ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato venerdì 13 gennaio 2017
ultima lettura giovedì 12 dicembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Yuli e i naturali - Capitolo 1

di SidheBanshee. Letto 722 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Un racconto a fumetti per ragazzi, su un futuro distopico, che ho scritto oltre 20 anni fa. Non l'ho mai completato. Ora ho pensato di trascriverlo ed eventualmente creare qualche illustrazione. E' ancora una bozza, si accettano consigli.............

CAPITOLO 1

Il cortile dell'ingresso principale del complesso era molto spazioso, pulito, ordinato, preciso. Aveva quattro triangoli di prato ad ogni angolo, con erba corta, ben curata e qualche pianta.
Tutto intorno al perimetro, alte siepi tagliate alla perfezione incorniciavano lo spazio nel quale si affollavano i bambini e le loro famiglie.
Sulle grandi porte automatiche dell'edificio, era scritto, con massicce lettere color bronzo, la parola C.E.SU.
Centro educativo superiore.
I bambini, sorridenti e chiassosi, come solo i bambini sanno essere, stavano vicino i propri genitori oppure chiacchieravano e giocavano tra di loro.
Era difficile stabilire la loro età.

A un lieve segnale acustico, proveniente dagli altoparlanti, i bambini iniziarono a disporsi in file ordinate sulle ventiquattro strisce, colorate in quattro diversi gradienti di verde, che si illuminavano sulle massicce piastrelle del pavimento, distanziandosi gli uni dagli altri utilizzando come metro di misura il proprio braccio.
Nelle loro sobrie uniformi erano impeccabili.
Ventiquattro classi di venti bambini, quattro sezioni, sei anni scolastici, per un totale di quattrocentottanta alunni.
La colonna destinata alla prima classe, con le quattro righe verdi sul pavimento, per i bambini di nove anni provenienti dal Centro Educativo Inferiore, detto C.E.IN. , era vuota, in attesa dell'assegnazione delle classi.
I quattro gradienti rappresentavano le sezioni nelle quali i bambini venivano suddivisi. L'indirizzo di ogni sezione non era conosciuto e il programma scolastico si adattava di volta in volta agli interessi degli studenti. Vi era semplicemente una lieve predilezione per le materie che più si confacevano agli alunni della sezione e ,molto di rado, era capitato che un alunno venisse spostato in un'altra sezione.
I bambini di prima erano in attesa che i pannelli indicassero a quale sezione sarebbero stati assegnati per potersi sistemare sulla propria linea verde, i nomi sarebbero comparsi in ordine di nascita.

Il primo giorno di scuola al CESU, per i bambini di nove anni, era un vero e proprio rito socialmente riconosciuta:
Per la prima volta i bambini venivano accompagnati a scuola dai propri genitori, che li guardavano orgogliosi e sorridenti, scambiandosi sguardi carichi di emozione.
Difatti prima di allora tutti i bambini avevano vissuto all'interno del C.E.IN. e solo alla fine del precedente anno scolastico, erano stati affidati in via definitiva alle proprie famiglie, trasferendosi durante le vacanze estive.

Per Yuli non c'era alcun motivo per gioire.
Quando il pannello indicò il suo nome, si posizionò sulla prima linea, la sezione A, fissando, senza vedere, un punto a caso sulla spalla del compagno davanti.
Jeserak probabilmente lo guardava dalla folla, ma a lui non interessava.
Non gli importava di Jeserak, né dei suoi nuovi compagni, né di null'altro potesse venirgli in mente.
Aveva dovuto lasciare i suoi compagni d'infanzia, quelli con cui era cresciuto, che nonostante le sue differenze avevano imparato ad accettarlo.
Tutto a causa di Jeserak, il suo educatore di affiancamento e adesso suo tutore, che aveva deciso di prenderlo in affidamento anziché lasciare che qualche famiglia lo adottasse
Forse era stato obbligato a farlo, pensò Yuli, o forse, ancora, nessuno avrebbe voluto adottare uno come lui.
Ora si trovava qui, in mezzo a estranei che probabilmente si conoscevano già da una vita.
Era sempre tutto estremamente difficile per lui, questo poi era il colmo.
Deciso a fare il minimo indispensabile, al segnale acustico, seguì i suoi compagni all'interno dell'edificio e poi in classe.

Ogni bambino prese posto al proprio terminale, su cui erano già stati sincronizzati i dati degli anni scolastici precedenti e il percorso di studi intrapreso.
Yuli inserì la sua chiavetta, poi si ricordò che all'inizio di ogni nuovo anno scolastico, i primi dieci minuti erano dedicati allo scambio di convenevoli tra i bambini.
Entrò, seppur controvoglia nella chat comune, ma solo perché era obbligato a farlo.
Nessuno lo conosceva, nessuno lo avrebbe salutato.
Anche negli anni precedenti era stato doloroso leggere delle vacanze dei suoi compagni, passate con i genitori in qualche località a fare attività divertenti, mentre lui era rimasto al C.E.IN. tutto il tempo.
Guardò per un po' gli altri scambiarsi le foto delle vacanze, poi annoiato, si girò a guardare fuori dalle grandi vetrate dell'aula.
Allo scadere dei dieci minuti, puntuale entrò l'insegnante, che salutò sorridente i bambini.
Attivò la lavagna multimediale, con la quale spiegò quali materie avrebbero potuto o dovuto seguire, quali sarebbero state accompagnate dalla presenza di un insegnante e quali invece avrebbero utilizzato il solo supporto dei terminali.
Poi la lezione proseguì concentrandosi sull'Educazione Sociale, materia che Yuli detestava.
Un insieme di regole, inutili cerimoniosità e indottrinamento che però su di lui non attecchiva e sospettava di saperne il perché anche se non capiva pienamente.

La mattinata proseguì con un altro paio di materie obbligatorie e due ore di materie a libero arbitrio.Poi finalmente arrivò la pausa pranzo e tutti i bambini si riversarono nei corridoi e nel cortile interno dell'istituto scolastico.
Questo cortile era adibito alla ricreazione, aveva una parte di pavimento piastrellato, ma il giardino era la parte che si estendeva maggiormente. C'erano zone al coperto con tavoli e panche, altri tavoli erano sul prato, molti bambini si sedevano direttamente sull'erba all'ombra di un albero a chiacchierare e consumare il loro pasto.
Yuli si guardò in giro, poi, cercando di non dare nell'occhio, si sedette a un tavolo appartato, da solo.
Dopo qualche minuto però, una voce interruppe il flusso dei suoi pensieri.
"Ciao! Tu sei Yuli Kobay, vero?! Quello nuovo!"
Yuli si voltò e si trovò di fronte una bambina dalla pelle candida, grandi occhi verde chiaro e i capelli lilla, morbidi da sembrare di seta.
La fissò per alcuni secondi, mentre l'imbarazzo cresceva. Si aspettava che lei dicesse qualcosa, ma evidentemente secondo le regole sociali toccava a lui, perchè lei rimaneva a fissarlo sorridente e carica di aspettativa. Così su due piedi, non sapendo cosa dire, azzardò un:
"...Che bei capelli..."
"Grazie!" rispose lei, sinceramente lusingata "Sono l'unica cosa che i miei genitori hanno cambiato in me, oltre le leggi della società ovviamente. Sono Rhysia Norigawa, una tua compagna di classe, posso sedermi al tuo tavolo?"
"...certo..." fu preso alla sprovvista. Si rese conto di non aver affatto notato Rhysia, anzi non avrebbe saputo riconoscere nessuno della sua classe, perché non li aveva per niente guardati. Pensò che Jeserak si sarebbe infuriato se non avesse fatto amicizia con nessuno e allo stesso tempo pensò anche che definirle leggi della società era limitativo, erano molto più che questo.
"Forse è per questo che hai tanti problemi a fare nuove amicizie!" Rhysia sembrò avere un'illuminazione, mentre si sedeva di fronte Yuli "Tu sei un naturale e leggi sociali non sono state immesse nel tuo dna!"
Yuli impallidì e si sentì salire un groppo alla gola "Tu come lo sai?!" ringhiò a voce bassa.
Lei si agitò e rispose nervosamente "Ehm...non lo so..forse ho sentito i miei genitori parlarne..o qualche insegnante...e allora ero tanto curiosa di conoscerti..."
Yuli corrucciò la fronte insicuro su come interpretare questa affermazione, ma poi ritrovò la calma e cercando di spostare l'attenzione da lui chiese a Rhysia come mai i suoi genitori avessero cambiato così poco in lei.
"Oooh...è una storia davvero romantica! Per farla breve: durante il viaggio di nozze non si sono accorti di avermi concepita, ma sono riusciti a spostare il mio feto giusto in tempo. Dopo i controlli del CCG, quando hanno scoperto che ero assolutamente perfetta, hanno deciso di cambiare solo il colore dei capelli, da castano a quello preferito di mia madre, il lilla! Che ora è anche il mio preferito!"
"Quindi sei una semi naturale?"
"Esatto!! Per questo volevo conoscerti! Abbiamo qualcosa in comune...più o meno, no?"
In quel momento suonò il segnale acustico che indicava la fine della ricreazione.
Yuli e Rhysia si incamminarono insieme verso la loro classe.
"Senti, scommetto che il tuo educatore sarebbe contento se ti venissi a trovare dopo le lezioni, che dici?"
Yuli si fermò a guardarla, poi scrollò le spalle "Ok".
Effettivamente in questo modo Jeserak l'avrebbe lasciato stare per un po', forse.

L'ultima ora e mezza di ogni giornata era dedicata alle arti marziali, tutti i bambini la praticavano.
L'allenamento comprendeva il riscaldamento, la lezione vera e propria di tecniche di combattimento corpo a corpo e kata (un'insieme di movimenti ordinati e strutturati da ripetere in un preciso ordine). A volte qualche esercitazione uno contro uno e lo stretching finale.
Queste lezioni avevano lo scopo di scaricare lo stress e l'energia accumulata e repressa durante le lezioni sedentarie, nonché di mantenere i bambini in forma.
Venivano praticate con addosso l'uniforme scolastica, studiata per essere di comoda vestibilità e morbida nei movimenti, era di un materiale molto resistente, facile da pulire e traspirante.
Insomma dopo la lezione di arti marziali, l'uniforme era ancora linda e perfetta.
Questa era uguale per ogni bambino, maschi o femmine e per tutti i CESU.
Era composta da una tunica senza maniche, una maglietta da indossare sotto la tunica, pantaloni e stivali.
Si differenziava solo attraverso i colori.
Il colore principale era il bianco, la tunica aveva due righe colorate, la prima riga indicava il CESU di appartenenza. Yuli, per esempio, arrivava dal CESU diciassettesimo di colore verde chiaro e si trovava ora al decimo di colore blu.
La seconda riga indicava il CPI, Centro per l'infanzia, una struttura ricreativa dove si praticavano varie attività tra cui lo sport.
Principalmente al CPI si svolgono attività ricreative obbligatorie per bambini dai nove ai quattordici anni compresi. Si tratta di edifici imponenti, divisi in quattro sezioni, nord, sud, est e ovest.
Sul pantalone, sempre bianco, corre una riga che rappresenta la classe, e il relativo livello di arte marziale.
Quindi dalla prima elementare alla sesta avremo il giallo, verde, blu, marrone e nero.
Le arti marziali vengono praticate già dal CEIN, centro educativo inferiore, dove si trovano le scuole elementari primarie, dette, appunto, primarie.
Infine gli stivali riprendevano il colore del CESU.

Alle quindici il segnale acustico annunciò la fine delle lezioni.
Yuli e Rhysia si incamminarono insieme.
"A quale lato del CPI sei stato assegnato?"
"uhm, a sud"
"Siamo nello stesso gruppo ricreativo!! Siiii!"
"..." Yuli era un po' perplesso, Rhysia era davvero molto espansiva ed esuberante.
"E invece che sport hai scelto?"
"Hm...non lo so...non ne ho voglia"
"Beh, ma devi per forza! Io farò tiro con l'arco, perché lo trovo molto elegante!E poi suonerò il violino!"
"Ah io per quello allora suonerò il pianoforte, lo suonava anche mia madre..." Si interruppe rendendosi conto di aver detto già troppo e sperando che Rhysia non chiedesse nulla.
Era sempre troppo difficile per lui parlare dei suoi genitori.
"Ottimo! Allora più avanti potremo duettare, che bello!"

Quando arrivarono a casa Jeserak, l'educatore e tutore di Yuli li accolse con un gran sorriso, che si illuminò ancora di più nel vedere Rhysia.
"E' davvero un piacere conoscerti Rhysia!" disse stringendole affettuosamente la mano e chinandosi un po' per guardarla negli occhi.
"Sei una compagna di classe di Yuli?"
"SI! E siamo anche nello stesso gruppo ricreativo!"
"Ma è stupendo! Diventerete ottimi amici"
"Certo! e quando avremo imparato a suonare Violino e Pianoforte duetteremo insieme!"
Rhysia non si lasciava sfuggire occasione per essere la perfetta, solare, socievole ed estroversa bambina che la società voleva che fosse.
"Oh, che bella idea...e hai già scelto anche uno sport?"
"Certo! Farò tiro con l'arco"
"Ma che brava bambina! Yuli invece non ha ancora deciso, a quanto pare..." E diresse uno sguardo di rimprovero a Yuli che ricambiò con fredda noncuranza, poi sospirò.
"Hmm...farò nuoto allora.."
Jeserak si illuminò di un sorriso soddisfatto "Perfetto! Ti iscrivo subito, così inizierai questa settimana stessa!" Si incamminò verso il suo studio "Torno tra qualche minuto a portarvi la merenda!"
Yuli era seccato "Vieni..."sospirò, dirigendosi verso camera sua.
La stanza era grande quanto si convenga sia una stanza per un bambino. C'era spazio per un letto ad una piazza e mezzo dalla linea sinuosa e moderna, una scrivania spaziosa dotata di un terminale di ultima generazione completo di tablet, un grande armadio capiente, celato dietro una porta automatica che si mimetizzava con le pareti, le quali erano di un azzurro pastello molto tenue. Eccetto la parete multimediale, che era bianca ed era lasciata scoperta fatta eccezione per un mobile basso, che ricopriva tutta la lunghezza. Sull'ultima parete libera vi era una grande finestra multimediale, che attualmente era spenta e mostrava la semplice vista sulla città dall'alto del cinquantaduesimo piano li, vi era anche un divanetto per gli ospiti ed un tavolino basso.
Il pavimento era di un tessuto morbido e compatto, termoregolante, di un pallido beige.
Rhysia notò subito che mancava di qualsiasi personalizzazione, era una stanza anonima."
"La tua camera è perfetta, grande il giusto, con tutti i comfort. Non ti piace?"
Yuli la guardò interrogativo
"E' vuota" Continuò lei
"Mi sono trasferito qui solo da qualche giorno"
Lei lo guardava continuando a non capire
"Non ho oggetti personali" Concluse secco Yuli "Ti va di giocare a qualcosa?" Chiese poi indicando la parete interattiva
"Si...ma non a quello!" Rispose lei con uno sguardo elettrizzato, mordendosi il labbro "Guarda! Lo sai fare?!"
Così dicendo si concentrò improvvisamente, sembrava si stesse sforzando e quando una gocciolina di sudore le scivolò giù dalla fronte, Yuli vide la poltrona della scrivania sollevarsi di una decina di centimetri.
Restò di ghiaccio, impietrito si voltò, la guardò seduta sul divanetto ansimante per lo sforzo.
Lei lo sapeva? Come poteva?Cosa voleva?Era in pericolo?
Poi sentì i pensieri superficiali di Rhysia, desiderava che loro fossero simili, così si decise:
"So fare di meglio" le disse, e in un attimo Rhysia e tutto il divanetto stavano galleggiando a mezz'aria.
Rhysia lanciò un grido euforico "WOW!!" E rise.
"SHHHH!!" intimò lui, mettendola giù, poi le si sedette accanto "Rhysia, tu non devi andare in giro a sbandierare i tuoi poteri così!"
"Cosa?! Perché?" Chiese lei ridendo
"Perchè è pericoloso!
"Pericoloso? Ma và!"
"Si....le persone...gli altri, non le vogliono sapere queste cose"
"I miei genitori lo sanno, ma non vogliono che lo faccia...Comunque è fantastico! Tu sei fortissimo!! Nessuno di quelli che conosco ne è capace, nessuno è come me!Beh...nessuno è naturale né semi naturale....penso sia per quello! E' per quello vero?!"
"Si...però shhh, sta zitta!"
In quel momento il segnale acustico informò dell'apertura della porta della camera e Jeserak entrò con uno spuntino e delle bibite per i bambini.
"Grazie signor Ailes!"
"Prego cara, vi state divertendo?"
"Moltissimo, Yuli è davvero simpatico!"
Jeserak restò stupito, proprio non si aspettava di sentire definire Yuli simpatico.
"Yuli, hai bisogno di comprare un po' di cose, preferisci farlo online o vogliamo uscire?"
Al solo pensiero di andare in giro in compagnia di Jeserak, Yuli rabbrividì e si affrettò a rispondere "Online!"
"Bene...allora lo faremo più tardi, quando Rhysia sarà andata a casa" e sorridendo uscì dalla camera.

Infatti, quando Rhysia se ne fu andata, Yuli e Jeserak si dedicarono alle compre, serviva abbigliamento informale, l'occorrente per la piscina, ordinarono anche un pianoforte digitale per le sue lezioni.
Tutti i bambini del CESU studiavano uno strumento musicale, era obbligatorio, ma era una questione privata, si seguivano lezioni private con un assistente digiatale al proprio domicilio.
"Hai bisogno di altro?" Chiese Jeserak "qualcosa d'intrattenimento?" Lo guardava con fare paterno.
Yuli invece guardava in basso, era in imbarazzo "No...non lo so..."
Jeserak ci pensò su un attimo "Hm, facciamo che ti lascio dei crediti sul sito e puoi effettuare gli acquisti da solo, quando hai deciso, imposterò delle regole da rispettare".
"Hm...okay"
Finalmente Yuli si ritirò in camera sua, lontano dalle domanda indiscrete e la presenza ingombrante di Jeserak e si mise a studiare.
La sua materia a libero arbitrio preferita era la storia.
Andò a rileggere di come, centinaia di anni prima tutti i bambini nascevano in modo naturale, alcuni, come oggi, venivano concepiti accidentalmente, altri erano programmati.
Questo era il punto che non riusciva a capire, come potessero, nel passato, senza camera di creazione e centro controllo genetico, programmare il concepimento.
Oggi invece i concepimenti accidentali erano poco comuni, in quanto le donne non erano feconde allo stesso modo di un tempo, argomento che avrebbe dovuto approfondire, nel passato capitavano spesso.
Comunque, quando la pratica della gestazione esterna fu perfezionata, tutte le donne con gravidanze a rischio potevano sceglierla come metodo alternativo. Poi fu concessa anche alle coppie che desideravano figli, ma erano troppo avanti con l'età per concepire naturalmente.
Nel giro di un decennio fu possibile prevedere e prevenire malattie genetiche semplicemente eliminando e sostituendo la parte di DNA malata.
Quando il governo approvò, quindici anni dopo, la liberalizzazione della modificazione genetica, i genitori poterono cambiare a loro piacimento l'embrione.
Inizialmente la procedura era estremamente costosa e solo i più ambienti poterono permettersela, divenne una moda, tutti i vip, i nobili e i ricchi concepivano esclusivamente tramite il CCG, centro controllo genetico.
Poi col tempo, come ogni cosa, divenne sempre meno costoso. Nuove scoperte permisero di aprire centri di controllo genetico alla portata di tutti, fino a quando il governo non decise di municipalizzarla. A quel punto nessuno più volle affrontare una gravidanza con tutte le fastidiose implicazioni e l'impossibilità di scegliere il meglio per i propri figli.
Nel corso dei decenni successivi, il corpo umano si adattò circoscrivendo i periodi fecondi in tempi sempre più brevi e sporadici, fino a sparire quasi del tutto. Salvo l'età dello sviluppo in cui venivano prelevati i campioni necessari a generare figli.

Yuli guardò l'ora, le 22.35.
Pensò fosse meglio mettersi a dormire, prima che Jeserak venisse a rimproverarlo.
Prima di addormentarsi ripensò a quando fu chiuso nella camera di detenzione, perché chiese a tre o quattro bambini, al nido del CCG, se fossero naturali.
Fu punito, gli spiegarono all'arrivo di Jeserak, Perché quella era una domanda intima e imbarazzante e non era buona educazione porla.
Questo gli causò un sonno agitato, sognò Rhysia che correva in giro per strada a chiedere a tutti se fossero dei naturali e lui veniva incolpato del comportamento di Rhysia e arrestato.
Cosa che gli lasciò un senso di disagio addosso.

Ogni giovedì della settimana dalle 18.30 alle 20.30, i bambini tra i nove e i quindici anni dovevano frequentare il gruppo ricreativo al CPI, Centro Per l'Infanzia.
Alla domenica invece dalle 10 alle 12.
Il Centro per L'infanzia era un mastodontico edificio di otto piani, con all'interno cortili e campi sportivi.
Vi si praticavano tutti gli sport, gare e tornei, spettacoli e concerti.
Era diviso in quattro lati: nord, sud est ed ovest. Ogni lato aveva le proprie squadre, i propri circoli ed i propri gruppi ricreativi. Vi si potevano trovare bambini da cinque CESU diversi, così poteva capitarti di stare in gruppo con qualche compagno di scuola, ma anche di avere l'opportunità di conoscere molti altri bambini.
All'interno del gruppo ricreativo c'era una divisione in sottogruppi di età.
Il primo, chiamato Alpha, raggruppava bambini dai nove ai dodici anni. ll secondo chiamato Omega, dai tredici ai quindici.
I bambini che frequentavano i gruppi ricreativi obbligatori, indossavano un'uniforme verde militare, composta da una morbida tunica, un comodo pantalone e scarpe sportive.
Yuli e Rhysia si trovavano nel gruppo ricreativo Alpha sud.
L'Alpha sud, come tutti gli altri gruppi ricreativi, divideva a sua volta i bambini in piccole squadre chiamate sestiglie. Le sestiglie guadagnavano punti tramite lo svolgimento delle attività e ogni mese veniva esposta la classifica delle sestiglie e il contributo dei singoli membri.
Le attività erano di tipo ludico, collaborativo e anche competitivo.
Rhysia si sentiva a proprio agio e si divertì davvero molto in quel primo incontro. Socializzò con altre due bambine, ma non dimenticò di fare compagnia a Yuli, che invece, a differenza sua, aveva sempre molta difficoltà nelle attività sociali.
Alla fine, grazie alla presenza di Rhysia e il supporto di qualche altro bambino, persino lui si divertì.

Tornato a casa, non fece neanche in tempo a entrare dalla porta, che un solerte Jeserack, con il suo miglior sorriso, iniziò a bombardarlo di domande.
Yuli mal celando la sua seccatura, rispose rassicurandolo sul fatto che si fosse divertito molto.
Poi si ritirò finalmente in camera sua a studiare materie a libero arbitrio.
Questa volta la sua curiosità era stata accesa dall'origine dei gruppi ricreativi.
Scoprì che traevano spunto da diverse attività ludiche del passato: scout, da cui le attività all'aria aperta e la divisione in squadre. Oratori, un tipo di animazione che si svolgeva all'interno di un antico circolo di praticanti rituali ancestrali, da cui alcune attività e il supporto animativo svolto volontariamente da ragazzi più grandi. Un tempo forse, i CPI sarebbero state chiamate ludoteche, era lì che spesso i ragazzi di età diverse si ritrovavano per aggregarsi e divertirsi.

Il giorno dopo, a scuola durante la ricreazione, non potè sottrarsi ai rimproveri di Rhysia.
"Non è possibile che tu abbia fatto amicizia solo con me! I tuoi voti ne risentiranno...e certo il tuo educatore non ne sarà felice!"
"Hmm..." Yuli sospirò alzando gli occhi al cielo
"Non fare così! Lo sai che ho ragione!" Lo appuntò Rhysia, petulante come una maestrina, poi il suo sguardo andò a fissare un punto dietro Yuli e il suo viso si illuminò.
"Vieni con me!" Scattò in piedi gioiosa e tirò Yuli per una mano, che la seguì suo malgrado, confuso.
"Guarda!" Gli sussurrò a un orecchio "Quello non è....Evrem?! Lo abbiamo conosciuto al CPI ieri, nella nostra sestiglia, ti era simpatico no?!"
"Si...ma..." Yuli non ebbe tempo di obiettare che Rhysia lo aveva già trascinato davanti Evrem, che stava leggendo qualcosa sul suo tablet, seduto da solo, il che era alquanto sospetto.
"Ciao Evrem! Ti ricordi di noi? Ci siamo visti ieri al CPI!"
Il ragazzo, capelli neri e lisci, tagliati corti eccetto per un ciuffo un po' selvaggio sulla fronte, alzò lo sguardo stupito, poi subito sorrise un po' imbarazzato.
"Certo, Rhysia Norigawa, difficile non ricordarsi di te, eri l'anima del gruppo ieri, e tu sei..Yuli...."
"Yuli Kobay"
"Piacere Yuli! Evrem Lashas, beh sedetevi pure!" li invitò Evrem sorridendo.
A Yuli sembrò un po' forzata la reazione di Evrem, questo accese la sua curiosità, si accomodarono al suo tavolo.
"Quindi eravate già amici voi due?" Chiese Evrem
"SI siamo in classe insieme!" Raccontò Rhysia come se fosse la cosa più eccitante al mondo " Ci siamo conosciuti perché..."
-ZITTA -
Il comando le arrivò forte, come se qualcuno lo avesse urlato, ma nessuno aveva parlato, si voltò di scatto verso Yuli, che la guardava serio.
Si girò nuovamente verso Evrem "Perché siamo compagni di classe appunto, e siamo nello stesso gruppo al CPI, che fortuna, no?"
"Ah, certo, se andate d'accordo...eheh"
"Eheheh..." Sogghignò Yuli
"Certo che andiamo d'accordo..."Rhysia sembrava titubante..."Vero che andiamo d'accordo Yuli?!" Il suo tono di voce divenne più acuto mentre si girava a guardare Yuli per cercare conferma
"Ahahaha, ma certo!" Si mise a ridere e con lui anche Evrem, mentre Rhysia sorrideva imbarazzata.
"Dai non prendetemi in giro!"
La tensione che Yuli sentiva inizialmente si allentò e il suo viso assunse un'espressione più rilassata.
"Ieri ci siamo divertiti molto! Persino Yuli!" aggiunse Rhysia, punzecchiando Yuli "E tu?"
"Ah certo...per forza" Rispose lui con una nota di sarcasmo nella voce, che forse notò solo Yuli.
"Yuli è nuovo di questo CESU, e ha fatto amicizia solo con me! Il suo educatore non è molto contento..."
Evrem guardò Yuli negli occhi, molto seriamente.
"Dai Rhysia ...piantala..." accennò Yuli a disagio, ma Evrem lo interruppe:"Se per voi è così importante...oggi pomeriggio ho una partita di allenamento. Se siete liberi potreste venire a vederla e poi dopo...hmm, potremmo fare un giro al parco..."
Rhysia era entusiasta "Oooh! Sarebbe grandioso! Potremmo prendere uno snack in quel bar con...AAAH NO! Io non posso!! Ho I nonni e il mio educatore ospiti a casa ...!! Nooo uffaaa!!"
"Beh dai Rhysia...facciamo un altro giorno" La rassicurò Yuli
"Facciamo?! No, tu vai! Sei tu che devi farti nuovi amici, mica io!"
"Eh...ma"
"No, vai!" insistette lei.
"Dai Yuli, vieni, se non hai altri impegni, mi piacerebbe provare il nuovo percorso per i droni al parco, dopo la partita".
Yuli si trovò spiazzato "Ah...okay allora, a che ora è?".
"sedici e trenta".
"Ci vediamo li allora!" Promise.
Tornando in classe in Rhysia, Yuli le chiese "Come mai viene il tuo educatore a casa? E' successo qualcosa?"
"No, figurati, è la vista mensile...." Poi lo guardò, ricordandosi che lui non era, probabilmente, al corrente di come funzionassero le cose una volta entrati in famiglia.
"Dopo l'affidamento esclusivo" Spiegò " l'educatore di affiancamento fa visita alle famiglie una volta al mese, per verificare che l'inserimento e i rapporti con i vari familiari stiano procedendo bene. Poi anche noi dobbiamo recarci una volta al mese allo studio dell'educatore, per i colloqui individuali".
Yuli corrucciò la fronta "In cosa consistono i colloqui individuali?Dovrò farli anche io?"
Rhysia ci pensò su un attimo "Davvero non lo so, tu vivi con il tuo educatore, non parlate già tutti i giorni? Comunque sono sulla stessa scia dei colloqui che si facevano al CEIN"
A Yuli si contorsero le budella al solo pensiero.

Arrivò con qualche minuto di ritardo, il CPI era molto grande e lui non lo conosceva, ci mise un po' a trovare il campo sportivo giusto.

La partita era già iniziata, decise di non sedersi, ma andò in basso alle tribune, per essere più vicino il campo così che Evrem potesse vederlo.

Evrem giocava come ala destra, sembrava molto competente e infatti mise a segno un'azione che portò a un goal, nella seconda metà dl primo tempo.
Così la partita ebbe un attimo di tregua, Evrem si trovava proprio sotto la tribuna dove Yuli lo stava guardando.
Lo vide, sorrise e lo salutò, poi tornò a giocare.
Alla fine della partita, Yuli andò ad aspettarlo fuori gli spogliatoi, quando Evrem arrivò aveva ancora i capelli umidi.
"Dai andiamo al parco! Voglio gareggiare con i droni!" Gli disse allegro.
Yuli sorrise di rimando in segno di assenso e si avviarono insieme, ma subito alla fine del corridoio, una coppia di adulti li aspettava con dei gioiosi sorrisi stampati in volto e occhi carichi di premura.
"Evrem, ragazzo sei stato eccezionale!" Disse l'uomo
"Vieni a casa, caro?" Domandò lei, con una nota di ansia nella voce.
"Torno per cena"
La risposta di Evrem fu fredda, quasi non li guardò e il sorriso che aveva mentre parlava con Yuli si spense.
Divenne taciturno e anche Yuli non disse nulla finché non si furono allontanati.
Poi mentre erano sulla strada verso il parco si azzardò a chiedere:
"Erano i tuoi genitori?"
"Aha"
Yuli percepì le emozioni di Evrem, risentimento, amarezza, fastidio.
Di certo non aveva voglia di parlarne e così lasciò cadere l'argomento.
Una volta al parco Evrem ritrovò il buon umore e noleggiarono due droni per gareggiare.
"Ho solo mezz'ora però, devo essere a casa per la lezione di piano e non ho ancora cenato"
Informò Yuli.
"hmm allora non riusciamo a fare il nuovo percorso, dura quarantacinque minuti....facciamo quello breve!"
"Ah che peccato!"
"Dai, tanto ci possiamo tornare!"
Così dicendo Evrem aprì il suo tablet impostò il programma e guardò Yuli con aria di sfida.
Yuli si morse il labbro, divertito, e iniziarono la gara.
I droni volavano alti tra gli alberi seguendo un percorso invisibile agli occhi.
In effetti il percorso era visibile solo sui tablet dei manovratori.
Bisognava avere sensi acuti e riflessi pronti per evitare di schiantare il drone contro un albero o altri ostacoli, farlo uscire fuori pista poi significava perdere secondi preziosi.
Alla fine vinse Evrem.
I due scoppiarono in una sonora risata, era stato adrenalinico e si erano impegnati davvero tanto!
"Ah cavolo sei troppo forte!!" Disse Yuli ridendo
"Ma va! Ehehehe è che questo percorso lo conosco già!"
"Ahhh! Allora devo venire a studiarlo bene prima della rivincita!"
"Senti....potremmo tornare sabato a fare il percorso nuovo! Io non lo conosco, così sarebbe una sfida alla pari!"
Evrem sorrideva, ancora eccitato dalla gara, ma il suo sguardo era sereno e rilassato, era sinceramente interessato a giocare ancora con Yuli.
Yuli non potè negare di esserne felice
"Va bene!" ...hm...Pensi che a Rhysia piacerebbe?"
Evrem lo guardò scettico, Yuli capì al volo, senza nemmeno bisogno di leggergli i pensieri "No, davvero, non è così male! Sembra molto impostata, ma è simpatica"
"Hmm, certo che lo è" Rispose Evrem, come se si fosse pentito di aver mostrato un'emozione negativa.


Era esausto, si buttò sul letto.
Gli venne in mente Rhysia.
Davvero le leggi della società erano così efficacemente installate in lei?
Certi comportamenti gli dicevano di no.
Forse in molte circostanze funzionavano, ma....forse, in altre, era lei a voler essere perfetta, a voler essere come la società voleva lei fosse.
Non si stancava di essere così? Non le pesava?
Dopo tutto lei aveva i poteri.
Era stata spostata nell'utero artificiale appena in tempo, aveva detto.
Perché quando gli embrioni diventano troppo grandi non possono essere più spostati e allora i genitori devono decidere se tenerli così come sono, naturali, oppure eliminarli.
Ma qual era il termine oltre il quale non era più possibile spostare gli embrioni?
"Ricerca web: Parametri" disse Yuli, a voce non troppo alta, era ora di dormire, meglio non farsi sentire da Jeserak.
La parete multimediale si accese, una linea dritta, che oscillava udendo i rumori circostanti, apparve, il dispositivo era in ascolto."Termine per spostamento embrione concepito naturalmente".
I risultati apparvero immediatamente, bene non era un argomento vietato, gli avrebbe fatto anche accumulare crediti scolastici.

Dunque i feti potevano essere spostati al massimo entro il terzo mese, più vicino al termine si tentava lo spostamento, più i rischi che l'embrione non sopravvivesse aumentavano.
Inoltre più il feto era maturo e meno modifiche genetiche potevano effettuarsi.
Il sito riportava anche come riconoscere i sintomi di una gestazione in corso, Yuli lesse per curiosità:
Nausea, vomito, malessere generale, perdite colorate.
Gli sembravano i sintomi di una banale raffreddore.
Mentre leggeva la lista delle modifiche genetiche possibili per ogni mese di gestazione, la sua mente scivolò nel sonno.
C'era sua madre, il suo viso era annebbiato con i tratti non ben definiti.
Stava cercando di abbracciarlo, ma delle mani le tiravano indietro le braccia, impedendole di raggiungerlo.
Lui era immobile non aveva l'istinto di muoversi, benché capisse che fosse la cosa più ovvia da fare. Qualcuno lo prese per mano, e una voce femminile e gentile lo invitò a tornare in classe.
Sentiva i singhiozzi della madre, ma non riusciva più a vederla da dietro la porta.
Aprì gli occhi, le guance erano rigate da lacrime silenziose, restò a fissare per un po' nel vuoto, l'alba era arrivata, la luce iniziava a schiarire la stanza.
Si alzò di cattivo umore, sarebbe stata una pessima giornata.

Quel giorno a scuola, Rhysia fermò Yuli prima dell'adunata, lo tirò, tenendolo per mano, in un angolo un po' più appartato del cortile.
"Hey, sei così curiosa di sapere com'è andata ieri?!" Le chiese.
"Hmm, si anche, ma non ora. Yuli....tu ieri....mi hai urlato telepaticamente di stare zitta??"
Lui abbassò gli occhi "...Si, scusa...io..." Ma non riuscì a terminare la frase che Rhysia lo interruppe con la sua solita euforia
"Ma è grandioso!! Succede anche a me sai?? Maaa ...io non so trasmettere, mi capita solo di ricevere, totalmente a caso! Non ne ho alcun controllo".
Yuli la guardò un po' perplesso "Forse ti manca un po' di allenamento...del resto con chi hai mai potuto far pratica..."
Lei parve illuminata dalla rivelazione "Mi allenerai??"
"Certo" le sorrise lui, poi suonò il segnale acustico dell'adunata e i bambini si precipitarono al loro posto.
Durante la ricreazione Erem avrebbe socializzato con i suoi compagni di classe, così Yuli e Rhysia ebbero occasione per iniziare subito l'allenamento.
"Allora...scegliamo un soggetto facile..."disse lui guardandosi intorno. "Però, non è una cosa carina da fare" continuò "perciò leggeremo solo i pensieri superficiali e appena incappiamo in qualcosa di personale chiudiamo subito, ok?"
"Certo!" rispose Rhysia come se lui avesse detto la cosa più ovvia del mondo.
"Oh ecco guarda c'è Jody Tuyers, lei è davvero...semplice".
Con questo intendeva dire che Jody fosse una sempliciotta. Era piuttosto facile intuire i suoi pensieri anche senza doverli leggere, era la regina dell'ovvio, scontata, banale, comune, omologata, il perfetto risultato dell'educazione della società moderna.
Mentre pensava a tutto questo Yuli corrucciò la fronte e si fece silenzioso, Rhysia lo vide sovrappensiero "Yuli? Iniziamo?"
"Ah..si certo, dai prova a leggere lei...ehm devi sintonizzarti, come se fossi un satellite che riceve. Sintonizzati sulle sue onde, escludi il resto, cercala, elimina i rumori di fondo...vai"
"OK!"
Rhysia si concentrò, il suo sguardo prima serio divenne a poco a poco vacuo, ma con un velo di dolore, la sua temperatura scese e un rivolo di sudore le scorse dalla fronte.
Yuli le toccò gentilmente un braccio per attirare la sua attenzione, lei sembrò tornare in sé e lo guardò triste.
Lui scosse il capo chiedendo "Niente?"
"Niente" rispose lei "Provi tu?"
Yuli fece cenno di si, lanciò una rapida occhiata a Jody, poi non ebbe ulteriore bisogno di fissarla.
Il suo sguardo si perse di fronte a lui, sembrava semplicemente perso nei propri pensieri.

-"Oggi a pranzo con Masya, domani con Laurenia e Philon, poi domenica tutti e tre assieme così Masya li conoscerà e avrò ampliato la cerchia!"-

Yuli chiuse il collegamento e si girò a guardare Rhysia
"Fatto?" chiese lei
"aha" fece cenno di si "Sta programmando il suo weekend con Masya,Laurenia e Phillon, li conosci?"
"Si, Laurenia è la sua migliore amica, Philon il capo sestiglia e Masya una ragazza nuova in prima B. Che brava sta progettando l'ampliamento delle cerchie...io non riesco a progettarle così schematicamente"
"E menomale!" rise Yuli, "altrimenti non potresti venire con me ed Evrem sabato!"
"E dove andiamo?" chiese subito lei raggiante
"A correre con i droni al parco, hai mai provato?"
"uhm...no, se dopo prendiamo un dolce però, ci sto"
"Okay!"
"Continuiamo?"
"Si, abbiamo ancora qualche minuto, adesso prova a mandare un messaggio mentale a qualcuno. Ecco guarda, quel ragazzo lì, prova a chiamarlo, basta che tu invii un richiamo, il suo nome, lo conosci?"
"Si è Wevery Skrake, è di terza" Detto questo si concentrò, stessa scena di prima, ma non accadde nulla, Wevery non si voltò e Rhysia sembrava stanca.
"Smettiamo qui?" Le chiese lui.
"Abbiamo ancora qualche minuto, dai fammi provare ancora".
"Va bene, allora prova con me. Mandami un messaggio mentale, può essere una parola , ma anche una immagine o più immagini che spieghino il concetto, agli inizi è più facile con le immagini, prova!"
Lei si concentrò subito, e allo stesso tempo Yuli ricevette subito delle immagini, c'erano loro che giocavano al parco con Evrem e poi alla pasticceria a gustare la cioccolata calda, e ridevano felici.
"Ahaha stupendo Rhysia ! Sabato sarà proprio così!"
"...lo hai visto??" Urlò sottovoce lei, trattenendosi a stento
"Si!"
"Wooow con te mi riesce!"
"Si! Credo che i nostri cervelli si siano sintonizzati bene, probabilmente con la pratica potremo comunicare a distanza!
"Sul serio...??"
"Penso proprio di si!"
"Fantastico!" Stavolta alzò la voce e un paio di teste si girarono, si mise d'istinto una mano sulla bocca ed entrambi scoppiarono a ridere.
"E' quasi ora di rientrare, dai andiamo, la prossima volta proverai a leggere i miei pensieri"
"Ok!" Rhysia era soddisfatta e si avviò con Yuli verso la loro classe.

Arrivò, finalmente, sabato.
I bambini erano liberi dalla scuola, dalle attività obbligatorie, facoltative e da qualsiasi obbligo sociale.
Il sabato era dedicata allo svago, il divertimento e ampliamento delle cerchie.
Yuli e Rhysia si incontrarono lungo la strada e andarono al parco insieme, Evrem li aspettava già lì, con un sincero sorriso e l'aria di sfida.
In mano già stringeva il tablet e i due droni erano in attesa sul prato accanto a lui.
"Sei ansioso di gareggiare?" Rise Yuli, tirando fuori il suo tablet.
"Ho pensato che iniziando subito, potevamo dedicarci ad altro dopo. Tipo far felice Rhysia andando alla pasticceria più in voga tra i nostri compagni di scuola" Disse Evrem sorridendo, con l'espressione di chi era soddisfatto della propria organizzazione e attenzione al dettaglio.
"Davvero?? Andremo al Pinky fluò?! Siiii!!" Rhysia saltellava per la gioia "Vi va se vi faccio un video? Così dopo lo riguardiamo, scommetto sarà divertente!"
"Ok!" risposero i ragazzi in coro e si prepararono alla gara.
Furono quarantacinque minuti molto adrenalinici, l'eccitazione dei ragazzi e il loro impegno di riversava in goccioline di sudore.
Al Pinky Fluò riguardarono il filmato di Rhysia, naturalmente non si riusciva a vedere i droni, ma il risultato era, forse anche per questo, molto buffo.
Il locale era parecchio frequentato dai bambini dei CESU dei distretti circostanti, spesso compagni di classe o del CPI passavano accanto al loro tavolo e li salutavano.
Passò anche Anyen Grison, una compagna di classe di Yuli e Rhysia, accompagnata da un ragazzo di terza, Wevery.
Era il ragazzo a cui Rhysia aveva cercato d' inviare un comando mentale.
Rhysia si mosse un po' in imbarazzo sulla sedia
-Sta tranquilla- le trasmise Yuli telepaticamente - Lui non si è mai accorto di nulla- E le sorrise.
Lei si tranquillizzò e gli sorrise di rimando.
" Ciao ragazzi! Posso sedere con voi per un po'? Vorrei finire il mio gelato, ma Wevery deve andare!" Disse Anyen"Oh ma dai, come mai vai già via?" Chiese Rhysia.
"Sabato e domenica prossima ho un torneo di arti marziali, devo allenarmi e riposarmi per essere in forma!" Li informò Wevery orgogliosamente.
Evrem e Yuli drizzarono le orecchie.
"Partecipi ai tornei?? Da che eta ci si può iscrivere?" Chiese Evrem
Intanto Anyen si sedeva accanto a Rhysia e le raccontava qualcosa sotto voce ed entrambe ridacchiavano.
"Dal secondo anno del CESU, basta iscriversi alla lega marziale presso il vostro CPI" Li informò Wevery , con un sincero sorriso. "Poi vi fanno un esame e vi assegnano un grado, che non sempre combacia con quello della classe che si frequenta al CESU. Io per esempio sono cintura marrone ai tornei, ma blu a scuola" Guardò l'orologio "adesso scappo davvero! Buona continuazione!"
Yuli era un po' turbato dalla presenza di Anyen. Per quel po' che sapeva di lei, era una bambina perfettamente standardizzata, priva di iniziativa e interessi, oltre allargare le proprie cerchie ed essere adulata dai compagni di classe. La regina della frivolezza a soli nove anni.
Lei e Rhysia chiacchieravano tra di loro ridacchiando, Yuli divenne silenzioso e si limitò a mangiare il suo special chocopink.
"L'anno prossimo voglio assolutamente iscrivermi alla lega, voglio partecipare ai tornei" disse Evrem, con un tono di voce basso per non attirare l'attenzione di Anyen.
Yuli si voltò a guardarlo interrogativo.
"Non me ne frega niente del calcio, lo faccio perché DEVO. Io voglio combattere nei tornei..."
Yuli sorrise "Anche io"
A Evrem si illuminarono gli occhi e gli sorrise di rimando, senza aggiungere altro.

Tornando a casa Evrem punzecchiò Rhysia, ma forse solo Yuli si accorse che la stava prendendo in giro
"Andate proprio d'accordo tu e Anyen! Ve la ridevate un sacco!"
Rhysia sorrise e per la prima volta Yuli si accorse palesemente che si trattava di un sorriso falso, tirato.
"Qualcosa non va?" Le chiese.
Lei lo guardò e sospirò "...In realtà la trovo noiosa, parla sempre di ragazzi che le piacciono, di come ha conosciuto quel tipo o l'altra tipa, di come è riuscita con sotterfugi a uscire con quelli più grandi...hm...è giusto allargare le cerchie, però...non così, ecco."
Evrem si fece serio "Ah caspita....scusa, credevo ti fossi divertita con lei..."
"Cercavo solo di essere educata" Rispose Rhysia alzando gli occhi al cielo.
Yuli le strinse la mano "Non piace neanche a me!"
Tutti e tre risero.



Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: