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lavoro pubblicato lunedì 9 gennaio 2017
ultima lettura martedì 23 aprile 2019

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L'etichetta

di claudiositoespo. Letto 424 volte. Dallo scaffale Fiabe

800x600     Nel Paese di Camillo, per ogni cosa che uno faceva, compariva sulla fronte una corrispondente etichetta: non si sa come non si sa perché, fatto sta che, appena compiuta una qualsiasi azione, ben impresso nella...

Nel Paese di Camillo, per ogni cosa che uno faceva, compariva sulla fronte una corrispondente etichetta: non si sa come non si sa perché, fatto sta che, appena compiuta una qualsiasi azione, ben impresso nella carne si leggeva un marchio, a volte esatto, quasi sempre sbagliato.

Uno s’avvicinava a una donna per parlarle? Zac, ecco che subito in fronte appariva la scritta “CASCAMORTO”; si faceva una critica al Governo? Tac: “SOVVERSIVO”; si elogiava in qualche modo un’antica tradizione? Detto fatto sulla fronte spuntava l’etichetta “REAZIONARIO”; s’aveva voglia di pregare? Ecco l’etichetta “BIGOTTO”; si criticava una dottrina della Chiesa? Etichetta “MANGIAPRETI” (se l’autore della critica era “di destra”) o “MATERIALISTA ATEO” (se il critico era “di sinistra”)…

Se poi la critica era di ordine generale o confessava apertamente perplessità e idee poco chiare, immancabilmente allora veniva fuori il timbro “QUALUNQUISTA”…

Il popolo era tutto etichettato e non faceva in tempo a mutare opinioni, atteggiamenti o umori che subito nuove etichette scaturivano a contrassegnare le fronti, alte basse tranquille corrucciate lisce o rugose che fossero.

Sicchè, ciascuno ormai aveva preso l’abitudine di andare in giro con larghi berretti, cappelloni e copricapo dalle fogge più disparate calati sugli occhi per non mostrare la propria etichetta.

La gente doveva togliersi il cappello soltanto a richiesta della Polizia o dei funzionari del C.N.C.E. (Comitato Nazionale per il Controllo delle Etichette), a loro volta etichettati – ma con colori più sobri e dignitosi – e controllati da altri funzionari di grado più elevato i quali, a turno, controllavano i dirigenti e i direttori generali.

Per deputati senatori sottosegretari e ministri era stata costituita un’apposita “Commissione Parlamentare per la Verifica dei Contrassegni Frontali”.

Il Primo Ministro e il Presidente della Repubblica infine controllavano a vicenda le loro auguste etichette…

Tra migliaia e migliaia di cappelluti guardinghi e circospetti, nevroticamente tesi a celare la propria e sbirciare l’altrui etichetta, Camillo era il solo che passeggiava beato a capo scoperto.

Infatti, per quanto pensasse, parlasse e criticasse copiosamente, non gli compariva mai alcuna etichetta: le idee correvano impalpabili e veloci, le riflessioni, appena scaturite dalla mente, svanivano leggere, le mille fantasticherie scivolavano via senza lasciar traccia e non una parola si incideva o minimamente scalfiva la superficie perfettamente sgombra e piana della sua fronte serena.

Una volta, incappato in un controllo, gli chiesero spiegazioni, ma lui non seppe darle.

Allora dapprima lo multarono, poi, accortisi che era recidivo, gli confiscarono i mobili, la macchina e la televisione, lo diffidarono e, alla fine, lo arrestarono.

In prigione, si dissero le Autorità, metterà la testa a posto, si ravvederà e anche lui, prima o poi, produrrà la sua bella etichetta.

Non si sbagliavano…

Invero, dopo un po’ che stava in prigione, anche sulla fronte di Camillo spuntò, nitida e marcata, una grossa etichetta dai bei caratteri d’argento: “LIBERO”.

Quel giorno stesso, lo fucilarono.



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