ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato lunedì 30 gennaio 2017
ultima lettura domenica 17 marzo 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Starlight - Luce di stella (Inizio)

di LMA. Letto 296 volte. Dallo scaffale Fantascienza

ANÀVOK 01.01.502 Svegliati... Ley apre appena un occhio, il sole è sorto e gli sta illuminando il viso. Attenua il grigio che lo circ...

ANÀVOK 01.01.502


Svegliati...

Ley apre appena un occhio, il sole è sorto e gli sta illuminando il viso. Attenua il grigio che lo circonda.

Si solleva a sedere. Il mondo intorno anche oggi è sempre lo stesso.

Si alza tra i rottami e l'immodizia. Si passa una mano sulla testa rasata e sta per qualche momento a guardare l'alba.

Due altissimi ed imponenti palazzi in rovina stanno uno davanti a lui sulla sinistra e alle sue spalle il secondo, a qualche centinaio di metri. Sono gli ultimi due rimasti in questa zona. Quando cosi come questi vengono giù la terra trema per chilometri ed è meglio non trovarsi nei paraggi. E' impossibile entrarvi perché vennero sigillati quando vennero abbandonati, così bisogna aspettare che cadano per avere accesso a quel che contengono. Molti materiali utili in molte maniere. Solo, per quanto vecchissimi, ci mettono un tempo enorme a deteriorarsi, questi due sono ancora abbastanza solidi.

Grazie a qualsiasi dio ci sia anche qui, oggi c'è una leggera brezza, attenuerà un po' il caldo della giornata.

La luce del sole rosso inonda il paesaggio. All'orizzonte, oltre gli ultimi resti della città, la terra chiara del deserto che lontano si alza in rilievi dello stesso colore.


Yon si tira a sedere sul suo letto. Si sfrega gli occhi con una mano.

Apre la saracinesca e il rossore del sole riempie il suo laboratorio. La giornata sembra come tutte le altre. Si prende della radice di pan, l'ha quasi finita, e l'addenta, si siede ad aspettare che Ley arrivi. Tutto è immobile nel mattino, un'altro giorno come tutti gli altri. Riflette e un po' guarda e basta mentre mastica. Guarda l'orologio solare sulla perete della rimessa. Non possiede batterie per l'accumulo dell'energia, non per cose di così poco conto, ma il sole rosso è sufficiente per quello ed altro, sebbene non abbia la potenza di quello giallo. Alza gli occhi al cielo dai toni dell'arancione.


Al sorgere dell'astro Uli è sul portico della sua casa. La costruì con suo padre tanti anni prima con i pezzi recuperati dalla vecchia città. Vive più a Nord, coltiva radice di pan e roto che più a Sud non riesce a crescere. Oggi sente la solitudine del suo isolamento.

Ha due amici, vivono l'uno nell'estrema periferia Sud della megalopoli, proprio difronte al deserto, e l'altro nella periferia orientale dove possiede un laboratorio di meccanica. Vivono tutti e tre ancora dove abitavano con le loro famiglie. La casa di Ley in verità non c'è più, è caduta, però lui continua a vivere lì. E' l'unico, tuttavia, che possa spostarsi quando vuole, possiede un mezzo meccanico di trasporto, della sua famiglia da tre generazioni, e lui è rimasto l'unico di cui conoscano che sappia guidarlo.

Nessun altro vive lassù come lui, delle volte la sera, quando il sole resta sospeso per metà sotto l'orizzonte, vorrebbe essere più a Sud anche lui, si dice che almeno ci sarebbero altri. In verità sa che sono rimasti talmente in pochi che anche in città puoi passare giorni senza vedere un altro essere umano. Chissà se anche Yon e Ley fanno di questi pensieri, si chiede.


Ley è in viaggio, passa sopra ai cadaveri di metallo di un mondo abbandonato e abbandonati coloro che non andarono via. Il sole è sempre basso sull'orizzonte, di luce radente vivono loro che abitano queste terre, solo un'ora al giorno si leva ad un'altezza un poco maggiore. La sera, allo stesso modo, diviene notte per circa un'ora intera. Sono gli unici due momenti nei quali la notte è davvero notte e il giorno è giorno. Questo può cambiare il modo di guardare le cose, venti ore, nove di alba e nove al tramonto. Una vita sospesa, in costante attesa. Una volta ogni duecentocinquanta giorni, l'anno di Anàvok, i due soli sorgono insieme. Uno spettacolo bellissimo, restano insieme e il pianeta è come se si rigenerasse.

Ley sta andando a trovare Yon; sono circa cinque miglia. Il suo mezzo passa facilmente sopra agli ostacoli sul terreno. Fu Yon a rimetterglielo in sesto quando si ruppe qualche anno prima. Era sempre stato capace di lavorare le macchine; quella come la maggior parte funziona ad energia solare. Sono passate tre settimane dall'ultima volta che si sono visti, c'era anche Uli, sente la loro mancanza, anche se quando si vedranno non lo dimostreranno granché, non lo ammette più di tanto nemmeno a sé stesso. E' la luce mai piena, è l'isolamento al quale ti abitui, è lo sguardo che hai qui che guarda sempre avanti.


Yon dà all'amico una bevanda fresca ricavata dal roto. Il sole ha cominciato la discesa dallo zenit. La temperatura è salita. Staranno insieme oggi e tutto domani, l'ora di buio è considerata la fine del giorno, poi Ley si dirigerà a Nord. C'è qualcosa che deve trovare.



ANÀVOK 02.01.502


Uli si è addormentato in mezzo al suo campo, ubriaco, riesce a produrre un liquore con il roto e gli zuccheri presenti nella radice di pan, la breve notte è dissolta dal sole giallo che fa la sua comparsa e forte, subito, comincia a riscaldare la terra e l'aria, lo desta.

Non ricorda esattamente, carponi, barcollante, si mette al riparo dietro l'angolo della casa, doveva essere triste, per questo aveva bevuto di più. Gli fa male la testa, gli fa male la schiena, non vuole tenere gli occhi aperti, così li richiude e si riaddormenta. "Voglio solo dormire."


Riapre gli occhi, sta di fianco ai gradini del portico, è giorno... Fa molto caldo, si trascina su, verso la porta di casa che apre, scivola dentro. Chiude le palpebre di nuovo, sdraiato nell'ingresso, l'odore del metallo nelle narici. Sta male. "Un altro giorno... un altro giorno ancora..."


Alla sera, parole nate chissà dove o quando e per cosa, si alza da terra. Sta in piedi per la prima volta da molte, forse venti, ore, si regge un momento. Si guarda intorno. Non ha fame... forse sì, ma sente che vomiterebbe. La porta sbatte nel poco di vento che fuori solleva piccole manciate di polvere. Sta a guardare. <Delle volte sembra che sia solo polvere... tutto quello che c'è.> Deglutisce, va a bere un po' d'acqua. Attento a non farne cadere, il suo pensiero si sposta, pensa che l'acqua non è tutto, avrebbero dovuto tenerlo in considerazione prima di venire qui.


<Lo farò domani...>, deglutisce, <Oggi no.>



ANÀVOK 03.01.502


Salutato l'amico, Ley, il cercatore, è di nuovo in viaggio. Il mezzo avanza lentamente, prossima tappa, casa di Uli. Dal suo risveglio, al sorgere del sole di nuovo rosso, un'impazienza s'è impossessata di lui, ora cresce ad ogni chilometro. Sono trenta miglia verso Nord, sarà una lunga giornata, il terreno è disseminato di ostacoli da evitare, troppo grossi e sempre di più, si avvicina a quello che era il centro, il cuore, della più grande città dell'emisfero settentrionale di Anàvok.

Due giganteschi palazzi, torri, come le chiamano, piegati alle fondamenta, sono appoggiati uno all'altro in un colossale passaggio a tre lati, la sommità ad un'altezza di quasi duecento metri. Ley passa a fianco, alzando gli occhi nel silenzio rotto unicamente dal girare delle ruote al suolo.


Verso Nord gli edifici si fanno più fitti, più strade, ha incrociato anche qualcuno, una bambina fuori da una baracca dietro la quale si alzava del fumo. L'aveva salutata con un cenno lento del capo, lei non si era mossa, l'aveva solo guardato passare con gli occhi azzurri spalancati.

Questo non è un posto sicuro dove restare, deve continuare senza soste.

Lo sporco aumenta, la luce diretta passa ad intermittenza tra le costruzioni.


Raggiunta la periferia si ferma. Beve un sorso e guarda indietro, nel tramonto e alba perenne, si sente meglio ora che è passato oltre, se la lascia alle spalle e ne è contento, anche senza saperne il motivo. Potrà procedere più velocemente, un paio d'ore dovrebbero bastare. Gli sembra molto tempo che non lo vede, sorride all'idea di incontrare Uli.


Uli si punta l'arma alla gola, lo scatto in fuori della lama gliela trafiggerà. Guarda avanti, due lacrime scendono a rigargli il viso, respira, sta per tramontare, ancora un'ora, avrebbe voluto rivedere i suoi amici. Non ha modo di comunicare con loro, aveva pensato di mettersi in cammino e andare a trovarli una settimana fa, ma ha rinunciato, la strada è tanta e si perderebbe... Non importa, si è perso comunque pensa.

Con voce tremante, <Un momento ancora...>

Un rumore lontano si avvicina. Trattiene il fiato e ascolta. Il rumore aumenta, non è forte, ma continuo, viene verso di lui. L'arma ha cominciato ad abbassarsi, è concentrato solo su quel suono che viene da fuori.

<Uli!>, sente chiamare il suo nome...


Ley chiama il suo amico, fermatosi davanti alla casa malandata. Smonta, guarda in direzione dell'ingresso... e lo vede uscire. Gli sorride, Uli con uno strano sguardo fa due passi di corsa verso di lui, giù dal portico.

Si fissano a qualche metro di distanza, <Ley.>

<Ciao.>

<Sono contento che tu sia qui.>


I due amici, si conoscono da quando erano bambini, passano la serata a parlare, bevono, ma solo acqua, e mangiano dell'ultimo raccolto.

Si conobbero un'estate, Uli e suo padre erano andati in città come ogni anno per scambiare quel che avrebbero potuto, conobbero il padre di Yon che fabbricava alcuni oggetti utili per chi viveva la gran parte dell'anno isolato e suo figlio che già lo aiutava, <Tra qualche anno questo ne saprà più di me!>, sorridendo all'altro uomo. Strinsero una vera amicizia e i loro figli fecero lo stesso. Era la fine della stagione per loro, così si fermarono un po' ed Uli anche dopo che il padre fu ripartito con altri due agricoltori del Nord. Yon aveva un grande amico, il suo nome era Ley.


Ora ridono, l'oscurità sta per calare, ma con un amico non te ne accorgerai.



ANÀVOK 04.01.502


<Cosa mi stai chiedendo?...>

<Se vuoi venire con me. Ci vorrà un bel po' prima del raccolto, non è vero? Allora potresti fare il viaggio a Nord con me.>

<Siamo già a Nord.>

<No, Il Nord. Là>, indica.

Uli guarda laggiù, all'orizzonte, oltre le ultime fattorie abbandonate, oltre gli ultimi campi, una distesa più scura, aperta alla vista. Dopo l'incertezza, sente di volerlo fare, volersi mettere in viaggio con il suo amico. Lo guarda e si intendono.

Ley ne è contento. Sarà un lungo viaggio e lo ha affrontato solo un'altra volta.


Preparano tutto il necessario, partiranno domani con la prima luce.


Uli sbadiglia, <Cosa andiamo a trovare?>

<Metallo. Metallo puro, grezzo.>

<E' per Yon, non è vero?>, gli compare un sorriso in viso, <Ce l'ha fatta?!>

Ley fa cenno di sì e si mette a sorridere anche lui.



ANÀVOK 05.01.502


Sono in viaggio. I loro pensieri vagano accompagnati dal leggero vento, dalla luce sempre radente e dalle tante sfumature. Ricordi di un tempo, di qualcuno, di qualcosa che è così lontano. Qualcosa lascia la sua impronta, come ora le ruote sulla terra arida, qualcosa d'altro no, cosa permette questo? Veniamo toccati e qualcosa non se ne andrà più via, mai più, non domani, non il giorno dopo, o la settimana dopo, o dopo molti anni, quando avanti sei andato, ma indietro sei rimasto.

Si fermano a fare una pausa, bevono e mangiano.

Ley seduto in sella, Uli per terra, <Quanto è lunga la strada?>

<Ho fatto il viaggio solo un'altra volta, è passato un po', ma dovrei ricordarmi abbastanza bene. Ci sono giusto un paio di difficoltà per arrivare. Dovremmo, se tutto va bene, impiegare cinque o sei giorni.>

<Ma per quanto prosegue questo deserto?>

<Fino alla fine quasi>, beve un sorso di limpida e tiepida acqua. <Sono circa cinquecento miglia fino in cima.>

Uli non ha mai percorso una simile distanza in vita sua.

E' tempo di riprendere la marcia.



ANÀVOK 06.01.502


Uli se ne sta sdraiato sulla terra, le braccia incrociate dietro la testa, per oggi hanno avanzato abbastanza. Si sono inoltrati nel cuore di quella distesa brulla e desolata. La temperatura è leggermente diminuita, se n'è accorto subito.

Devono avere successo, se Yon ce l'ha fatta forse stanno per andarsene. Vale la pena, tutto, per questo.

Nel frattempo Ley ha acceso un piccolo fuoco per preparare una cena calda, lo sente imprecare sommessamente, pensa sia venuto il momento di andare a dargli una mano, prima che faccia un casino. Si alza.



ANÀVOK 07.01.502


Durante la notte di Anàvok, nell'ora in cui alcuna luce illumina oltre il bordo dell'orizzonte, nel silenzio del deserto settentrionale, Uli è svegliato di soprassalto da un incubo.

"L'Uomo Vecchio. L'Uomo Vecchio", ha tormentato i suoi sogni, per la seconda notte e con più forza. L'Uomo Vecchio non lo lascia in pace, non può dormire.

Si volge a guardare Ley che dorme. Tra poco si sveglierà, tra non molto il sole sorgerà ancora. Appoggia la testa al braccio, si rigira, ma tiene gli occhi aperti.



ANÀVOK 08.01.502


Yon sta lavorando nel retro del suo laboratorio, un ambiente più grande che sta oltre una pesante porta a scorrimento coperta di polvere.

La mega-città fu fondamentalmente costruita nel mezzo del deserto che in ogni direzione si estende, ad una latitudine sufficiente ad evitare la fascia più calda del pianeta, dove venne rilevata una relativa vicinanza alla superficie dei corsi d'acqua sotterranei e ad una distanza non eccessiva dagli affioramenti di metallo che ricoprono il Nord dal polo.

Un forte vento oggi porta polvere dal Sud, vento caldo, a stare fuori si soffoca. Yon lavora al chiuso, noncurante. Una lamiera si stacca da qualche parte, il vento è cresciuto, è ora trasportata da una corrente d'aria violenta che la sbatte contro la carcassa di un veicolo di un tempo passato che le fa cambiare direzione, va, sollevando terra arsa, in direzione del laboratorio di Yon. Lui è sotto alla navicella, il segreto che sta costruendo da ormai quattro anni, tenuta sollevata abbastanza da farlo passare da due grossi martinetti meccanici, scivola fuori nell'istante in cui la lamiera colpisce il fianco della bassa costruzione facendolo sussultare e colpire la leva del martinetto che, all'involontario comando, si abbassa.

Se succede qualcosa solo vuol dire che sei solo.



ANÀVOK 09.01.502


Giù e poi su, poi fermo lì a metà, e ripeti, anche tu, segui la luce.


Svegliandosi si accorgono che un bruco della terra, un animale di circa mezzo metro, chiaro, che si muove quasi strisciando sulle innumerevoli piccole zampe, è a qualche metro da loro, esplora la zona, vicino ai loro zaini.

Ley, con un espressione di disgusto in viso, afferra il bastone e veloce gli va incontro, la creatura è troppo lenta per scappare, lo trafigge con la lama alla sommità.

<Attento al suo sangue>, dice Uli, <Lo sai che è velonoso?>

<Lo so. Come fai a vivere in mezzo a creature come quella?>

<Sono un problema enorme per i campi, ma non è che ci vivo in mezzo. Noi agricoltori abbiamo imparato che ci sono modi migliori per liberarsene.>

<Ah sì?>, con scetticismo Ley.

<Sì. Se facessi così il loro sangue ucciderebbe le piante e i semi e poi sulla terra smossa ci mettono un istante a scomparire sotto.>


Riprendono la marcia, domani vogliono arrivare.

<Ley!>, gli appoggia una mano sulla spalla, seduto dietro sul veicolo a due posti in movimento, <Passeremo per qualche affioramento che possa fare da riparo? Non vorremo passare le ore più calde sotto alla tua tenda di stracci.>

<Come?>

<E' sole giallo domani.>

<Ah... Sì, ok.>

Il mezzo devia di qualche grado verso Est, una sottile nuvola di polvere ocra si alza al loro passaggio.



ANÀVOK 10.01.502


A sera una distesa di metallo affiorante dalla terra si presenta agli occhi di Ley ed Uli, da prima in formazioni sporadiche. Una superficie liscia e a perdita d'occhio, ondulata, di colore grigio scuro. I due amici si guardano.


A Yon ora riesce difficile aspettare, nonostante una vita passata a farlo, risulta più pesante la solitudine, ora che ha finito, ora che come mai, ora che il tempo è arrivato.

Suo padre non lo credeva possibile, sua madre sarebbe stata fiera di lui, così pensa, e due lacrime affiorano ai suoi occhi. Non è più il momento di pensarci, o forse quel momento non passera mai in lui, in un pianeta arido, dove l'acqua è scarsa, anche una lacrima è un costo.


Uli è solo, in piedi sul metallo che lo circonda, l'orizzonte è libero e aperto e uguale, l'aria è rossa, si accorge di come l'astro sia più in basso del solito. Davanti niente altro che le onde di quel mare quasi nero emerso in un tempo sconosciuto dal profondo di Anàvok, dietro il deserto, egualmente immutato, da qualche parte, in quella direzione, una piccola casa al limitare di una grande città in rovina, un posto rimasto vuoto, perdendo così il nome che aveva, casa non è più lì.


<Per separare il metallo abbiamo solo questo.>

<Come posso aiutarti?>, si offre Uli.

<Dammi il cambio>, Ley si deterge il sudore dalla fronte. Deve bere.

Uli si mette al lavoro, ripetendo i gesti di Ley.

<Prima di domani non avremo finito, dovremo cercare di ripartire entro sera però>, Ley guarda l'amico pensieroso.

Uli si ferma, <Cosa c'è?>

<L'acqua, è andata più della metà... penso che dovrò insegnarti a guidare.>

Lo squadra.

<Uno guida e l'altro si lega dietro e può dormire, e non ci fermiamo più. A parte l'ora di buio. A questa latitudine i soli illuminano di meno e il mio mezzo è più lento. Me ne sono accorto mentre arrivavamo.>

<...Ok>, si rimette al lavoro.



Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: