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lavoro pubblicato giovedì 2 febbraio 2017
ultima lettura mercoledì 30 ottobre 2019

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CICERONE: UN "HOMO NOVUS" IN POLITICA

di RICK. Letto 403 volte. Dallo scaffale Storia

Cicerone nasce nel 106 a.C. ad Arpino e muore nel 43 a.C. a Formia. Compie i primi studi umanistici e storici a Roma, per poi allontanarsi e recarsi a...

Cicerone nasce nel 106 a.C. ad Arpino e muore nel 43 a.C. a Formia. Compie i primi studi umanistici e storici a Roma, per poi allontanarsi e recarsi ad Atene, in Siria, a Rodi, luogo che lo caratterizza poiché è qui che, attraverso gli studi, abbandona la parte asiana (stile complicato, pieno di metafore e figure retoriche) e apprende l’atticismo (stile più semplice, chiaro, limpido) e ritornare infine a Roma.

Inizia la carriera politica nell’80 a.C. nella vicenda di Sesto Rosso come avvocato di questo: Sesto Rosso era accusato di aver ucciso il padre, ma Cicerone riesce a dimostrare che non era vero, scaricando le responsabilità su due amici del liberto Crisobero, che secondo lui avevano agito per condannare Sesto.

Nelle sue opere teoriche Cicerone usa uno stile strutturato, con frasi ricche di subordinate ma sempre molto ordinate e precise. Questa sua organizzazione di frasi complesse è segno di grande esperienza e padronanza della lingua e della scrittura, e ne da prova inserendo citazione sarcastiche (talvolta anche nelle orazioni).

Nel periodo di studi in Grecia, il poeta approfondisce la sua conoscenza per quanto riguarda la scuola epicurea attraverso gli insegnamenti di Antioco di Ascolana. E’ infatti grazie a lui che la posizione filosofica di Cicerone si avvicina al pensiero platonico, differenziandosi però da questo in quanto vede complicato giungere alla verità assoluta (platonismo-scettico), ritenendo che si può al massimo affermare ciò che è più probabile (probabilismo-scettico). Questo suo pensiero fa sì che Cicerone non si identifichi in una scuola filosofica precisa, ma in questo probabilismo-scettico, che gli permette la visone di più correnti. Di conseguenza, questo suo atteggiamento lo classifica come un eclettico, ovvero come una persona capace di distinguersi in più campi e di usare informazioni provenienti d più idee.

Tornato a Roma, entra a fare parte del senato come “homo novus” e comincia veramente la sua carriera politica. Inizialmente gli viene affidata la questura in Sicilia, dove svolse un lavoro molto scrupoloso, tanto che pochi anni dopo, i siciliani, lo chiamavano come loro portavoce nell’accusa contro Verre, il quale li aveva rapinati dei loro beni. Cicerone affronta Verre e lo caccia dimostrando la sua colpevolezza con una sola orazione, evitando così il processo.

Un'altra fase significativa è quella dell’anno 66 a.C., nel quale Cicerone offre il suo appoggio a Pompeo per combattere Mitridate del Ponto. Pompeo si era infatti messo in luce come militare negli anni 60 fino a diventare console nel 70: nel 67 combatté i pirati del Mediterraneo e nel 66, dopo aver ricevuto poteri straordinari da Cicerone, politico di un certo rilievo al momento, attraverso una sua orazione (nonostante la disapprovazione del senato) affrontò Mitridate del Ponto.

La guerra contro Mitridate fu fatta negli interessi dei mercanti e della plebe, poiché bloccare i commerci avrebbe tolto lavoro e sostentamento ad entrambi, e fu sostenuta in senato dagli “equites” (interessati agli affari).

Cicerone supporta la guerra per ottenere la fiducia e l’appoggio della società, e ciò lo porterà ad avere grande consenso nel 64 e ad essere eletto console nel 63. Vince le elezioni grazie al suo spirito moderato che gli consente di attirare simpatie anche di altri “partiti”, a differenza di Catilina che era invece troppo estremista.

Il cavallo di battaglia della politica di Cicerone è sicuramente il “concordia ordinum” (concordia degli ordini, che sono la classe senatoria e quella equestre).

Le orazioni: le più importanti sono le quattro “catilinarie”, ovvero orazioni contro Catilina tenute davanti a quest’ultimo o davanti al senato. 1°: orazione tenuta in senato davanti a Catilina, nella quale smaschera la sua congiura (organizzata dopo la sconfitta subita dai due consoli Silano e Murena). Cicerone parla personificando lo stato, dicendo che la società non lo vuole, e invitandolo quindi ad andarsene (non lo fa lui direttamente perché non aveva il potere di esiliarlo). 2°: orazione durissima tenuta davanti al popolo quando ormai Catilina ha lasciato Roma. In questa Cicerone dipinge il nemico in modo negativo, sminuendolo, dipingendolo come una bestia ed esponendo infine le trame. 3°: orazione tenuta davanti al popolo in occasione della cattura dei complici di Catilina. Qua riferisce al popolo dell’arresto e della seduta in senato, dove i congiurati erano stati messi sotto accusa. 4°: orazione tenuta in senato durante una seduta. Con questa, Cicerone, approva la proposta avanzata da Silano di condannare a morte i complici della congiura.


Commenti

pubblicato il giovedì 2 febbraio 2017
Azzurra, ha scritto: Tutto vero. L'homo novus si trasformò tuttavia ben presto nel più convinto difensore del vecchio ordine. Succede sempre così. Ho sempre parteggiato per Catilina e gli sconfitti della storia romana...ciao e grazie

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