ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.135 ewriters e abbiamo pubblicato 72.221 lavori, che sono stati letti 45.553.108 volte e commentati 54.559 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato martedì 10 gennaio 2017
ultima lettura domenica 10 dicembre 2017

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Rose nel Sangue - La Maledizione del Buio - Prefazione

di LaGattaNera. Letto 118 volte. Dallo scaffale Fantasia

I miei vestiti erano ormai fradici, un dolore lancinante prese a salire dalla mia gamba fino alla bocca e mi accorsi di gridare. Lo scorsi tra i cespugli, una massa nera che avanzava verso di me, i suoi occhi erano famelici

Sono qui. È quasi mezzanotte. L'antico orologio da taschino scandisce il tempo ticchettando sonoramente nella mia mano. Mancano poco meno di due minuti alla mezzanotte e il mio cuore accelera i battiti. Ti sento. Non riesco a respirare. La testa è pesante, sembra quasi che io stia per perdere i sensi. Non adesso, non ora! Resisti. Ce la posso fare, ce la devo fare! Non morirò stanotte, non moriremo stanotte. Respira Beth, ce la faremo, vedrai! Sorridevo mentre delle grosse lacrime scendevano sulle mie guance, erano calde, troppo. Il mio viso era freddo, il mio corpo intorpidito. Mi bastava un semplice segno e sarei scattata. Sta arrivando!
La sua figura si staccò dalle ombre e dalla foschia nella foresta. I suoi occhi vibrarono nel buio, lo vidi sorridere. E cominciai a correre. Più forte e veloce che potevo, sperando che sarebbe bastato. Ma quando, queste cose vanno per il verso giusto? Le mie gambe erano frenetiche ed il cuore rischiava di scoppiarmi nel petto, il terrore saliva prepotentemente. Corri, fallo per lui, corri e lo riavrai. Salvati e starete insieme per sempre. Ma queste cose non vanno mai bene, pensai mentre sentivo un piede mancare la presa con il terreno duro. La pioggia cominciava a cadere. Non pensavo che il giorno della mia morte sarebbe stato così. Di certo non in una foresta, senza mappa, senza una meta, scappando da qualcuno o qualcosa che bramava il mio sangue più di ogni altra cosa al mondo. Mi immaginavo una morte da copione: malata e vecchia, circondata dai miei figli e dai miei nipoti, nella vecchia casa in montagna o in un letto d'ospedale non so. Ma non sarei stata da sola. Un ramo spezzato mi riportò nella realtà. I miei vestiti erano ormai fradici, un dolore lancinante prese a salire dalla mia gamba fino alla bocca e mi accorsi di gridare. Lo scorsi tra i cespugli, una massa nera che avanzava verso di me, i suoi occhi erano famelici, il sorriso sempre in bella mostra. Nel pugno stringo ancora l'orologio, sporco di terra; segna mezzanotte e mezza. Ancora venti minuti e tutto sarà finito. Provo ad alzarmi ma la gamba non esita a darmi la sua dolorosa risposta, un altro urlo, un ghigno che si avvicina sempre di più, il ticchettio che mi fa scoppiare la testa, la mia vita che sta per finire, Lui che non arriva.
<<Sei così... Innocente. Appetitosa. Vulnerabile.>>
Ho la bocca così secca che non riesco a deglutire. Ogni muscolo del mio corpo è come attratto e terrorizzato allo stesso tempo dalla sua presenza. Una parte molto grande di me, vorrebbe non sentire nulla. L'altra vorrebbe gridare fino all'ultimo respiro o fino all'ultimo pezzo di anima che mi resta nel corpo.
<<Lui non verrà Elisabeth. Lo sai. Quanto puoi valere tu, misera umana per uno come lui? Siamo solo io e te, soli soletti. Immagina quale onore puoi avere tu, che puoi ammirare la mia forma esteticamente gradevole e non un ammasso di pelle ed ossa. Non credi mia cara?>>
Raccolsi tutta la forza che avevo e sputai ai suoi piedi. La sua espressione si infiammò. <<Beh a quanto pare, mi toccherà ucciderti per davvero. Che peccato, un così bel potenziale... Ma un patto è un patto, sai. Ed il tuo tempo è appena scaduto>> indicò il mio orologio. Segnava l'una di notte precisa. Si inginocchiò su di me. Sentivo il suo odore, la sua brama. Cercai di trascinarmi via da lui, mi prese entrambe le mani e spezzò entrambi i polsi e caddi sulla schiena. Il dolore era insopportabile, degli spasmi mi attraversavano tutto il corpo. Prima di perdere i sensi, ricordo il suo ghigno che si faceva sempre più vicino al mio viso, poi uno scossone sopra di me. E poi, il buio.


Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: