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lavoro pubblicato mercoledì 11 gennaio 2017
ultima lettura domenica 22 ottobre 2017

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Tween, Capitolo VII

di Airaam. Letto 188 volte. Dallo scaffale Fantasia

Capitolo VIIQuando aprii gli occhi, mi accorsi con stupore di trovarmi nella mia stanza. L'ultima cosa che ricordavo era di essere svenuta in un vicolo e Anne accanto a me. Quindi, come ci ero finita nella mia stanza? Bussarono alla porta, «Buong...

Capitolo VII
Quando aprii gli occhi, mi accorsi con stupore di trovarmi nella mia stanza. L'ultima cosa che ricordavo era di essere svenuta in un vicolo e Anne accanto a me. Quindi, come ci ero finita nella mia stanza? Bussarono alla porta, «Buongiorno dormigliona» disse mamma facendo capolino nella stanza. «Sono tornata e ti ho trovato dormendo, non hai neppure pranzato.» mi informò, le sorrisi non sapendo cosa rispondere, dovevo ancora mettere in ordine i miei pensieri. «Com’è andata la scuola?» mi chiese accomodandosi sul letto, mi spostai per farle spazio. «Bene, i professori sono molto preparati e Alissa mi ha presentato i suoi i suoi amici» le risposi, appoggiandomi allo schienale. Il volto di mamma si illuminò, era contenta di vedermi uscire dalla mia cortina di libri e addentrarmi nel mondo reale. «Mi piace molto quella ragazza. Devi invitarla a cena» disse entusiasta, avviandosi verso la porta. Mi limitati ad assentire, non volevo smorzare il suo entusiasmo dicendole che il fratello, Camiel, avrebbe probabilmente incatenato la sorella ad una sedia con indosso una camicia di forza, piuttosto che farla venire a cena da me. Non probabilmente, sicuramente. Il cellulare vibrò e sorrisi nel vedere che Alissa mi aveva scritto un messaggio, avvisandomi che domani avremmo fatto shopping per il falò della prossima settimana. Mi dirai giù dal letto e mi trascinai in cucina, decisa ad accantonare, almeno per il momento, gli eventi della giornata. «Hai un aspetto orribile» commentò mia sorella. La ignorai e mi diressi in cucina, dove mamma stava togliendo dal forno un'invitante parigina. Soffice impasto di pizza come base e un sottile strato di pasta sfoglia come copertura, avente come cuore mozzarella fusa in una combinazione inebriante con pomodoro e prosciutto cotto. Presi le fette che mamma aveva tagliato e mi diressi sul divano porgendone una a mia sorella. «Che fa in televisione?» le chiesi. «Nulla di interessante. Come è possibile?» esclamò esasperata.
«Twilight! Metti Twilight, vai indiietro» urlai eccitata. «Se inizi a dire le battute, giro» mi avvisò minacciosa. Era ancora più simpatica la sera. Preferivo i libri ai film ma Twilight faceva sognare leggendolo e vedendolo. Lei. Lui. Un segreto. L’amore. Un intreccio di sentimenti tra mondo reale e fantastico. Tra i tanti film sui vampiri che abbiamo visto fino adesso, quella di Twilight è di certo una delle storie più emozionanti di sempre, una storia che mescola dentro tutto, amicizia, legame con la famiglia, fantasy, il misterioso mondo di creature dai poteri sovrannaturali e il mondo vivo e semplice degli umani. L'eterna lotta tra bene e male rivive. Una lotta in cui il male viene sconfitto e riappare e poi di nuovo viene abbattuto e sparisce per sempre. Un finale, se vogliamo scontato ma con una trama avvincente che porta con sé una buona dose di adrenalina e voglia di schiacciare “ play” per guardarlo. E riguardarlo.
«Non mi stancherò mai di guardarlo» commentai estasiata.
«È proprio bello. Dobbiamo veder Breaking Dawn» convenne mamma. «Jacob è più bello anche se è in Twilight non lo si può vedere con quei capelli» disse Rachel. Lei adorava il licantropo, a me affascinava il vampiro e non c'era modo di venirne a capo. «La Meyer ha scritto un nuovo romanzo “Life and death” però la storia è capovolta. È lei ad essere una vampira» le informai. Adoravo il modo di scrivere della Meyer, che come la Kate, sono in grado di creare talmente irreale e allo a tempo familiare, ma con una nitidezza di dettagli da catapultare il lettore in mondo surreale. La loro fervida e vivace fantasia è il propulsore da cui tra linfa la loro narrativa che non diventa mai pesante o oziosa. «Voglio leggerlo, per iniziare» asserì decisa Rach. Sorrisi, forse se avesse capito la bellezza sottile della lettura non mi avrebbe più dato noia quando avrei letto. Il telefono vibrò di nuovo, era Alissa che mi avvisava che saremmo andate a fare shopping subito dopo scuola.
«Chi è?» Chiese curiosa mia sorella. «I tuo fan della Wind?» disse sarcastica. «Simpatica, comunque no» la guardai e poi mi rivolsi a mamma chiedendole se potevo vedermi l’indomani con Alissa subito dopo scuola, informandola che avremmo fatto shopping per il falò. Rispose che le andava benissimo e che sarebbe passata fuori scuola a prendere la cartella. Le scoccai un bacio e salii in camera, decisa a cadere in un sonno ristoratore. Mi tuffai nel letto, non scostai neppure le coperte. «Stai bene?» chiese una voce dalla penombra. Con la stessa velocità con cui mi ero sdraiata mi alzai. Chi poteva mai esserci in camera mia a quell'ora? Controllai la finestra e sospirai di sollievo nel vederla chiusa. Strabuzzai gli occhi per capire chi avesse parlato e non mi meravigliai affatto di vedere Anne, si avvicinava al letto con un’espressione preoccupata in volto.
«Sei venuta per dirmi che ti dispiace di essertene andata e poi sparire di nuovo?» le chiesi in tono accusatorio. Speravo fosse ricomparsa per restare e desideravo mi spiegasse il motivo delle sparizioni, ma ero arrabbiata perché mi aveva abbandonata. In tutta risposta lei abbassò gli occhi dispiaciuta e io mi sentii in colpa per averla aggredita ma rimasi impassibile. «Airy mi dispiace tantissimo. Credevo di proteggerti andandomene e invece» tentò di spiegarmi, «Ma proteggermi da cosa? » la interruppi, ero stanca delle sue scuse, volevo la verità. «E come cavolo ci sono finita in camera mia? E perché sparisci? Dovrei essere io a decidere cosa dovresti fare, sei frutto della mia fantasia accidenti!» urlai arrabbiata e frustata. «Sul serio? Adesso ti alzi e batti i piedi come una bambina?» disse schernendomi. Vedendo che non ridevo si andò a sedere sul letto. Si passò una mano tra i lunghi capelli castani ricci scuotendo la testa. Emise una risata amara «È questo il punto Airy. Non mi hai inventata tu. Certo il tuo desiderio, bisogno, di avere un’amica è in parte il motivo per cui sono qui, ma ti sarei stata assegnata comunque». Assegnata? Forse avevo battuto più forte di quanto immaginavo la testa e adesso ero in preda ad un delirio. Notando la mia espressione confusa Anne mi prese per mano e mi fece sedere accanto a lei. «Non ha senso quello che dici» adesso ero io a scuotere la testa. «È questo il motivo per cui puoi fare quello che ti ho visto fare?» le chiesi. Si limitava a guardarmi, senza darmi una risposta concreta. Possibile stessi di nuovo avendo un incubo? «Adesso te ne andrai di nuovo?», speravo che almeno a questo avrebbe potuto rispondermi. «Non dipende da me», la voce ridotta ad un sussurro. Dove ero capitata? «Non puoi dirmi nulla?» provai a chiederle di nuovo. «È per proteggerti» ripeté. Proteggermi da cosa? Fino all'aggressione subita quel pomeriggio, la mia vita era normale, anzi piuttosto noiosa, adesso si era trasformata in un puro caos in cui non sapevo quale fosse la mia parte. «Cos’è questo?» domandò prendendo mi il polso. «Mia sorella ha un nuovo passatempo, tatuarmi la notte» le spiega infastidita. Non avevano mai visto tatuaggio? Erano tutti presi da quel disegno che era alla fine opera della fantasia di Rachel. «Questa non è opera di tua sorella» disse osservandolo. «È iniziato» mormorò. Si alzò di scatto, allontanandosi e non volendo che se andasse, non prima almeno che mi avesse risposto ad una delle infinite domande che le avevo posto. Continuava a ripetere che non era possibile, che era stata attenta, sperava non sarebbe mai successo. La presi per un braccio e iniziai a scuoterla gridandole di ritornare in sé. «Credo di dover avere una spiegazione, non credi?» dissi scossa almeno quanto lei. Con mia sorpresa annuii, la lasciai aspettando che parlasse. «Non posso dirti tutto, è sempre per il tuo bene. Meno sai e meno rischi corri» premise. Annuii, anche se non ne ero del tutto convinta. Se avessi saputo avrei potuto difendermi meglio, ma tenni per me le mie considerazioni, volevo che continuasse adesso che si e era decisa a confessarmi, almeno in parte, la verità. «Quello», indicò il mio braccio, «non è uno scherzo di Rachel. È un segno che distingue le persone come te. Compare dopo aver compiuto la maggiore età e il tuo segno è la prima volta che appare dopo 2000 anni. Questo ti rende speciale ma anche un bersaglio appetitoso» parlò senza fermarsi, neppure per respirare. «Che significa persone come me? Sono un alieno?», pronuncia i le ultime parole lentamente, erano ancora più assurde a voce alta. Anne scoppiò a ridere, «Non preoccuparti sei umana, solo che non sei solo quello», il mio cuore aveva appena perso un battito. Anne era impazzita, non c'era altra spiegazione. Risi. «Sto sognando, anzi sto sognando di delirare in un sogno», parlavo tra me e me. «Airy sei sveglia, anzi sveglissima», Anne era serissima. «Certo e adesso mi dirai che ho i poteri magici e posso volare» scherzai. «Bhe, volare no» rispose. Iniziai a darmi pizzichi sulle braccia e sulle gambe ordinandomi di svegliarmi. Anne mi bloccò le braccia «È inutile perché sei sveglia e lo sai» ridisse. Abbassai gli occhi e vidi la pelle illividita. Ero sveglia. «Se non sono umana, almeno non del tutto, cosa sono?» domandai confusa. «Sei una Salomon, le tribù nomadi usano il termine sciamano, oggi sono i ciarlatani che si chiamano veggenti. Ognuna di queste figure ha mutuato un aspetto dei Salomon. I Salomon sono i reggitori dell’ordine cosmico, hanno una runa che li chiama al loro potere e di solito hanno di umano solo l'aspetto….invece tu sei metà umana e questo ti rende potente» mi spiegò. Adesso ero ancora più confusa. Ero umana ma allo stesso tempo non lo ero. Ero un ibrido, una chimera? Era uno scherzo. «E tu cosa c’entri?» domandai perplessa. «Di solito i Salomon non hanno custodi, sanno cavarsela da soli. Nel mondo non è mai regnata l’assoluta armonia, ciononostante, con qualche turbolenza è sempre regnato l’equilibrio», si fermò per accertarsi che la seguissi. Annuii, tutta la storia aveva dell’assurdo, non potevo fermarla adesso. « Sono poi accadute cose» si soffermò su quella parola, come a dirmi che non poteva rivelarmi cosa per esattezza. «I Salomon non sono mai stati attaccati, non si è mai ritenuto necessario proteggerli, loro sanno dalla nascita cosa sono. Poi sei arrivata tu, Salomon in parte, umana per metà. Sei ritenuta speciale» fece segno con l'indice verso l'alto. «Sei stata tenuta all’oscuro di tutto, è nata allora la necessità di proteggerti. Ed eccomi qui» concluse, accennando un sorriso. «Sei un angelo custode?» azzardai come riassunto. «In un certo senso» sorrise. Rimuginai su quanto aveva detto, tentando di non dare in escandescenze e mi balenò un'idea terrificante. Fu difficile dirlo ad Anne, un groppo in gola mi impediva di parlare. «Sono stata adottata?», pronuncia quelle parole velocemente, come fossero veleno. «Sembrerà assurdo ma non sei stata adottata. Diciamo essere un Salomon è ereditario», strabuzzai gli occhi a quella rivelazione.
«Vuoi dire che i miei genitori non sono umani?», era difficile immaginare mamma e papà come una specie di sciamani, vesti larghe, capelli lunghi e spettinati e volti dipinti. «No, si possono saltare delle generazioni» disse mantenendosi vaga. «Quindi non posso sapere chi è un Salomon, in famiglia?» domandai e lei scosse la testa. «Da cosa dovresti proteggermi?» chiesi speranzosa. «Meno sai e meglio è. E sai abbastanza, direi» ripeté. Sbuffai, era mio diritto saperlo. «Ma una cosa è certa non me ne andrò. Succeda quel che succeda». Avrei voluto chiederle cosa significasse quell'ultima frase ma ero stanca e mi faceva ancora male la testa. Per il momento mi bastava quella sua promessa, purché la mantenesse.




Commenti

pubblicato il mercoledì 11 gennaio 2017
Airaam, ha scritto: Solo ora ho notato che il capitolo non era stato caricato. Scusate

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