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lavoro pubblicato mercoledì 11 gennaio 2017
ultima lettura sabato 18 febbraio 2017

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Tween, Capitolo IX

di Airaam. Letto 84 volte. Dallo scaffale Fantasia

Capitolo IXIl secco crepitare dei ceppi si disperdeva nel silenzio della notte. Si erano radunati tutti intorno al fuoco che danzava e prendeva il colore dai legnetti di legno ardenti. Scoppiettava mentre alcuni ragazzi allungavano dei rami che avevano...

Capitolo IX
Il secco crepitare dei ceppi si disperdeva nel silenzio della notte. Si erano radunati tutti intorno al fuoco che danzava e prendeva il colore dai legnetti di legno ardenti. Scoppiettava mentre alcuni ragazzi allungavano dei rami che avevano affilato per infilzare marshmallow. Non ne avevo mai mangiato uno. Mia sorella dice sempre che sono una vera goduria quando sono cotti, neri e croccanti fuori, morbidi e caldi dentro. «Ti piacciono i marshmellow?», Derek comparve al fianco. «In realtà non ne ho mai mangiato uno» ammisi. Sgranò gli occhi «Dobbiamo assolutamente rimediare» esclamò porgendomi un bastoncino di legno. Poggiò la sua mano accanto alla mia e mi guidò verso il fuoco. «Molti preferiscono mangiarlo ancora bianco, ma secondo me il momento giusto è quando Giusto un filo di nero, non pece». Sentivo i suoi occhi su di me, mi costrinsi a voltarmi e a sorridergli. Era sempre stato molto gentile con me, ed era anche molto simpatico e aveva due occhi azzurro oceano spettacolari. «Approvo. Era ora che ti svegliassi un po’» commentò Airy. Sobbalzai per lo spavento. Che diavolo ci faceva lì? Le lanciai un’occhiataccia. «Ti sei scottata?» chiese Derek preoccupato. Annuii, arrossendo, anche se era impossibile dato che la mia mano si trovava a mezzo metro dal fuoco. Non potevo certo dirgli che la mia migliora amica/angelo guardiano aveva appena deciso di farmi visita. Quella faccenda mi stava facendo andare fuori di testa. «Sai gli altri dove sono?» gli domandai per cambiare discorso. «Certo, vieni» disse avviandosi, lanciando un’occhiata laddove prima si trovava Anne. Adesso c’erano dei ragazzi che cantavano a squarciagola. «Airy finalemente» esclamò Lissa vedendomi «Credevamo ti fossi persa». «È stata colpa mia, ci siamo fermati a prendere un marshmellow» s’intromise Derek. «Non ne aveva mai mangiato uno. Doveva provare» mi sorrise ammiccando. «Davvero?» chiese incredula Audrey. «Io adoro quei cilindretti appiccicosi zeppi di zuccheri» commentò Glen, raccogliendo i capelli in una coda spettinata. Sembravano delle vere e proprie onde di fuoco, tanto erano rossi, e al chiaro di luna pareva si illuminassero. «Sono buoni» assentii in tutta risposta. «Come buoni? Sono una bontà, io ne sono innamorata» esclamò la nostra Merida, infilzandone un altro, giusto in tempo prima che Derek le togliesse la busta di mano. «Troppo zucchero ti fa male, già sei iperattiva di tuo» rise Alissa. «Ma stasera ci siamo proprio tutti» cinguettò Avery, aggregandosi al gruppo, accompagnata ovviamente da Camiel. «Non sapevo avessero invitate anche le tarantole» la rimbeccò Audrey, beccandosi uno sguardo truce da parte di Barbie. «Quanto vorrei sistemarla» mi sussurrò Anne all'orecchio. Mi aspettavo che sarebbe ricomparsa, quindi non saltai dallo spavento, anche perché sarebbe stato abbastanza difficile spiegarlo. «Meglio di no» tossii a bassa voce. Alzando lo sguardo, vidi che gli altri mi osservavano in silenzio. «Che fai parli da sola?» disse Avery. Airy pensa alla svelta. Una scusa credibile. Portai i capelli dietro le orecchie e mi accorsi di avere ancora l'auricolare. Salva! «No, parlavo con mia sorella» risposi, indicando la cuffietta. «Allora andiamo a ballare belle signore?» propose Shaun unendosi a noi. Lo adoravo. Avevano scelto per la serata non la classica musica disco che ti distrugge i timpani, bensì avevano creato un mix di diverse di canzoni, combinando armonicamente le frequenze, tale da poter ballare o anche semplicemente ascoltare guardando le stelle. Era tutto molto suggestivo. «Ahia» gridai, balzando indietro per il dolore. «Scusa, volevo cuocere questo marshmellow ma tu eri sulla traiettoria» si giustificò Barbie la serpe, non fingendo neppure dispiacere. Audrey aveva proprio indovinato chiamandola serpe. «C’è un intero bagnasciuga libero. Il fondotinta che hai messo per la tua maschera ti ha per caso annebbiato la vista? Ti serve un disegno?» le vomitai addosso. Non mi piace essere acida e mi vergognai un po' per quello che le dissi però non capisco perché ce l'abbiano con me, e nessuno mi mette i piedi in testa. Mi portai la mano sul braccio e vidi che stavo sanguinando, era proprio un bel graffio. Mi infuriai ancora di più, forse per questo dissi quello che dissi vedendo Camiel sogghignare. «Trovi divertente tutto questo? Leggi il Galateo, se sei abbastanza sveglio dovresti imparare almeno la definizione di educazione». «Calma tigre» rispose avvicinandosi. Alissa si frappose tra noi, lanciando uno sguardo truce a Avery che scrollò le spalle. «Vieni», mi prese sottobraccio. «Aspetta, ho un kit di pronto soccorso in auto, la accompagno io» la interruppe Camiel offrendosi. «Preferisco Alissa» precisai. «Macchina mia, kit mio» concluse e si incamminò. Potei soltanto incenerirlo con lo sguardo, mentre, arrendendomi, lo seguivo. «Perché sei gentile?» gli domandai. In tutta risposta prese il kit dalla macchina e mi fece cenno di sedermi sul cofano. Mi spostò i capelli, provocandomi piccoli brividi. Ignorai la sensazione e imperterrita gli chiesi «Perché sei gentile?». Si limitò ad alzare lo sguardo e ad assumere il solito cipiglio. «Perché…» iniziai, decisa a ripetergli la domanda un quantitativo innumerevole di volte finché non mi avesse risposto. «Sono gentile?», terminò lui la frase per me, guardandomi con un sorriso obliquo. «Non c’è niente da ridere, non mi pare di piacerti molto, correggimi se sbaglio, e ad un tratto sei gentile? Io non me la bevo», mi alzai, diretta a ritornare alla festa. «Volevo solo essere gentile, ti sei fatta un bel taglio». Pronunciò le ultime parole come se volesse convincermi che era ciò che era accaduto realmente e questo mi fece innervosire ancora di più. Si levò un vento, tanto che gli alberi ondeggiavano da un lato all’altro, impetuoso e sembrava aumentare mentre parlavo. «Non mi sono fatta male da sola, la tua amichetta mi ha infilzato con un ramo», terminai urlando e battei i piedi infuriata. Di colpo si materializzò Anne consigliandomi di calmarmi, se non volevo provocare danni. Inspirai profondamente e mano a mano anche il vento cessò. Avevo più di metà braccio fasciato, il taglio si estendeva dalla scapola fin giù al gomito, non era molto profondo ma faceva comunque un male atroce. «Hey ragazzi» chiamarono gli altri raggiungendoci, «Eccovi». Accennai un sorriso, voltandomi. «Tutto bene Airy?» mi chiese Alyssa, una nota di preoccupazione nella voce. «Certo che ti sei fatta proprio un bel taglio» commentò Shaun. «Ma cosa avete tutti?» sbraitai. Alyssa lanciò un’occhiata interrogativa al fratello, evitai di voltarmi onde evitare di arrabbiarmi ulteriormente. «Siete ciechi o cosa? E’ stata Avery» mi fermai, additandola. Mi aveva praticamente inciso un braccio, sotto gli occhi di tutti, e adesso ero io quella che soffriva di allucinazioni? «Non ti alterare» mi ordinò Anne, «farai venire una tempesta». Mi guardai intorno e notai che il vento aveva ripreso a soffiare, più forte di prima, sollevando il pietrisco che andava a sbattere con violenza contro le rocce intorno. «Io so quello che è successo» dissi in un sospiro. Alyssa sospirò e mi disse, la sua voce sembrava una carezza, «Hai ragione, è stata Avery, l’abbiamo visto tutti». Parlava cautamente, disse tante altre cose ma non la sentivo più, un dolore straziante invadeva la zona della ferita, come se qualcuno si stesse divertendo ad infilzarmi tanti aghi nella pelle. Gli altri mi chiamavano, tentando di sostenermi, ma non vedevo né sentivo nulla. Sentii una mano calda poggiarsi sulla mia, sporca di terra, e poco a poco il dolore diminuì. Sollevai lo sguardo e vidi Anne che mi mimava “Andiamo”. Abbassai il capo in cenno di assenso e mi alzai. Derek e Alyssa mi presero sottobraccio, offrendosi di accompagnarmi a casa. Mi scostai dicendo che i miei erano per strada. Fecero per insistere ma ero decisa a rifiutare. «Mandami un messaggio appena sei a casa» mi disse Alyssa. «Lasciati almeno accompagnare alla macchina, è tutto buio» si offrì Derek. Rifiutai e mi allontanai. «Certo che hai proprio bei gusti in fatto di amici» commentò sarcastica Anne. «Non sono in vena di scherzi. Hai visto come erano strani? Continuavano a ripetere che mi fossi tagliata da sola. E cercavano di convincermi che fosse così». «Erano un po’ strani, bisogna ammetterlo» tossì. «Tanti anni insieme e non sapevo che sapessi mentire così bene. Complimenti»
«Preferivi dicessi che mi avrebbe dato uno strappo il mio angelo custode/amica immaginaria» ironizzai. «Credo che se la sarebbero bevuta, è per questo che non hanno più insistito nell’accompagnarti» rispose ammiccando. «Cosa intendi? Che li ho tipo ipnotizzati?» domandai scettica. «Una specie. I Salomon hanno questo potere, chi più chi meno. E tu lo hai» precisò.
«Wow», non sapevo proprio cosa dire.
«Puoi anche manipolare la materia» disse vagamente. Mi fermai di colpo. «Vuoi dire che il vento, i sassi che volavano, la terra che a momenti si apriva, sono opera mia?» buttai fuori tutto d’un fiato. Che razza di storia era mai questa? «Si e devi imparare a controllarti o finirai per fare male qualcuno» mi avvisò.
«Per questo mi dicevi di mantenere la calma. Più mi arrabbiavo, più il vento era violento».
«Si, esatto» confermò Anne. Impallidii, alla luce di quella verità. «Dammi la mano» disse stringendo la mia, «e chiudi gli occhi». Inizialmente non sentii nulla, poi un formicolio mi attraversò dalla testa ai piedi e quando li riaprii mi trovavo in camera mia. «Come hai fatto?» chiesti stupita. «Tu hai i tuoi trucchi, io i mei» rispose buttandosi sul letto. «Anche quando svenni mi teletrasportasti tu» mi illuminai. Me l'ero sempre chiesto, ma con tutto quello che era successo nelle settimane successive, avevo momentaneamente accantonato il pensiero. Annuì.
«Anche tu puoi manipolare la materia. Quella sera in cucina, ti vidi» mi sedetti accanto a lei, doveva spiegarmi. «In realtà non posso, almeno non come te. Posso interagire solo debolmente con il mondo esterno e di solito con oggetti molto piccoli». Contrassi il viso in una smorfia di esasperazione. «Non capisco più nulla» piagnucolai. «Ti abituerai» disse comprensiva. «Perché non mi hanno mai detto niente?» m'informai. «Te l’ho detto, non volevano metterti in pericolo», questa frase le piaceva proprio tanto, lo ripeteva sempre. «Questa convinzione è illogica. Se avessi saputo, non credi che sarei stata preparata ad affrontare quell’uomo ne vicolo? Se avessi saputo, ora non rischierei di ferire qualcuno quando vado in escandescenza» mi sfogai. «Capisco quello che dici» iniziò a dire ma non le diedi il tempo di finire. «Non credo tu capisca, altrimenti mi diresti tutto» ribattei esasperata. «Non dipende da me, non posso contravvenire agli ordini. Dovresti capirlo» si rabbuiò. «Se non puoi dirmelo, puoi scrivermelo?» chiesi speranzosa. Fece di no con la testa. «Qual è l’anello che l’uomo pretendeva gli dessi?», sperai che a questo mi rispondesse. «Onestamente non lo so» ammise. Che novità. «Non lo sai perché non lo sai, oppure lo sai ma non vuoi dirmelo. Per proteggermi» enfatizzai le ultime parole. «Non sei l’unica che tengono allo scuro. Anche a me nascondono tante cose» disse risentita. «Dobbiamo allearci e indagare» proposi. «Non credo sia una buona idea e non lo credi neppure tu. Ogni cosa si svelerà a suo tempo». Bussarono alla porta. «Sei già tornata? Sentivo delle voci» disse mamma entrando. Fortunatamente avevo già indossato il pigiama, sarebbe risultato difficile spiegarle il taglio. Non mi veniva in mente nessuna scusa credibile. «Divertita alla festa?» domandò. «Si, molto. Hanno organizzato proprio un bel falò e i ragazzi sono simpaticissimi. Mi hanno accompagnato loro a casa» diedi più informazioni possibili, sbadigliai per farle capire che ero molto stanca e limitare le domande. Mi diede il bacio della buonanotte, spostando l'interrogatorio l'indomani. Andai in bagno e mi raccolsi i capelli in una crocchia. «Questa situazione è irreale, mi sembra di essere in uno dei miei romanzi» scossi la testa. «Si chiarirà…» un'altra fitta lancinante al braccio. «Resisti, la prima volta fa sempre più male», fece la stessa cosa che aveva fatto al parco per lenire il dolore. «Cosa intendi?» biascicai, cercando di concentrarmi sulle sue parole anziché sul dolore. Era come se qualcuno stesse giocando all'allegro chirurgo con il mio braccio. «Respira» mi consigliò «E concentrati sul dolore, dominalo». «Come faccio?», respiravo affannosamente, sentivo la pelle stracciarsi, lacerarsi. «Sto tentando di aiutarti ma non funziona» si lamentò frustrata. Non potevo rischiare che i miei genitori mi sentissero, era un dolore sordo che mi spezzava i pensieri, talmente forte che a momenti credevo di svenire. Piccole fitte si irradiavano fuori e dentro la ferita che pizzicava, bruciava. «Fa male» pronunciai a denti stretti. Dovevo assolutamente togliere la medicazione, forse aveva fatto infezione. Poi cessò, repentino come era comparso. Mi alzai dal letto e andai allo specchio, pronta ad assistere a qualsivoglia spettacolo, per questo rimasi impietrita quando vidi quello che vidi. La pelle era perfettamente intatta, neanche un graffio. Il taglio era scomparso. Mi voltai verso Anne. «Era questo che intendevi prima? Tu sapevi cosa stava accadendo?» chiesi. Lei si limitò ad annuire.



Commenti

pubblicato il mercoledì 11 gennaio 2017
Airaam, ha scritto: Scusate l'assenza, spero vi piaccia.

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