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lavoro pubblicato sabato 28 gennaio 2017
ultima lettura mercoledì 12 febbraio 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il Dio del Dolore

di PryManX. Letto 451 volte. Dallo scaffale Horror

Il fruscio nervoso del vento contro le imposte abbassate era forte e penetrante; di certo gli spifferi che si sentivano per tutta casa erano dovuti al...

Il fruscio nervoso del vento contro le imposte abbassate era forte e penetrante; di certo gli spifferi che si sentivano per tutta casa erano dovuti alla pessima tenuta delle pareti che ormai avevano un colorito scarno e irriconoscibile. Ormai nessuno sapeva chi erano gli ex proprietari, a chi fosse appartenuta quell'enorme casa; con il passare degli anni divenne man mano sempre più sola e derelitta, quasi facente parte del paesaggio circostante.
I due ragazzi si fermarono di fronte alla casa; il vento non accingeva a quietarsi e il tempo stava pian piano peggiorando, come avrebbe detto il padre di Ashley quello era il tipico vento di pioggia. Ti penetrava talmente nel profondo che sembrava scalzare e insinuarsi tra gli abiti andando ad accarezzare la schiena facendo fremere la ragazza. O almeno questo era quello che si diceva lei per rassicurarsi, in verità essere davanti a quella casa nell'ormai buio del crepuscolo la spaventava. Si riscosse dai suoi pensieri quando Erik le cinse i fianchi con il braccio baciandole il collo attraverso i capelli lunghi di lei.
-A che stai pensando amore? - le domandò sbiascicando leggermente le parole il ragazzo -sei ferma a fissare quella casa da almeno due minuti; che c'è hai cambiato idea?!
-Ma che cazzo dici Erik smettila di rompere - disse la ragazza fingendo autorità.

Come me la ridevo a guardarli dall'altro lato della strada...erano così carini, e dolci. Peccato non riuscissi a sentire cosa si stessero dicendo quei due. La ragazza però appariva agitata, la vidi ferma davanti alla casa a fissarla quasi le parlasse.
Quanto amavo la caccia.
Li avevo visti mentre mi dirigevo a casa dal lavoro. Mi ero ripromesso di non dare più ascolto alla voce ma non ci riuscii o meglio mi mancava, amavo quello che facevo nei miei momenti di intimità, amavo nutrirmi.
Nutrirmi di dolore.
Perché il Dio Del Dolore mi parlava e mi aveva prediletto come suo messaggero.
Ricordo ancora quando mi parlò per la prima volta. Ero così piccolo e spaventato, indifeso di fronte al mondo esterno così freddo e inospitale. Eppure quando sentii il sangue scorrere tra le mie mani, sul mio corpo e riempire i miei vestiti mi sentii vivo, le urla non contavano, le lacrime neppure, men che meno le suppliche. Non ero forse solo un peso e uno scemo per lei?! Oh ma come mi divertii, come la feci soffrire. Mi nutrii e nutrii il Dio che, contento del mio operato mi promosse come suo messaggero. Mi seguì e mi crebbe come un figlio.
Sorrisi stringendomi nella mia giacca, oddio come siamo malinconici stasera mio caro, alzai lo sguardo e non trovai più la coppietta davanti alla casa - cazzo - dove diavolo erano finiti? Aguzzai lo sguardo rimanendo comunque nascosto tra i rami dell'albero a cui ero riparato.
Vidi un movimento al piano terra dell'abitazione, attraversai la strada con rapidi passi silenziosi, era arrivato il momento...



Commenti

pubblicato il sabato 28 gennaio 2017
Sebastian, ha scritto: Complimenti, bel racconto.
pubblicato il domenica 29 gennaio 2017
CanoviAlfredo, ha scritto: Questo racconto non dice nulla, non spiega chi sei, chi è la persona che hai ucciso la prima volta, il perchè! Racconti di più della coppia di vittime che del loro carnefice. E lo racconti davvero in modo deludente, usando stereotipi da film dell'orrore di serie B. Ritenta, sarai più fortunato!
pubblicato il domenica 29 gennaio 2017
CanoviAlfredo, ha scritto: Senza contare il passaggio assurdo tra la terza e la prima persona.
pubblicato il martedì 31 gennaio 2017
Noia, ha scritto: L'idea é molto interessante, magari se avessi approfondito un pochino le descrizioni...
pubblicato il venerdì 3 febbraio 2017
PryManX, ha scritto: Caro Canovi accetto volentieri commenti costruttivi come quelli di Noia e forse (se letto tra le righe) il tuo primo. Il passaggio da terza a prima è voluto per passare da una vista esterna della situazione ad una interna del carnefice, sentir parlare di stereotipi e di film di serie b mi fa sorridere di cuore forse era questo il tuo intento non saprei... Ma ti ringrazio comunque di aver letto tutto il testo.
pubblicato il venerdì 3 febbraio 2017
CanoviAlfredo, ha scritto: Aspetta, capiamoci! Commenti costruttivi? Quali? Per me, e lo dico senza supponenza, i commenti devono essere decostruttivi; distruggere per poi ricostruire in modo diverso, certamente migliore. Scrivo e leggo da anni, ho il mio modo di comprendere le cose e di tendere ad apprezzare l'originalità, la fantasia, l'eccepibile. Il tuo racconto è uno stereotipo, non ho detto come ad altri che è orrido, anzi, ma lo è. Tento di essere ancora più specifico; la prima parte è troppo descrittiva e difficilmente fruibile al lettore: cosa vuoi che ci interessi se lei ha la schiena intirizzita quando neppure saprò chi se la pappa? La seconda invece, di rimando, è troppo veloce, chi sei? Cosa vuoi? come pensi di uccidere e perchè? Ti sbagli, il passaggio da terza a prima persona sembra solo un refuso!

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