico, inchiodato a due travi , sconvolto da mistici slanci e liriche egloghe. Salutiamo il magno artefice di tale epigramma , senza voltarci indietro , senza avere alcuna risposta ai tanti perché , il nostro concetto si evolve cosi come noi l'abbiamo creato , ci conduce a credere chi in realtà noi siamo. Un momento intimo , difficile , imperniato in quel dare ed avere che non lascia traccia e spinge a credere a volte di far finta che il gioco non vale la candela.


Dieci e trenta del suddetto mattino il gallo ha cantato, la signora s'avasciata a mutanda davanti al medico mentre un muschillo s'arrubbava l'orologio ad un turista , al banco lotto difronte al bar dove noi sediamo , vincevano al dieci a lotto trenta euro sulla ruota di Palermo.

La rassegnazione d’appartenere ad una tipica classe sociale , veicolo etico , chiusa forma che si sviluppa da sola, che cresce si fa bella, fà figli , figlioli carini come la madre che li ha generati con lo stesso tratto fisico, con quel musetto tutto roseo, forma che include in sè la nostra malattia , il nostro rispetto per qualcosa che ci rimanda ad un domani , una tantum , migrazione di clandestini , in cui i nostri avi seguono i nostri averi , miseri, derelitti , cosi inermi da essere contanti sulle dita della mano , mentre cadono sotto il fuoco della polizia . Vecchi, giovani , donne di cent’anni con una storia alle spalle un sacco pieno di storie , poco pane raffermo, tutta la voglia di vivere in quel vagito che non è un ruggito, non è una sorta di conoscenza in cui noi tutti siamo chiamati ad assistere per comprendere che il dato e tratto là dove veni, vidi, vici alla riconquista della propria terra . Questo progetto migratorio , questa anomalia prosaica meccanismo ideogrammatico in cui ognuno è chiamato a riconoscere se stessi , la propria volontà , la propria onesta intellettuale , decrescente nella notte giunta fino al bel mattino , senza alzare la bandiera al vento, senza che la morte ti chieda il suo martirio quotidiano.

Ore undici alla fermata dell'autobus un negro aspetta d'essere compreso ,un passante lo scansa , succede un putiferio s'alza un brigadiere in borghese e li porta entrambi alla questura per accertamenti.


Reclusione significato ignobile baratto , frutto di un coscienza che non sa più reagire alla maldicenza e cerca in modo metaforico di compiacere alla follia della folla, cerca d'abbellire quel suo aspetto quel suo ideale contegno , senza giungere ad una sana comprensione , un percorso apologetico, ancestrale che non conduce alla genialità dei fatti , non lascia mitigare l'infedeltà perseguita senza giungere ad un punto focale dove la vita scorre e lascia queste sponde per lidi magnifici, per luoghi inenarrabili . Brilla l'aurea intorno al sole , esplode il mondo , s'erge il condottiero con la sua amata , la spada al suo fianco , la fine di un era, alla prossima puntata. Possiamo sentirci fratelli, possiamo essere quel che noi crediamo essere giusto sia , stupidi , incivili, cafoni, figli di trocchia che non sanno cugnure , anonimi angeli in pensione , personaggi biblici sotto mentite spoglie a passeggio lungo via del corso, spensieratamente a far compere in attesa d'un evento fatale ,di un amore che rimanga per sempre nei nostri cuori.

Ore undici e trenta metto in moto la macchina, lasciò dietro di me una scia di ricordi , una lacrima pendula sul ciglio di un marciapiede, vado ,senza voltarmi indietro ingrano la marcia , spingo il pedale dell’acceleratore, lentamente riparto mentre ripenso a questa stramba sceneggiata .



Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: