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lavoro pubblicato venerdì 13 gennaio 2017
ultima lettura giovedì 12 ottobre 2017

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

IL LAGO DEI CORPI SMEMBRATI (parte 2/2)

di Hermes. Letto 9581 volte. Dallo scaffale Horror

La mia ragazza è andata. Ma in fondo chi se ne frega, giusto? Nessuno piangerà per lei, nemmeno i suoi genitori. Quei luridissimi basta...

La mia ragazza è andata. Ma in fondo chi se ne frega, giusto?

Nessuno piangerà per lei, nemmeno i suoi genitori. Quei luridissimi bastardi non hanno mai provato nulla per la figlia, al suo posto sarei scappato di casa anch’io. Certo, avrei scelto un posto migliore dove vivere però.

Un posto dove magari il dispiacere e l’indignazione per certe tragedie non siano solo una maschera. Una misera ed infima facciata.

La vittima non è importante, no, non più. Il fascino o l’ambigua natura del carnefice? Oh si, quelli si che sono importanti.

Stavo per lasciarla, lo avrei fatto. Da un po’ di tempo non era più come una volta, tra noi due si era spento quel... Qualcosa. A stento la sopportavo ormai.

Si, avrei rotto con lei, ma non le auguravo la morte. OVVIO.

Però cavolo, quanto era bella.

E quanto scopavamo.

Al contrario di me, freddo e cinico, lei provava interesse per questa storia del mostro.

L’ignoto e il credere ci fosse qualcosa che sfuggiva alla comprensione umana, tutto ciò smuoveva in lei quella forte sensazione di mistero che annebbiava la parte razionale della sua mente.

Forse è anche per questo che ha smesso di piacermi.

Sarà rimasta molto delusa nello scoprire la verità. Non potrò mai saperlo, tutto ciò che ha fatto è stato urlare.

Il freddo della notte mi sta congelando le palle. Mi ritrovo qui seduto con un nastro alla bocca e le mani legate dietro la schiena. Sotto il mio culo c’è il piccolo pontile in legno che da sul lago.

La nebbia è fitta, ma non abbastanza da impedirmi di vedere lo spettacolo.

“Sai qual’ è lo svantaggio di ucciderti? Che non posso scoparmi il tuo corpo una volta averlo fatto. Ho altri gusti.” Mi dice il figlio di puttana mentre si pulisce il sangue dalle mani.

Provo a rispondergli ma il nastro sulla bocca me lo impedisce.

Nota che sto cercando di dirgli qualcosa. Si accovaccia davanti a me strappandomi via il nastro, facendomi anche una bella ceretta ai baffi.

Si, gli risponderò, ma prima gli sputo un bel proiettile di saliva nell’occhio.

“Già, a te piace scopare le ragazzine morte.” Gli dico. Lui mi sorride, si pulisce via la saliva dalla faccia e mi molla una bella cinquina che mi sdraia a terra.

Neanche il tempo di cadere che lui mi ritira su e stavolta mi sferra un pugno.

Cado di nuovo.

Mi tira su di nuovo.

Altro pugno.

Mi ritira su, e spero abbia finito perché credo mi sia saltato qualche dente.

Riesco a sentire il sapore del sangue.

“E a te piace guardare mentre lo faccio.” Replica a sua volta mentre mi tiene stretto per il collo della felpa.

In effetti ha ragione, mi piaceva guardare…

E pensare che io e questo stronzo siamo, o meglio, eravamo migliori amici.

Si, eravamo.

Quando con un amico condivi tutto, omicidi inclusi, puoi dire con certezza che quello sia il tuo migliore amico. Ma quando il tuo migliore amico ti lega, ti tappa la bocca, uccide la tua ragazza, ti costringe a guardare mentre fa sesso con lei da morta e dice di volerti uccidere, allora quello è un pessimo amico.

Cazzo se lo è.

Tutto ebbe inizio una sera, all’incirca un anno fa.

Avevamo bevuto, ma non abbastanza da essere completamente sbronzi.

Abbastanza da sembrare due perfetti idioti, però.

Riuscimmo ad attaccare bottone con la prima donna che abbiamo ammazzato. Una milf, come la chiamerebbero al giorno d’oggi.

Girava voce, in paese, che fosse una donna di facili costumi… E già sai come è andata a finire, dico bene?

Poi ci fu la ragazzina, poi le altre.

Io uccidevo, lui faceva il resto.

Non si è mai accontentato della sola morte, voleva di più. Voleva fotterla la morte. In tutti i sensi.

Prima abusava sessualmente del corpo, poi cominciava a tagliare.

Cominciava sempre dalla testa, la tagliava violentemente con la sua fidata mannaia e la buttava nel lago come un sacco della spazzatura.

Poi le braccia, tagliava e buttava in acqua.

Poi le gambe, finché non rimaneva solo il tronco da buttare come un misero rifiuto.

Io guardavo, e mi intrigava.

Vedere la gente del posto reagire in tutta la sua ridicola stupidità ci divertiva. Non era colpa nostra, non era colpa dell’uomo.

Era colpa di quell’inesistente frutto della loro immaginazione.

Che branco di idioti, mi ricordano il motivo per cui mi piace uccidere.

Devo dire che siamo stati bravi, non ci hanno mai beccati. Uccidere di notte è una soluzione tanto semplice quanto efficace. In molti casi eravamo costretti a rapire la vittima.

Per forza, non tutti fanno nottata.

Comunque, un bel giorno, decisi che era ora di darci un taglio.

Non perché non ne avessi più voglia, ma la cosa stava cominciando a sfuggirci di mano e tutto cominciava ad essere troppo rischioso.

Il bastardo non prese bene la mia decisione, ma a quanto pare la accettò e non continuò ad uccidere da solo.

Fino ad ora.

Forse è per questo che mi trovo in questa situazione, forse al bastardo non va giù il mio ritiro dalle scene, o forse non c’è un perché.

In fondo, perché lo facciamo? C’è forse un motivo?

Ci sono forse ragioni concrete alla base della pazzia?

Per la mia ragazza, a quanto pare, aveva riservato un trattamento diverso dai soliti.

Ha cominciato da subito a tagliare finché lei non moriva.

Non dalla testa, ma dalle gambe. Lei doveva vedere tutto. Doveva sentire tutto.

La poverina ha sofferto più di tutte le altre.

“Non parli più?” mi chiede il coglione riportandomi sulla terra. Io, nel dubbio, gli sputo di nuovo.

Stavolta, grazie alle botte prese poco fa, è sangue quello che mi esce dalla bocca.

Da come mi guarda adesso, probabilmente non gli va tanto a genio avere il mio sputo stampato in faccia per la seconda volta.

Stavolta però, stranamente, non mi colpisce.

Mi sputa a sua volta.

La cosa comincia a diventare comica, così inizio a ridere d’istinto.

Mi afferra il viso stringendolo da sotto il mento in modo da indirizzare il mio sguardo a destra, costringendomi così a guardare di nuovo quel corpo nudo e smembrato.

“Lo trovi tanto divertente?”

Se potessi rispondere gli direi che trovo divertente la sua brutta faccia da culo, ma mi tiene così strette le guance che non posso parlare. Peccato.

Finalmente, dopo qualche secondo, molla la presa.

Da accovacciato si rialza in piedi, cominciando a camminare lentamente avanti e indietro in un piccolissimo spazio.

Cammina, cammina, cammina e poi…BOOM! Il suo stivale mi colpisce la faccia, stendendomi di nuovo.

Delle gocce rosse schizzano sul vecchio legno del pontile.

BOOM! Un altro calcio, stavolta alla pancia. Inizio a tossire e comincio a sentire il sangue colare dal mio naso.

Lo stronzo non contiene l’entusiasmo e decide di farmi sentire la risata più isterica del suo repertorio.

Dopo qualche secondo smette (per fortuna) e si riaccovaccia davanti a me.

“Non ti farò a pezzetti, lurido sacco di merda. No. Per te ho preparato una sorpresa speciale.”

Continuo a tossire e sputare sangue.

Si dirige verso i pezzi di corpo della sua ultima vittima e li butta nel lago, uno ad uno.

Lascia la testa per ultima.

La guarda per un attimo, la bacia sulle labbra e poi la lancia con potenza in acqua.

Dopo aver finito con lei mi guarda per un attimo, ghignando. Nel frattempo finisco di tossire.

Si dirige verso la borsa che aveva posato a terra prima di iniziare il massacro (il piccolo kit del killer per ogni occasione), e prende un pesante blocco di cemento al suo interno.

Lo poggia sfacciatamente sul legno del pontile, facendogli fare un leggero tonfo.

Mi guarda di nuovo rivolgendomi un sadico occhiolino, e si rimette a frugare nella borsa.

Questa volta sfila una catena molto spessa e lunga, mentre nella mia mente comincia a formarsi un’immagine molto chiara di ciò che ha intenzione di fare.

Comincia ad avvolgere un’estremità della catena al blocco di cemento, facendo dei giri tattici in modo che il peso non scivoli via. Infine, la fissa bene con un lucchetto.

Viene verso di me, mi prende per le gambe e mi trascina in un punto a lui più comodo per finire il lavoro.

Non mi ribello nemmeno, non ne vale la pena. Meglio così.

Meglio crepare che essere ciò che sono.

Lui continuerà ad uccidere, ma sarà una faccenda che non mi riguarderà più.

Mentre sono concentrato a desiderare il sonno eterno, lui nel frattempo mi avvolge le caviglie con il lato opposto della catena. Questa merda è talmente stretta da farmi male.

Ovviamente si assicura di fare un lavoretto accurato, in modo che io non possa liberarmi in alcun modo. Anche se potessi, non riuscirei comunque a fare molto con le mani legate.

Lucchetto anche qui, e via.

Siamo pronti per partire.

Mi trascina sull’orlo del pontile, facendo sporgere le mie gambe alla fine del legno.

Si dirige verso il blocco di cemento poco dietro di me, lo solleva con forza con entrambe le braccia e si dirige anche lui sull’orlo, pronto per l’ultimo atto.

Mi guarda un’ultima volta.

“Ci vediamo all’inferno, amico.”

“Vaffanculo.” Gli rispondo.

Lascia cadere il peso dalle sue braccia, che si dirige veloce in acqua.

La catena inizia a scorrere emettendo quel tipico suono di trascinamento metallico, e dopo neanche un secondo mi sento tirare violentemente giù.

Il mio ultimo tuffo.

A primo impatto l’acqua è gelida, ma non così tanto come mi aspettavo.

Trattengo il respiro, perfettamente consapevole che tra poco non servirà più.

Sto sprofondando, e va bene così.

Più vado giù e più sento la pressione aumentare. Più vado giù e più il mio cuore corre all’impazzata.

Il suono ovattato dell’ambiente subacqueo mi circonda l’udito.

Mentre l’aria nei polmoni va pian piano esaurendosi, mi rendo conto di quanto sia vasto e profondo questo cesso.

Dopo tanti metri in caduta libera, il blocco che mi pende dalle gambe tocca il fondo, ed anche io.

Finalmente.

Nell’oscurità dell’abisso, guardandomi intorno riesco a scorgere qualcosa, nonostante la vista appannata.

Mentre lentamente mi sto spegnendo riesco a vederli, proprio davanti a me.

Gli occhi della bestia.



Commenti

pubblicato il domenica 15 gennaio 2017
abisciott1, ha scritto: Bellissimo, ma... Come fa a raccontare tutto il protagonista se è morto? Non è reale, e nessuno è stupido da credere il contrario. Sembra un diario a tratti, ma è questo l'effetto dell'intramontabile narratore interno.
pubblicato il domenica 15 gennaio 2017
Hermes, ha scritto: Ciao abisciott1, innanzitutto grazie per il commento. Tecnicamente il protagonista racconta quello che gli sta accadendo al presente, non al passato, quindi noi possiamo "leggere" i suoi pensieri mentre lentamente si avvia verso la morte. Non assistiamo alla sua morte vera e propria infatti, ma solo ai suoi pensieri mentre sprofonda. A parte questo, il fatto che non sembri reale a tratti è anche voluto, basti pensare alla rottura della quarta parete che troviamo sia qui che nella prima parte, quando il protagonista parla direttamente a te che stai leggendo. Comunque, grazie! :)
pubblicato il domenica 15 gennaio 2017
abisciott1, ha scritto: In effetti hai ragione. Non ci avevo pensato. Io, quando uso il narratore interno, mi immagino sempre il protagonista che racconta del suo passato. Anch'io mi rivolgo al lettore. E' una tecnica anche quella. Comunque complimenti, hai avuto un sacco di visualizzazioni ma pochi commenti.
pubblicato il lunedì 4 settembre 2017
raffaelefant, ha scritto: Complimenti davvero, il finale un po' a sorpresa eccessiva, visto che si tratta di un racconto in prima persona, ma un 9 non te lo toglie nessuno per l'abilità narrativa.

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