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lavoro pubblicato lunedì 30 gennaio 2017
ultima lettura giovedì 27 giugno 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Racconto di Natale -Finito-

di giorgial1990. Letto 408 volte. Dallo scaffale Fantasia

Carlotta è una ragazza viziata e scontrosa, che usa le persone solo per i suoi comodi. Una notte le appare come spettro la nonna. E le dice che deve cambiare atteggiamento, per il suo bene. Ed è pentita di come si è comportata con il padre e con lei.

Ci sono sempre due scelte nella vita: accettare le condizioni in cui viviamo o assumersi la responsabilità di cambiarle.
-Denis Waitley-



Uno - Il 23


<<Bene ragazzi, allora come sapete fra 2 giorni è Natale, come sempre se volete venire, a noi ci farebbe piacere fare per due ore alla mattina. Il tema sarà Natalizio, come cibo, bevande ovviamente analcoliche, e perché no qualche regalo, magari fatto da noi.>> Mi voltai verso Veronica la mia migliore amica

<<che cretinata. A me non mi interessa venirci, tanto è sempre una cosa noiosa e tutti sono carini e gentili solo perché è Natale e vogliono avere bei voti con le pagelle.>>

<<Sì, hai ragione. Potremmo trovarci noi due assieme come facciamo le altre volte e guardarci un film su Sky.>>

<<Sì, ottimo>>

<<Veronica e Carlotta cosa avete da dirvi?>> ci interruppe la prof. Donati io risposi

<<che è noiosa questa cosa, nessuna scuola la fa. Ogni uno il 25 sta a casa propria ed è tutto per avere dei buoni voti poi in pagella.>> dissi acida

<<Io penso che è bello, se si può venire visto che è stata costruita questa scuola con delle donazioni proprio arrivate come regalo Natalizio alla nostra comunità. E’ vero per chi crede e un giorno per la famiglia, ma è anche una tradizione che abbiamo sempre avuto, e ci fa piacere che qualcuno passi. Che sia una persona oppure tutte per noi è molto. E ti assicuro che i voti restano quelli, non guardiamo di certo alle presenze per la festa, ma all’impegno scolastico con studio, interrogazioni e compiti a casa e in classe. Credo che a 18 anni sono cose che dovresti sapere signorina!>> feci spallucce e non risposi, tanto ero convinta della mia idea, e non avrei di certo cambiato. L’ultima ora era sempre vuota, potevamo dedicarci a fare quello che volevamo. Quindi io ero al banco che stavo sfogliando un catalogo Avon per vedere cosa c’era da prendere per il 31. Quando quella fastidiosa di Sara si voltò verso di noi.

<<A te non piace il Natale quindi?>>

<<no>> le dissi senza guardarla

<<che peccato. A me piace molto, la trovo una festa piena di colori, e buon cibo da passare con chi si ama, e anche qui a scuola>>

<<tanto con amici e famiglia passi tutto l’anno, come per la scuola. Lo passi quasi tutto qui, a me non interessa venire anche il 25. E poi il Natale è solo business ora>>

<<può darsi che il business sia aumentato, però a me piace lo stesso. E poi non mi dispiace stare con la mia famiglia anche quel giorno.>>

<<Beh buon per te, tanto hai solo loro che ti considerano>> dissi con cattiveria e poi risi. Lei mi guardò, scosse la testa e poi si voltò. Non dissi mai buon Natale a nessuno, ne in classe ne ad alcuni che ce lo auguravano fuori. Andai a casa con Veronica


<<secondo me hai detto bene con la professoressa Donati. Non sarà forse che cambieranno i voti, però cosa serve andare li? Io penso che alle altre scuole non interessi nulla di ricordare quando sono “nate”>>

<<che io sappia no. Alle elementari e alle medie, sono cose che non abbiamo mai fatto. Ma sai alla Carducci, se non fanno le cose fuori dagli schemi non sono contenti. >>

<<Rimango della mia idea di prima, stiamo qui. Ci vediamo un film, e facciamo come ci pare>>


<<Sì puoi ben dirlo.>> Suonarono alla porta, quindi mi alzai e andai ad aprire. Mi trovai di fronte la signora Dorelli quella che abitava due case più indietro.

<<Ciao,Carlotta. I tuoi non ci sono?>>

<<no, sono le 14.00 loro lavorano>> le dissi in tono arrogante

<<giusto, volevo sapere allora se posso parlare con te un attimo>> guardò dietro di me come per farmi capire che voleva entrare. Io invece mi spinsi fuori, e mi chiusi la porta alle spalle. <<Mi dica, faccia veloce che devo studiare>>

<<sì, scusami.>> disse con un sorriso stucchevole

<<come tutti gli anni, vengo a chiedere ad ogni persona del vicinato se vogliono fare una offerta per aiutare le persone che hanno bisogno come i bimbi in ospedale, gli animali dei rifugi, gli anziani che sono rimasti soli e i senza tetto. Mi puoi fare un'offerta?>>

<<no. Non mi interessa>> rimase piazzata

<<mi dispiace molto, che dici così. I tuoi genitori lo fanno sempre, non dico che devi darmi qualcosa tu. Però puoi dirmi a che ora posso trovarli che non ricordo?>>

<<no. E non sono interessati questo anno.>> dissi adirata, lei sì offese

<<Beh mi sembra difficile crederlo detto da te, non offenderti ma loro sono sempre stati disponibili, quindi passerò poi. Immaginavo che anche a te avrebbe fatto piacere aiutare>>

<<no , ne ora ne mai>> mi voltai e bussai forte 3 volte alla porta. Sentì che Veronica stava arrivando.>>

<<Le bugie non si dicono, sopratutto quando qualcuno le cose te le fa notare, non sei una bambina piccola. E poi ti auguro di non aver mai bisogno di aiuto, se no è meglio che chiedi ad altri, perché io cara mia non ti darò il becco di un quattrino>>. Veronica aprì la porta

<<a me non interessano i suoi soldi, e creda quello che le pare.>> Entrai in casa e le sbattei la porta in faccia mentre stava per dirmi altro. Ero infuriata

<<e mai possibile che tutti devono sempre chiedere dei soldi per tutto?>> sbraitai contro Veronica. <<I bambini hanno i loro genitori, gli animali possono mangiare anche pane e acqua e poi quelli dei rifugi in qualche modo fanno sempre, gli anziani possono andare alle case di riposo e se non possono permetterselo che vadano dai vicini. E i senza tetto, sarebbe meglio che si dessero da fare a trovare un lavoro. Comoda la vita, a dire sempre che non trovano nulla. Se volessero lo troverebbero eccome.>> Veronica sul momento non disse nulla poi si fece seria e parlò.

<<Questa volta non posso darti ragione, perché non tutti i genitori possono permettersi delle cure molto costose, altri sono qui ma magari vengono da 1000km di distanza, e hanno rinunciato al lavoro, se non tutti e due almeno uno. Per stare con il figlio, che ha anche bisogno di loro, non solo di cure e di medici oppure infermieri. Gli animali non vivono a pane e acqua, nemmeno lo meritano. Quello spetterebbe solo a chi commette crimini come l'omicidio. E nei rifugi non solo miliardari per poter comprare quando vogliono, cibo, coperte ecc per sfamare e tenere al caldo gli animali. Gli anziani non sono tutti ricchi sfondati da permettersi di andare in una casa di risposo, nemmeno tutti quelli con delle famiglie, e per quanto si possa essere in amicizia con il vicinato. Non puoi sempre chiedere a loro. E per i senzatetto dipende, se non hai una fissa dimora non lavori, se non lavori non guadagni, quindi non puoi comprare casa. La vedo dura>>

La fissai un po, <<e quindi tu dai ragione alla signora Dorelli?>> dissi sprezzante

<<Sì, Carlotta. Mi dispiace, ma a me è stato insegnato così. E non cambio idea di certo per te, questa è davvero una caduta di stile più di tutte le altre. Io ti ho sempre sopportato per questi anni, anche su cose che non ero d'accordo. Perché in fin dei conti con me sei sempre stata gentile, e mi hai aiutato più di una volta. Il discorso della scuola, e stato l'ennesimo che ti avevo dato ragione per quieto vivere, ma a questo punto hai davvero esagerato>> disse adirata.

<<quindi non mi sei mai stata amica?>> la fulminai con lo sguardo.

<<No, sei tu che non lo sei mai stata di me, non il contrario.>> Prese il suo zaino se lo portò vicino all'uscita si mise il giaccone verde scuro e poi lo zaino in spalla.

<<Da oggi abbiamo definitivamente chiuso, quando sarai più umana fammelo sapere.>>

Non mi diede il tempo di rispondere uscì in fretta e furia. Alzai le spalle, peggio per lei, era lei che ci perdeva dopo tutto quello che avevo fatto per aiutarla.


Perdere un amico, è la cosa peggiore che possa capitare ad ogni essere umano presente sulla terra.
Ma perdere un amico a volte è inevitabile, no non è cattiveria ma noi cambiamo ogni giorno, o forse le strade da percorrere sono diverse e ci portano lontano gli uni dalle altri. Amico mio ti ho perso ma, so, che mai ti perderò… perché sei parte dei miei ricordi…parte della mia vita e ciò che mi hai dato…ciò che ti ho dato mai si perderà!

-S. Shan-



Due - IL FANTASMA DI NONNA ANTONIETTA


Ero davvero offesa con Veronica. Ma chi si credeva di essere? Me l'avrebbe poi pagata al ritorno a scuola. Quella sera a cena quando eravamo tutti attorno alla tavola, io e i miei genitori parlammo di cosa era accaduto con la signora Dorelli.

<<E' venuta la signora Dorelli, prima è vero che le hai detto che noi non volevamo darle i soldi per la beneficenza e hai discusso?>> chiese la mamma

<<sì. Perché secondo me potrebbero arrangiarsi bambini, animali e compagnia bella.>>

<<Giusto. Ma visto che abbiamo un nome da mantenere, dobbiamo continuare a farle queste donazioni, come faceva anche la tua povera nonna Antonietta, sono tutte cose che poi se non facciamo, posso ritorcersi contro quando avremo bisogno della comunità noi. E mai dire mai, quindi dobbiamo sempre fare la bella faccia, come ha sempre detto la nonna. Oppure ti sei scordata>> disse mamma offesa

<<no, non mi sono scordata>>

<<a noi pare di sì. Quindi ci siamo scusati noi al posto tuo, e abbiamo dato i soldi. La prossima volta stai in silenzio e dai i soldi oppure digli quando ci siamo. Chiaro?>>

<<sì mamma.>> dissi laconica

<<ottimo, ora che hai finito di cenare, e ora che tu faccia la tua lezione di piano forte e poi vai a studiare e a letto.>>

<<Sì, va bene.>> Mi alzai, sparecchiai le mie cose, e andai in salotto. Mi misi a suonare per 30 minuti. Non mi era mai piaciuto farlo. Ma era obbligatorio sapere suonare uno strumento a casa, e visto che i miei amavano il pianoforte ma non lo sapevano suonare, non mi fecero mai scegliere. Finita la lezione, dove suonai Vivaldi e Mozart. Mio padre mi fermò prima che salissi le scale.

<<Mettici più impegno quando suoni. Sembra che sei alle prime armi.>>

<<Me ne ricorderò>> dissi sbuffando, e finalmente potei andare nella mia stanza. Non avevo voglia di studiare, quindi mi misi a guardare la TV, su un programma di cucina, e mi addormentai tra una portata e la pubblicità. Ad un certo punto, sentì come delle catene muoversi, mi svegliai la TV era ancora accesa, e la spensi. Guardai l'orologio sul comodino era mezzanotte in punto. Sentì ancora quelle catene muoversi, mi svegliai del tutto e vidi una figura trasparente con sembianze umane muoversi verso di me. Quando la guardai meglio, vidi che era nonna Antonietta.

<<Sei davvero tu nonna?>> chiesi spaventata

<<sì, mia cara. Sono proprio io, stai tranquilla.>>

<<Sto ancora dormendo allora? Perché non puoi essere qui. E dire che ero convinta di essere sveglia.>>

<<Lo sei mia cara, e io sì posso essere qui.>>

<<Come mai sei qui?>>

<<perché ho scoperto che non è bello comportarsi come ti ho insegnato io, e come vedo che fai anche tu. E se non ti do questa possibilità ora che anche Veronica se ne andata, farai poi la mia stessa fine in catene.>>

<<non puoi essere davvero lei, la nonna non mi avrebbe mai detto queste cose. Lei non sbagliava mai quello che diceva

<<certo che sono io, ripeto. E ti dico questo perché ho capito di aver sbagliato con te, come con tuo padre.>>

<<e perché sei in catene? Eri sempre buona con me.>>

<<Sciocchezze, sono sempre stata troppo severa e dura anche con te. Queste sono le catene che mi sono fatta io in vita. Avidità, cattiveria, troppa severità, la ricerca delle perfezione, l'odio disumano verso le persone disagiate e molto altro.>> Le lancia addosso un calzino appallottolato che le passò in mezzo, rimasi stupefatta, lei rise

<<sì, sono davvero un fantasma, mi credi ora?>>

<<Ti credo. E non le toglierete mai le catene quindi?>>

<<no, mia cara. Questo è il pegno che devo pagare per il resto della mia non vita, e non voglio che accada anche a te. A tuo padre e poi a tua madre forse sì. Ma magari potreste tutti cambiare.>>

<<e come?>>

<<non posso dirti altro, lo vedrai tu stessa.

<<va bene, però i soldi per la beneficenza che avete dato non sono serviti?>>

<<in parte, mi hanno permesso di venire questa sera qui. Non essendo però vere opere di buon cuore, mi fanno da punizione anche quelle.>>

<<Mi dispiace molto per te.>>

<<Ormai è andata così. A me invece dispiace per te, che sei cresciuta come me. Adesso mia cara, il mio tempo e quasi finito, ti dico che non puoi fare del bene quando morirai anche se vuoi, ormai sarebbe troppo tardi e poi aspettati altri tre fantasmi domani sera. E mi raccomando fai quello che vogliono. >> Pian piano la nonna stava per svanire

<<va bene, farò come dici tu. Grazie per essere venuta, ti voglio bene>>

<<anche io Carlotta.>> e svanì, pensai che la cosa era stata davvero molto ridicola, che avessi poi sognato ad occhi aperti? Eppure era tutto così vivido. Mi voltai e vidi che era 00.20, allora qualcosa era accaduto davvero, mi coricai a letto, e sperai di addormentarmi il prima possibile.


Se non ti arrampichi, non puoi cadere. Ma vivere tutta la vita sul terreno non ti darà gioia.
-Anonimo-


Tre - IL FANTASMA DEL PASSATO


La sera dopo andai a letto, senza però pensare alla pseudo visita di mia nonna di ieri sera. La giornata della Vigilia era come sempre a casa da sola, mentre i miei finivano nei propri studi di fare alcune cose per i lavori. Erano le 23.00 io ero parecchio stanca quindi decisi di coricarmi a letto, e mi addormentai. Poco dopo sentì camminare piano vicino al mio letto, subito non prestai attenzione, magari erano i miei fuori dalla mia stanza e a me sembrava vicino.

<<Carlotta?>> sentì una bimba chiamarmi, allora mi svegliai assonnata.

<<chi e?>> dissi con voce impastata

<<sono Carlotta anche io>> guardai meglio allora. Non avevamo solo lo stesso nome, eravamo la stessa persona. Avevo 8 anni, e il bellissimo vestito giallo sole che mi fece fare la nonna per quel Natale.

<<ma che ci fai qui?>>

<<sono il fantasma del passato, non ricordi cosa ha detto ieri sera nonna Antonietta?>>

mi venne in mente

<<sì, ma allora non è una farsa.>> rise

<<ancora? Noooo>> disse a voce alta

<<sssh, vuoi che ci sentano mamma e papà?>>

<<sentono solo te se passano.>> Dai, gambe in spalla e vieni con me.

<<Dove andiamo?>>

<<lo vedrai>>, mi alzai dal letto, e misi le pantofole viola hai piedi

<<su, dai senza il cappotto non ti serve>> la piccola me, mi prese per mano e mi tirò, andammo verso la finestra la aprì e ci buttammo nel vuoto. Ma non cademmo giù, attraversammo una luce dorata e finimmo a casa di nonna Antonietta, dove seduta ad una poltrona rossa c'era una terza mia versione, a 6 anni però. Mi riconobbi in età anche perché indossavo un abito verde abete, sempre un regalo di nonna per Natale.

<<Eccoci qui, dalla nonna>> disse la me di 8 anni, decisi che le avrei divise come Carlotta 8 e Carlotta 6, per capire meglio chi fossero. Tutto era bello e decorato e sotto l'albero i pacchetti erano tanti, di amici e parenti, i tre più piccoli erano di nonna e dei miei genitori. Sapevo che dentro c'erano soldi in buste, da mettere da parte per il conto che solo alla mia maggiore età avrei usato.

<<Era assurdo>> dissi a Carlotta 8, erano solo vestiti li dentro, i giocattoli erano stati banditi perché a 6 anni si è troppo grandi, quei pochi ricevuti, venivamo subito dati via hai bambini che avevano bisogno.>>

<<sì, che non era una brutta azione volendo>> disse Carlotta 8, ma non era nemmeno giusto che una bambina non avesse più dei giocattoli dai 3 anni.>>

<<Sì, puoi ben dirlo>> dissi triste. La nonna entrò

<<Carlotta?>> disse con tono imperioso

<<sì nonna?>> cosa fai li sulla poltrona, lo sai che devi fare le tue lezioni di pianoforte come vogliono i tuoi genitori>>

<<lo so, ma anche oggi che è Natale?>>

<<sì. Anche oggi, non vedo quale sia il problema>>

<<a me piacerebbe andare fuori con gli altri bambini.>>

<<No, hai la ricreazione a scuola per quello. A casa si fa altro, e poi lo sai che sei grande per i giochi. E adesso su, fila a suonare.>>

<<va bene nonna>> ero triste, ma andai lo stesso al pianoforte, 20 minuti dopo sentì che la nonna era uscita a parlare con qualcuno,e sapevo che lei stava a parlare per un sacco di tempo, quindi uscì anche io, ma dalla porta sul retro, così facemmo anche io e Carlotta 8. E ci trovammo nella stradina privata assieme ad altri bambini. Molti dei quali erano miei compagni anche alle superiori ma da tempo avevo troncato i rapporti. Vidi anche i nonni di Veronica entrare in casa, ma di lei non c'era traccia, forse era già dentro. All'epoca non la frequentavo.

<<Era bello stare qui fuori anche se faceva freddo vero?>> mi chiese Carlotta 8

<<sì. Almeno potevo giocare, a me piaceva molto.>> Ed infatti Carlotta 6, corse con gli altri bambini a giocare a Strega comanda colore. Mi misi a ridere, perché mi ricordavo che dicevo sempre colori assurdi, per sentirmi la più esperta. Come rosso magenta, giallo ocra, blu di Prussia ed altri, e nemmeno sapevo come erano fatti.

<<Carlotta sei qui? Finalmente!>> disse una voce dietro le mie spalle, era Giulia una mia amica. Anzi la mia migliore amica, la guardai con profonda malinconia dopo anni. Carlotta 6 uscì di scena dal gioco, e abbracciò Giulia.

<<sono felice di vederti, dai giochiamo assieme?>>

<<sì, certo>> disse lei felice, ci spostammo verso casa sua, e ci mettemmo a giocare fingendo di prendere il Te, eravamo molto felici.

<<Poi passi a vedere il tuo regalo vero?>>

<<sì, lo sai però sempre quando vengo con mamma papà e Andrea>>

<<va bene.>>

<<a proposito Andrea cosa fa oggi?>> mi chiese Carlotta 8

<<studia all'università come Archeologo.>>

<<Il suo sogno si è avverato.>>

<<sì. Era bello vero piccola Carlotta, avere un giocattolo almeno da Giulia?>>

<<Certo. Almeno da lei siamo sempre bambine e non adulte.>> continuammo a guardare Carlotta 6 e Giulia giocare e mimare le donne adulte, era davvero un piacevole ricordo. Purtroppo però l'urlo di nonna Antonietta risuonò

<<Carlotta? Torna subito dentro. Come osi disubbidirmi?>> non sapendo cosa dire non risposi, intervenne Giulia

<<signora Marzocchi, sono io che sono venuta a chiamare Carlotta>> mi proteggeva sempre Giulia

<<cara, lo sai bene che Carlotta non può giocare e deve suonare>> le disse con dolcezza

<<sì, mi dispiace molto.>>

<<Non preoccuparti, piccola. E Carlotta che deve farsi perdonare, non tu.>> Sì voltò verso di me, e tu fila subito in casa.>> Mi disse con cattiveria, entrammo e la nonna mi fece una ramanzina che mi parve infinita, e da quella volta li non potevo più andare da nessuna parte senza il suo permesso. Visto che la maggior parte del tempo vivevo con lei.

<<Possiamo andarcene?>> chiesi triste a Carlotta 8

<<sì, certo>> mi prese per mano e tornammo nella mia stanza, mi sedetti sul letto.

<<E Giulia adesso la vedi?>>

<<no. Al età di 10 anni abbiamo chiuso l’amicizia e non l’ho più vista. Lei mi scrisse, ma io non so perché non le risposi mai.>> mi vennero gli occhi lucidi

<<mi dispiace molto>> mi disse Carlotta 8, io mi asciugai gli occhi e dissi. Non preoccuparti poi ho conosciuto altre persone, e ho un'altra amica migliore di lei. Adesso è tardi però, vorrei dormire>>

le dissi seccata. Carlotta 8 mi guardò stupita, ma non aggiunse altro e mi salutò, restò ancora nella mia stanza e mi chiese <<la nonna è ancora così severa?>>

<<la nonna purtroppo è venuta a mancare tre anni fa, e sì. E ancora così ma lo fa per il nostro bene>> mugugnò

<<perché allora le altre nonne sono più buone con i lori nipoti?>>

<<perché sono persone deboli. Per farsi rispettare, e per essere qualcuno bisogna comportarsi come lei e tutti ci daranno retta, e ci rispetteranno.>>

<<Ma così hai perso Giulia.>>

<<No>> dissi quasi poco convinta <<è lei che se ne andata, e sì, non le ho più risposto come sai, ma anche lei avrebbe potuto insistere. Adesso ho o meglio avevo una amica che mi dava sempre retta su tutto. Ma vedrai che nel giro del nuovo anno mi correrà dietro per farsi perdonare e tutto tornerà come prima.>> Le dissi sicura di me

<<sarà. A me però interessa giocare, mi piace moltissimo>> mise il broncio

<<Suvvia Carlotta, non è poi così grave non giocare. Lo so, prima ho detto che mi mancava ed è vero. Ma è anche vero che sono cresciuta meglio, e poi avrai sempre il pianoforte

<<capirai. A noi>> disse questo noi molto marcato <<il pianoforte non piace, scommetto che anche ora non è poi il tuo strumento dei sogni>> non mi risposi, avevo ragione.

<<Visto? Lo immaginavo. Perché adesso che sono grande, non posso fare come mi pare? Ti sei promessa che avresti fatto violino, allora menti anche a me.>>

<<In fin dei conti, pensandoci da più grande sarebbero stati soldi buttati via, i pianoforte ebbe un gran costo quando lo presero i nostri genitori.>>

<<E accidenti a loro!>> dissi adirata <<va bene avere otto anni, ma non sono cretina. So benissimo che costò tanto, ma chi glielo ha chiesto? Lo sapevano benissimo che era il violino quello che volevamo, ci hanno forse mai ascoltate almeno lì? No! Perché il pianoforte avrebbe fatto l'invidia di quella Gallina inutile di Tania l’amica di mamma, che poi quante volte è venuta dopo, dai sentiamo.>>

<<Quasi mai, le dava troppo fastidio che io sapessi suonare meglio di sua figlia.>>

<<guarda, immaginavo. Visto che già ora non viene come prima. Sai cosa Carlotta? Sono diventata stupida come la nonna e come papà, stimati!>>

<<non ti permettere sai?>>

<<no, io mi permetto. Io sono te, quindi ti offendi da sola, e mi va più che bene. Sono molto più furba e più vera di te che sei tanto grande.>> Mi scimmiotto, non contiamo nulla in questa famiglia, ma almeno io ho il coraggio di andare da Giulia, di giocare di nascosto e di essere felice. Tu no, hai perso due amiche, ti fai comandare ancora e ti sei promessa delle cose, che non so e non voglio capire perché non ti sei mantenuta.>> Era vero, ero molto più sincera ad otto anni che adesso, e da codarda ho voluto essere più simile alla nonna, smettere di essere questa piccola versione qui, e di comandare tutti a bacchetta. Ci fissammo, mi ero calmata, ma ero delusa dalla mia me adulta davvero non solo come versione bimba, scossi la testa. Non dovevo sentirmi delusa

<<se rimanessi così come sono ora, le cose non andrebbero bene fidati.>> Non risposi

<<Nonna per quanto è restata con noi infondo ci ha voluto bene a modo suo, e ci ha insegnato o meglio a me a insegnato a migliorarmi sempre di più, un giorno lo capirai, cioè da adolescente, in una fase che io ho già passato.>>

<<Bello schifo!>>

<<nonna mi ha insegnato anche a ballare, che è sempre importante per gli avvenimenti mondani, tra un anno imparerai. Abbiamo viaggiato, siamo state tre volte all’estero. A Parigi quando avrai 10 anni, a Londra a 12 e a Mosca a 14. Sono state delle bellissime esperienze>> Carlotta 8 si tranquillizza

<<a Mosca perché era il nostro sogno vero?>>

<<sì.>> Sorrido, <<ho sempre desiderato vedere la Russia, e se in foto l’architettura è meravigliosa di persona lascia senza fiato credimi.>>

<<Non vedo l’ora di vederla, e in Transiberiana siete andate?>>

<<purtroppo no, ma questa è una delle cose che ancora ho nella lista da fare. E voglio riuscirci, sono sicura che prima o poi ci vado.>> Carlotta 8 batté le mani entusiasta

<<e poi siamo state anche spesso a Teatro, come abbiamo sempre desiderato, quindi del bene ne ha fatto.>>

<<Fino ad un certo punto, se non non sarebbe venuta in questo periodo. Lo sappiamo bene perché sei qui.>>

<<Sì, lo so bene. Non avrei mai creduto che la nonna avesse fatto quella fine. Credevo che per lei le cose sarebbero andate meglio.>>

<<E’ quel che si merita.>> Non dissi altro, che avessi ragione io piccola? era quasi l'una quando mi coricai e mi addormentai esausta.


Il passato non è morto; non è nemmeno passato. Ce ne stacchiamo e agiamo come se ci fosse estraneo.

-Christa Wolf-


Quattro – IL FANTASMA DEL PRESENTE


Non che dormì molto di più, perché di nuovo sentì muovere dei passi nella mia stanza.

<<Ancora no, ti prego>> dissi tra me e me scocciata

Quando aprì gli occhi, mi trovai di fronte a me una donna. Era molto alta circa 1.90cm con un abito lungo e pesante, color verde abete, ma era diverso da quello che portavo io a sei anni. Aveva lunghi capelli rossi che le cadevano sulle spalle, aveva l'aria di una donna buona e gentile.

<<Ciao, Carlotta ben trovata, immagino che tu sappia chi io sia>>

<<uno dei fantasmi che mi ha annunciato la nonna>>

<<esatto. Il fantasma del natale presente. Dai vieni con me ora>> anche lei mi tese una mano, gliela diedi e come sempre uscimmo dalla finestra senza cadere, attraversammo una luce verde con tanti brillantini rossi, blu, argento, bianchi ed oro. I colori che di solito si usano per addobbare l'albero. Andammo a scuola e trovai nell'aula magna alcuni professori e una cinquantina di studenti di vari anni. Tra cui Veronica

<<Beh come mai sei qui?>> le disse Silvia di terza

<<perché avevo voglia di venire>>

<<come, Carlotta te lo permette?>> disse sarcastica, Veronica scosse le spalle

<<non mi interessa. Mi sono scocciata di lei, l'altro giorno ha proprio toccato il fondo con il suo comportamento, quindi non mi interessa vederla, e avevo voglia di stare con altri>> le due si sorrisero.

<<Come osa?>> dissi alla donna, <<io che sono sempre pronta per lei per aiutarla in tutto. Dovrebbe essere felice di essermi amica, e non parlarmi alle spalle.>> Arrivò un altro ragazzo con gli occhiali da vista neri, che conoscevo solo di vista

<<e così sei sola?>> disse con Veronica

<<ciao Adam. Puoi ben dirlo, mi sono davvero stancata di quella montata di Carlotta, io cercavo di esserle amica anche se non tutto quello che diceva davvero mi andava bene, ma lei non mi ha mai ringraziata una sola volta, le è sempre tutto dovuto. Ora basta>> disse nervosa

<<sono sempre più offesa dal suo comportamento>> dissi

<<quindi secondo te Veronica ha torto?>> mi chiese il fantasma

<<puoi ben dirlo, torto marcio.>> Lei non disse altro. A Veronica e al gruppetto si avvicinò anche Sara della nostra classe.

<<Veronica? Ho sentito per caso quello che dicevi ora ad Adam, hai fatto davvero bene. A me ha sempre trattato male senza motivo. Meno male, che tu sei buona e mi sei sempre stata vicino, anche se di nascosto. E che posso almeno contare su di te, io fossi in te, non la cercherei nemmeno più.>> Veronica abbracciò Sara

<<solo quando vedrò davvero la sua umanità tornare fuori. Non credo sia sempre stata così, allora cambierò idea. Fino ad allora che si arrangi.>> Ero sia offesa che leggermente triste

<<possiamo andare?>>

<<adesso?>>

<<sì, non voglio restare un minuto di più.>> Mi prese di nuovo per mano, ma non andammo a casa mia, ma finimmo in un posto mai visto prima, ed era sera

<<ehi mai io non abito qui>>

<<lo so bene>> disse, <<vieni ti mostro una cosa>>. Nel frattempo vidi ancora Veronica assieme ad Adam.

<<Come fai ad essere amica con Carlotta? Io non la sopporto e non sono in classe con lei.>> disse Adam

<<Perché so che in fondo è buona. Io vedo a casa sua, i suoi le impongono sempre di fare delle cose, anche se molto spesso non sono presenti, e lei anche se non lo dirà mai, ha molta soggezione di loro, e quindi obbedisce sempre. E poi mi hanno detto i miei nonni che abitano vicino dove c'era sua nonna. Che non era da meno, Carlotta era sempre li, e le imponeva di fare tutto, ci credi che dai 3 anni non ha mai più giocato?>>

<<cosa?>> disse Adam sconvolto

<<sì, lo faceva di nascosto, lo disse la madre di una amica di Carlotta a mia nonna. Loro per il compleanno e il Natale le prendevano un giocattolo che lei usava solo da loro, senza dirlo hai genitori e alla nonna.>>

<<davvero?>>

<<altro che, la nonna si vantava sempre che sua nipote già a 3 anni non giocava più. Perché era grande. Quindi mi fa anche tenerezza.>>

<<adesso capisco perché e infelice. Non è solo rabbia>> le rispose. Io rimasi in silenzio un po

<<però non dovrebbe dire le mie cose ad uno sconosciuto>>

<<hai ragione, però così facendo Adam adesso capisce perché sei così. Prima non ne trovava un motivo, pensava solo che eri viziata e antipatica>>

<<anche lui è antipatico>> la donna non disse nulla, mi prese per mano per seguire Veronica e Adam.


Entrarono in un canile, dove due donne vestite una di bianco e una di rosso le accolsero a braccia aperte.

<<Meno male che siete qui, avete portato qualcosa?>>

<<sì, più che qualcosa.>> Adam fece una veloce telefonata e in poco arrivò un furgone bianco, abbiamo preso: <<tre sacchi di coperte per tenerli al caldo, 9 sacchi di pasta per cani, una trentina di carne, della verdura e della frutta che stava per essere buttata solo perché era troppa, una ventina di cibo per cuccioli, E poi ci hanno portato anche molti medicinali, nuovi, alcuni usati ma buoni e una decina che scadranno tra 3 o 4 mesi, che sono stati usati poco oppure non aperti. Ma rischiano di essere buttati.>> Le due donne rimasero senza parole.

<<Veronica e Adam, grazie mille per tutto. Siete sempre dolcissimi>>, le due donne, Adam, Veronica e l'uomo che guidava il furgone presero la merce e la portarono dentro, in un capanno di legno dove sistemarono poi le cose. Poi fecero un giro per il canile a mettere delle coperte, e Veronica ed Adam facevano tante coccole qua e la, ed i cani erano contenti di vedere delle persone.

<<Allora si sa se vi daranno il posto più grande, dove metterli. Siete troppo stretti qui>> disse Adam

<<no. Pare proprio che quel posto che avevamo trovato servirà ad altro. 50 cani qui sono già troppi, se continuerà così, prima di metterne dentro altri dovremmo aspettare solo che almeno una quindicina trovino casa.>>

<<E in questo periodo arrivano sempre più cani qui davanti, ma come facciamo? Dobbiamo per forza sentire se il canile quello della città più vicina può prenderli almeno loro.>>

<<Speriamo in bene almeno per questo.>>

<<e non si può fare nulla?>> chiesi io alla donna

<<no. Senza il posto come fanno? E poi ci vogliono anche i soldi, le due donne li vogliono mettere di tasca loro se lo trovano.>>

<<Nessuno può dargli soldi?>>

<<a cosa servono i soldi degli altri, che li mettano fuori loro>> e poi rise e scosse la testa

<Scusateci ragazzi ma adesso chiudiamo. Ci vediamo poi, ok?>> disse una delle due donne, quella di bianco vestita

<<va bene. Alla prossima volta allora.>> E Veronica, Adam e l'uomo se ne andarono.

<<Uh come è tardi Carlotta, dai andiamo.>>

<<Non posso restare un altro po?>>

<<per fare cosa, i cani hanno le due donne tanto>> rise di nuovo

<<Va bene allora>> le presi la mano e mi accompagnò nella mia stanza. E anche lei si fermò un attimo e mi chiese: <<Parlami del rapporto tuo e di Veronica>> Mi chiese il fantasma

<<Veronica la conobbi alle scuole medie, era una ragazza gentile ed educata. Di solito le persone come lei non mi colpiscono, preferisco le persone decise e i polso. Però vidi che con me era sempre molto accomodante e quindi decisi di fare la sua conoscenza. Non scappava via quando mi alteravo, veniva con me a fare shopping oppure a casa mia per vedere la TV, e non mi obbligava mai a fare cose che non mi interessavano. Mentre lei faceva sempre tutto quello che volevo, e a me la cosa rendeva felice. Mai nessuna era stata come lei, cercava sempre di trovare il positivo in quasi tutto e tutti, alle volte invece stava in silenzio ad osservare ed ascoltare, non ho mai capito perché. Con il senno di poi, capisco perché si è stufata, è vero magari lei per carattere si fa sottomettere, ma come dicevo poco fa, io però mai una sola volta le ho chiesto. Veronica, vuoi andare al cinema a vedere qualcosa? mi vuoi portare in un posto che a te piace molto?>>

<<E pensi che questo l'abbia ferita?>> mi chiese il fantasma.

<<Immagino di sì, e anche molto. Chissà in realtà quali erano le cose che faceva con me che le piacevano davvero, e io accecata dalla mia assurda educazione con i "paraocchi" non ho mai voluto vedere le cose come stavano.>>

<<Mi fa piacere che adesso lo capisci. E dimmi per te perché alle volte non diceva nulla?>>

<<forse perché esageravo molto con alcuni commenti, pieni di odio verso gli altri, oppure perché facevo dei monologhi, dove lei aveva capito bene, che poteva solo ascoltare, perché anche se le facevo delle domande, non la lasciavo parlare.>>

<<motivo?>>

<<forse avevo paura di una sua reazione. Che mi dicesse che tutto quello che dicevo e pensavo fossero un mucchio di fesserie, oppure più probabile perché non mi importava realmente del suo parere.>>

<<Ho capito.>>

<<Che cosa sai di Veronica? cosa le piace fare senza di te? dove trascorre il suo tempo? come è la sua famiglia?>> stetti in silenzio per forse cinque minuti.


<<Non so nulla. A parte che i suoi nonni abitano vicino hai miei nonni, l'ho imparato non molto tempo fa. So chi sono i suoi genitori e sua sorella maggiore, perché gli conobbi una volta dopo quattro mesi che la conoscevo, ed avevamo tredici anni, li ho visti alle volte per il paese, perché vivono in centro, però non ricordo nemmeno i loro nomi, perché dice sempre i miei genitori oppure mia madre, e mia sorella. Nemmeno lei la chiama per nome. Non ho altro da dire, credo abbiano un'animale domestico. Mi pare un gatto, almeno ricordo che ci fosse all'epoca che andai a casa loro, era bello, rosso, occhi verdi, un poco a pelo lungo e pasciuto. Però non so se ci sia ancora oppure no non me lo ha mai nominato. E quindi nemmeno so se fosse loro, di qualcuno che glielo aveva lasciato in stallo, se era perso. Non mi sono mai interessata nemmeno a questo.>>

<<E' un peccato, di solito quando io osservo le persone, bene o male tra di loro sanno almeno l'indispensabile di qualcuno. Tu è già molto che sai che non vivesse sola.>>

<<Se non mi avesse portata a casa, avrei dato per scontato che vivesse con qualcuno essendo minorenne. Ma non avrei mai saputo con chi. Di quello che ricordo dei genitori e della sorella, e che sono persone ben educate e gentili. Mi colpì molto la bellezza e l'eleganza della madre, giudicherei dall'aspetto di origini nordiche, forse nata qui, non aveva un accento ben definito, anche se parlava molto bene l'Italiano. Non credo però lo fosse.>>

<<Quindi mi viene da pensare che non ti abbia nemmeno raccontato qualcosa di se Veronica. Già da subito?>> disse scettica.

<<Ha provato, io non badavo molto a quello che diceva, Veronica non è sciocca. Se ne accorse in fretta direi, e smise di dirmi tutto. Sapevo solo che in estate per un mese andava al sud dai parenti, non ricordo nemmeno dove. Ho intuito che due volte l'anno si ammala, perché sta a casa da scuola per massimo due settimane.>>

<<Quindi adesso che cosa hai capito?>>

<<che lei mi ha sopportato, e che non so nulla di lei, ingiustamente. Mentre lei di me sa anche troppo, che capisco bene ora perché lei sia così. Però dalla mia parte mia nonna e i miei genitori mi hanno educata così.>>

<<Ed è vero, però non hai mai provato nemmeno tu a voler cambiare. Almeno non fino ad ora>>

<<non è stato facile, io credevo fosse giusto così, sopratutto per la mia famiglia. Non volevo deluderli.>>

<<E non volevi nemmeno essere la pecora nera. Hai paura di restare sola, e più tosto che sola, ma sincera. Sei restata così, Carlotta da minorenne i tuoi genitori non ti avrebbero messa per strada, quindi ci potevi almeno provare.>>

<<ho provato>> mi interruppe

<<per quanto? cinque minuti una volta? oppure avevi capito che per te era troppo comoda la vita come sei sempre stata, e allora non hai voluto più migliorarti?>> disse lei un po seccata. Non dissi nulla

<<Carlotta allora come stanno le cose?>> questa volta, di nuovo con voce pacata

<<sì, avevo intuito che se ero come i mie famigliari, era meglio. Tutti hanno sempre avuto soggezione e rispetto di noi. E quindi se diventavo come Veronica, le cose per me non sarebbero state facili.>>

<<Sbagli. A casa tua, non sarebbe stato facile ok, ma almeno avresti avuto più amici, sinceri. Che a parte lei non hai, e non è sincera, perché non ti sopporta più da un pezzo, ma resta con te perché lei fai anche tenerezza infondo, non avendo più avuto amici. E la famiglia è importante, ma la vita non è solo con la famiglia, e comandando gli altri. E anche con amici, conoscenti, e sopratutto con umiltà. Voi umani dite il mondo è degli arroganti. E' vero, perché siete solo capaci di fare gli spacconi da soli, oppure con gli amici che conoscete bene. Però quando c'è da combattere realmente per giuste cause, che può anche essere solo, dare una mano ad una persona che è inciampata a terra, siete i primi che tirate dritto. Mentre tra di voi, sembrate tutti chissà che persone dotate di super poteri. Che basta che qualcuno alzi la voce come tua nonna con te, e vi trovate a fare le pecorelle smarrite che vanno immediatamente dietro il gregge e guai ad essere voi stessi. Per fortuna non tutti voi siete così. Ma Siete molti di più egoisti, e falsi buonisti perché avete più paura ad essere soli ma sempre voi stessi, che di essere in gregge e fare i volta faccia.>>

<<Sì è vero quello che dici tu. Le persone come mia nonna meritano il resto della vita in catene a pensare per sempre a cosa avrebbero potuto fare, io non voglio essere come lei.>> Il fantasma mi sorrise

<<Se ti impegni e pensi al tuo benessere, perché tu vieni sempre prima di tutto e tutti. Fino a quando non sarai madre, ma è tutt'altro discorso. Vedrai che sarai una persona migliore mia cara.>> appena mi lasciò scomparve, visto che era in ritardo. Ero stanca, erano le due. Sapevo che non sarebbe finita li, ma per quanto potei mi misi a letto ancora.


Se presterai attenzione al presente, potrai migliorarlo. E se migliorerai il presente, anche ciò che accadrà dopo sarà migliore. Ogni giorno porta con sé l’Eternità.
Paulo Coelho

Cinque – IL FANTASMA DEL FUTURO

Ad un certo punto, invece che sentire dei passi sentì come una ventata calda che mi invadeva tutta, era piacevole e non soffocante aprì gli occhi e mi misi a sedere, davanti a me c'era una figura incappucciata di grigio scuro mi venne un po di ansia, si tolse il cappuccio era anche lei una donna era alta ma decisamente meno di quella precedente, aveva i capelli raccolti neri in una crocchia.

<<Sono lo spirito del futuro>> me lo disse nella mente, non aprì bocca

<<lo immaginavo. Quindi devo proprio venire anche adesso?>>

<<sì, e giusto che tu affronti tutto, anche le cose che magari non ti piacciono, come hai fatto fino ad ora.>>

<<Va bene allora>>, come sempre mi alzai in piedi e gli diedi la mano, questa volta la luce che attraversammo era grigiastra e indefinita, come se ci fosse una nebbia fitta.

<<Come mai c'è questa nebbia?>>

<<perché il futuro non è certo, io ti mostrerò quello che potrebbe accadere se non cambierai. Però ci sono tante sfumature anche in questo, magari ci sono delle cose che potranno cambiare ugualmente poi, ma per altre saranno simili a quello che vedrai, oppure sarà tutto completamente diverso da questa visione.>>


Siamo a casa, però e giorno, sono da sola come sempre, i miei arriveranno per pranzo. Sotto l'albero ci sono i pacchetti che ho fatto per i miei genitori, il mio mi è già stato dato un nuovo abito da cerimonia dorato, l'ennesimo che non metterò mai più, a parte quel giorno. Chiamo Veronica, ma non risponde, le lascio un messaggio in segreteria, per sapere se mi perdona e vuole venire da me, mi sento sola. Poi mi guardo meglio, sono più grande ho circa 30 anni, non porto anelli alle mani quindi non penso di essere fidanzata, tanto meno sposata. Non ci sono foto incorniciate, e non ci sono giochi ed il resto, quindi non ho nemmeno figli. Immagino anche che Veronica non mi risponderò mai, anche se il numero è sempre il suo. Sento suonare alla porta, vado ad aprire, sono i miei genitori abbronzati.

<<Ciao tesoro, ben trovata>> dice mia madre.

<<ciao a voi, ben arrivati>> allora non abitano più in casa con me

<<vedo che hai indossato il nostro regalo che bello.>>

<<sì, mi piace molto>>.

<<Ottimo, il viaggio dalle Isole Cayman è stato lungo sai?>>

<<immagino>> sorrido.


<<Come mai non sono con loro?>> chiedo

<<non sei voluta andare. Volevi rimanere qui, dicevi che eri molto indaffarata con il lavoro>>

<<quindi loro adesso che sono in pensione abitano la?>>

<<sì, certo. Vengono solo per Natale, qualche giorno. Tu non vai mai la>>

<<Capisco>> non sapevo che altro dire


<<Io esco, devo fare una cosa ci vediamo tra un po va bene?>>

<<sì, cara. Noi intanto ci riposiamo>>


<<possiamo seguirla?>> chiesi alla donna

<<sì, come vuoi.>> Vidi che la me del futuro passò davanti al canile della visione di prima, era sempre li, ma stipato di cani. Peggio della prima volta, e le due donne si stavano concordando con delle persone, per trasferire alcuni ospiti, mi vidi allungare il collo e poi vidi Veronica, le andai incontro.


<<Ciao>> disse la futura me

<<Ciao>> rispose lei fredda

<<allora il canile è sempre così le cose non sono migliorate?>>

<<no. E poi a te cosa importa?>>

<<mi dispiace per loro>>

<<dovevi pensarci prima allora. Avresti potuto aiutare anche tu, come fanno i tuoi genitori. Sai però dando soldi anche ad altri non è che possono donare una cifra da capogiro a tutti, siete ricchi sì ma tanto sì sa che lo fate per bella presenza e basta. Qui le cose vanno di male in peggio, e se chiuderà in cani chissà quanto tempo ci metteremo per sistemarli.>>

<<Infondo sono animali vero? Chi sene importa, non trovi?>> disse sarcastica. <<Io non posso fare molto di più, quindi porterò per l'ultima volta delle cose e poi chi vivrà vedrà. Mi piange il cuore, ma non so più che pesci pigliare.>>


<<Davvero non verrà più?>> chiesi alla donna

<<no. Le fa davvero troppo male continuare a non poter aiutare, e davvero non sa più come fare. La maggior parte dei soldi li mette qui. Li deve usare anche per mangiare, aiutare la sua famiglia e per pagare le bollette. Come può fare?>>


<<E ora scusa Carlotta ma ho da fare, se non hai bisogno puoi anche andartene.>> La me del futuro fece segno di sì con la testa. Mi dissi: <<dille che ti dispiace, provaci almeno.>> Ma non sentendomi non lo fece, e tornai da dove ero venuta.

Io mi voltai verso la donna

La me del futuro restò li ferma un po a fissare Veronica che se ne andava, poi si mosse

<<dove vado?>> chiesi al fantasma

<<ti è venuta un'idea, stai a vedere>> fece un sorriso


Mi incamminai da dove ero venuta e andai verso il canile, ed entrai. Mi corse incontro un cucciolo di cane misto, assomigliava ad uno da caccia, e una delle donne che avevo visto con il fantasma del presente che gli andava dietro.


<<Tobia, per favore dove scappi?>> lo fermai e lo presi in braccio, e lui tentò di leccarmi la bocca. Mi spostai velocemente ridendo.

<<Mi scusi, sono mortificata>> disse la donna trafelata

<<non si preoccupi.>>

<<Grazie, Tobia? quante volte mi farai dannare oggi?>> il cane abbaiò scodinzolando

<<si si, scodinzola pure, tanto sono io quella che rimarrà senza fiato ad arrivare a sera.>> gli mise poi al volo un collare blu con già attaccato un guinzaglio.

<<Ora può darmelo. Grazie ancora>>

<<prego. Si figuri>>

<<vorrebbe adottare un cane?>>

<<no, ho saputo da una persona che state per chiudere>>

<<sì>> disse amareggiata. Siamo troppo piccoli qui, e nessuno ci aiuta. Dovevamo solo essere una succursale di stallo, ma poi siamo diventati una specie di canile mignon. Ci piacerebbe fare ancora entrambe le cose, ma con molto posto in più, oppure se no ci chiudono. Detesto io vederli stipati qui, figuriamoci chi viene a prenderli.>>

<<Ci credo. Sa mi è venuta in mente una cosa.>>

<<mi dica pure>>

<<so che i miei nonni in un paese qui vicino non dista molto, hanno un terreno edificabile in disuso, cioè c'è una specie di casa che cade a pezzi, ed ora è mio essendo entrambi loro passati a miglior vita, perché non ci informiamo su cosa possiamo fare?>>

<<dice sul serio?>>

<<sì sì. Sempre meglio che lasciarlo li a non fare nulla. Potremmo buttare giù l'edificio e poi trasferire quello che vi serve per loro.>>

<<A noi farebbe immensamente piacere, possiamo prima vedere il posto e decidere anche come agire?>>

<<assolutamente sì.>>


Fantasma, sono davvero sbalordita della mia idea. Voglio tornare subito a casa, perché voglio metterla in atto domani, dissi con orgoglio. Lei sorrise

<<bene, allora così sia.>> mi prese per mano e tornai nella mia stanza.


Il futuro è molto aperto, e dipende da noi, da noi tutti. Dipende da ciò che voi e io e molti altri uomini fanno e faranno, oggi, domani e dopodomani. E quello che noi facciamo e faremo dipende a sua volta dal nostro pensiero e dai nostri desideri, dalle nostre speranze e dai nostri timori. Dipende da come vediamo il mondo e da come valutiamo le possibilità del futuro che sono aperte.
Karl Popper


Sei – Il giorno di Natale


Mi svegliai che era mattina, che fosse davvero tutto un sogno? Mi chiesi da sola, erano le 8.00, mi alzai e presi in mano il cellulare era il 25. Mi andai a lavare e vestire, misi l'abito per quella giornata non era dorato, ma verde chiaro

<<verde speranza>> dissi a voce alta, mi pettinai e andai di sotto e mi misi il cappotto

<<dove vai Carlotta?>> chiese mia madre

<<devo fare delle cose>>

<<ma è Natale>>

<<lo so, non farò tardi lo prometto.>> Mi ricordai che non avevo nulla da portare, quindi dissi

<<posso prendere la teglia dei biscotti?>> mamma sbuffo

<<se proprio devi>>

<<dopo prometto che ti aiuto io, ok?>>

<<hai promesso Carlotta!>>

<<sì, mamma>> corsi fuori come potei, e andai in macchina. Arrivai a scuola e parcheggiai, andai in aula magna, e trovai la professoressa Donati

<<prof?>> dissi a voce alta

<<ciao Carlotta, sei qui davvero?>> disse a bocca aperta.

<<Sì, dove posso mettere i biscotti?>>

<<li sopra>> mi fece posto sul tavolo.

<<Sono di mia madre, il merito è tutto suo>>

<<Va bene, allora intanto grazie per i biscotti e per essere venuta>>

<<prego>> le dissi con un sorriso. Vidi Sara, andai a passo svelto verso di lei.

<<Sara?>> la chiamai, le mi fissò restando sulla difensiva

<<ciao, Carlotta.>>

<<volevo scusarmi con te, non mi sono mai comportata bene. Senza motivo, mi dispiace molto>> dissi sinceramente

<<grazie Carlotta, ne sono davvero onorata. E buon Natale>> mi sorrise

<<grazie a te per avermi ascoltata. Buon Natale a te>> Poi cercai Veronica e la vidi

<<Ciao Veronica>> le dissi con un sorriso

<<Ciao Carlotta>> disse lei non felice di vedermi

<<mi dispiace moltissimo per l'altro giorno e per non aver capito che mi vuoi davvero bene.>> La vidi intenerirsi un po

<<mi fa piacere che tu lo abbia capito.>>

<<Grazie, e volevo anche donare dei soldi per il canile dove fai beneficenza>>

<<come lo sai?>>

<<ho i miei segreti. So anche ha bisogno di spazio>>

<<sì, molto anche.>>

<<Anzi sai una cosa Veronica? ho io il posto per loro>>

<<davvero?>> disse perplessa

<<sì. Ti ho mai parlato di quel terreno edificabile dei miei defunti nonni?>>

<<no.>>

<<Non dista molto da qui, è al paese vicino, quello del campo da calcio. Loro li avevano questo terreno con una specie di casa attrezzi, io non so bene. Che tra l'altro cade a pezzi. Ed è mio, nessuno dei miei cugini quando la nonna era in vita lo volle, e nemmeno mio fratello. Io fui l'unica a non dire nulla, e me lo lasciarono. Potremmo sentire se possiamo buttar giù la casetta, e spostare il canile li.>>

<<E' un'ottima idea. Possiamo passarci prima con le ragazze del canile per vedere come e?>>

<<sì, certo. Così vi fate anche un'idea ok?>>

<<ottimo. Grazie mille Carlotta>> ci abbracciammo

<<come mai hai cambiato idea?>> mi chiese

<<perché ho capito adesso di aver sbagliato con te, e con tutti gli altri. E che mia nonna e i miei genitori non mi hanno mai insegnato per bene come essere con gli altri. Ed io non sono mai voluta cambiare per paura di deluderli. Ed invece devo prima pensare a me e poi agli altri.>>

<<Giusto, se il cambiamento non parte da noi, anche volendo non può partire da terzi. Io ho cercato di aiutarti, ma non potevo importi nulla, nemmeno volendo. E poi per me non era giusto, queste sono cose che capiamo da soli oppure con l'aiuto. Ma dobbiamo cambiare da soli, nessuno può e tanto meno deve cambiarci.>>

<<Sì, hai perfettamente ragione. E sono contenta di averlo capito, mia nonna e i miei genitori ormai non possono più farci nulla. Sopratutto lei.>>

<<Le persone ci servono di lezione, non solo le situazioni. Nel bene oppure nel male, dobbiamo apprendere quello che ci insegnano. E se è male, dobbiamo fare il loro opposto.>> Le sorrisi

<<Quindi ci vediamo per il 31?>>

<<sì, certo. Così possiamo festeggiare assieme, come gli altri anni.>>

<<vedrai, sarà molto meglio adesso.>>

<<ben detto amica mia.>>

<<buon Natale allora>>

<<buon Natale a te>> ci abbracciammo ancora. Ci vediamo più tardi, puoi prendere tu la pirofila bianca di mia madre?>>

<<sì, certo. Poi te la porto.>>

<<Grazie mille, salutai altre persone ed uscì, tornai a casa ma prima passai dalla signora Dorelli. E suonai, mi venne ad aprire lei

<<Salve Carlotta>> disse

<<Salve signora Dorelli. Vorrei scusarmi per l'altro giorno.>>

<<No. Mi dispiace, ma mi sento molto offesa da come ti sei comportata l'altro giorno. Non sono mai stata trattata così da nessuno, nemmeno da persone più grandi, più ricche oppure più potenti di te.>> Non era arrabbiata ma amareggiata

<<Ho una cosa da donarle però>>

<<non è il momento ora.>>

<<Va bene. La capisco, mi sono comportata male,>>

<<però mi sento cambiata mi creda.>>

<<Mi dispiace dirlo Carlotta, però con le parole sono tutti bravi. Io ti potrei dire che sono la figlia di un Re, questo non fa di me una principessa. Non trovi?>>

<<sì, le do ragione. Spero di poterle far cambiare idea un giorno.>>

<<Io mi auguro per te, che tu sia cambiata davvero. Di me mi interessa il giusto.

le auguro una buona giornate e delle buone feste>>

<<Anche a te.>> Chiuse la porta, restai li davanti un attimo non sapendo bene se andarmene oppure aspettare che magari lei cambiasse idea. Restai li per quello che mi parvero trenta minuti, ma erano meno. E decisi di andarmene a casa, dovevo tornare per la festa di Natale. Se no i miei genitori avrebbero avuto da ridere per almeno metà giornata.


Mi presentai altre due volte, ma quando dalla porta chiedeva chi fosse, e le rispondevo, lei non apriva, e sentivo che se ne andava. A quel punto, decisi di lasciar perdere per un po di tempo. Per vedere come sarebbero mutate le cose. Poi un giorno dopo circa una settimana tentai di nuovo di suonare alla sua porta. E mi aprì.


<<Buongiorno>> mi fece un accenno di sorriso.

<<Buongiorno, ci provo di nuovo.>> Le dissi io pacata, sorridendole <<le voglio chiedere scusa sempre per il mio comportamento.>>

<<Va bene, lo avevano già fatto anche i tuoi genitori>> rimasi stupita per il suo consenso

<<lo so, ma preferivo farlo anche io. E poi le volevo donare questi, dalla volta scorsa>> le diedi 3 assegni che avevo compilato in auto. Uno per l'ospedale, uno per gli anziani e uno per i senzatetto. Per il canile ci penso io con una amica.>> La signora Dorelli era senza parole

<<Grazie mille davvero Carlotta. Posso davvero compilare per chi sono?>>

<<sì. Non sapendolo ho aspettato, mi dice a chi e poi glieli lascio.>>

<<Ma è perfetto. Ancora grazie cara. Già quella sera ti perdonai. Ma non ero del tutto pronta ad ammetterlo. E poi ho detto questa, volta vediamo cosa dice. Ma non mi sarei mai aspettata questi>>

<<Prego. Mi fa piacere di aver risolto anche con lei. Ci vedremo.>>

<<Sì, senz'altro. Buon anno cara Carlotta.>>

<<Buon anno a lei.>> ci stringemmo la mano, e me ne andai, davvero soddisfatta dopo tanto tempo.

Cercare di cambiare le abitudini delle persone e il loro modo di pensare è come scrivere nella neve durante una tormenta.
Ogni 20 minuti dovete ricominciare tutto da capo.
Solo con una ripetizione costante riuscirete a creare il cambiamento.
Donald L. Dewar


EPILOGO

-Due mesi dopo.-


Le cose tra me e Veronica erano tornate del tutto normali, anche meglio di prima. Mi ero fatta raccontare quali erano le cose che davvero amava fare e quali no. E quindi andai con lei ad una mostra d'arte di un artista che dipingeva come Monet, ma i suoi quadri sono per lo più tutte nature morte. E poi siamo state in una nuova caffetteria in centro a mangiare Muffin al cioccolato con un caffè Irlandese, davvero ottimo. Passammo poi un bellissimo ultimo dell'anno in una casa di amici di famiglia, che ogni anno davano sempre una festa a tema, per questa volta, era ispirato al'800, quindi ci presentammo con i costumi dell'epoca. Ma ci cambiammo in casa per il freddo fuori, e ci divertimmo molto, con musica d'epoca che proveniva da un impianto hi-fi camuffato.


Con l'anno nuovo il progetto del canile nel terreno dei nonni, fu approvato dal Sindaco in persona. Quando passando per l'ufficio in cui andammo a sentire per questo progetto. Entrò e dopo essersi scusato per aver sentito quello che io e Veronica volevamo fare. Ne fu davvero felice, ci disse che lui per anni fu volontario in un canile, ed era felice che delle ragazze così giovani prendessero a cuore una cosa così grande ed importante. Gli dispiacque molto non poter più dedicarsi, ma con gli impegni politici ed ora da primo cittadino, aveva molto lavoro da fare, e il tempo libero giustamente era dedicato alla moglie, alla piccola figlia e alla nonna paterna gravemente malata. Quindi disse che appena aveva un attimo sarebbe poi venuto sia ad inizio lavori, che a metà e alla fine. E così fece, anche se purtroppo aveva poco tempo. Io con i soldi di famiglia finanziai il lavoro, e ovviamente anche altre persone che avevano addotto dei cani, chi più chi meno ci diede una mano con i fondi. In due mesi, riuscimmo a rimettere apposto il terreno, almeno come si poteva essendo inverno. E a spostare tutti i posti assegnati hai cani. Io poi adottai quella che saltò fuori essere la mamma del futuro Tobia. I colori erano gli stessi, e gli assomigliava molto. Infatti anche lei era una specie di cane da caccia. La chiamai Scheggia, che era quello che faceva mentre correva.


Poi mi presi un giorno da sola per andare al cimitero, dai nonni, che giacevano assieme. Portai loro un mazzo di fiori, e poi ringraziai la nonna per essermi venuta in sogno, per avermi fatto capire gli sbagli che avevo commesso, e per avermi fatto fare quell'esperienza. Anche se strana, ero cambiata in meglio, e per una volta era merito suo.


FINE!



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