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lavoro pubblicato martedì 10 gennaio 2017
ultima lettura giovedì 14 dicembre 2017

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Perfetti Sconosciuti - Aggiungi un posto a tavola

di GabrieleCioffi. Letto 261 volte. Dallo scaffale Cinema

Lo so che è uscito da un pezzo... In ogni caso, meglio tardi che mai. Twitter: Gabberfilm Wordpress: imieifilmgabber.wordpress.com

Oggi parliamo di uno dei film di maggior successo dell’ultimo anno, “Perfetti Sconosciuti”, pellicola del 2016 per la regia di Paolo Genovese. In realtà definirei questo titolo più come un “melodramma”, riferendomi però all’etimologia del termine secondo cui questo genere sarebbe una commistione di commedia, tragedia e musica.

In questo, “Perfetti Sconosciuti” è semplicemente perfetto. Notate anche il gioco di parole non indifferente.

La trama si sbroglia inizialmente in maniera semplice e lineare. Otto amici si incontrano a casa di Eva e Rocco (Marco Giallini e Kasia Smutniak), per quella che appare essere la classica cena in cui si andranno a rivangare i vecchi episodi della gioventù dei protagonisti. Ci sono le coppie Valerio Mastrandrea – Anna Foglietta e quella Edoardo Leo – Alba Rohrwacher. Unico commensale sprovvisto di compagnia risulta essere l’abbondante Giuseppe Battiston.

L’intero film si svolge così, tra le mura di una normalissima abitazione della periferia romana, tra dialoghi ferrati ma sorprendentemente naturali, battute affilate (esemplare in questo Lele, il personaggio di Mastrandrea) e piccoli momenti che sembrano sfuggire all’allegro caos della serata in cui di fatto si aprono le prime riflessioni su quelli che sono, in fin dei conti, i temi principali del film.

Mi sono limitato a descrivere questo quadro per evitare di cadere in inutili spoiler che di fatto vi rovinerebbero la visione, in caso non lo aveste ancora potuto apprezzare. Anche perché ogni singolo ed apparentemente inutile frammento di girato contribuiscono ad aumentare il livello di immersione dello spettatore nella vicenda.

MA…

Si arriva, necessariamente, ad un punto di svolta.

Facendo leva sul fatto di essere ottimi amici praticamente da sempre e di non avere quindi alcun tipo di segreto, la buona Eva (Kasia Smutnik) decide di attentare alla tranquillità della serata proponendo un gioco: per tutta la durata della cena i cellulari degli ospiti saranno posti al centro della tavola, in modo da consentire a tutti di leggere ogni messaggio e di ascoltare ogni chiamata.

Nonostante l’iniziale reticenza alla fine il gioco prende piede, e i primi SMS e telefonate portano alla luce una serie di equivoci e situazioni imbarazzanti che non spezzano i toni leggeri della prima parte, ma di sicuro li incrinano. All’ennesimo paradossale fraintendimento però, la situazione precipita.

Ed il dramma si sostituisce alla commedia.

Segreti, bugie e tradimenti si sovrappongono, intrappolando personaggi e spettatori in una rete di disagio asfissiante che quasi fa augurare una repentina conclusione della serata. E alla fine dopo che TUTTA la verità è venuta a galla, compresi degli impensabili scenari, il film si avvia verso la conclusione e si torna a respirare.

Ci viene tuttavia offerto un finale surreale: proprio negli ultimi scampoli di girato tutti i protagonisti si congedano dalla cena così come erano arrivati, spensierati e felici, ancora custodi dei loro segreti. Si lascia intendere che l’idea del gioco dei telefoni non è stata accolta con favore e che quindi per una sorta di “sliding door” tutte le inconfessabili storie del gruppo sono ancora al sicuro dietro una rete di bugie e apparenze.

E che questi “grandi amici”, in realtà, non sono altro che perfetti sconosciuti.



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