ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.499 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 57.540.171 volte e commentati 55.650 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato martedì 17 gennaio 2017
ultima lettura martedì 27 ottobre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Painful life - Vita dolorosa: Atto 1-8 - L'amara verità

di JhoshuaEnterman. Letto 429 volte. Dallo scaffale Horror

Francesco finalmente raggiunge il ponte, ma c'è qualcosa sotto l'intera situazione. Qualcosa di contorto ed inimmaginabile..

PAINFUL
LIFE

Ognuno custodisce piccoli e dolorosi segreti.

Atto 1: Amicizia
Capitolo 8: L'amara verità

Il percorso era ormai al termine e quindi il ponte ormai vicino, quando arrivai in strada mi soffermai un secondo per prendere un lungo respiro e riordinare le idee. Così mi avvicinai al ponte e mi soffermai esattamente al suo inizio, né un passo in meno e né un passo in più.. nel fondo però non vedevo proprio nessuno e non mi sentivo chiamare, avevo l’ansia ed ero perso. Mi bastava giusto fare quel passo in più, ma proprio non riuscivo.

Tirai fuori il caricatore dalla pistola e cacciai tutte le pallottole per contarle, ne rimanevano ben sei; così li inserii di nuovo nel caricatore e poi tirai il carrello, se il mio perseguitatore si fosse fatto rivedere, gli avrei fatto mangiare del piombo. Poi la infilai nei pantaloni, non volevo farmi vedere da lei con un aggeggio di quelli tra le mani e feci il primo passo vero la mia inevitabile morte eterna.

Passo dopo passo, mi sentivo sempre più male, tanto da volermi fermare e vomitare. Era una giornata insana e tornare proprio su quel luogo che aveva segnato la mia vita non era il meglio. Era come lo ricordavo, non era cambiato di una sola virgola.. lo conoscevo bene perché percorrevamo quel ponte ogni giorno che lei veniva a trovarmi, dal lato opposto infatti vi era lo stop per i bus, mi chiedevo se fosse ancora lì.

Mi tornò in mente una giornata particolare, quella nel cui esattamente mi regalò la borsa a cui tenevo tanto e che pensandoci bene mi ero risvegliato senza, strano che non avesse detto nulla a riguardo o forse avevamo entrambi molto per la testa: che afa che faceva quel giorno, una giornata di pieno sole nel bel mezzo dell’estate, sudavo stando fermo persino all’ombra di quella fermata dell’autobus. Sfortunatamente lei abitava in un paesino a quindici minuti di distanza, quel giorno avevo persino deciso di presentarmi in orario e me ne stavo già pentendo, specialmente dopo aver camminato per venti minuti a piedi sotto il sole. Ma poi: sentii il suono inconfondibile di un autobus in avvicinamento, sposti la testa e sbirciai verso il fondo della strada e lo vidi in avvicinamento, mi misi comodo ed aspettai che si fermasse di fronte alla fermata e poi aprire finalmente le porte. C’era molta confusione all’interno, ma poi la intravidi tra i tanti che si stava dirigendo verso l’uscita, sotto il braccio aveva un oggetto rettangolare incartato, mì fu impossibile a prima vista capire cosa fosse;

La fissai curioso finché non si avvicino, era contenta che finalmente mi ero presentato in orario al nostro appuntamento e poi si avvicinò, sedendosi accanto a me. Restammo in silenzio per lunghi secondi, aspettando che quella fermata si sgombrasse delle persone e finalmente lei spezzò quel momento di silenzio imbarazzante.

-“Questo è per te”
Disse, passandomi il regalo.

Io in silenzio lo presi e cominciai a scartarlo, odiavo ricevere regali, mi faceva sempre sentire in debito verso la persona che me lo aveva fatto, ma lo ammetto che scartare qualcosa era sempre una bella sensazione.

Era una borsa, a tracolla, verde e a scacchi. Quella che sarebbe diventata la mia borsa, un ricordo caro che non avrei mai più allontanato da me stesso.. avrei voluto dirgli un grazie più accogliente, aver detto qualcosa che le avesse fatto capire chiaramente che ero molto contento. Ma sentivo dentro che lei lo capisse, che non avesse bisogno di sentirsi dire un grazie per vedermi apprezzarla, avrei voluto solo dimostrarglielo meglio.

I nostri incontri erano sempre così, un po’ strani ed un po’ imbarazzanti.. ma erano la cosa più bella del mondo che potessi avere e mi venne portata via. Beh, fui io a portarla via da me stesso.

-“Te lo ricordi vero?”
La sua voce, apparve alle mie spalle.. spezzando la mia attenzione sui ricordi.

Un dolce profumo invase quella ghiacciata e desolata brezza, accompagnata da un forte calore di conforto.. volevo che quell’esatto istante non finisse mai, non riuscivo nemmeno a voltarmi.

-“Il giorno in cui ti ho regalato la borsa..”
Poi continuò, facendo alcuni passi per avvicinarsi
-“Si..”
Le risposi, quasi sussurrando.

E poi si avvicinò, mettendo sulle mie spalle la borsa a tracolla. Credevo di averla persa, a dire la verità in tutto quel trambusto di quel mattino mi era completamente passato di mente, che strano però, mi chiedevo come facesse ad averla lei.

-“Me l’hai lasciata tu.. dicendo che saresti tornato a prenderla, il tuo solito modo spavaldo”
Poi disse, quasi leggendomi nel pensiero, con una voce delicata che si spezzò in una piccola risata.
-“Ma hai dimenticato tutto di nuovo..”
Poi aggiunse, piombando in un silenzio.

Dimenticare, lo aveva ripetuto ancora una volta e non avevo la minima idea di cosa stesse parlando. Così presi coraggio e finalmente mi voltai, ritrovandomela ancora una volta davanti. Era ancora bellissima, la ragazza più bella che esistesse al mondo.. non era cambiata di una virgola. Avvicinai la mano e spostai i suoi capelli dietro l’orecchio, mi era mancato da morire quel piccolo ed insignificante gesto.

-“E’ già la diciassettesima volta che oltrepassi questo ponte..”
Poi disse, io solito testardo me non la credetti neanche un secondo
-“Anche la diciassettesima volta che aggiusti i miei capelli”
Poi aggiunse, guardando nei miei occhi.

Glielo leggevo negli occhi, non stava dicendo cazzate. Ma restavano cose completamente fuori di testa quelle che stava dicendo, ma non mi importava niente, ero troppo felice per preoccuparmi di altro.. il solito egoista me.

-“Ma cosa stai dicendo..?”
Gli chiesi, credendo quasi che mi stesse prendendo in giro, ma lei era la prova vivente che magari non erano magari tutte cazzate.
-“Ricordi cosa ti è successo in discoteca?”
Poi lei chiese ed io dovetti rispondergli di no.
-“E’ successo qualcosa di molto brutto.. e tu ne sei rimasto coinvolto. Così doloroso sia psicologicamente che fisicamente, al tal punto che ora sei bloccato nella tua mente, tutto questo che vedi, quello che senti e quello che fai non è altro che un riflesso proiettato dalla tua mente, prendendo come spunto quello che è già accaduto, anche se non lo ricordi. Sei bloccato, come un uccello senza ali in una vasta gabbia, aspettando inconsciamente che la tua mente e il tuo corpo guariscano… non c’è scampo qui, sei costretto a ripercorrere gli stessi eventi fin quando il tuo cuore non smetterà di battere ed una volta che lo farà, ricomincerà tutto da zero.”
Poi disse, spiegando cosa stesse succedendo.

Io ascoltai, incredulo e senza parole, fu’ quasi come se avesse appena narrato la trama di un romanzo horror..

-“Avresti continuato all’infinito.. a ripetere gli stessi errori, a cadere nelle stesse trappole e continuare a soffrire come la prima volta. Non saresti riuscito a salvarti, a scappare da questo limbo.. e non potevo sopportarlo, quindi ho deciso di portarti via di qui, ma non me lo ha permesso fin dall’inizio..”
Poi continuò, interrompendosi all’ultima parola, era spaventata di qualcosa.

E poi rimase immobile lì, a fissarmi, aspettando una qualche reazione da me..

Ma cos’altro potesse aspettarsi se non la mia prossima reazione?

-“Ma… cosa cazzo stai dicendo?! C-cioè, non ha senso..”
Reagii, urlando ed estraniandomi da lei.

Feci qualche passo indietro, grattai la mia testa e mi poggiai al muretto del ponte.. quel vecchio ponte, anche esso non era cambiato di una virgola, ricco di muffa, il cemento con cui costruito tutto screpolato e pericolante. Lo percorrevamo sempre, ogni volta che veniva a trovarmi.. lo conoscevo a memoria.

-“Ti prego.. mi devi ascoltare, non abbiamo molto tempo”
Poi aggiunse, avvicinandosi di qualche passo e ripetendo quelle parole.

Non avevamo molto tempo. Non capivo e giustamente chiesi.. chi o cosa la tratteneva e spaventava a tal punto da non riuscire a parlare..?

-“E’ la tua mente.. ancora non mi credi vero? Ho provato in così tanti modi di spiegartelo, e neanche una volta mi hai creduto.. hai davvero la testa dura. Questo è il tuo mondo, la tua mente proiettata.. e non ti lascerà andare via finché non sarai guarito, ma ci vorrebbero anni.. come in un coma.”
Poi si spiegò, mettendo la mia mente ancora più in confusione.

Ma stavo cominciando a crederle, in fondo come non avrei potuto dopo tutto quello che avevo vissuto, tutti quegli orrori inspiegabili e disumani, dopo.. averla re-incontrata.

Perché? Come potesse volermi aiutare nuovamente dopo quello che avevo fatto?

-“Perché io ti amo ancora..”
Poi aggiunse, distruggendomi l’animo e il cuore.

Mi aveva ancora letto nel pensiero, o magari era una domanda che avevo già ripetuto più volte.. ma ciò che aveva detto mi distruggeva dentro, il contrario di quello che probabilmente voleva ottenere.

Pioveva quel giorno d’autunno, a dirotto e da molte ore, le strade erano bagnate e le persone bloccate a casa, ma non per me.. io stavo correndo sotto quella pioggia, non curandomi del fatto che mi sarei ritrovato con una febbre da cavallo.

Senti non c’è la faccio più. Sono al nostro posto speciale.

Un breve messaggio, ma che urlava le cose più inimmaginabili. Era freddo, completamente opposto ai suoi soliti messaggi sempre carichi di energia, che mi strappavano sempre un sorriso. Dovevo correre, raggiungerla prima che facesse qualche pazzia, non avevo neanche credito sul cellulare per inviargli qualche messaggio e guadagnare qualche secondo in più. Non avevo mai corso così tanto, non mi ero mai sentito così stanco.. ma non potevo fermarmi, cosa avrebbe fatto lei in risposta a quello che avevo fatto io?

Ero un mostro.

Raggiunsi il ponte, non c’era nessuno per le strade quel giorno, neanche la più piccola macchina. Solo io al bordo del ponte e lei nel mezzo, vicino il muretto. Era sempre stata così fragile, una ragazza che si faceva sempre prendere in preda alle emozioni.. una ragazza spezzata, ed io la avevo abbandonata quando più ne aveva bisogno, da egoista e senza curarmi delle conseguenze.

La pioggia batteva così folte sull’asfalto che non potevo neanche sentire la mia stessa voce, urlavo di andarcene via di lì, di toglierci da sotto la pioggia, ma poi lei salì in piedi sul muretto e l’istante dopo fu’ quello che segnò la mia intera vita. Non feci in tempo, per quanto corsi con tutte le mie forze non riuscii a raggiungerla in tempo, le acque di quella fiumara in tempesta la inghiottirono completamente.. e non la rividi mai più.

Ancora quel giorno mi chiedevo che se magari mi fossi gettato sarei riuscita a salvarla, che se avessi corso più velocemente sarei riuscito a fermarla.. o che se non fossi stato così egoista magari ancora oggi l’avrei avuta al mio fianco.

Iniziò a piovere delicatamente dal cielo, quasi per ironia, per beffeggiarmi..

-“Non è stata colpa tua..”
Pronunciò quelle parole..

Cercava sempre di scaricare le colpe da sopra di me, cercava sempre di farmi sentire meglio.. ma poi il ponte sotto i nostri piedi iniziò a tremare fortemente.

-“Ecco.. non abbiamo più tempo”
Disse ancora, abbracciandomi dalle spalle.
-“Non voglio..”
Fu’ ciò che dissi io, non volevo allontanarmi ancora da lei..

Ma era un desiderio infantile, nulla dura per sempre.

-“Ascoltami”
Poi iniziò a parlare, con un tono serio.
-“Devi raggiungere a tutti i costi la discoteca, io sarò lì ad aspettarti.. ti porterò via di qui, te lo prometto”
Poi disse per finire, voltandomi e guardandomi dritto negli occhi.

Non seppi che rispondergli, non ebbi il coraggio di dire nulla.. un altro momento irrepetibile sprecato, il ponte cedette proprio nel mezzo ed io mi ritrovai a scivolare verso l’acqua, mentre lei scomparve come per magia e senza lasciare traccia. Scivolavo e senza speranza di salvezza, adesso era il mio turno di colpire l’acqua, ma era un’immobile specchio dalle forme delicate che quando lo colpii con il mio corpo, si frantumò in mille pezzi e alle sue spalle solo il nero più totale che mi inghiottì..

Ancora una volta.

La avevo lasciata andare ancora, magari meritavo ciò che mi stava accadendo.

Avevo perso i sensi o per meglio dire è così che riesco a descriverlo.. rimasi svenuto finché non sentii una fresca brezza attraversarmi il corpo, accompagnati dai suoni della fiumara che scorreva verso il mare. Quando riaprii gli occhi capii di essere ritornato con i piedi per terra, beh almeno in senso figurato; lei non c’era più.. calmi e lunghi respiri, la testa mi stava esplodendo e la schiena chiedeva pietà essendo coricato sull’asfalto, dopo di ché mi alzai e realizzai di aver oltrepassato il ponte in qualche modo e quando mi voltai per vedere se lei fosse ancora lì, venni sorpreso da una vista terrificante: era completamente crollato su se stesso e l’acqua che scorreva gli si scontrava contro, producendo un suono che ricordava molto una cascata.

Rimasi allibito per interi secondi a chiedermi cosa fosse attualmente accaduto.

Stavo cominciando a farmi prendere dall’ansia e la paura di morire, sarei stato accolto da un destino peggiore e più crudele, ricominciare tutto da capo; Lo zaino era rimasto al mio fianco dal mio risveglio, era nelle sue solite condizioni e sopra di esso un bigliettino con scritto: “ti aspetto”.. La discoteca, non era molto lontana ed era il mio punto zero, il punto esatto in cui tutto questo era cominciato. Lo aprii e all’interno trovai le solite cose, il mio coltellino, il mio piccolo quaderno, la fredda e cupa maschera ed infine la pistola, lasciai perdere la maschera ed infilai la pistola nei pantaloni, sul mio pube così da lasciarmela estrarre velocemente se servito.

Avevo un nuovo scopo nella vita, per quanto orribile da dire sia, mi sentivo di nuovo vivo. Con uno scopo.



Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: