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lavoro pubblicato giovedì 26 gennaio 2017
ultima lettura lunedì 24 giugno 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

un giorno di primavera

di misapo. Letto 370 volte. Dallo scaffale Amore

E' domenica, in un giorno di primavera, l'aria è fresca, frizzante. Indosso i miei jeans, un maglioncino con un giubbino leggero quello beige con i fiori e le mie solite scarpe bianche. Porto il cane a spasso. Ho il telefono nella tasca dei pant.......


E' domenica, in un giorno di primavera, l'aria è fresca, frizzante. Indosso i miei jeans preferiti, un maglioncino e un giubbino leggero quello beige con i fiori e le mie solite scarpe bianche. Porto il cane a spasso. Ho il telefono nella tasca dei pantaloni. Mi arriva un messaggio " ti va di passare la domenica con me? Andiamo dove vuoi tu". E' il messaggio di un tipo che ho conosciuto da poco, è simpatico, allegro, disponibile. Rido, sono lusingata, mi dico " certo che si".
Gli rispondo che non ho altri impegni per cui ok. Arriva la sua risposta, allora ti passo a prendere tra mezz'ora... Sono felice, emozionata, ero un po' malinconica non sapevo che cavolo fare oggi. La vita è meravigliosa, riesce ancora a sorprendermi.
Torno a casa do da mangiare al cane. Mi metto un filo di mascara, metto le mie cose in ordine ed ecco che arriva un altro messaggio " sto giu, quando sei pronta scendi"
Sono pronta.... Lo sono da una vita..
Scendo ed eccolo li con i suoi occhiali da sole, il suo sorriso, la sua bella macchina argento. Salgo e gli dico "allora dove andiamo?". Bhò risponde lui... ok andiamo dove ci porta la macchina rispondo io. Il sole splende, la radio strasmette delle belle canzoni, la strada è libera, il mare alla mia destra brilla quasi da bruciare gli occhi. La costiera amalfitana è splendida, ed è tutta per noi. Arriviamo al bivio, ci fermiamo per un selfie. Siamo bellissimi, i nostri occhi sorridono più delle nostre labbra. Lui mi abbraccia, mi stringe forte, ci baciamo, un bacio dolce che però diventa appassionato. Io non ci credo.. .Non ho voglia di pensare, sto bene.... Mi sento bene. Non me ne frega nulla delle conseguenze, voglio solo vivere e gustarmi attimo per attimo questa vita.
Arriviamo ad Amalfi, sembriamo dei turisti, facciamo un giro per i negozi, ci teniamo per mano, quasi per paura di perderci, per tenerci legati, per non creare nessuna separazione in un'unione che sta nascendo in questi istanti.
Ci fermiamo in un ristorante. E' davvero carino, ha dei piccoli tavolini tondi con tovaglie di color rosa, al centro del tavolo un fiore profumato. Le sedie sono delle poltroncine molto comode. Mi sento bene ... guardo lui che mi sorride, guardo il mare, il sole che è alto che splende, che riscalda l'aria. Mangiamo e parliamo... di tutto, io per lo più ascolto, ascolto attentamente quello che mi dice, voglio sapere tutto di lui. Mi parla del suo lavoro, della sua famiglia che è lontana, di sua nonna a cui ha voluto un mondo di bene, perché lo ha cresciuto e gli ha insegnato tanto. Io non riesco a parlare di me. No... non riesco ad aprirmi, come se avessi un blocco, come se in questo momento non ho più un passato, non riesco a ricordare chi sono, cosa faccio. Mi interessa il momento presente, esisto solo adesso e mi rendo conto che non sono mai stata così felice. C'è una vocina che nella mia testa tenta di rabbuirmi, tenta di mettermi sulla difensiva, è la parte di me che ha sofferto tanto, che ha paura di essere felice, che ancora pensa di non meritarsi l'attenzione di un uomo, figuriamoci poi di un uomo bello ed interessante come quello che adesso siede al mio fianco.
Continuiamo il giro per la costiera ed arriviamo a Maiori. E' da tanto che desidero andare nella pasticceria di Sal de riso, glielo dico e lui si ferma, troviamo parcheggio e raggiungiamo la pasticceria. C'è di tutto... uno spettacolo per gli occhi e per la gola, è un insieme di colori, di profumi, scegliamo due dolci diversi e ci sediamo sulla terrazza. Mentre aspettiamo che ci portino l'ordinazione guardiamo dei bambini che giocano a pochi metri da noi. Sono felici, corrono, ridono. Lui vede che sono pensierosa e mi fa qualche domanda per distorgliermi dai miei pensieri. Io rido perché capisco il suo intento e lo apprezzo. Arrivano i dolci, lui assaggia un pezzo del mio, così senza chiedermi il permesso, io rido, mi piace la sua audacia, mi piace questa confidenza che si sta creando tra noi. Faccio finta di arrabbiarmi, ma rido.. mi frego il suo piattino, minaccio di non darglielo se non la smette di mangiare il mio dolce al cioccolato... glielo restituisco... lui prende il cucchiaino ed inizia ad imboccarmi come un adulto con una bambina, mi sento coccolata...
Il sole sta tramontando, lasciamo il bar e ci avviciniamo al lungomare, ci facciamo un'altra foto, abbracciati ancora più vicini di quella di prima, passeggiamo sul bagno asciuga, ad un tratto lui mi abbraccia mi alza in aria, mi fa girare come una trottola, come una bimba. Io protesto voglio scendere giu, lui mi lascia ed iniziamo a baciarci, a toccarci.
La domenica sta volgendo al termine. Domani c'è il lavoro. Io in ospedale a fare le buste paga, lui a gestire il suo studio di commercialista.
E' grazie al nostro lavoro che ci siamo conosciuti. E' stato ad un corso all'università. Ricordo che in un momento di noia ho deciso di fare qualcosa di diverso, ho deciso di volermi mettere di nuovo in gioco e dopo 20 anni mi sono riscritta all'università per prendermi un master in direzione delle aziende ospedaliere con la speranza che se fosse indetto un concorso per dirigenti nella mia azienda con il master potrei passare avanti agli altri candidati, avendo un titolo migliore. Ma soprattutto per mettermi alla prova, per imparare nuove cose e conoscere nuove persone. Ed infatti ho conosciuto lui. Sono davanti al duomo di san gennaro, devo raggiungere la facoltà di sociologia che non so dove sia, passa un tipo e gli chiedo indicazioni. Lui mi dice che sta andando la, per cui è di strada. Sta piovendo, mi fa segno di avvicinarmi a lui che mi copre con il suo ombrello per evitare che mi bagni. Penso che sia gentile. Accetto. Arriviamo in facoltà e ci separiamo. Io devo andare in segreteria per dei moduli da consegnare. Lo perdo di vista.
Sono un po' in ansia, cavolo ho messo di nuovo piede in università, non mi sembra vero. Alla fine la mia vita ha trovato la sua strada, e adesso dopo tante vie tortuose, bivi che non avevano indicazioni, vicoli stretti e d impervi, vedo una strada, anzi un'autostrada, che so dove mi sta portando. E' una sensazione strana, non sono mai stata sicura di molto nella mia vita, sempre poche certezze, sempre tanta precarietà. Ma adesso ho le idee chiare; è stato un percorso difficile, non credevo di riuscire ad affrontare tanti problemi, tanta insicurezze ed incertezze. Ed invece alla fine, ho fatto una scelta, una scelta tutta mia, non imposta da nessuno, ne dal destino, ne da necessità. L'ho scelto io di mettermi in gioco, di tornare sui libri, di provare a dimostrare a me stessa che posso studiare e lavorare, che posso prendere la macchina e farmi 100 km perchè lo voglio e non perchè sono obbligata. Da quando ho deciso io di dare una direzione alla mia vita mi sento forte e non più in balia degli eventi
Entro in aula mi siedo, mi giro ed accanto a me ritrovo il tipo dell'ombrello. Mi sorride. Iniziamo a parlare in attesa del prof, che arriva dopo qualche minuto, ci spiega il corso, gli obiettivi, i crediti e gli esami. Io ascolto attentamente e mi rendo conto che la scelta è stata giusta.
Dopo un po' il tipo accanto a me mi chiede una penna, che gli do, poi un foglio di carta, ed io glielo passo tra il divertita e lo scocciata, intanto penso e che cavolo questo sapeva che doveva venire al corso possibile che non si è portato nulla con se?
Capisce che mi sta infastidendo, e mi dice scusa dopo ti offro il caffè. Io gli rispondo anche un passaggio sotto l'ombrello visto che piove ancora. E così succede che usciamo dalla facoltà di nuovo sotto l'ombrello cosi come eravamo entrati. Mi accompagna alla macchina. Mi chiede il mio nome ed il cellulare per scambiarci le informazioni sul corso. Glielo do, lui mi fa uno squillo e mi dice questo è il mio registralo. Io annuisco con la testa. E penso ma guarda un po' questo che mi dice cosa devo fare.... e per spirito di contraddizione non lo salvo
Dopo qualche giorno mi arriva una chiamata non conosco il numero, sono in ufficio per cui non rispondo, ho da finire un lavoro.
Torno a casa, sto a letto a guardare la tv ed ecco di nuovo un 'altra chiamata. Sono passate le dieci di sera. Ma chi cavolo è a quest'ora? Poi ricordo la chiamata della mattinata, realizzo che è lo stesso numero e rispondo per curiosità
E' il tipo dell'ombrello, del corso di master... si scusa per l'ora ma vorrebbe sapere a che ora c'è lezione venerdi, non se lo ricorda. Glielo dico, con tono scocciato, lui capisce l'antifona e cerca di fare il simpatico. Iniziamo a parlare del motivo per cui seguiamo il corso, lui per accumulare i crediti imposti dall'ordine dei commercialisti, io per avere i titoli per far carriera.
Ci salutiamo con la promessa di vederci venerdi. Ma venerdi lui non viene al corso, io ci resto un po' male. Ma domenica mi chiama ed il resto è storia....



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