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lavoro pubblicato martedì 17 gennaio 2017
ultima lettura domenica 18 ottobre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Ultima domanda.

di thebride. Letto 508 volte. Dallo scaffale Amore

Breve racconto , con dialogo finale in cui si cela l'ultima domanda, che la protagonista attendeva da tempo.


Era arrivato, ma come ogni "evento", di quelli che prevedono una lunga attesa, era decisamente molto diverso da come se l'era aspettato.
Immaginava più calore, più attenzioni, e invece aveva la sensazione che per gli altri fosse una giornata normale.
Non per lei. Per lei, che nonostante tutto, in quel posto ci era stata anche bene.
Già, era proprio così, nonostante rappresentasse quanto di più lontano avesse desiderato per lei, fantasticando il suo futuro, tra una lezione e un seminario all'università, o mentre ripeteva ad alta voce gli argomenti del penultimo esame, durante le "chiuse" nella sua camera.
E quante lacrime aveva versato agli inizi, seppure le fosse sembrata la scelta razionalmente più giusta da fare in quel momento.
Ma in fin dei conti, non era nemmeno l'abito che avrebbe potuto indossare tanto a lungo, perché non le si addiceva.
E alla fine, dopo 5 lunghi anni, finalmente aveva trovato un nuovo impiego, di quelle occasioni interessanti e sapeva che l'occupazione le sarebbe piaciuta. E sì, in questo caso si trattava di qualcosa che le sarebbe calzato a pennello.
"Come cambiano i nostri bisogni col tempo" aveva pensato, immaginando le speranze riposte in quei libri universitari, e il diverso percorso che aveva prospettato per sé.
Ma era soddisfatta e con pochi rimpianti. E questo contava.

Mentre la sua mente ripercorreva una breve sintesi degli ultimi anni, il suo sguardo si spostò sul piccolo buffet organizzato nel corridoio antistante la reception, e che aveva fatto ordinare presso il grande forno di fronte alla piazza antistante.
"Egle, buone queste brioches salate, ottima scelta" - le disse una collega vedendo che si avvicinava, mentre era intenta a confabulare con un'altra che sorrideva in segno di approvazione. "Eh lì al nuovo lavoro non ci saranno tutte queste distrazioni culinarie, è un po' isolato", le disse.
"Eh hai detto bene, distrazioni. Vorrà dire che potrò evitare sgarri calorici, e buttarmi sul bollitore con la tisana".
"Ahaha vabbè, alla fine dei conti hanno una sede più grande della nostra - ribatté la collega che fino a quel momento era rimasta silenziosa - avranno una mensa e anche qualcosa in più" .
"E magari anche una palestra" rispose l'altra, ridendo.

In fin dei conti aveva instaurato rapporti socievoli con tutti, e la notizia che avrebbe lasciato l'ufficio a fine mese era stata accolta, seppur nei limiti, con sincero dispiacere.
Ma il suo egocentrismo, o forse la sua insicurezza, la portavano a desiderare manifestazioni più palesi.

Dopo aver salutato altri colleghi che si erano affacciati al buffet si diresse verso la sua stanza, attraversando la porta che per l'occasione era rimasta aperta per consentire anche agli impiegati delle altre aziende che avevano sede in quello stabile di partecipare al buffet.
Infatti, data la particolare struttura del palazzo, praticamente si conoscevano tutti.

Stava uscendo dalla stanza della posta interna, e mentre guardava una raccomandata un po' insofferente, si sentì stringere leggermente il braccio.

"Ciao Egle".
"Oh, ciao".
"Stavo passando dal corridoio comune e ho visto che c'era la vostra porta aperta. Poi il portiere ci ha avvertiti che c'era un buffet, anche se non ci ha spiegato dove. Ho fatto due più due e ho capito che era qui".

"Eh sì, ho offerto io. Oggi del resto è l'ultimo giorno. Ti sei già servito?"
"Lo immaginavo. Sì, ho preso solo velocemente da bere, che oggi è una giornatina..".
"Ah, non dirlo a me. Pensavo che oggi sarebbe stato di routine, e invece ho un sacco di chiusure da fare. Farò sera tardi, mi sa".

Le sorrise, e sembrava che se ne stesse andando.
"E quindi, è fatta ormai. Perciò da lunedì non ti vedrò più passare davanti al cortiletto interno sotto la finestra della mia scrivania, né ci beccheremo alla macchinetta del caffè impegnati tra un cambio cialda e un altro a dispensare piccoli consigli sulle nostre pene quotidiane e disavventure straordinarie".

"Eh già..e non faremo nemmeno finta di non vederci quando invece saremo indaffarati con uno dei tanti imprevisti che regnano questo posto, o troppo presi da quei pensieri da non volerli condividere".

"Però..beh, io penso che ti troverai bene nel nuovo posto di lavoro. Alla fine il settore del **** dovrebbe essere interessante, e dai discorsi che facevamo secondo me potrebbe piacerti molto di più".

"Beh, sì, è così. E sono contenta di questo cambiamento. Non mi annoierò il 70% del tempo, occupandomi di roba sempre uguale a sé stessa, e mi sembrerà di aver usato il cervello alla fine di ogni giornata. Il trattamento economico sarà migliore, e potrei permettermi qualche week end in più fuori senza stare a guardare ossessivamente il bilancio di fine mese. E avrò più tempo libero per me, questo è importante.
Magari di quello che ho appena detto non sarà vera nemmeno una parola, e la realtà mi contraddirà. Ma almeno ci avrò provato a cambiare qualcosa".
Egle fece una piccola rotazione con la spalla per tenere più saldi al braccio i faldoni, ma irrimediabilmente due fogli volarono giù fermandosi sotto il termosifone.

"Ops..attenta - e si abbassò per recuperarli".

"Oh grazie, vabbè ora vado, perché devo sistemare le ultime cose per il sostituto o la sostituta..Ciao".

"Ciao bella... ah senti, ma tu lunedì vai via, giusto? - "Sì, giusto". " Perché non so come sto messo in questi giorni, dovrei fare alcune commissioni fuori ufficio". " Capisco", fece Egle, ma abbastanza scaltra nel non far trasparire l'evidente delusione per quell'ulteriore, ultimo smacco. Fece per avvicinarsi a salutarlo, ma lui ribattè "e ti volevo chiedere un'ultima cosa.

"Dimmi" - con un sorriso dolce e meno formale. " E alla fine hai scelto tra i due? Sai, l'altra volta ti ho visto con uno, eravate a pranzo al bar Francese, che poi io ci vado quasi ogni giorno lì - sì lo so, me lo hai indicato tu, disse Egle tra sé e sé - ma non mi sono avvicinato per non disturbarvi. A prima vista mi è parso di capire che è quello che ti piace di più, o almeno se così si può dire".

"Piace è abbastanza generico, però ho capito cosa vuoi dire. Sì è lui. E no, non ho scelto. Anzi, non penso che sceglierò. Anche loro sono consapevoli della situazione e io, alla fine, non mi faccio tante domande. Sono nei miei pensieri entrambi, ed evidentemente per ora mi va bene così. Evidentemente c'è spazio per entrambi, perché colmano un vuoto di cui abbiamo tutti bisogno, ma con probabilità in questo spazio ci sto più io, da sola con me, e per me".

Si guardarono, e si rivolsero un sorriso che sapeva di un ultimo saluto, almeno in quel contesto. Poi Egle si voltò, e chiamò l'ascensore.

"E senti Egle..ma, tu credi che, dato che c'è tutto questo spazio, un piccolo posto in piedi potrebbe esserci per me".

La portiera dell'ascensore si era aperta, e dallo specchio erano ben visibili i suoi occhi sgranati e i denti che mordevano il labbro inferiore in una smorfia di incredulità.

E, rivolgendogli un sorriso un po' scanzonato, gli disse : "E se tu me lo dicessi, in quello spazio non solo ci sarebbe ancora posto, ma con la tua presenza lo occuperesti da solo".



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