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lavoro pubblicato lunedì 13 febbraio 2017
ultima lettura domenica 17 febbraio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

LINEE

di Sansomic. Letto 246 volte. Dallo scaffale Viaggi

Apri' la porta, mise un piede avanti all'altro ed entrò. Entrò come era entrata milioni di volte, aprendo porte, portoni, portoncini, cancelli o anche senza aprire nulla , solo varcando soglie, così senza pensarci tanto,.......

Aprì la porta, mise un piede avanti all'altro ed entrò. Entrò come era entrata milioni di volte, aprendo porte, portoni, portoncini, cancelli o anche senza aprire nulla , solo varcando soglie, così senza pensarci tanto, in un gesto automatico e naturale. Entrò all'inferno e non lo sapeva, che la porta dell'inferno fosse proprio quella. Grigina, asettica, senza personalità alcuna, di sottofondo l'odore di amuchina. L'inferno era disinfettato e anonimo, tanto anonimo, che non si sarebbe mai preoccupata di premunirsi, chesso' con uno scudo, un'armatura o semplicemente delle cuffie piene di una musica fortissima, che non le facesse sentire quello che le stavano per dire, che non le facesse sentire la voce di Satana.
Il confine è solo una banalissima linea, che sia tracciata o ben delimitata o che sia solo immaginata. Divide nettamente quello che c'è di qua da quello che c'è di la. C'è chi passa una vita immobile terrorizzato all'idea di ciò che sta al di là. C'è chi se li mangia i confini, sempre in movimento ed incapace di godersi quello che ha. Infine, c'è chi manco se ne accorge e si ritrova di la'.
L'inizio dell'inferno è davvero anonimo e ordinario.

Il povero dott. Caronte, rassegnato la trasbordò definitivamente dall'altra parte, con un fare intriso di mestiere e di pietà, ma nessuna pacca sulla spalla per consolarla o sostenerla. Il peso della dannazione si sostiene per intero da soli.

L'aria fuori era fredda, la luce debole e appannata, il paesaggio sembrava non ben messo a fuoco, non si sa se per la foschia o i fumi delle fiamme che bruciavano. La dannazione è molto diversa dal dolore ed anche dalla disperazione. È una morsa stretta intorno al cuore che punge e non molla mai, è la consapevolezza del per sempre e non è mai dolce come la rassegnazione. Lei era nuova del girone, ma l'anima è antica e subito riconosce qual è il suo posto laggiù.

L'inferno ha una caratteristica peculiare: è un crescendo lento che non porta mai al Climax, l'agonia continua inesorabilmente.



Campanella! Veloce entusiasmo, passi leggeri sempre che danzano, viso luminoso e sorriso aperto. Busta. Impazienza. Timor leggero. Infila l'indice nella carta e con movimento deciso strappa. Ecco. Ecco qui il mio futuro. Il paradiso e' non vedere l'ora del futuro, non averne paura, sapere che sarà meraviglioso. Leggero, naturale e spensierato come musica. Ecco chi è in paradiso, non lo sa. La sua principale caratteristica è la totale incoscienza, cosicché sempre ci si accorge di esserci stati dopo essere caduti.
Gli occhi lucidi, bruciano e si allargano, il verdetto: "Ammessa". "Siiiii" e piroette e scintille che scoppiettano tutte intorno a lei. Lei, una ballerina. Lo riesce a vedere il suo futuro, e' nitido e luminoso come un giorno terso di primavera, l'aria profumata lievemente dai boccioli dei fiori e dei frutti pronti ad esplodere per l'estate. Il Paradiso ha un nome: il suo! Chi entra in Paradiso non cammina, danza.

Alla fine dell'ora si precipita fuori dalla porta della classe, giù per le scale, fuori dal portone. Ed è lì, la linea banale e anonima, lei la brucia e non lo sa che quella è la linea dell'Inferno. L'aria è fredda, la luce debole e appannata, tutto non è ben messo a fuoco: il fumo che si alza dalle fiamme.

Sua madre, testa bassa, occhi vaghi...come sempre. Una depressa. Alza il viso sua madre e lei li lo vede. L'anima e' antica e riconosce il diabolico.
"Mamma! La busta!" e sventola il verdetto, già un po' meno convinta...."Amore, andiamo a casa e mi fai vedere...". Una remota speranza....forse può avere una vita normale, non succederà quello che è successo a suo padre. Forse potrà sopportare. Non le succederà quello che è successo a me. Non si sentirà all'inferno.

"Ho ritirato l'esito dei tuoi esami per l'idoneità all'attività agonistica". Lo dice inesorabile. "Mamma mi hanno dato l'esito delle audizioni! Eh.." "Amore.." le si riempiono gli occhi di lacrime. "Mamma..." qualcosa le stringe la gola...si appende alle sue corde vocali, al posto del respiro le esce un gemito strozzato. Ha capito che sua madre e' persa all'inferno e che la sua maledizione si sta abbattendo su di lei, la figlia in cui erano riposte tutte le speranze. Ma l'inferno è la antitesi della speranza, la sua negazione categorica. Si sente una stupida."Come ho mai potuto solo osare di avere una speranza, chi mi credevo per pensare di poter sfuggire all'eterna dannazione?". E arriva la scure definitiva. Si abbatte su di lei come un macigno."Amore, qualcosa non va nel tuo tracciato. Si può curare con una pastiglia. La devi prendere SEMPRE". "Mamma non posso più danzare?" "Quello che importa è che tu stia bene. Puoi fare una vita normale".

Una vita "normale". Sono orfana di padre...una vita "normale". Devo prendere una pastiglia per sempre....una vita "normale". Non posso diventare una ballerina....una vita "normale". Mia madre e' depressa cronica....una vita "normale". "Mamma, una vita "normale"!!!!!!???". Ora stava gracchiando come una cornacchia disperata.

Sua madre cerco' di stringerla, lei si divincolò e corse via, passo' linee...la soglia della porta di casa, l' ingresso del portone giù dalle scale...il cancelletto...corse a cercare tutte le linee che poteva....l'incrocio del viale...la fine del marciapiede...l'inizio della zona pedonale...disperatamente cerco' di attraversare a ritroso tutte le linee che l'avevano riportata a casa. Nella sua testa cerco' di passare in rassegna quelli che potevano essere gli ingressi e i confini dell'inferno in cui era stata condotta....guardava con occhi pieni di terrore, cercando di trovare "la soglia infernale" ed uscirne.
Ma poi le manco' il fiato ed anche le gambe, si accartoccio' su se stessa come carta che brucia tra le fiamme e pianse senza che le sue lacrime riuscissero a spegnere l'incendio.




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