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lavoro pubblicato giovedì 9 febbraio 2017
ultima lettura martedì 12 novembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il Guardiano

di Gabriel92. Letto 359 volte. Dallo scaffale Fantasia

Se l'umanità dorme sonni tranquilli è anche e soprattutto grazie a misteriosi uomini ammantati di nero che viaggiano in lungo e in largo combattendo le schiere degli Inferi.

Da ore non faceva altro che piovere e la strada sterrata che attraverso il boschetto portava all'antico maniero era ormai diventata un fiume di fango. Una figura ammantata di nero la stava percorrendo lentamente e senza apparente impedimento , passo dopo passo giunse in breve tempo dinanzi al portone serrato del castello. Passò la mano sul legno fradicio come a volerlo accarezzare, poi vi appoggiò i palmi aperti e pronunciò poche indistinguibili sillabe. Improvvisamente un lampo di luce accecante scaturì dalle sue mani e mandò in frantumi il portone, egli rimase in piedi sulla soglia avvolto da schegge di legno turbinanti. Dall'interno della fortezza s'udì un lamento, come un piagnucolio isterico, la figura entrò e con un gesto delle mani accese un globo di fuoco ad illuminare l'atrio. Dinanzi a lui stava un vecchio chino sulle ginocchia, che si muoveva avanti e indietro al ritmo di una nenia. La figura pronunciò a voce alta e chiara “Mi sei sfuggito per troppo tempo, poco male, la tua avventura finisce qui”. Il vecchio si bloccò e guardò la figura con gli occhi velati. Senza preavviso cacciò un grido acuto, stridulo e prese a ripetere come un forsennato “morte mi colga, morte mi colga, morte mi colga”. La figura scattò in avanti ed afferrò il vecchio alla gola strozzandogli le parole, lo sollevò e lo scaraventò contro il muro con forza mostruosa, spaccandogli il cranio dal quale uscì una sorta di essere etereo di colore bianco che prese a vorticare attorno al cadavere del vecchio. La figura allora protese le mani verso di esso e pareva attrarlo a se con un movimento lento degli avambracci. Quando fu a portata, estrasse dalla cintura uno strano coltello col manico nero, con la lama curva come un serpente e fulmineo lo trafisse. Appena la lama lo penetrò, l'essere emise un ululuato come di lupo, divenne nero e collassò su se stesso rimpicciolendosi sempre più sino a scomparire, calò un greve silenzio. La figura tornò fuori sotto l'acqua battente voltando le spalle al castello. Si trovò davanti ad un'altra figura ammantata di nero che gli rivolse la parola:

“Di chi si nutriva questa volta?”

“Aveva preso possesso del corpo di un povero vecchio e lo ha consumato troppo per poterlo salvare, comunque era fortemente indebolito, l'ho ricacciato nella sua dimensione fin troppo facilmente”

“Forse perché si è moltiplicato, da quanto gli davi la caccia a questo?”

“Sei mesi ormai, ha avuto tutto il tempo di figliare”

“Hai qualche idea?”

“Si, andrò a nord, i figli sono ancora deboli, probabilmente si saranno attaccati a qualche piccolo animale”

“Maledetti parassiti, non hanno altro scopo se non distruggere la razza umana, sono la feccia dell'inferno”

“Si, ma forse è un male necessario, cosa saremmo tu ed io senza di loro, se l'Ordine non esistesse? Briganti e tagliagole. Loro ci servono, ci danno una missione, uno scopo. Si, ne sono sicuro, quella feccia ci mantiene vivi. Ogni vita che riusciamo a salvare affievolisce il peso dei nostri peccati.”

L'altro annuì in silenzio, un fulmine rischiarò l'aria a giorno, seguito quasi subito da un rombo di tuono. Quando cadde il secondo fulmine le due figure stavano già correndo nella notte, in direzione nord, alla ricerca di altri peccati da espiare e di altre orride creature da fermare e l'umanità ignara deve a quelli come loro la tranquillità e in molti casi, la stessa vita.



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