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lavoro pubblicato sabato 4 febbraio 2017
ultima lettura giovedì 23 maggio 2019

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Giudecca

di kitchen. Letto 277 volte. Dallo scaffale Viaggi

Poco importava della grandezza di quella casa. Si era felici nel modo in cui ci si abitava.  Al di là della finestra c'era tutto quello che ci bastava.  Stavamo in una delle isole più piccole ma caratteristiche della laguna. Per.....

Poco importava della grandezza di quella casa. Si era felici nel modo in cui ci si abitava. Al di là della finestra c'era tutto quello che ci bastava. Stavamo in una delle isole più piccole ma caratteristiche della laguna. Per raggiunngerla dovete per forza prendere il vaporetto, la fermata è Palanca ovvero Giudecca. Che odio penserete. E' proprio di fronte alle Zattere ma attraversare la laguna per nuoto folli sembrerete. Giudecca è grande come il palmo del piede di un neonato, che muore dalla voglia di muoversi e scoprire il mondo. Quel mondo che nonostante fossero passati diversi anni certe cose non sono mai mutate. Appena arrivati si ha la senzazione che la maestosità dell'Hilton Hotel con le sue luci elettriche da metropoli Lombarda voglia dominare il territorio. Entità svanite oramai nelle città,risucchiate dai grandi centri commerciali la prima volta che appoggiai i piedi a terra mi accorsi che i veri protagonisti erano i piccoli commercianti. Ad esempio Il fruttivendolo espone tutta la frutta e la verdera in un ordine meticoloso, colorando i muri ammuffiti dall'umidità. Il parucchiere attira lo sguardo dei passanti con l'insegna in oro indicando il numero di telefono. Non vedevo un numero di telefono scritto fuori da un negozio da tempo.''Oramai c'è internet !'' pensa la gente. ''A che serve''. Pure io stavo cedendo a questa mentalità, poi pensai '' Che bello vedere che un negozionante scrive ancora il suo numero di telefono. E' un modo per dire << Sono qui, chiamami quando vuoi.>> '' Dalla vetrina della macelleria invece si può vedere tutto il lavoro di braccia e dalla pescheria percepire l'odoro degli affari dei clienti che controbattono sul prezzo troppo eccessivo per le loro tasche. Ma il posto che preferivo di tutti era il panificio da Majer. Ricordo ancora come le mie gambe in automatico si dirigevano verso la porta di quel posto che oramai era un appuntamento fisso di ogni domenica mattina. Il profumo del pane appena sfornato, del caffè e di dolcezza mi scaldava il cuore. Durante la settimana la vita era scomposta come i colori nel cubo di Rubik e l'unico giorno in cui tutto si aggiustava era la domenica. Ci alzavamo con calma e prima di ricominciare un nuovo giorno era abitudine andare d aMajer. Passavamo ore e si faceva presto ora di pranzo senza accorgersene. ''Era tutto quello che desideravo. Avere ogni volta la possibilità di abbracciarsi senza annullare distanze. Siamo il bello, il cattivo tempo non c'è ragione di scappare via da questo piccolo pezzo di paradiso terrestre. Tutto il resto è dall'altra parte bisogna affrontare il mare se vogliamo andare. Possiamo restare qui, non siamo obbligati. Non spezziamo questo incantesimo.'' Mi ripetevo. Volgevo lo sguardo ai lampioni che accostavano alle fondamenta disegnando un cerchio.


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