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lavoro pubblicato lunedì 9 gennaio 2017
ultima lettura domenica 8 ottobre 2017

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LA DIMORA DEGLI ESSERI CON LE MASCHERE DI CERAMICA

di monty1795. Letto 200 volte. Dallo scaffale Horror

Camminavo a passo lento in quella giornata devastata dalla calura, rivoli di sudore mi scendevano dal viso, la camicia era incollata al mio petto scarno, camminavo lungo quella strada infinita, con immensi campi di grano a costeggiarla ad entrambi i la.....

Camminavo a passo lento in quella giornata devastata dalla calura, rivoli di sudore mi scendevano dal viso, la camicia era incollata al mio petto scarno, camminavo lungo quella strada infinita, con immensi campi di grano a costeggiarla ad entrambi i lati. Il sole era alto in un cielo limpido e privo di nuvole, granelli di sabbia vorticavano nell'aria afosa e soffocante e la mia auto aveva scelto il giorno migliore per abbandonarmi lungo il ciglio di quella strada che continuava per chilometri senza che si intravedesse la fine, certo che se mi trovavo a vagare in quella landa desolata era anche merito mio che per la rabbia e la fretta di andarmene da casa, avevo dimenticato il mio telefono cellulare.

Proseguii in quel purgatorio, dopo parecchi metri intravidi lungo la strada un figura in lontananza incappucciata di nero, il sudore mi colava negli occhi facendomeli bruciare, anche se ero al limite delle mie funzioni motorie adocchiando quella figura che poteva essere la mia fonte di speranza iniziai ad accelerare il passo, cercando di richiamare la sua attenzione chiamandolo a voce elevata. In quel lasso di tempo non un rombo di auto si era insinuato nell'aria circostante e mi meravigliai che non udisse la mia voce nonostante quest'ultima vagasse per lo spazio limitrofo.

I miei passi rumoreggiavano sull'asfalto cocente e spaccato dal sole, tutto era immobile tranne che per un alito di vento che sembrava provenisse direttamente dall'inferno, la figura incappucciata continuava imperterrita nel suo vagabondare non accusando nessun sintomo di spossatezza, attraverso la calura sembrava quasi un miraggio, ho letto da qualche parte che questo fenomeno viene comunemente chiamato Fata Morgana.

Le mie gambe iniziarono ad indebolirsi sempre più, ero flaccido, la testa mi doleva, la mia pelle ardeva per l’eccessiva esposizione al sole, pensai che il mio corpo avrebbe potuto prendere fuoco da un momento all'altro, un caso di combustione umana spontanea. I miei pensieri iniziarono a vagare nella mente senza sosta, iniziai a barcollare, le mie forze mi stavano abbandonando, caddi in ginocchio, la mia vista si offuscò e svenni, in quella strada bruciata dal sole estivo.

Quando rinvenni la luce solare dominava ancora alto nel cielo, l'asfalto mi ustionava la pelle, mi misi a sedere, respirando con grande difficoltà mi misi in piedi, poco lontano scorsi un indumento sul ciglio della strada, dopo pochi minuti lo raggiunsi ed esaminandolo mi rammentai che era quella sorta di mantello con cappuccio indossato dalla figura che stavo rincorrendo prima di perdere i sensi. Indossai quel vestiario per proteggermi dal sole battente e in quel istante scorsi una stradina di terra battuta che non avevo intravisto poco prima, diramava dal ciglio della strada pochi metri dove avevo raccattato quel sudicio mantello, la stradina si immergeva tra fitti alberi che avevano sostituito i campi di grano, anche se non saprei dire quando era avvenuto questa sostituzione di panorama.

M'incamminai tra quegli alberi per inebriarmi di quel riparo fatto di ombre che mi offrivano i rami fitti di foglie sopra la mia testa, e con la speranza nel cuore che quella stradina mi avrebbe portato ad un qualche stabile di campagna. Continuai nel mio lento marciare con la ghiaia che scricchiolava sotto le mie scarpe, sparsi raggi di sole facevano la loro comparsa tra il fogliame, camminai per un quarto d'ora prima di imbattermi in un grosso spiazzo di terra con al centro un enorme abitazione a due piani. Ai lati di questo enorme edificio dominavano due olmi con buffi ed inquietanti addobbi, dai rami pendevano delle bambole prive di vestiario ed a parecchi bambolotti mancavano alcuni arti, era una immagine bislacca e raccapricciante. Mi avviai verso la villa annunciando la mia presenza implorando aiuto, ma mi rispose solo il fruscio delle foglie.

La villa era un luogo isolato dal resto dell'umanità, circondato solo da alberi e dalla natura, all'interno dominava il silenzio assoluto, non un mormorio si udiva al di fuori di quelle mura, tutto taceva come in balia di un evento. Avvicinandomi scorsi che la porta principale era scostata dalla intelaiatura di pochi centimetri, fitte tenebre si annidavano dietro di essa.

La mia voce risuonò di nuovo nell'aria circostante, ma non ottenni risposta, varcai la soglia di quella dimora fatta di silenzi, spinto dal disperato bisogno di aiuto. L'atrio era smisurato ed immerso nella penombra, in quell'ambiente la temperatura scese di diversi gradi, ed un intenso tanfo di muffa e umidità raggiunse le mie narici. Davanti ai miei occhi si inerpicava al piano superiore una enorme scalinata di marmo bianco. Intrapresi a salire la gradinata, ma a metà percorso mi bloccai, il mio udito aveva colto dei sussurri provenienti da qualche parte al secondo piano, immotivatamente iniziai a sentirmi a disagio, un vago senso di oppressione iniziò ad insinuarsi nel mio corpo, quei bisbigli si introducevano nelle mie orecchie e amplificavano quel malessere interiore, rammentandomi il dolore che deve saggiare la razza umana in un intera esistenza, rammentandomi che siamo solo burattini in questo universo, illudendoci noi stessi di un piano divino, mentre continuiamo a patire supplizi, e forse, esseri superiori al nostro raziocinio si burlano di noi per la nostra impotente capacità mentale di concepire altri cosmi al di fuori del nostro, semplicemente perchè non possiamo accettare una cosa del genere, però accogliamo la fede, ci aggrappiamo con tutte le nostre forze, per dare un senso all'esistenza, ma in fondo all’anima sappiamo che non ne ha.

Continuai a salire con passi malfermi, elucubrando su argomenti mai concepiti dalla mia coscienza, la mia testa era un turbine di pensieri, arrivai in cima alle scale con enorme sforzo, faticavo anche a respirare, davanti ai miei occhi si presentò una porta a doppio battente, la fonte dei sussurri era dietro quella soglia, più mi avvicinavo e più il loro volume accresceva, dovevo scoprire chi provocava quel patimento, spalancai la porta, ed il terrore mi bloccò sul posto, il mio volto dovette apparire come una maschera di orrore.

Mi ritrovai in una stanza immersa nell'infinito, la pavimentazione su cui i miei piedi poggiavano era bianca, candida, pura, ma le pareti erano assenti, al loro posto sconfinava l'universo con stelle ad illuminare l'orrore che si stava consumando davanti ai miei occhi. Sei esseri coperti da manti regali neri come il buio più profondo, molto diversi da quello raccattato lungo il mio tragitto, il volto protetto da maschere di ceramica bianca, erano raccolti intorno ad un altare di pietra, e su di esso vi giaceva il corpo di un infante privo di vita. Dall'immensità circostante emerse un'altro essere, anch'esso indossava una di quelle maschere, ma la sua era di un nero oscuro, il manto poggiato sulle spalle era di un rosso porpora, si approssimò all'altare, issò un braccio, e notai con ribrezzo che le sue dita non erano altro che piccoli tentacoli viscidosi, si insidiarono nel bulbo oculare della vittima sacrificale espellendolo dall'orbita. Con l'altro efferato arto rimosse la maschera di ceramica che ne foderava il volto, rivelando un strato di pelle cicatrizzato, era privo di espressione, gli occhi erano stati aboliti, la pelle che copriva quello orrendo volto era tesa quasi a lacerarsi, in quella deturpazione si esibiva solo un piccolissimo foro rotondo, e con all'approssimarsi del globo oculare della piccola vittima, quella che immaginai essere la sua bocca si spalancò a ricoprirgli l'intero volto, piccoli denti acuminati percorrevano tutto il perimetro interno di quella enorme apertura, la sua testa era diventata una mastodontica bocca affamata di disperazione.

Mi destai da quel momentaneo stato di catalessi e mi precipitai per la grande scalinata di marmo, i sussurri continuavano imperterriti nelle mie orecchie, e in quel istante capii che essi non riecheggiavano nell'aria, perchè quei bisbigli erano dentro la mia testa, una sorta di comunicazione telepatica, da parte di quegli esseri immondi. Scappai dalla villa, immergendomi nella calura che ancora sussisteva, scappando da quel luogo composto da malessere, compresi che quelle che a primo esame avevo scambiate per bambole non erano che altre vittime sacrificali, infanti strappati dalla vita senza che se ne accorgessero, pendenti da quei rami contorti in quel ambiente di morte.

Ritornai sulla strada, corsi a perdi fiato, senza voltarmi per timore di scorgere quegli esseri di un'altro mondo, dopo parecchi minuti che mi parvero secoli, avvertii in avvicinamento un rombo costante, ed un uomo anziano fece la sua comparsa al volante di un pick up arrugginito. Non gli raccontai di quella terribile esperienza, perchè non ero nemmeno sicuro che l'avessi vissuta veramente, forse ero stato soggetto ad un colpo di calore, anche se non ci credevo più di tanto.

Dopo qualche giorno mi feci accompagnare da un taxi a recuperare la mia autoritaria, feci trascorrere un paio di giorni perchè avevo timore di ritornare su quella carreggiata. Lungo il percorso avvistai una diramazione fin troppo familiare, accostai sul ciglio della strada e mi incamminai su quel tratto di terra battuta, con il fogliame a proteggermi dalla calura estiva. Camminai fino a raggiungere un enorme spiazzato, ma non c'era nient'altro che terra nuda, nessuna villa era presente su quel pezzo di terra, non vi erano olmi con addobbi raccapriccianti, era semplicemente uno spazio vuoto, con solo la natura presente nell'ambiente limitrofo. Con un misto di sollievo e delusione mi voltai per percorrere il sentiero a ritroso, quando nella mia testa s'insinuarono dei bisbigli, inizialmente tenui, per poi intensificarsi di colpo, erano tremendi, sentivo la mia testa che stava per esplodere, ebbi l'impressione che i miei occhi stavano fuoriuscendo dalle orbite, scappai lontano, raggiunto una certa distanza tra quello spazio di sofferenza, mi voltai appena, e scorsi con l'estremità dell'occhio destro un enorme struttura a due piani che dominava l'area circostante, raggiunsi la mia auto e mi allontanai in fretta, ritornai a casa non parlandone con nessuno.

A volte gli esseri con la maschera di ceramica mi fanno visita nei miei incubi, mi ritrovo disteso su un altare di pietra, e l'essere con la maschera rossa si avvicina scoprendo il suo volto e distendendo l'enorme apertura che ha per bocca, sono incapace di muovermi, ed i suoi tentacoli iniziano ad insidiarsi nel mio bulbo oculare, e mi risveglio madido di sudore, con dei bisbigli nella testa a tormentarmi per il resto della notte, per il resto dei miei giorni.



Commenti

pubblicato il lunedì 16 gennaio 2017
abisciott1, ha scritto: Secondo me ti sei perso in troppe descrizioni, e la punteggiatura va rivista. Il racconto è bello e inquietante, e poi tu usi spesso la presenza di esseri di altri mondi.
pubblicato il lunedì 16 gennaio 2017
monty1795, ha scritto: In effetti mi sono applicato di più sull'atmosfera, grazie per il consiglio.

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