ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato martedì 7 febbraio 2017
ultima lettura venerdì 18 ottobre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Sayonara

di kitchen. Letto 404 volte. Dallo scaffale Sogni

Caro lettore,ti chiedo sin dalle prime righe di scusarmi. Purtroppo ciò che ti sto per raccontare non so se sia frutto della mia immaginazione. La verità è che sono una ragazza che ama vivere fuori dagli schemi, e camminare sulle n.............

Caro lettore,

ti chiedo sin dalle prime righe di scusarmi. Purtroppo ciò che ti sto per raccontare non so se sia frutto della mia immaginazione. La verità è che sono una ragazza che ama vivere fuori dagli schemi, e camminare sulle nuvole. Arrivo fino a un punto di gravità in cui non so nemmeno distinguere ciò che sia reale.

Ora sono nel treno del ritorno e anche oggi il destino non mi è stato amico. Devi sapere che studio a Venezia e le mie tasche non possono permettersi un appartamento nella città lagunare. Sono fiera di dirti nonostante questo piccolo inconveniente che sono pendolare. Perché se non facessi la vita da pendolare quante cose mi sarei persa e mi perderei. Come questo piccolo episodio che sta per iniziare ma dobbiamo tornare indietro di 4 anni.

Era un pomeriggio dei primi giorni d'ottobre. Era anche uno dei primi giorni di università. Erano circa le 5 e il sole aveva colorato di porpora il cielo. Non voleva accettare che l'autunno fosse alle porte. Salì sul treno con calma e mi sedetti in un posto da 4 persone, completamente libero accanto al finestrino. Telefonai una mia cara amica per raccontarle di quella mezza giornata universitaria. Come al solito a Mestre salì tanta gente, tanto che alcune persone furono costrette a rimanere in piedi. Lui però no. Fu scaltro a prendere posto. Si rivolse a me con un sorriso << E' libero?>> mi chiese <> risposi insicura. E si sedette di fronte a me. Ricordo ancora a distanza di anni che indossava delle scarpe color beige, dei jeans e un maglione azzurro che mi richiamò immediatamente l'attenzione ai suoi occhi celesti come quel pomeriggio d'ottobre. Le labbra erano pronunciate e i capelli scuri, folti, avrei voluto toccarli. Le spalle erano larghe e le mani grandi ma le unghie erano ricche di macchiette bianche.

Notai tutto questo guardandolo in una manciata di secondi e nel frattempo la mia amica continuava a parlare al telefono e io oramai ero già in viaggio con la mente, a farmi film mentali e non facevo altro che annuire << Mmm , mmm si Vale, si hai ragione. >>. Guardavo fuori dal finestrino ma la tentazione era troppo forte e così di tanto in tanto giravo la testa verso di lui. Mi sentivo una Stalker.

>

> gridò ad un certo punto la ragazza sedutami affianco. Si mise le mani fra i capelli e a piangere. Abbandonai al telefono la mia amica con la scusa che il treno aveva accumulato ritardo e che mi serviva la batteria in caso d' emergenza. Praticamente la ragazza aveva già acquistato il biglietto dalla mia città fino a Roma e dunque era obbligata a prendere quel treno. Ma col tempo da pendolare capì che è meglio non fidarsi delle promesse delle ferrovie statali.

<< Non saprei nemmeno dove dormire! Devo arrivare assolutamente a Roma! Anche perché ho un impegno importante. >> continuava a implorare. Era davvero bella, trucco e parrucco perfetto. Niente nella sua immagine era fuori posto. Io invece ero stremata, ero davvero stanca. Dovevo ancora abituarmi a questa vita.

Propose lui e io colsi la palla al balzo << Se volete provo a guardare io su Intenet. Magari c'è un treno dopo. >> << Buona idea! Dai prova >> mi incoraggiò , poi proseguì << Comunque sia, cosa ci fai a Venezia? Scusami ho ascoltato la conversazione al telefono... >>. Io continuai a tenere gli occhi incollati sullo schermo dello smartphone. Ero in cerca di una soluzione per quella povera ragazza. In realtà stavo proteggendo me stessa dalla timidezza. '' Che stupida che sei ! Sempre a pensare agli altri ma mai a te stessa'' pensai. << Lingue Orientali. Che scelta azzardata eh! >> dissi frettolosamente. '' Mi sta parlando! Sta chiedendo di me! '' lui senza esitare, come una mitragliatrice continuava a spararmi domande e io allo stesso momento cercavo informazione sui treni, controllavo gli orari e rispondevo distrattamente. Anzi a caso.

<< Guarda c'è il treno delle 20.02 se corri farai in tempo! Poi vedrai che se spieghi la tua situazione al capotreno ti capirà. Insomma in fin dei conti è colpa loro il ritardo non tuo. >> Rassicurai la ragazza con queste parole e poi con un coraggio inaspettato posi lo sguardo dritto su di lui << Beh ti stavo dicendo ... >> e li partii come una scheggia a parlare di me. Il tempo però mi stava remando contro. Il treno aveva recuperato il ritardo e avevo solo ancora 2 fermate per passare del tempo con lui. Il rumore delle ruote che strisciavano sui binari era diventato fastidioso. Come quando in radio passano una canzone che ti piace e vorresti che la mandassero in onda per ore invece sei costretto a cambiare stazione. Perché anche una canzone ha un inizio e una fine come un viaggio.

<> commentò. Io spazientita gli chiesi << E tu ? A Mestre? Che ci fai? >>. <> ''Chissà che lavoro fa'! Beato che va a Parigi. Come vorrei essere un libro da potergli fare compagnia durante il tragitto. Non regalarmi sogni, portami con te.''

La voce meccanica rompiscatole annunciò che eravamo in arrivo alla mia stazione.

<> gli dissi mentre stavo mettendo lo zaino in spalla. Non sapevo che altro dire. Io, che sono una persona molto loquace in quel momento mi trovai spiazzata, senza parole. Improvvisamente lui si alzò e mi diede la mano. Era calda e la pelle era liscia. Profumava di nuovo, di pulito, come la biancheria appena stesa. << Abbiamo parlato per tutto il viaggio dammi almeno il tempo di presentarmi! Piacere Claudio! >> << Jessica, Piacere! >> dissi senza esitare. << In bocca al lupo con il giapponese ! Davvero . >> mi disse. Oramai mancava poco. Mi sembra troppo di chiedergli da dove venisse, se prendesse solitamente questo treno ma non riuscii a trattenermi e la mia voce fu più forte. Sfondò la porta dell' insicurezza << Tu di dove sei? >> << Io sono della provincia di Milano. Scendo fra 4 fermate. Comunque ci rivedremo. Insomma per il lavoro dovrò riprendere sicuramente questo treno. Come si dice in giapponese arrivederci ? >> << Sayonara.>> gli dissi. Sono consapevole del fatto del vero significato di Sayonara. Non è un arrivederci. Infatti In Giappone i giovani ma anche i conoscenti si salutano con '' Mata'' ''jyane!'' che in italiano possiamo tradurre come un '' A presto!'' Sayonara invece è più un '' Addio''. Lo usavano le mogli quando salutavano i mariti in partenza per la guerra.

Come vorrei che quel ''Sayonara'' fosse un arrivederci. Mi crederai una stupida, ma per tante volte quando prendevo quel treno percorrevo tutti i vagoni in cerca di Claudio. Finché un giorno mi rassegnai e ripresi a sedermi a caso e lasciare tutto in mano al fato. '' Lui si che era quello giusto, quello che aspettavo. Ho perso davvero un treno.'' mi rimprovero quando ci penso. Ricordo tutto di quell'incontro anche la sua voce. E pur viaggiando nella stessa direzione non ci siamo più rincontrati.

Ho cercato di tenere questo ricordo segreto anche alle persone a me più intime.Lo esco dal cassetto della mia mente solo quando alla stazione sto aspettando un emozione.

Anche questo viaggio sta per terminare.

Chissà se è vero che ho incontrato Claudio o se mi sono fatta trasportare dalla musica che mi accompagna e non riesce a farmi smettere di desiderare nuovamente questa occasione. Di correggermi, e di non dirgli Sayonara.



Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: