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lavoro pubblicato martedì 7 febbraio 2017
ultima lettura venerdì 14 giugno 2019

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Lettera ad un amico

di edo17bosio. Letto 499 volte. Dallo scaffale Epistole

Caro amico,ti scrivo questa lettera, perchè voglio parlarti di una cosa che non ho mai condiviso con nessuno, ma che ormai è da troppo t...

Caro amico,
ti scrivo questa lettera, perchè voglio parlarti di una cosa che non ho mai condiviso con nessuno, ma che ormai è da troppo tempo che sta stagnando dentro di me.
Devi sapere che non ho mai avuto un’infanzia molto serena, per carità non mi è mai mancato nulla di materiale, ma per quanto riguarda l’affetto, forse li ho avuto qualche carenza e oggi ne pago le conseguenze.

Mio padre è sempre stato molto distante. Pensa che quando mia madre doveva partorire, lui era a casa a dormire, perchè il giorno dopo doveva fare il mercato. Quindi in poche parole il giorno del mio concepimento, sono venuto al mondo senza nemmeno vederlo. Ha sempre anteposto la ricchezza di fronte a tutto, e credo perfino al bene dei figli e l’ultima novità ne è la prova, ovvero quella che pagava il minimo sindacale di contributi a mio fratello e il resto se lo intascava lui.
Una cosa che mi viene in mente quando ripenso alla mia infanzia è che in casa ogni giorno i miei genitori litigavano. Ricordo anche di aver visto mio padre spingere mia madre contro il muro. Io ero solo un bambino, mi sentivo impotente e così son tornato in salotto chiudendo la porta dietro di me per non sentire più le urla. I miei si separarono quando avevo 4 anni. Così io e mio fratello andammo a vivere con mia madre.
Un’altra cosa che ricordo e che mi fa male è che il giorno della mia comunione, mio padre iniziò ad insultarmi solo perchè quel giorno avevo poca fame. “Sei uno stupido” - mi diceva - Sai son sempre stato piuttosto inappetente, ma sicuramente essere preso in giro dal proprio padre non aiuta a ritrovare l’appetito. E così anche quel giorno si è concluso con l’ennesima litigata e con bottiglie che volavano da tutte le parti.
Non sono mai riuscito a confidarmi con i miei genitori. Mio padre era troppo grezzo e con una mente troppo ristretta per potermi dare consigli sensati, mentre di mia madre non mi fidavo molto, perchè le cose non sapeva tenersele per sè.

Per quanto riguarda mio fratello, beh è sempre stato un immaturo e con lui non ho niente in comune e non parliamo molto spesso. Ci vedremo una volta al mese. Poi dopo che si è avvicinato, non solo alle canne, ma anche a droghe più pesanti come la coca, è cambiato ancora di più, diventando addirittura violento e così le distanze aumentarono giorno dopo giorno.
Insomma ho sempre sentito il bisogno di differenziarmi da tutti loro perchè non volevo diventare anchio così. Di conseguenza mi son chiuso in me stesso e mi sono isolato da tutto e da tutti. Ancora adesso faccio fatica a restare per troppo tempo in luoghi affollati, rumorosi. Non mi sono mai sentito parte di un gruppo. C’erano gli altri e poi c’ero io, da solo in mezzo a molti. Tempo fa sono riuscito a trovare un valido sostegno nella filosofia, perchè all’interno di quei testi ho trovato dei valori che nessuno mi aveva mai insegnato. Seneca, Marco Aurelio, Platone, Cicerone, sono stati per così dire i miei insegnanti di vita e leggendo i loro pensieri sull’amicizia, sulla felicità, sulla serenità dell’animo ho trovato ciò di cui avevo bisogno e che ho sempre cercato nei miei genitori.

All’epoca il mio unico punto di riferimento era la mia nonna materna. La consideravo come una seconda mamma. Ammiravo la sua formidabile forza d’animo. Sapeva affrontare tutte le tempeste della vita sempre con entusiasmo e col sorriso. Perfino il cancro non riuscì a toglierle il suo buonumore. Purtroppo però morì proprio il giorno del mio 18esimo compleanno. Quel giorno ho avvertito il mondo crollarmi addosso. Il mio unico faro si era spento e io mi sentivo brancolare nel buio. C’è chi per il 18esimo compleanno organizza la festa del secolo, io invece ero in lutto e smisi di festeggiare anche i futuri compleanni.
Durante la mia vita ho sempre faticato ad amare e relazionarmi con gli altri. Anche perchè quando mi affezionavo a qualcuno, poi avevo il terrore dell’eventuale abbandono, ma alla fine diventavo io stesso la causa principale dell’allontananza. E così ho cercato di non affezionarmi più a nessuno.
2 anni fa ho iniziato ad andare da una psicologa, in modo che mi aiutasse a tirare fuori tutto ciò che avevo accumulato e sepolto nel corso dei miei 23 anni di vita. Tutto questo credo che sia il peso più grosso e ingombrante e non ce la faccio più a portarmelo dietro.

Ho deciso di raccontarti questo, perchè sei l’unica persona con cui ho davvero legato di più. Ovviamente non ci crederai e presumo che tu ti stia chiedendo: “Com’è possibile che non abbia mai legato con nessuno in 23 anni e abbia legato con me che abito a tipo 400km di distanza?” Ebbene è così. Ho avuto degli amici con cui avevo anche legato, ma non ho mai raccontato nulla di me, forse non ne ero nemmeno capace, non sapevo nemmeno da che parte iniziare.
Insomma, alla fine è bello poter condividere con qualcuno una canzone, un film o un momento della propria giornata. Boh forse per te è una cosa normale e molto probabilmente lo fai con chiunque, ma io non l’ho mai fatto con nessuno e devo dire che è piacevole avere qualcuno con cui poter condividere parte di noi stessi. Avere la consapevolezza di sapere che al di la dello schermo del telefono, ci sia una persona disposta ad ascoltare parte di te.

Ora probabilmente penserai che sarò un malato di mente o che so io, ma questa è diciamo la mia storia sintetizzata al massimo e così spero che tu possa capire almeno in parte ciò che sono oggi. Se ti chiederai perchè ti ho scritto tutto sto poema, beh non lo so nemmeno io, forse avevo finalmente bisogno di raccontarlo a qualcuno. Non pretendo che tu mi scriva frasi consolatorie, perchè nemmeno io saprei cosa dire se qualcuno mi raccontasse i problemi della sua vita, prendi questa lettera solo come uno sfogo che sentivo il bisogno di scrivere a qualcuno.



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