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lavoro pubblicato giovedì 2 febbraio 2017
ultima lettura sabato 15 giugno 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Un viaggio inatteso

di JaredMarcas. Letto 362 volte. Dallo scaffale Fantasia

C'è una strana atmosfera nel palazzo imperiale di Esthiria: l'imperatore sta morendo. Solo lo Zede, il non plus ultra della stregoneria, può cambiare le sorti del suo destino. Potrà Santior, stregone imperiale, modificare il corso degli eventi?

Un bussare nervoso ed energico mi destò dal leggero sonno che ero riuscito da poco a conquistare. Stordito, cercai di comprendere meglio cosa stava succedendo. Aprii la porta ma il corridoio era voto. -Cosa succede?-, chiesi ai freddi spifferi che infestavano il castello. Tornai nel mio alloggio per indossare un saio invernale. La temperatura durante la giornata era discretamente calda, ma durante la notte si moriva letteralmente di freddo. Stavo quasi accarezzando l'idea di ritornare nel mio letto, al caldo, quando udii il mio nome: -Santior! Santior! Per Dio, dove sei?-.
-Eccomi, eccomi! Ma che succede? Il cielo è ancora buio pesto!-, esclamai, mettendomi di fretta e furia il saio sopra la camicia da notte e gli stivaletti. -L'imperatore, Santior! L'imperatore non risponde più-. Accidenti, stava succedendo prima di quanto avessi immaginato.

Salii velocemente le scale che portavano agli alloggi imperiali. Nell'anticamera, seduta sotto il ritratto della famiglia imperiale, stava la moglie di Sua Altezza Davanos I, l'imperatrice Esthiria, sorretta da due ancelle, esausta e semi-svenuta dal dolore. Feci un inchino inutile mentre le passai davanti, come l'etichetta di corte richiedeva, poi corsi nella camera da letto dove l'imperatore stava morendo. Appena entrai, venni accolto, oltre che dalle guardie e dagli altri eminentissimi luminari che in quei giorni alloggiavano nel castello imperiale, da un tanfo di morte acido e pungente, tant'è che tutti nella stanza respiravano, a fatica, tramite un fazzoletto posto davanti la bocca. Io non ne avevo bisogno, dato che con il mio lavoro mi trovavo spesso davanti a persone in tali condizioni. -Santior, Santior, Santior! La preghiamo! Faccia qualcosa per Sua Altezza! Non la lasci morire!-, fece Senigur, il secondogenito di Davanos. -Maestro la preghiamo, faccia tutto il possibile!-, mi disse Astion, l'erede al trono, mentre si prostrava ai miei piedi, baciandomeli dalla disperazione. -No, no...vostra Signoria non deve abbassarsi a tanto. Su, su! Si alzi, vedrò di fare tutto il possibile.-, cercai di rincuorare Astion, mentre lo aiutavo a rialzarsi. Avvicinandomi al letto, notai che l'imperatore aveva gli occhi infossati e sgranati, con lo sguardo perso verso il soffitto. Ma il particolare che più saltava agli occhi erano le vene del viso, diventate di colore nero intenso. Il pomeriggio prima erano ferme al torace, ed in poche ore avevano già raggiunto la testa. -Cavolo, questo non è un buon segno...-, sospirai guardando e toccando le vene, diventate dure come piccoli cordoncini fibrosi. -E' grave, Maestro?-, mi chiese con aria afflitta il comandante della guardia, Elinsor. Lo guardai negli occhi scuotendo la testa. A quel gesto, Astion si mise a piangere.

-La situazione si è aggravata prima del previsto...-, continuai, spiegando ai presenti quello che stava succedendo al loro imperatore.
Sua Altezza Davanos I, nel tentativo di espandere il suo impero verso est, si era imbattuto in una legione di Hunli, un popolo nomade che infesta le regioni orientali del continente di Lhasintia. Gente di guerrieri, che combatte fino alla morte, ma consapevole anche di alcune pratiche magiche. Mentre l'esercito imperiale di Evernon si accingeva ad annientare una tribù raminga di Hunli, una strega morente lanciò un maleficio a Davanos, colpendolo alla gamba. Durante i primi giorni l'imperatore soffrì solo di un leggero fastidio, che gli impediva di muoversi con disinvoltura. Ma poi le vene iniziarono ad indurirsi e a diventare nere, portando piano piano Davanos ad immobilizzarsi a letto.
Quando venni chiamato, il maleficio si era già esteso ad entrambe le gambe. Una maledizione di quel genere, della famiglia delle "mors tarda", normalmente porta alla morte in due mesi, ma più la vittima cerca di resistere al diffondersi della maledizione, più questa agirà velocemente.

-Vostro padre non ha dato ascolto alle mie parole e la maledizione ha agito più velocemente di quanto ci si aspettava...oramai ha quasi raggiunto il cervello. Purtroppo la pozione che stavo preparando è ancora in fermento...fino a domattina non sarà pronta, ma non sono sicuro che Sua Altezza supererà la notte...-.
-Non è possibile Santior! Dia subito a mio padre quella pozione, è un ordine! Non mi interessa se non è ancora pronta!-, mi urlò contro Senigur, afferrandomi il saio con entrambe le mani e riversando su di me tutta la sua rabbia.
-Sire, posso anche provare, ma tenga conto che la pozione servirà solo a rallentare l'andamento della maledizione, non a curarla. Con una fermentazione incompleta rallenterà la maledizione ancora una sola settimana, ma è probabile che non funzioni neanche. Beh, data la situazione, l'unica speranza è quella di tentare con una pozione incompleta. Se funzionerà, avremo forse il tempo di trovare il rimedio definitivo a questa sciagura.-
-Rimedio? Santior, ci sta dicendo che esiste davvero un rimedio?-, mi chiese speranzoso Astion, quasi si fosse ripreso dalla catatonia che lo aveva pervaso. -Forse. Negli ultimi giorni, le ricerche che ho effettuato nella vostra biblioteca mi hanno condotto a questo.-, feci, mostrando una pagina raffigurante un libro con la copertina foderata a squame. Sotto, nella stessa pagina, si trovava il disegno di una pianta cespugliosa, all'apparenza molto grande, con dei piccoli fiori molto vistosi sulla sua sommità. -Questo che vedete è un libro molto prezioso, viene chiamato Lo Zede, in quanto contiene tutti gli incantesimi più potenti a questo mondo. Ma il libro da solo serve a poco nel nostro caso, in quanto non esiste un incantesimo che faccia regredire la maledizione a questo stadio...o che riporti in vita i morti-.
-Non si permetta più di dire una cosa del genere in mia presenza! Mio padre non è ancora morto, mostri un po' di rispetto!-. Senigur sbattè un pugno sul tavolo mentre urlava queste parole e tutti si voltarono a fissarlo. -Mi scusi, Sua Altezza, il mio era solo un riferimento alle potenzialità del libro...quello che a noi interessa è il suo uso combinato con questa pianta, la Flores Juventutis. Se trattata con i giusti incantesimi, questa pianta può far ringiovanire il corpo di un essere umano per un determinato periodo di tempo...quindi sarebbe come se il corpo di vostro padre tornasse ad un punto nel tempo dove non aveva ancora contratto la malattia. E' un incantesimo molto rischioso, c'è il rischio sia di riportare il tempo troppo indietro, sia di farlo andare in avanti velocemente. Comunque sia, il prezzo di questo artificio sarebbe l'inibizione della coscienza di Sua Altezza vostro padre...ma solo per qualche tempo, più o meno lungo. Inoltre, di più non possiamo fare.-
-Presto allora! Recuperiamo questo libro e la pianta!-, fece, nel silenzio generale, un soldato della guardia imperiale. -Non è così semplice...-, risposi sospirando. -Il libro è stato oggetto di innumerevoli furti da che se ne ha memoria. Ma penso che il compito di ritrovarlo non sia una sfida dura per le vostre guardie scelte. L'ultima notizia che sia ha dello Zede è nel principato di Anlassia. Con gli informatori giusti, penso possiate scoprire dove sia finito adesso...-
-E per quanto riguarda la pianta?-, chiese Astion. -Della pianta mi occuperò io, ma ho bisogno di almeno due accompagnatori...sarà un viaggio difficile, dovremo raggiungere le terre di Confine.-
-Quelle terre? Ma lo sa cosa succede lì vero?-, sbuffò Elinsor. -E lei lo sa che il suo imperatore sta per morire, vero? Questo è l'unico modo. Immagino che lei Elinsor non voglia farmi strada fino alle terre di Confine...bene. Avrò bisogno di qualcuno che sia pratico della vita all'aria aperta e di qualcuno capace di difendere un gruppo. Io darò una mano con la mia stregoneria.-

Nessuno si fece avanti. Incrociai lo sguardo di Astion, ma questi lo distolse quasi subito, posandolo verso il padre morente. C'era da aspettarselo da lui... Nel tempo che ero rimasto alla corte imperiale, avevo conosciuto più il suo lato codardo che i suoi pregi di erede al trono.
-Nessuno? Senigur? Elinsor?-
Il rifiuto dell'erede al trono me lo aspettavo, ma di Senigur, sempre pronto a dimostrare il suo valore con aggressività e tenacia... -Sono forse parte del popolino? Dovrei sporcare la mia persona in un viaggio ignoto e rischioso? Ho delle faccende qui sa? Mio fratello ha bisogno di me per governare il regno in vece di mio padre! Come le è venuto in mente di pensare a me come possibile compagno poi? Io e lei non siamo alla pari-, concluse Senigur, gettandomi uno sguardo sprezzante. -Io ho una guardia da comandare qui! Adesso che l'impero è debole a causa della maledizione inflitta a Sua Altezza, i nostri nemici non perderanno occasione di attaccarci. Io servo qui.-, aggiunse Elinsor.
Incredibile. Tutti preoccupati della sorte dell'imperatore...e quando poi ci si deve sporcare le mani per salvarlo tutti spariscono. Senigur doveva aver in mente un piano per succedere al trono al posto del fratello, decisamente inadatto a governare un impero. Faceva tanto il figlio preoccupato, ma forse, in fondo, sperava nella dipartita del padre. Quello che non capivo era il rifiuto di Elinsor. Aveva tanti validi sottotenenti a cui affidare la guardia in sua assenza...
-Ho capito. Ci penserò io a trovare i giusti accompagnatori per questo viaggio...- Detto questo, uscii dalla stanza. Passai dalla mia camera a racimolare bisaccia, cappello e bastone da camminata. Quindi me ne andai dal castello, senza avvisare nessuno della mia partenza immediata. Il loro fare ipocrita mi aveva fatto ribollire il sangue nelle vene e non ci tenevo molto a rivedere le loro facce. Se mi ero preso la briga di affrontare quel viaggio era solo per Davanos. Da quando mi aveva accolto nella sua corte, era si era comportato nei miei confronti più come un amico che come un monarca. Non potevo sopportare l'idea che se ne andasse, non prima che avessi potuto ripagare il debito che avevo in sospeso con lui. E quella era la giusta occasione.

L'aria fuori dal castello era ancora gelida, ma il sole stava già facendo capolino ad oriente, tingendo di un tenue arancio il cielo ancora notturno. Presi due pezzi di pergamena e, pungendomi il dito, versandoci sopra due gocce del mio sangue. Poi, soffiando e pronunciando mentalmente "receptui", i due pezzi presero le sembianze di due volatili e si librarono il cielo. I miei accompagnatori mi avrebbero presto raggiunto sul cammino verso le terre di Confine.?



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