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lavoro pubblicato sabato 28 gennaio 2017
ultima lettura sabato 21 novembre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

L'ultimo viaggio di Richetto

di GIOVANNIBENEDETTI. Letto 392 volte. Dallo scaffale Generico

Normal 0 14 false false false MicrosoftInternetExplorer4 Il cielo è pieno di nuvole nere. ...

Il cielo è pieno di nuvole nere. Per ora non piove, ma da qui a stasera non è detto. Caterina ad ogni buon conto ha con sé l’ombrello verde da pastore, quello che usa sempre quando va a funghi.

Pensa che Richetto aveva la sua età, e che non è lontano il momento in cui, in un giorno simile a questo, la diva indiscussa della sfilata sarà lei. Chiusa distesa in una cassa di abete proprio uguale a quella. Guarda sua sorella che zoppica vistosamente poco più avanti. Accidenti a lei, che sarà venuta a fare? Non le è bastata la Messa, ha voluto farsi tutto il trasporto. Testona. Poi domani si lamenta che non cammina.

Marco rallenta il passo e si guarda le Nike. Entrambe le mani nelle tasche della giacca, una stringe le chiavi dello scooter, l’altra il telefonino. Silenziato. Non vuole fare la figura dell’ultima volta quando, dopo l’eterno riposo donagli o signore esplosero allegre nella sua tasca le note della Macarena. Al ricordo arrossisce un po’, poi senza farsi notare occhieggia lo schermo per controllare la situazione delle partite. La Juve sta vincendo, meno male. Certo che il nonno di Luca poteva anche scegliere un altro giorno per morire, proprio oggi che c’è il derby?

“Buon per te, Richetto! Buon per te, Richetto!”

Chi ha parlato è Lina, una vecchia curva con la fronte che si avvicina pericolosamente a terra, sorretta a entrambe le braccia dalle figlie. E’ lei, con la sua lentezza, a dare il passo a tutti gli altri; ogni tanto si gira e saluta qualcuno, ogni tanto esprime a voce alta il suo risentimento. Ogni tanto prova a seguire Don Sergio nella recitazione delle preghiere, ma dopo due parole si perde e chiede ora a una figlia se ha chiuso il gas, ora all’altra se si è ricordata la pasticca. Poi gira in su il collo, come una contorsionista, e dice a tutti che va a piovere.

Don Sergio si ferma davanti alla cappellina. Gli operai dell’impresa appoggiano la bara sui cavalletti, parlandosi tra di loro in una lingua sconosciuta, e poi si spostano di lato. Prende l’aspersorio e lo intinge nell’acqua benedetta. Ripensa a quarant’anni fa, quando arrivò per la prima volta in questo paese: i ragazzini facevano la fila per venire a servire la messa, per accompagnarlo a benedire le case e per aiutarlo ai funerali. Ora non c’è più nessuno: anche l’ultima chierichetta rimasta era impegnata in non so cosa. E allora prende il messale e lo apre alla pagina delle benedizioni funebri. Povero Richetto! Aspettami al bar del paradiso, e ordina un caffè anche per me.

La sorella di Caterina comincia a pensare di aver fatto una stupidaggine. La gamba le fa molto più male di prima, domani non si cammina. Ma non poteva non venire al trasporto, sua sorella non lo sa ma con Richetto in gioventù erano stati molto amici. Anzi, molto più che amici. O forse lo sa ma se l’è scordato. Chissà, forse se l’era scordato anche lui, dopo tutto questo tempo. Era il sessantadue? O il sessantatre? Lui era più grande, e quei baci a una quindicenne non avevano sicuramente lasciato il segno. Su di lei invece l’avevano lasciato, eccome. Una lacrimuccia le scende sulla guancia mentre Don Sergio parla del coro degli angeli e di Lazzaro povero in terra. Ma sarò cretina? - pensa lei con una smorfia - più di cinquant’anni dopo! Piuttosto, sarà meglio cercare mio nipote perchè di tornare a casa a piedi non se ne parla proprio.

“...Al tuo arrivo ti accolgano i martiri, e ti conducano nella Santa Gerusalemme”.

In teoria questa parte dovrebbe recitarla il parroco da solo, ma Lina ha una visione tutta sua della liturgia. A Don Sergio spunta un accenno di sorriso: quella vecchietta gli mette sempre allegria. C’è tutto il paese, o quello che ne rimane, davanti alla cappellina, e lui saprebbe di ognuno dire nome cognome e data di nascita. E ascendenze e parentele - qui sono tutti, in qualche modo, imparentati fra loro - e peccati e virtù. Si ricorda benissimo il primo giorno quassù: non conosceva nessuno. Ma c’è voluto pochissimo per diventare uno di loro. E ora ripensa al colloquio col vescovo. Don Sergio, quando lei sarà andato in pensione (che eufemismo carino) purtroppo non ci sarà un sostituto. Il sacerdote del capoluogo prenderà in carico anche la sua parrocchia. E al pensiero di lasciare soli i suoi compaesani gli viene da piangere.

Marco ricontrolla il display: la Juve ha raddoppiato. Si mette vicino a Luca e osserva gli operai che posizionano la bara sotto terra. Ingegnosi, però! Hanno messo una corda intorno alle maniglie, la fanno calare piano piano e poi, quando raggiunge il fondo, tirano su la corda. Poi cominciano a murare le tavelle e intanto si dicono qualcosa sottovoce in una lingua che non capisce. Devono essere albanesi, o rumeni. E’ ipnotizzato dall’abilità del biondino con la mestola. Piccoli movimenti di polso e via, il calcestruzzo va esattamente dove vuole lui. Richetto gli piaceva, quando si metteva a raccontare le sue avventure di gioventù era veramente ganzo. Gli raccontava sempre che ai suoi tempi per telefonare si andava nelle cabine coi gettoni! Pazzesco. Sente una vibrazione al cellulare e controlla il messaggio: stasera pizza con tutto il gruppo.

Dal cimitero c’è una vista incredibile sui monti dell’Appennino. Un bellissimo panorama regalato a chi non può goderselo. Ma Lina è stanca, il suo sguardo segue le pietre del vialetto e le sue energie sono tutte indirizzate a non perdere l’equilibrio. Le sue figlie già da un po’ stanno parlando della famiglia del morto e ora tocca alla sorella emigrata in America. Sono vent’anni che non torna in Italia. Ha avuto quattro figlie femmine, là se non ce la fai te a mantenerle ci pensa lo stato. Una fa il sindaco. Hanno un mucchio di case in Florida. No, in California.

Lina sente una goccia e si ferma: “Te l’avevo detto che pioveva!”. Non si ricorda più se ha preso la pasticca per la pressione e le è ritornato quel dolore al ginocchio. Ma alle figlie non lo dice, se no la lasciano a casa.

“Buon per te, Richetto! Buon per te, Richetto!”



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