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lavoro pubblicato giovedì 19 gennaio 2017
ultima lettura domenica 18 ottobre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Siamo cespugli

di Akyra15. Letto 538 volte. Dallo scaffale Generico

Correva a piedi scalzi un bambino, le dita incrostate di fango e i capelli arruffati. Libero come il vento veniva trasportato da questo attraverso campi di un verde brillante. Giunse così davanti a una montagna alta come il sole e ai suoi piedi ...

Correva a piedi scalzi un bambino, le dita incrostate di fango e i capelli arruffati. Libero come il vento veniva trasportato da questo attraverso campi di un verde brillante. Giunse così davanti a una montagna alta come il sole e ai suoi piedi trovò un gigante addormentato. Piccoli sbuffi di vapore uscivano dalle sue labbra e ricadevano sugli steli e sulle foglie attorno, congelando all’istante.

Il bambino rimase incantato da tale splendore, mai aveva visto una creatura tanto possente e al contempo così indifesa. Decise di fermarsi in quel luogo in cui regnava la pace assoluta. Ogni giorno si svegliava al canto degli uccellini, mentre il gigante rimaneva sempre addormentato, come se fosse in letargo. Il muschio gli cresceva addosso e gli animali vi facevano la tana.

Ed arrivò la primavera con la sua prima margherita e non fu che un battito di ciglia prima che tutto il prato fosse una morbida distesa di petali bianchi.

La montagna era sempre lì, così alta da chiedersi cosa ci fosse alla sommità.

Ed arrivò anche il giorno in cui il gigante si svegliò trovandosi di fronte il bambino che lo guardava con occhi meravigliati. Nessuno dei due sapeva cosa aspettarsi dall’altro o cosa dire per rompere il ghiaccio.

Si susseguirono i giorni e le notti senza che si parlassero, mesi e anni e ogni inverno il gigante cadeva in un sonno profondo.

Ma il bambino incominciava ad essere impaziente, voleva scoprire il mondo, viaggiare dove l’uomo non era mai stato, ma voleva anche salire sulla cima di quella montagna. Così scrisse un biglietto che mise nella mano del gigante: “tornerò a scalare la montagna quando sarò più grande”.

Il gigante si svegliò e pensò: “aspetterò sulla cima più alta”.

Passò di nuovo il tempo, con la sua mano strappo un velo all’universo e il bambino divenne uomo. Mai si dimenticò della promessa fatta al gigante, ma non riusciva più a tornare indietro, la strada smarrita. Mentre cercava e vagava si imbatté in una bella città che dava sul mare. E si ritrovò a farsi degli amici, un amore, dei figli.

Il mare gli piaceva: le onde che si infrangevano sugli scogli, rompendosi come mille vetri e il cielo che si chinava a baciare l’acqua. Era davvero uno spettacolo, non voleva più partire.

“La montagna era troppo alta, in ogni caso non sarei mai riuscito a scalarla. Quelli non erano che sogni di un bambino”.

Questo era il pensiero che lo teneva ancorato o forse la paura, il timore che il suo amico taciturno si fosse stancato di aspettarlo.

Tuttavia, con l’avanzare dell’età, sentiva il peso di una promessa non mantenuta e fu quel peso a spingerlo un giorno a partire verso la sua meta; o forse il desiderio di rivedere qualcuno di davvero caro.

Come per magia si ritrovò ai piedi della montagna e non perse tempo, si mise a scalarla. Giunse sulla vetta, ma i capelli già bianchi e il respiro affannato.

In mezzo alle rocce, in uno spiazzo d’erba, stava seduto il gigante; teneva in mano un pezzo di carta, così lacero e sporco che a fatica si poteva definirlo tale.

L’uomo si sedette al suo fianco, senza dire una parola e insieme guardarono le stelle. Quanto è bello il cielo di notte, una volta scappati dalle luci della città. Soprattutto d’inverno, quando le stelle sono fuochi vivi concentrati in un punto.

E il gigante parlò:

- Giovane anima, non siamo che cespugli. Nasciamo dalla terra, verdi e brillanti, siamo solo un piccolo ciuffo pieno di vita; poi il tempo passa e ci aggrovigliamo, la tonalità del verde è più scura, quasi spenta. La matassa finale risulta marrone e ancora più contorta: frutto dei dolori, delle scelte e della crescita. Avrei preferito rimanere un giovane ciuffo all’oscuro della verità.

Con queste parole il gigante si dissolse in un dolce sbuffo di petali rosa. Caddero nell’acqua, caddero tra le mani del vecchio uomo, sulle guance rigate di lacrime, come quelle di un bambino che corre scalzo in mezzo all’erba.



Commenti

pubblicato il giovedì 19 gennaio 2017
theLunatic, ha scritto: Una storia dolce e malinconica raccontata con garbo ed eleganza! Grazie
pubblicato il sabato 21 gennaio 2017
Akyra15, ha scritto: theLunatic, grazie per il tuo commento. nessun aveva descritto qualcosa scritto da me come elegante. Mi piace questo punto di vista

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