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lavoro pubblicato lunedì 6 febbraio 2017
ultima lettura martedì 12 marzo 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Viaggio di non ritorno.

di JaredMarcas. Letto 429 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Una nave cargo addetta al trasporto merci giunge a destinazione priva di equipaggio. L'addetto alla sicurezza scopre che è stato attivato il sistema registrazione d'emergenza. Cos'è successo?

La nave cargo stava planando in maniera dolce ma decisa sulla piattaforma di atterraggio. Appena toccò la superficie, mi avvicinai al portellone principale, osservandolo mentre si apriva in maniera automatica. Non so perché mi aspettavo di vedere Carlo uscire con in mano magari due o tre scatole della merce proveniente da Casadran. Non lo aveva mai fatto in dieci anni di lavoro, perché avrebbe dovuto cominciare adesso? Ed infatti dalla nave non scese nessuno per l'ennesima volta.
"Se non fossi mio fratello te lo fare perdere questo stramaledetto posto, invece di pararti il culo ogni volta", pensai fra me e me, mentre caricavo la merce sul carrello antigrav. Il capo dell'azienda dei trasporti interplanetari una volta si era presentato sul posto di lavoro per un'ispezione ed aveva licenziato uno dei fattorini perché aveva tardato di due minuti lo sbarco dalla nave cargo. Fortuna per Carlo che quel giorno aveva il turno di notte, altrimenti altro che licenziamento avrebbe subito, con i suoi 40 minuti canonici di ritardo fra atterraggio e sbarco. Era sempre stato un tipo svogliato: caricava la merce, impostava il pilota automatico e se la dormiva finché non tornava a casa. Tanto qui c'ero io che facevo il lavoro di scarico al suo posto, giustamente.
Mentre finivo di allocare la merce nei magazzini appositi, un'ora e mezzo dopo, notai dal mio palmare che Carlo non aveva ancora registrato il suo rientro sulla Terra.
"Va bene che il lavoro te lo faccio io, ma almeno segnati l'entrata in azienda appena arrivi, lo puoi fare senza muovere il culo dalla nave!"
Tornai alla nave cargo per registrare il consumo di carburante ed ordinare i rifornimenti adeguati, quando mi imbattei in Jonatan, l'operaio che si occupa della manutenzione delle navi.
"Ehi Jo, hai visto mica quello scansafatiche di Carlo?" "Da qui non è passato signore" "Non è passato? Vuol dire che non lo hai visto scendere?" "Assolutamente no. Con permesso."
Strano, Jonatan era arrivato subito dopo che avevo finito di caricare l'ultimo carrello antigrav. Dalla nave si scende solo tramite il portellone, e Jonatan era rimasto lì per tutto il tempo per effettuare le manutenzioni di routine. Che stesse ancora dormendo?
La cargo che Carlo usava spesso era un bel bestione lungo 100 metri e largo 50. Tuttavia, non ci si perdeva facilmente al suo interno. Il labirinto più intricato era al primo livello della nave, dove erano situati i depositi di stoccaggio e i laboratori di lavorazione (in caso di trasporto di materiale grezzo si risparmiavano i tempi lavorandoli direttamente sulla nave). Al secondo invece erano situati gli ambienti dedicati alla cucina, alla sala ricreativa e ai servizi sanitari, compresa una piccola infermeria completamente robotizzata. All'ultimo livello, il terzo, erano situate solo la sala di comando e la stanza per la notte.
"Carlo, svegliati cazzo! Guarda di darti una regolata, è un'ora e mezzo che sei atterrato e non hai registrato l'entrata. Non ti posso aiutare sempre io, questa faccenda la devi sbrigare te con le tue manine caro! Se perdi il lavoro per questo motivo io non potrò farci un bel niente!" Ma stavo parlando al vento, la sua camera era vuota. Tutto perfettamente in ordine. Un ordine che tuttavia mi lasciava un senso di inquietudine dentro.
"Ma dove diavolo sei..?"
Dopo mezzora avevo finito di setacciare la nave da cima a fondo, ma di Carlo nemmeno l'ombra. Ricontrollai il palmare: - Carlo Stefensen; diretto da Casadran a Terra; orario previsto di arrivo 9:45; non ancora rientrato.-
"Non è possibile, non può essersi volatilizzato nel nulla...che sia sceso prima? Ma no, ero lì quando il portellone si stava aprendo, e subito dopo è arrivato Jonatan...no, deve essere ancora qui dentro."
Mi lasciai cadere sulla poltrona della console comandi della nave. Dai vetri davanti a me potevo osservare tutto l'edificio dell'azienda, oltre che il riflesso mio e della sala comandi. Stavo per rialzarmi ed andarmene, quando feci caso ad una spia rossa che stava lampeggiando alla mia sinistra. "La spia trasmissione d'emergenza: cosa cazzo è successo qui?" Quello che vedevo lampeggiare era un indicatore molto grave, poiché veniva attivato dal pilota della cargo in condizioni di pericolo. "Ok, calma, vediamo che cosa diamine è successo". Dalla poltrona mi spostai al computer di bordo principale. Di norma infatti, quando viene attivata la spia trasmissione d'emergenza, viene anche attivata una telecamera situata nelle cuciture del giubbotto di bordo, indumento che deve sempre essere indossato obbligatoriamente proprio per queste evenienze. Giunto al computer, evidenziai l'avviso di emergenza e feci partire il video.

"Oddio, oddio! Spero che questo affare funzioni, la nave deve assolutamente rimanere sigillata! Se uscisse da qui..."
Mi guardo attorno in pieno stato di agitazione. "Poco fa era ad un passo da me...ce l'avevo dietro! Se non fosse scivolato, sarei morto"
Osservo il giubbotto della compagnia. La spia è accesa. Tutto verrà registrato. Anche se non ce la dovessi fare.
"Presto, devo trovare un posto dove nascondermi..." Mi affaccio dall'oblò della porta a chiusura stagna. Nel corridoio, buio ed impenetrabile, vedo solo la luce d'emergenza, collegata all'altro lato della porta, illuminarsi ad intermittenza. "Il nostro amico ha ben pensato di fare un bel casino con le luci qui."
Il mio respiro si sta quasi regolarizzando. Pulisco la condensa che si è formata sul vetro a causa del mio affanno, quando un ruggito grottesco mi fa ripiombare nel terrore puro. Grido e cado all'indietro, prendendo con il comito destro una botta dolorosissima contro il pavimento.
"Aaaaaaaaaaahhhhhh! Cavolo, cavolo!" Devo aver preso il nervo, poiché nell'avambraccio si diffonde una ragnatela di scosse elettriche fastidiosissime.
Riapro gli occhi e li rialzo verso la porta. Sul vetro noto un qualcosa di molto simile ad un grumo di saliva!
Mi accorgo che dal vetro, in corrispondenza del grumo, si sta originando un'impercettibile ed evanescente linea di fumo. "Ma cosa..?"
Il vetro si sta aprendo! Quel bastardo ha sputato sul vetro, ha sputato acido! La falla nel vetro si ingrandisce a vista d'occhio, non ho molto tempo per mettere quanta più distanza fra me e quell'essere.
Salgo velocemente le scale che trovo in fondo a sinistra del deposito di stoccaggio, mentre i ruggiti dell'essere mi accompagnano per tutto il tragitto. Ma si stanno affievolendo: spero proprio che l'ostacolo della porta lo blocchi ancora per un po'.
Sono nella sala ricreativa. Osservo il divano ad L color crema, il tavolo in vetro con delle riviste sopra, il mobile in plastica bianca con televisore al plasma 50'' ed i film allocati sulle mensole.
"Non posso nascondermi qui, devo trovare assolutamente qualcosa di più sicuro in cucina o nell'infermeria."
Non faccio neanche in tempo a pensarlo che sento un grido sibilante provenire a pochi metri fuori dalla sala. Reagisco velocemente, gettandomi nello stretto spazio fra divano e parete, non curandomi del baccano che potrei fare. Stare lì schiacciato, compresso in quella posizione mi dà un momentaneo senso di sicurezza. Momento fugace che svanisce quando, attraverso la piccola fessura fra divano e pavimento, vedo spuntare i suoi artigli. Tre lunghe, bianche e curve lame pronte a lacerare la mia pelle, la mia carne. Sento provenire dalla sua direzione un suono simile a quello delle fusa di un gatto. E' entrato nella stanza, riesco a vedere tutte e quattro le sue zampe. O almeno la parte che poggia al terreno con gli artigli. Sta continuando ad emettere il suono delle fusa, mentre si avvicina al divano. Mi ha individuato? Sta utilizzando un senso che io non colgo per trovarmi?
Ho il cuore che sta per scoppiare. Sento che le lacrime stanno cominciando a scendere sulla faccia. "Sto per morire Marco? Non ci vedremo più? Non mi dirai più quanto sia pigro e quanto tu debba pararmi il culo per svolgere il lavoro che io lascio incompiuto?"
Inizio a sentire altri rumori, tipo aria che esce da uno sfiatatoio, forse è il suo modo di respirare. Quando vedo la sua nera coda appuntita librarsi sopra la fessura in cui sono nascosto, il panico si impadronisce completamente di me e mi fa vedere in modo chiaro e conciso il modo in cui sarei morto.
Un trambusto inatteso scuote improvvisamente tutta la sala e, con buona probabilità, tutta la cargo. Verosimilmente stiamo attraversando un campo di asteroidi. L'essere è caduto, lo vedo sul pavimento mentre si sta contorcendo, forse dal dolore. Ma qualcosa si rompe nell'infermeria ed il rumore cattura la sua attenzione. Si risolleva di scatto e, dopo aver emesso un gridolino stridulo ed assordante, lo vedo sparire dalla stanza. "Starà andando nell'infermeria: ora o mai più! In cucina ci sono alcuni vani vuoti, se mi ci chiudo dentro non dovrebbe individuarmi, neanche se volesse seguirmi con l'odore!". Con il cuore in gola e lo stomaco che mi si contorce lì nell'addome, lascio il mio temporaneo nascondiglio e raggiungo in punta di piedi la cucina. Mentre passo nel corridoio, vedo la coda dell'essere fuoriuscire dal bagno, muovendosi quasi come se stesse scodinzolando. Proseguo atterrito verso la mia meta, sperando di trovare un rifugio che mi salvi da quella situazione terrificante.
La cucina sembra non aver risentito della turbolenza di poco fa. Mi metto ad aprire all'impazzata ogni vano che mi capita sotto tiro. Pieno...pieno...pieno..! Anche l'ultimo vano di una grandezza accettabile è pieno. Apro uno scomparto di piccole dimensioni. E ti pareva: vuoto.
Mi rannicchio come un neonato e mi infilo dentro quello scompartimento angusto e asfissiante. Ma è la mia unica possibilità di sopravvivenza. Chiudo gli sportelli e sprofondo nel buio più totale. Ho sempre avuto una paura tremenda del buio, ma in questo momento è la cosa più bella che mi potesse mai capitare. Perché buio vuol dire sicurezza per me in questo istante, vuol dire sopravvivenza.
Poi mi si gela il sangue. "Lo spazio è stretto e gli sportelli sono schiusi...presto mancherà l'aria! Oddio...l'unico modo per non morire asfissiato è..."
Già. Aprire di tanto in tanto gli sportelli.
L'ansia mi fa accelerare involontariamente il respiro. "Stupido! Consumi più velocemente l'aria così!"
Cerco di applicare una tecnica anti panico. "Inspiro...1, 2, 3, 4...Trattengo... 1, 2...Espiro... 5, 6, 7, 8...Fuuuuuuuu..." Non mi serve a niente, sento l'alieno che entra in cucina. Ruggisce, rompe i piatti, cerca di aprire i vani. Ma fortunatamente non ci riesce. Sento tutto tremare.
"Oh no, un'altra turbolenza da asteroidi!" Un pensiero che dura un attimo. La turbolenza questa volta è più forte di prima, gli sportelli del mio vano si aprono. Davanti a me si materializza la nera figura dell'essere, alto, slanciato, scheletrico. La sua bocca si apre. Mi sento la faccia bruciare. Urlo, piango. E poi buio pesto.

"Carlo, Carlo, Carlo! No!!!" Il video era appena finito ed io non riuscivo a staccare gli occhi dal video che trasmetteva in statico. "Quel mostro...ha ucciso Carlo! Ed è ancora qui dentro, questa nave deve essere messa immediatamente in quarantena! Perché non ci ha pensato Jonatan prima..? E' lui che fa i controlli della nave, avrebbe dovuto vedere la spia e lanciare l'allarme. Come ma..."
Poi feci caso ad un particolare che fino a quel momento non avevo mai preso veramente in considerazione. "Jonatan porta i capelli lunghi, ma si vede chiaramente che sul collo ha un tatuaggio. Un teschio con una croce formata da due martelli: dove l'ho già visto prima d'ora?" Feci una ricerca veloce sul mio palmare e lo trovai. Era il simbolo di una piccola banda che contrabbandava qualsiasi tipo di merce da Casadran verso la Terra. Jonatan ne faceva parte, e la merce contrabbandata quella volta comprendeva un alieno. Mentre pensavo a quali fossero le possibili ragioni per lasciare così a piede libero un alieno più simile ad un arma militare che ad un essere vivente, lo schermo si spense all'improvviso, dandomi il riflesso della sala alle mie spalle. Fu questione di pochi attimi, giusto quel paio di secondi che passarono dal momento in cui vidi un'ombra nera muoversi alle mie spalle al momento in cui la mia coscienza si affievolì, svanendo nel nulla eterno.?



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