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lavoro pubblicato domenica 5 febbraio 2017
ultima lettura giovedì 13 giugno 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Saggio sull'amore

di StorielleDiPsicologia. Letto 364 volte. Dallo scaffale Amore

Conoscete qualcos'altro a cui ambiamo così tanto e che allo stesso tempo conosciamo così poco come l'amore? Di tutte le persone che ho incontrato, il bonaccione del villaggio si fatica a dimenticare: una buonanima che non farebbe male ne...

Conoscete qualcos'altro a cui ambiamo così tanto e che allo stesso tempo conosciamo così poco come l'amore?

Di tutte le persone che ho incontrato, il bonaccione del villaggio si fatica a dimenticare: una buonanima che non farebbe male nemmeno a una mosca, ma ciò per cui è conosciuto anche nei paesi limitrofi è la sua generosità. Elargisce a tutti preziosi servizi che spesso vengono incassati silenziosamente. Nessuno si è mai curato dei suoi interessi, anche perché lui stesso non se ne occupa molto e, in fondo, gli va bene così.
Ha conosciuto una contadinella maliziosa di cui si è innamorato perdutamente. L'ha riempita di attenzioni così calzanti e attente che lei non ha potuto credere nient'altro di essere innamorata di lui.
Da quando il bonaccione ha avuto la conferma che il suo amore era ricambiato, il suo mestiere è diventato il servire e riverire la sua amata.
Tuttavia, così facendo, le attenzioni che lui concedeva alla sua amata sono diventate sempre più scontate e prevedibili per la giovane: ciò che prima era solo pura generosità, è diventato un imprescindibile tassello del contratto prematrimoniale che avevano stipulato.
Le quotidiane decisioni della vita di coppia erano prerogativa esclusiva femminile: lei decideva se andare a cena con gli amici o se era meglio rinviare l'incontro, quando era opportuno fare l'amore e quando semplicemente non aveva alcuna voglia, dove abitare e come arredare la casa. Ma c’era di più, a lei era stato affidato il compito di gestire l'intera vita del marito: chi era opportuno frequentare, dove era appropriato lavorare, come vestirsi in maniera adeguata e cosa era giusto mangiare.
Anche se può sembrare strano, questo stile di vita non ha mai dispiaciuto il bonaccione del villaggio, anzi, lui era contento di soddisfare appieno la moglie ed era lieto di passare con lei il tempo concesso.
Purtroppo però, con il passare degli anni, entrambi avvertivano sempre di più una mancanza che né i soldi e neanche le attenzioni potevano colmare. È stata questa la causa della rottura del loro legame: lei desiderava un figlio proprio e questo non arrivava.
Non c'è dato sapere chi dei due sia stato il responsabile di questa mancanza, ciò che è certo è su chi sia caduta la colpa: accusato di essere sterile, il bonaccione del villaggio è rimasto con le mani in mano. Vive tutt'ora nella solitudine, deprivato dei suoi averi.

L’altro giorno un mio amico mi ha raccontato dell'esistenza di un altro personaggio interessante: il barone.
Il barone è sicuramente una persona molto affascinante: chiunque, incontrandolo per strada, lo noterebbe rimanendone ammaliato. Anche se di bell'aspetto, la bellezza è comunque la più scarsa delle sue qualità: è molto simpatico e colto, inoltre ama spendere soldi per intrattenere le decine di ospiti che ogni sera sono invitate nel suo lussuoso castello. Adora i complimenti e vive della riconoscenza degli altri.
Non è sicuramente una persona che ha bisogno di chiedere per avere: circondato da molte dame, potrebbe passare almeno una notte con ognuna di loro, per poi salutarle il mattino dopo senza troppe cerimonie.
Tuttavia il barone si è sempre sentito incompleto, un'anima errante, non riuscendo a trovare una dama abbastanza degna da sposare.
Un giorno è rimasto affascinato da una ragazza che lavorava in una bottega del paese vicino al castello. Nonostante lei, più di altre donne, abbia resistito alle sue avances con rigidità, tuttavia, il barone è riuscito ad ottenere un appuntamento per cena nel suo castello. Malgrado ciò, quella sera, la sicurezza nei modi e il tocco gentile non sono bastati per ottenere ciò che il barone avrebbe voluto di più: la ragazza non si è concessa.
La cosa ha turbato talmente tanto il barone che la giovane era diventata il suo chiodo fisso: più lei lo rifiutava, più lui si interessava. Durante le loro innumerevoli chiacchierate persuasive, a cui lei partecipava ben volentieri, il barone riscopriva in lei qualcosa di se stesso e questo lo intrigava ancora di più: mentre le parole si susseguivano, non si riusciva a capire bene chi stesse persuadendo chi e a quale gioco stessero giocando entrambi.
La ragazza, che sembrava sul punto di cedere alle lusinghe in un momento, l’attimo successivo si mordeva la lingua. Un pensiero le balenava in testa continuamente, “per quanto lui sia attraente e intelligente, forse non riuscirebbe ad amarmi veramente.”
Una sera, dopo il rifiuto dell’ennesimo approccio, il barone si è arrabbiato, la fanciulla ha avuto la risposta alla sua domanda: "Come fai tu a non amarmi e a non cedere alle mie richieste? Io sono un ricco barone e tu non sei niente!"
Anche in questo caso, non c’è dato sapere quali erano i reali sentimenti che il barone provava per la ragazza. Ciò che sappiamo è che egli scende in paese più raramente, ma se ti capitasse l’occasione di incontrarlo, lo vedresti raggiante come sempre: petto in fuori e testa alta, sembra quasi che niente possa scalfirlo.

Poi ho incontrato un saggio.
Non ha affatto l'aspetto di un vecchio di montagna taciturno che sentenzia la vita delle persone solo con uno sguardo.
Abita in una casa di campagna con la moglie e i loro due figli. E’ un muratore, ma durante la giornata si ritaglia sempre abbastanza tempo per stare con la sua famiglia, cucinare quando la moglie è fuori casa e coltivare l’orto.
L’ho incontrato in fila al mercato, mi ha sorriso e abbiamo parlato per un po’. Dopo poco tempo mi ha invitato a casa sua a prendere un caffè, ho accettato ben volentieri. Riuscivo a intuire una certa affinità tra di noi.
Si muoveva lentamente, posava uno sguardo sereno su ogni cosa. La sua casa era piccola, ma accogliente; il camino scoppiettava, lo si poteva guardare sprofondando nel comodo divano che era posto in mezzo alla stanza. Si sentiva solo la presenza della fuliggine nell’aria.
Ho capito che forse era lui il personaggio allegorico che poteva rispondere alla mia domanda.
Gli ho chiesto: "Che cos'è l'amore?"
Il saggio sembrava colto di sorpresa dalla domanda, è rimasto perplesso, come se fosse un quesito al quale non si sentiva pronto per rispondere, almeno non ancora, non con leggerezza.
Il giorno dopo mi sentivo demoralizzato dagli scarsi risultati che aveva ottenuto la mia ricerca, neanche il saggio aveva voluto rispondere alla mia domanda: “Che cos’è l’amore?”.
Poi ho trovato una lettera davanti alla porta d’ingresso, le esatte parole ora mi sfuggono, ma ciò che mi ha trasmesso me lo ricorderò per sempre:
“L'amore è un'attitudine, un orientamento del proprio carattere che determina i rapporti che una persona ha con il mondo intero, non verso un particolare oggetto d'amore. Spesso ci si riferisce all’amore come al bisogno di essere amati, tradendone la sua pura essenza: è un atto di donazione, non una richiesta di attenzioni.
Ogni oggetto di questo mondo può essere amato. Puoi amare la terra e il piccolo seme che germina, come una tenera mamma accudisce suo figlio; puoi amare un tuo amico come un fratello, aiutandolo quando è in difficoltà; puoi amare una sola donna alla volta in modo tale da fonderti completamente con lei; puoi amare Dio; ma dovrai ricordarti di amare anche te stesso e di farlo con la stessa intensità con cui ami ogni altro essere.
Il bonaccione del villaggio non sa prendersi cura di sé, mentre il barone è diventato così pieno di amore per sé che l'ha trasformato in puro egoismo, distruggendolo. Invece, chi ama se stesso veramente cucina per sé e per gli altri, coltiva l'orto e offre parte del suo raccolto ai vicini; ha premura delle aspettative della sua donna, ma anche dei propri bisogni. Chi ama se stesso veramente, dopo essersi preso cura di sé, dona la sua persona agli altri, amandoli.
Se amassi veramente una persona, amerei il mondo, amerei la vita. Se posso dire a un altro ti amo, devo essere in grado di dire amo tutti in te, amo il mondo attraverso te, amo in te anche me stesso."

Bibliografia:
E. Fromm, L’arte di amare, 1956, p.56

Blog:
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