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lavoro pubblicato lunedì 9 gennaio 2017
ultima lettura martedì 24 gennaio 2017

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

brevi tratti per una Storia ma forse no

di FilippoDiLella. Letto 71 volte. Dallo scaffale Generico

Questa era una storia già scritta.Si cominciava a fare sul serio, non era una storia di fallimento, non c'entravano nulla la redenzione o il pe...

Questa era una storia già scritta.
Si cominciava a fare sul serio, non era una storia di fallimento, non c'entravano nulla la redenzione o il perdono, non si sarebbero visti volti grigi o fondi di lattina.
Certo, c'era il fondo del solito bar da cui guardavo l'umanità avvicendarsi e correre, c'era quel solito bar, minuscolo e freddo, dove abitavano le mosche e il frigo rimaneva vuoto fino al fine settimana, un piccolo puntino nel tutto che non avresti definito come "luogo", diciamo che l'avresti chiamato "stato d'animo" o altre cavolate anche meno intelligenti.
Per essere fini.
Mi divertiva un sacco l'idea di questa Storia, mi accarezzava sotto la doccia e in altri momenti più intimi.
Diciamo che le parole stavano lì e le idee le chiamavano forte.
La storia, la Storia.
Cominciava tutto un miliardo e mezzo di vite fa, tante coltellate prima e tantissimo tempo prima che ritrovassi la rassegnazione necessaria per non ingrigire e per non smettere di mangiare e bere.
Già, bere.
Grandi novità: bevo ancora.
Il destino?! Bha...
I miei soliti vestiti mezzi disfatti ed ereditati dai miei fratelli più grandi mi pendevano addosso che manco un manichino...era una bella giornata di innocenza e stavo sulle spine, mi puzzavano le ascelle e diciamocelo, non avevo esattamente un aspetto "decente" ma nemmeno quello di uno che si è appena svegliato vicino ad un cassonetto; era ancora tutto intero in me.
Sorridevo da solo ed ero agitato.
Mi fregavo le mani per scaldarle e per sfogare parte delle fantasie che si affollavano dietro ai miei occhi; mi sentivo il re dell'universo e padrone di tutte le biglie del mondo.
Già.
A diciotto anni giocavo ancora con le biglie.
Mi sono sempre piaciute.
Ad ogni modo, saltellavo come un coniglio sotto a dei pini per il semplice fatto che mi aveva baciato sull'altalena di quel parco in mezzo al nulla. Dio, com'ero felice!
Mi batteva il cuore in modo pazzesco e mi sembrava che tutti i passanti mi guardassero e fossero invidiosi.
Ero ricco! Cazzo, ce l'avevo fatta!
Poi lei morì e la vita andò avanti; piansi.
Lei pianse.
Da morta.
Vita, morte...sono solo due donne molto diverse e non puoi amare una senza amare l'altra.
Dovevo solo cercarla ancora, dovevo essere bravo a vedere tra le pieghe delle persone perché lei poteva nascondersi in tutte loro e annidarsi nella verità finale che c'è in ognuno o scappare non appena l'avvistavo e rifugiarsi nelle forti braccia capaci di altri uomini, uomini con un obiettivo e con la sicurezza delle loro mani e delle loro idee; uomini decisi e che non devono chiedere nulla, uomini con quello sguardo...e qualche soldo e il favore di una divinità imbastardita e protettrice dei farlocchi o di chi ci ha già capito tutto; vedi, lei non si fa abbindolare e così non si fida di chi le offre il nulla anche se le piace sognare e farsi trasportare e guardarti con la sua maniera speciale e avvolgerti nelle sue coperte.
I sogni son sogni ma a volte valgono quattro lire.
Bottiglie vuote sul prato nei campi di periferia.
E sorride; ama la vita e ti senti libero attraverso lei e non ti importa nulla, no, nulla se la giornata è storta, se piove o se vorresti una birra. Nulla.
Lei poteva essere ovunque, dovevo cercare.
Poi morii.
Piansi di nuovo.
Da morto.
Ahahah, oddio com'era paradossale vivere così.
Dio mi aveva fregato ancora.
Non credere a nessuno: non c'è nulla oltre a questa vita, questo non è super Mario e comunque lui mangiava dei funghetti magici.
Mi ritrovai a lavorare con della brava gente, buoni guadagni e qualche risata, ogni tanto un bacio e una carriera che si stava avviando lentamente ma con delle prospettive interessanti.
Camminavo da morto ma ancora intero a metà su un marciapiede della periferia est diretto ad un bar di cinesi, ero allegro e un po' su di giri perche' c'era lei che mi aspettava in macchina nel parcheggio alle mie spalle; c'era lei, questa volta lo sapevo, ne ero convinto.
C'era tanta di quella bellezza nell'aria da toglierti il fiato.
Dio me la prese e la portò a disperdersi nel mondo tra le braccia di un amico; ok, forse non fu Dio.
Piansi.
Trascorsero anni di fuga.
Mi rimisi in sesto e creai una nuova vita senza dio.
Dio era inutile, oramai. Dannoso.
Ma nel frattempo Dio ragionava e diceva, tra se e se, nella sua immensa testa di cazzo triangolare:

-non si può scoprire il trucco, se lo becca questo scemo prima o poi lo beccheranno anche gli altri che sono pure più valenti. No, no, bisogna intervenire subito...Cristo! Non si può permettere che guardino fuori dalla gabbia, i soldati devono conoscere solo le armi e il nemico!-

Almeno, immagino.
Fatto sta che le vie del signore sono infinite quanto subdole!
Egli operava e opera nel silenzio dell'Eternità.
Forse è stitico.
Le cose andavano benone e lei era li con me, lei mi teneva la testa nelle serate allegre e passava balsami e garze delicate sui miei dolori.
Profumava di pane fresco e indossava l'estate.
C'era la birra e uno straccio d'amico con cui ridere, ogni tanto.
E il mare; vuoi mettere, il mare?!
Era lei, cazzo! Era lei!
Ero a posto per la vita, sarebbe arrivato il matrimonio, la famiglia e un cane di nome Carlo o Gianni o qualcos altro che avrebbe ricordato le emorroidi.
Gusti sadici.
Morì.
Pianse.
Da morta.
Tornai.
Non fossi mai tornato...indovina?! Piansi.
Per fortuna il funerale te lo fanno una volta sola.
E ora?
Ora cammino con le mani in tasca, rido e guardo le persone dal fondo del mio personale bar di provincia, mi chiedo dove sia lei, vorrei guardarla e dirle:

-ho perso pezzi di me ovunque per cercarti...almeno abbracciami ancora un po' perché i numi non hanno pietà-

O qualcosa di meno stupido, per una volta.
Ancora un altro bacio, per favore, in fondo non sono stato così cattivo; fammi battere ancora il cuore come allora.
Chissà dov'è... Anche se una mezza idea ce l'ho... Chissà dov'è adesso?
Dio.
Dio è geloso di Lei e me la disperde sempre.
La terrebbe nascosta se potesse ma devo dire che sto imparando a cercarla sempre più a fondo, sempre nei particolari e più Lui la cela, più forte io la cerco.
Non è morta, non può morire ciò che regge il manifesto di un'idea perché crollerebbe il cartellone schiantandosi contro il tendone.
Sai che tragedia?!
Pensa te, che trucco!
Pensa alla mela dell'Eden, di chi era la colpa allora?
Lui la può solo disperdere, abbiamo già vinto, a guardare bene.
Poi dalla sedia affianco arrivano scoregge e rutti e bestemmie e guance rosse; la storia, la Storia sta prendendo forma su queste seggiole di un dubbiosissimo color legno contro lo sfondo viola di una parete.
Cipolla ride in un angolo e il barista indica l'orologio e dice che forse è ora di andare.
Quasi dimenticavo...
I valori: Dio, La patria e la Famiglia sono morti ma tanto erano beceri fino all'osso e marci come la carota che tengo in frigo dall'anno scorso e non ne sento la mancanza.
Meglio così.
Anche oggi squilla il telefono; possono aspettare, la Storia sta prendendo forma e io debbo andare, devo assolutamente andare.
Burp.


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