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lavoro pubblicato venerdì 10 febbraio 2017
ultima lettura lunedì 24 giugno 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Mesmerize

di Amrani996. Letto 413 volte. Dallo scaffale Fantascienza

L'ansia unita alla collera gli impedivano di non essere agitato, tra qualche ora infatti potrebbe morire o peggio e l'idea di passare i suoi ultimi minuti ad aspettare qualcuno che non arrivava non faceva altro che gettare benzina sul fuoco facendo d....

Capitolo 6

Mancavano solo tre ore e mezza prima che Jhonatan diventasse un assassino. Era lí, seduto su una sedia, ad aspettare il tizio che lo aveva prelevato dalla sua nuova casa. Appena erano arrivati alla seconda base Jerome lo aveva lasciato in una stanza tutta bianca promettendoli che sarebbe tornato entro venti minuti solo che ora Jhonatan stava aspettando da piú di mezz'ora.

L'ansia unita alla collera gli impedivano di non essere agitato, tra qualche ora infatti potrebbe morire o peggio e l'idea di passare i suoi ultimi minuti ad aspettare qualcuno che non arrivava non faceva altro che gettare benzina sul fuoco facendo divampare la sua ira.

“Preparare tutto l'occorente ha rischiesto piú tempo del previsto” esclamó Jerome irrompendo nella stanza senza preoccuparsi del suo ritardo evidente “Ora puoi venire con me” aggiunse guardandosi attorno mentre si tirava la manica del camice mostrando i muscoli del braccio tesi

Jhonatan, che intanto si era alzato, offri all'uomo una faccia leggermente disgustata “Dove andiamo?”

“Prima dobbiamo fare delle analisi del sangue che richiederanno cinque minuti al massimo...”

“Poi?” lo interuppe spavaldo

“Poi...conoscerai i tuoi futuri compagni o colleghi o come gli vuoi chiamare peró prima devi decidere quale sará il tuo nuovo nome, non puoi usare Jhonatan e sai giá perché...”

“Mi rifiuto di cambiare nome!Mi avete giá tolto tutto!” rispose sprezzante come per vendicarsi per la lunga attesa

“Cosa?” disse Jerome cercando di capire che cosa gli passava per la testa

“Cosa c’é da capire? Non voglio cambiare nome!”

Jerome s'infurió mantenedo comunque la calma

“Fa come ti pare peró io ti ho avvertito, i piani alti sanno che ti chiami Jhonatan e credo che prima o poi ti obbligheranno a cambiarlo...almeno evita di dire il tuo vero nome a chiunque per oggi”

Lui rise nascondendo la rabbia “Non só dove sono, tra qualche ora ti divertirai a giocare con il mio cervello, forse moriróforse no e per finire se sopravvivo diventeró un assassino, credo che permettermi di tenere il mio vero nome sia niente in confronto a ció che mi avete chiesto!”

“Andiamo!” disse Jerome stufo. Ogni volta che parlava con lui doveva impegnarsi al massimo per non ficcarli una pallottola in testa. Il ragazzo era ideale per l'operazione peró era ancora troppo ribelle e soprattutto troppo intelligente e questo poteva rappresentare un problema in futuro. Solo i ragazzi come lui diventavano dei disertori e Jerome lo sapeva benissimo grazie alle sue vecchie esperienze. Vide se stesso vent'anni fa. Era giovane e curioso, forse troppo e l'idea di diventare un agente come nei film lo aveva eccitato dal primo momento finché non scoprí la dura veritá, il dolore e la solitudine, efficaci contro ogni tentativo di ribellione.

Percorsero a grandi passi un lungo corridoio pieno di stanze, illuminato perfettamente con speciali lampadine che emettevano una luce quasi penetrante. Ogni volta che ne superavano una Jhonatan si chiedeva se dentro c'erano altri come lui che aspettavano in preda all'ansia quando

Jerome si fermó davanti ad una porta dipinta di un verde blando e invitó Jhonatan ad entrare. L'interno era un miscuglio di apparecchi, luci e suoni. La grande quantitá di strumenti da laboratorio, computer, sale operatorie e macchinari di varie dimensioni spaventó Jhonatan

“Non é che mi hai detto una bugia e stai per operarmi adesso?” chiese quando un enorme panello di controllo prese vita emettendo luci e suoni continui

Jerome rise “No! Devo solo farti un prelievo del sangue e basta, se ti siedi su quella branda sará piú facile”

Jhonatan obbedí senza mai staccare gli occhi dalle sue mani, si distese sulla branda che stranamente era comoda e tiró su la manica della felpa per offrire la sua vena. Jerome senza aspettare infiló un ago nel suo braccio e inizió a pompare fuori il sangue che luccicava di un rosso inconsueto data la grande quantitá di luci nella stanza.

“Ecco fatto” disse estraendo l'ago “Ora stai fermo”

Jerome osservó la siringa per un attimo per poi pulirla perfettamente con alcool e altre soluzioni e fece lo stesso con qualsiasi cosa fosse sporca con il sangue di Jhonatan poi si infiló la provetta con il suo sangue nella tasca e invitó il ragazzo ad uscire dopo di lui.

“Ora che abbiamo il tuo sangue potrai fare visita al tuo nuovo compagno”

“Pensavo fossero venti? E Kevin?” chiese Jhonatan sorpreso

“Cambio di programma, abbiamo formato gruppi da due e uno da tre...Kevin ovviamente fa parte del vostro gruppo ma adesso é impegnato altrove, non preoccuparti per lui”

“Non mi stó preoccupando per lui é solo che voglio vederlo prima di essere operato”

“Perché?”

“Per chiederli se sapeva di questa cosa, diventare assassini in una sola notte intendo...”

“Non é qui e basta! Andiamo?” disse Jerome esausto da quelle continue domande...se solo Jhonatan sapesse la veritá cercherebbe in tutti i modi di scappare all'istante o peggio, di uccidersi e non poteva permettersi di farsi incastrare com'era successo in auto.

“Ok” rispose infastidito Jhonatan “Volevo solo chiedere!”

Percorsero a ritroso il lungo corridoio di prima superando la stanza bianca quando Jerome prese dalla tasca una piccola chiave. Si fermó davanti ad un'altra porta di colore grigio, inserí la chiave ed entró, dentro non c'era una stanza bensí un piccolo ascensore che poteva a malapena trasportare tre persone. Le pareti erano di un grigio triste e il pavimento nero come la pece, Jhonatan esitante entró e si appoggió ad una delle pareti grigie.

Jerome premette l'unico pulsante presente e l'ascensore inizio a muoversi in basso emettendo nemmeno un rumore.

Pochi minuti dopo le porte metalliche si aprirono rivelando un'altro corridoio perfettamente illuminato solo che questo portava ad un'unica stanza. I due si avviarono per fermarsi davanti ad un'enorme porta che si aprí non appena Jerome si affacció ad una piccola telecamera di riconoscimento. Dentro c'erano tre persone, esattamente una ragazza e due uomini che non la finivano di bisbigliare tra loro.

La ragazza era sorpendentemente bella. Aveva gli occhi perlacei e penetranti, quasi alla ricerca della veritá, il viso a forma di cuore e dei folti capelli nero lucente che le scendevano fino alle spalle se non oltre. Il corpo snello ma dall'aspetto agile ed un inconsueto tatuaggio sul polso destro. La sua bellezza peró stonava con quello che indossava, una vecchia felpa strappata, dei jeans logori e delle scarpe usate. Nonostante ció sorrise non appena vide il suo nuovo compagno.

I due uomini salutarono Jerome smettendo immediatamente di parlarsi e tolsero il disturbo chiudendo l'enorme porta dietro di loro. Qualsiasi cosa sarebbe successa in quella stanza non era piú un loro problema, il loro lavoro ormai era finito.

“Quindi tu sei la nuova compagna di questo ragazzo” azzardó Jerome fissandola quasi incredulo davanti a tanta bellezza “Come ti chiami?”

“Non é affar suo...” rispose senza neanche degnarlo di uno sguardo. Tutta la sua attenzione era rivolta a quel ragazzo che continuava a guardarsi intorno come se non ci fosse nessun'altro oltre a lui in quella stanza.

“Come scusa?” rispose rabbioso Jerome

“Non é tenuto a sapere il mio nome” disse infastidita dalla sua presenza “Io sono giá stata operata con successo e sono a tutti gli effetti un agente quindi lei, che é solo qui per operare questo ragazzo non ha niente a che fare con me”

Jhonatan non appena udí le parole ‘operazione' e ‘successo' si concentró sulla ragazza, lei poteva essere la sua unica ancora di salvezza.

“Bene” disse sconfitto Jerome “Io vado a finire gli ultimi preparativi per l'operazione voi approfittatene per presentarvi e conoscervi”

Uscí dalla porta facendo l'occhiolino a Jhonatan in segno di avvertimento lasciandosi dietro un silenzio di tomba. Nessuno dei due parló finché il rumore dei suoi passi furono lontani quando la ragazza si alzó sistemadosi la felpa strappata e inizió a cercare qualcosa finché non trovó una piccola cimice grande come una moneta. La schiacció sotto i piedi e si rimise a posto.

“Adesso nessuno potrá vederci o sentirci” disse con voce gentile

“Bene” rispose Jhonatan “Sono stufo di essere sotto controllo ogni secondo”

Lei sorrise “Allora che intenzioni hai?”

“Cosa?”

“Uno che si gurda in giro come te ha in mente qualcosa o sbaglio?”

“Non posso fidarmi di te...”

“Ok” disse senza cambiare tono o espressione “Come faccio a conquistare la tua fiducia? Lavoreremo insieme e gradirei sapere qualcosa sul mio partner...”

“Non c'é niente che tu possa fare...”

“É questo il problema” disse interrompendolo “É cosí che vogliono loro, che nessuno si fidi degli altri per non creare gruppi o alleanze pericolose”

“Allora perché vuoi guadagnarti la mia fiducia?”

“Perché ho intenzione di scappare non appena avró la posssibilita di farlo e credo che anche tu lo voglia...”

“Sai che scoperta” esordí Jhonatan annoiato “Chiunque venga trattato cosí vorebbe scappare”

“Certo hai ragione ma a differenza degli altri io ho un modo infallibile per farlo”

Jhonatan voleva esultare per la gioia ma si fermó deluso.

“Sei davvero brava a mentire lo sai” esclamó riluttante

“Perché?”

“Perché sei giá stata operata e questo stona visto che Kevin ha detto che tutti e ventuno i ragazzi devono essere ancora operati oppure potresti essere dalla loro parte per essere sicuri che io non abbia in mente di scappare, ormai vi conosco perfettamente...”

Lei inizó a ridere senza dare segno di fermarsi “Davvero bravo, i miei complimenti ma credo che tu abbia fatto qualche errore nel giudicarmi...tu sei l'unico che dev'essere ancora operato”

“Cosa?” chiese agitando le mani per aria

“Non mi credi? Io sono stata operata ben due giorni fa e delle ventuno reclute solo tredici sono sopravvissute, cinque ragazze e otto ragazzi.Ti hanno prelevato dalla tua casa e hanno minacciato di uccidere i tuoi genitori poi ti hanno messo alla prova, sei arrivato qui, ti hanno prelevato un campione di sangue, ti hanno detto che verrai operato insieme ad altri ventuno ragazzi e poi esce fuori che farai squadra solo con uno, non ti pare sospetto?”

“Non mi sorprende...Che siano stati giá operati o meno alla fine solo la metá sopravviverá...ho scoperto della percentuale di sucesso...”

Lei sbuffó e nel farlo qualche ciocca le cadde sulla fronte. Sorrise velando la tristezza che si impadroniva del suo volto e disse quasi sussurando “Violet é il mio vero nome. Sono cresciuta in una famiglia povera, senza nessuno che si prendesse cura di me e l'unica cosa che potevo fare era rubare.Anzi no, era l'unica cosa che sapevo fare. Non per vantarmi ma sono stata io a rubare tutti quei soldi alla Commonwelth Bank e ne vado fiera. Avevo i soldi e potevo scappare, ricominciare una nuova vita quando mi reclutarono. Non só come ma sono riusciti a filmarmi mentre rapinavo la banca anche se avevo disattivato tutte le telecamere...poi, bé credo che tu sappia cosa accadde dopo...”

Jhonatan fece una smorfia che esprimeva sorpresa e dubbio allo stesso tempo. La osservó meglio cercando qualche segno che smentisse quello che aveva appena detto ma non trovó nulla di significante eppure stentava a crederci. “E con questo? Scusa ma non posso crederti sulla parola...”

“Vuoi sapere dell'operazione?” disse gelida per la fiducia non ricambiata

“Ehm certo ma...”

“Allora siamo daccordo” lo interuppe “ Peró prima vorrei che venissi con me, devo prima guadagnarmi la tua fiducia.C'é un intera stanza dedicata a me. Con tutte le informazioni che sono riusciti a trovare sul mio conto e c'é ne una anche per te...”

Jhonatan sussultó per la notizia dimenticandosi della sua operazione “Cosa?!” chiese alzando troppo la voce “ Hanno una stanza per me e te?”

“Nessuno ti ha detto niente?”

“No, sono rimasto tutto il tempo...”

“In una stanza bianca, ci sono passata anch'io.Credo che tu non sappia che ci é permesso di girare per la base dopo l'operazione e ti assicuro che non ho trovato nulla di importante per la fuga, questo posto é solo una gigantesca sala operatoria affamata di pazienti che arrivano ogni giorno come agenti feriti che vengono qui per curarsi o gente come noi...”

“Sai dov'é la mia stanza?” chiese quasi supplicandola

“Certo peró solo tu puoi aprirla, c'é una telecamera di riconoscimento davanti ad ogni porta”

“Intendevo se potresti farmi da guida...”

“Non dovrei perché non sei nemmeno un agente ma se ti accompagno credo che nessuno obbietterá”.



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