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lavoro pubblicato sabato 4 febbraio 2017
ultima lettura sabato 18 maggio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Starlight - Luce di stella (giorni undicesimo-ventesimo)

di LMA. Letto 250 volte. Dallo scaffale Fantascienza

ANÀVOK 11.01.502 Uli e l'Uomo Vecchio si specchiano uno nell'altro alla prima luce del crepuscolo. Cosa gli sta dicendo? Che non torneranno indietro? Egli ha sempre parole di sconforto. Gli ha parlato di suo padre. L'Uomo Vecchio non ha nome,...

ANÀVOK 11.01.502


Uli e l'Uomo Vecchio si specchiano uno nell'altro alla prima luce del crepuscolo. Cosa gli sta dicendo? Che non torneranno indietro? Egli ha sempre parole di sconforto. Gli ha parlato di suo padre. L'Uomo Vecchio non ha nome, non ha volto e non ha dimora. Non può parlarne, lo crederanno pazzo, c'è un'antica storia su coloro che venivano mandati via per la pazzia, perché non erano riusciti ad adattarsi, che volevano tornare indietro, commettevano dei crimini perché non venivano ascoltati e deportati, verso Sud, per non tornare più. Suo padre gli raccontava queste storie vecchie che erano le uniche che conosceva, di quando il pianeta era abitato da tante persone, prima che scoprissero che c'era qualcosa nell'aria, nelle sabbie, o nella luce, non lo sapeva, che sgretolava il metallo in superficie, lo deteriorava col tempo e le costruzioni cadevano per quanto solide. Tutta questa materia e non serviva a niente.

Il mattino dissolve una delle due figure, uno solo rimane in piedi, di fronte al nulla.


Comincia il viaggio di ritorno, missione compiuta.



ANÀVOK 12.01.502


Notte profonda, sempre comincerò dove finisco, ogni metro guadagnato mi avvicina di nuovo a domani.

Ley guida, Uli dorme appoggiato al compagno. Il buio è reso sopportabile da miriadi di stelle aliene che brillano ad incalcolabili distanze, il silenzio rende i pensieri più reali, vividi, ma nonostante questo solo in minima parte colmanti il senso profondo di isolamento.

<Voglio andare via>, sussurra Ley.


Tre orfani cercano domani, solo sulle loro forze possono contare, ancora non sanno quanto.


Ley ferma il mezzo... ha visto qualcosa, qualcosa dinanzi a loro che ora non vede più.

Un minuto passa... solo silenzio, il crepuscolo annuncia la luce. Due minuti...


Accelera e fa muovere il mezzo, riparte. Accelera...



ANÀVOK 13.01.502


Yon pensa agli amici e aspetta. Sono giorni che il vento non accenna a diminuire, restare fuori a lungo è pericoloso. Ricorda l'unica volta nella sua vita nella quale vide una tromba d'aria; spera davvero di non dover rivivere l'esperienza.

Era solo un ragazzino, il vento era cresciuto per giorni e poi, una sera, era calato. Del tempo che passarono nascosti, pregando qualsiasi cosa potesse aiutarli di allontanare la minaccia, che non passasse proprio da lì, con un rumore assordante come il mondo che andava in pezzi, ricordava qualche momento, confuso, vorticoso, ma ciò che provò in quegli istanti che precedettero la potenza che si sarebbe scatenata da lì a poco se lo ricordava bene, secondo per secondo, il terrore, non stordente, né caotico, ma lucido, da un migliaio di gradazioni rosso scuro prese forma scendendo dall'alto.


Il deserto settentrionale è calmo. L'assenza di sogni ha sostituito quelli brutti per Uli. Ley sembra inquieto. Gli ha chiesto se va tutto bene e tutto bene è stata la risposta. Lo conosce abbastanza da sapere che così non è, ma anche abbastanza da sapere quanto inutile sarebbe insistere.


Il sonno di Ley è agitato da qualcosa di sconosciuto.



ANÀVOK 14.01.502


Hanno fatto male i conti per due persone o hanno dimenticato qualcosa, a metà del decimo giorno di viaggio l'acqua è finita.

Si guardano negli occhi i due.


<Non siamo soli...>, Ley si rivolge al compagno.

<Cosa vuoi dire?>

<Non lo so... C'è qualcuno che ci segue. Un paio di volte mi è parso di vederlo.>

<Chi è?>

<Non lo so. So che c'è.>

Uli si chiede se si tratti di lui. <...Ho visto anche io qualcuno.>

Ley si volta sorpreso e attento.

<L'ho visto sull'affioramento di metallo, quando eravamo su.>

<Perché non me l'hai detto?>

Uli resta in silenzio.

Ley fa lo stesso.

Tira un sospiro e risponde, <Perché mi avresti creduto pazzo.>

<Ma che stai dicendo?>

<Ma se lo vedi anche tu...>, pensieroso Uli.

<Ho creduto che non esistesse davvero.>

<Anche io!>, fa Uli.

<Forse questo deserto ci sta facendo diventare pazzi entrambi.>


Uli alla guida, non si devono fermare più, il sole è quasi calato e il mezzo rallenta. La fronte imperlata di sudore. Tanti pensieri affollano la sua mente, "...solo che io lo vedo da prima..."



ANÀVOK 15.01.502


Si alternano alla guida, per le prossime sei ore Uli dormirà.


"Non tornerete indietro", livido, le sue parole lo aggrediscono, il ghigno feroce dell'Uomo Vecchio.

Uli ha paura, indietreggia e poi scappa, corre senza voltarsi, lo fa ora, non lo vede più, corre.


Si agita, dormiente, sulla schiena di Ley che dirige il mezzo attraverso la desolazione.


E' di nuovo sul mare di metallo scuro, intorno l'orizzonte piatto, il sole alle spalle... lo vede, sdraiato sul fianco, a poca distanza irridente.

"Non torneremo, dobbiamo tornare... Se è quello che dobbiamo fare lo faremo, andremo fino dall'altra parte. Così sì, è l'unica possibilità, e ci salveremo. Devo dirlo a Ley", è Uli adesso a parlare. Si sveglia... comincia a svegliarsi...


Sono fermi in mezzo al deserto, a poche miglia dalle prime costruzioni. Ley guarda ad occhi sbarrati Uli con le orbite infossate e scure.

<Dobbiamo fare come ti dico, o moriremo!>

<Ma che dici, siamo a forse tre ore!>

<No!>, sbraita Uli, <Moriremo! E' un falsa pista.>

<Cosa?!>

<Oltre il metallo, oltre tutto quel metallo, è sempre stata lì.>

Ley è rimasto senza parole.

Uli è folle, si volge nella direzione.

"E' per via dell'acqua, ha un'allucinazione", pensa velocemente Ley.


Dopo averlo colpito se lo lega dietro, il mezzo riparte. Ley alla guida.



ANÀVOK 16.01.502


Riprende i sensi nel suo letto, dischiude gli occhi, nella luce del mattino riconosce vagamente Ley in piedi.

<Ben tornato tra noi>, fa l'altro.

La porta d'ingresso all'altra estremità della stanza, lasciata aperta, vede il nuovo giorno, la terra conosciuta, il cielo.

<Sei parecchio disidratato amico.>

Si lamenta con un verso sommesso, <Che è successo?>



ANÀVOK 17.01.502


<Sono un mostro. Sono un assassino. Che cazzo credi di fare?!>

Intorno i compagni ridono, si fanno beffe dei due.

<Che cos'hai per me?>, continua il capobanda.

La periferia Nord ha le sue difficoltà. Non hanno fortuna questa volta.

Si parlano tra le risate in una sorta di storpiatura della lingua. Sono in sette, tutti armati, chi di una mazza, chi di un pugnale. <Noi abbiamo il metallo. Chi ha il metallo detta legge slèder!>, li guarda torvo, cercano di intimidirli, girano loro intorno. <Te lo ripeto, che hai per me? O devo prendermi la tua slitta... eh?>, si rivolge agli altri che scoppiano in risa.

Uli guarda Ley che rimane in silenzio.


La punta del bastone di metallo si conficca nella coscia del primo della fila... Tiene Uli per la gola... Ley lo lancia e uccide quello che gli sta di fronte, trafiggendolo, con un grido strozzato e il terrore della morte negli occhi cade... E' Ley nel mezzo... Vede Uli scappare... Lo colpiscono ripetutamente, spaccano le sue costole... Arriva il primo colpo alla testa... Arriva Uli con il mezzo lanciato a tutta velocità che schiaccia il leader, gamba, inguine, pancia, torace, finisce con la testa e il cingolo scende... devia, riesce appena a tenerlo dritto, li carica... Si disperdono, lasciando i due morti dietro di loro. Uli lanciato rimbalza rimanendo attaccato, su ogni ostacolo che incontra, il piantone dello sterzo si è spaccato, non riesce a mutare la direzione, deve saltare, si avvicina ad un muro di metallo largo venti piedi. Lo schianto manda in pezzi il muso e separa uno dei cingoli, il mezzo si impenna ricadendo capovolto sotto quintali del suo stesso peso. Uli nella polvere, appena in tempo per poter solo vedere lo scontro. Si alza ed è incolume, miracolosamente, si dirige ad aiutare l'amico che ancora non si è mosso.


L'ora della notte sta per giungere, Yon li ha aspettati sveglio, ma anche oggi non arriveranno. Quanto vorrebbe uno strumento per potersi mettere in contatto a distanza. Ne ha sentito parlare, naturalmente sa che una volta ne esistevano tantissimi anche qui, sa che comunicavano interplanetariamente, ma quella era un'epoca passata, uno prosperità che su Anàvok non tornerà, ma anche oggi sa che qualcosa esiste, qualcuno che ne è capace, che ha mantenuto la conoscenza.



ANÀVOK 18.01.502


L'uno sorregge l'altro, ha perso sangue dalla testa, sono stremati, il caldo è soffocante, guarda avanti, non si arrenderanno adesso. Il silenzio è sufficiente a colmare la distanza, si tengono ma non si parlano, dopo il prossimo passo un altro, non contare quanti ne mancano, per carità, è il prossimo passo che conta. La sete ritorna, hanno una resistenza fatta di anni, la privazione che ti rende più forte se non ti uccide, una vita fin qui di scarsità, accorcia la tua esistenza, ma ti tempra col fuoco.


Finalmente li vede arrivare, li soccorre. Di nuovo i tre assieme.



ANÀVOK 19.01.502


<Papà...> Il viso tondo di un ragazzino, i capelli neri, il lungo ciuffo aggiustato da un lato. Il padre in silenzio, il consueto sguardo duro, non è cattivo, non ce l'ha con il figlio, sa che è diverso da lui, il suo aspetto è severo e saldo, dentro non sa come comportarsi, lancia di sfuggita uno sguardo e il giovane si è voltato dall'altra parte e lentamente va per uscire. Vorrebbe dire qualcosa, è arrivato alla porta, non sa come parlargli, lo lascia andare senza dirgli nulla, riabbassa lo sguardo e continua a mangiare. E' rimasto da solo, solo con i suoi pensieri seduto al tavolo, non ne parlerà più con nessuno, fino al giorno della sua morte, quando Uli rimarrà da solo.


<...Ti voglio bene>, non c'è cura alcuna, è deperito, nello sguardo serio la tanta forza ha in parte lasciato il posto ad un'incertezza, guarda il figlio con speranza e apprensione.

Uli non riesce a rispondere, ma gli occhi gli si riempiono di lacrime; sono solo loro due, a casa.

Quella stessa notte il male porterà via il padre.


Uli si sveglia. Apre la saracinesca del laborotario che è anche la casa di Yon. Sta sorgendo proprio ora il sole. Resterà così, in mezzo a nulla e a tutto, fino a quando la stella non sarà da un po' per la metà concessa oltre il bordo del piccolo mondo.



ANÀVOK 20.01.502


Hanno inizio i preparativi. Se ne incaricano Yon ed Uli, fino a quando il loro amico e pilota non si sarà ripreso, allora si metterà a fare pratica con la navicella.

<Non te l'ho mai chiesto, ma dove hai trovato il progetto per questa?>, fa Uli indicando il velivolo.

<E' mio>, e Yon sorride sornione in maniera volutamente palese. <Ma discende da vari progetti diversi. Ho cercato, Ley mi ha dato una mano nel corso degli anni e dei suoi viaggi. La quantità di cose che si sono lasciati dietro, non ne hai idea. Ed è tutto qui, tra le rovine.>

Uli sorpreso e attento ascolta nella sua ingenuità ed ignoranza di qualsiasi cosa non venga dalla terra, cresca ed alla terra faccia ritorno.

Ley disteso ascolta il suono delle voci che provengono da fuori, è bello avere qualcuno intorno, non è una cosa alla quale è facile abituarsi. Un momento un pensiero, un ricordo spiacevole affiora e lo preoccupa, ma la coscienza se ne dimentica quasi subito.



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