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lavoro pubblicato domenica 8 gennaio 2017
ultima lettura giovedì 19 aprile 2018

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Il cognato

di Antonino61. Letto 2221 volte. Dallo scaffale Eros

Domenica mattina mi svegliai decisamente di malumore. Mi sentivo in colpa anche se non volevo ammetterlo. Ciò che era accaduto a casa di mia so...

Domenica mattina mi svegliai decisamente di malumore. Mi sentivo in colpa anche se non volevo ammetterlo. Ciò che era accaduto a casa di mia sorella era disdicevole. Come avevo potuto lasciarmi andare con mio cognato! E in casa di mia sorella per giunta!
Certo ci avevo goduto, non potevo negarlo e probabilmente avrei succhiato volentieri quel bel cazzo duro, ma dirglielo in faccia questo non mi rendeva molto orgoglioso di me. Ma con tutti gli uomini che si possono incontrare a Milano proprio da un parente dovevo farmi prendere? Non era giusto che per assecondare la mia smania di indipendenza e di libertà sessuale dovesse rimetterci mia sorella.
Suo marito comunque era un bel porco, non l'avrei mai immaginato. Se non sapeva tenere le mani a posto con me chissà quante amiche/ci, quante colleghe/i, si era scopato all'insaputa di mia sorella. Quel maiale senz'altro aveva più di un'amante che mentre Maria gli stirava le camicie e badava ai suoi figli, lo spompinava a suo piacere o si faceva sbattere sulla scrivania dell'ufficio. Per un attimo fui tentato di telefonare a mia sorella per metterla in guardia dall'uomo con cui viveva ma per fortuna capii subito che era un'idea assurda. Non era compito mio giudicare il loro rapporto. Forse a Maria andava bene così, forse lo sapeva e sopportava le scappatelle di suo marito. La sua reazione però avrebbe potuto essere diversa se avesse scoperto che ci aveva provato addirittura con me. Era meglio metterci una pietra sopra e salvare la loro pace familiare, cercando piuttosto di stare alla larga da Gianni.
Per non pensarci troppo decisi di trascorrere la giornata in spiaggia a leggere e a godermi un po' di sole. Non faceva ancora abbastanza caldo da scoprirsi ma sarebbe stato comunque molto rilassante stendersi su una sdraio con un buon libro e lasciarsi cullare dal rumore della risacca. Però non riuscii a concentrarmi nella lettura, tormentato com'ero sia dalla colpa (era la prima volta) che dalla voglia insoddisfatta. Le ore passarono comunque così in fretta che solo quando iniziò a far freddo mi decisi a tornare a casa.
Ma ecco che non avevo ancora messo piede nel soggiorno che il telefono iniziò a squillare. Fui tentato di non rispondere. Dopo gli ultimi accadimenti ero quasi riuscito a non pensare più alla voce sconosciuta. Ma poi mi decisi. Naturalmente era lui.
"Sei un bambino cattivo! Dove sei stato ieri e oggi?".
"Non ti devo nessuna spiegazione", risposi deciso, sentendomi ribollire dentro la rabbia di due giorni prima per come mi aveva umiliato.
"Non avresti dovuto fuggire via venerdì sera", riprese subito intuendo il mio problema.
"Non mi piace ascoltare due che scopano se per giunta non posso avere la mia controparte".
Lui disse che si era trattato solo di un gioco, che mi sarei divertito anch'io se solo avessi avuto la pazienza di aspettare. Che mi avrebbe reso partecipe facendo godere anche me. Ma secondo il mio parere stava mentendo solo per riconquistarmi.
"Ti sei eccitato così tanto che hai perso la testa, ammettilo, rpure geloso", disse cogliendo nel segno. "Scommetto che dopo sei corso in cerca di un di una figa tutta per te. E anche che l'hai trovata e che ti sei fatto inculare da lei come una puttanella in calore. Dimmi, l'hai anche scopata o hai solo pensato di farti riempire il vuoto enorme che ti sentivi dentro, facendoti sbattere senza preliminari?".
Non risposi. Ero imbarazzatissimo ma mi sentivo coinvolto, sembrava conoscermi molto bene. Oppure conosceva bene le mie donne e le mei debolezze. Cominciavo a sentirmi inquieto e vulnerabile e non avevo voglia di stare al suo gioco per poi magari eccitarmi inutilmente, come due sere prima.
"Ma certo che glielo hai succhiato lo strap-on. Tu adori i pompini, sono il tuo miglior preliminare, lo so!", continuò lui imperterrito. "Glielo hai preso in bocca e lo hai succhiato a dovere, come una vera professionista, permettendole di spingertelo fino in gola. Magari era un po' troppo grosso e ti faceva male, ti mancava l'aria e vomitavi saliva, ma eri così arrapato che non volevi tirarti indietro. Volevi il culo rotto come dimostrazione che sai godere con chiunque e quindi lo hai preso in culo senza tregua". Inutile oppormi a quell'uomo così sicuro di sé. Ci sapeva proprio fare con le mie emozioni e ogni telefonata finiva con l'eccitarmi da impazzire. Era il suo modo di raccontare forse, il tono della sua voce, così virile, oppure ero io che morivo dalla voglia di sentirmi dire cose simili, di poter ammettere che fantastico scopare con un uomo vero. E più mi lascio andare, più mi sento troia, e più ci godo.
"Ci hai azzeccato, eccitato e incazzato nero. L'altra sera mi sono sentito arrapato e poi tradito, e davvero sono corso fuori a cercare un trans, ma ho trovato una donna mistress. Ma avrei voluto fare un pompino, invece mi son trovato col culo rotto. Mi ha preso di brutto contro un muro, nel bagno, come una checca puttana. Ma tu cosa vuoi da me, perché ti nascondi e mi perseguiti? Perché non mi dici chi sei?", protestai. "E se davvero ti piaccio così tanto come dici, se hai così voglia di scoparmi e di sentirmi godere, allora incontriamoci!", lo incalzai per provocarlo e per tentare di sbloccare quella situazione assurda.
"Come vuoi, troietta di una checca", rispose subito cogliendomi alla sprovvista. "Ma prima scendi nell'atrio e cerca sulla cassetta delle lettere il biglietto che ho lasciato per te". E così dicendo riattaccò,
Ero spaventato e inorridito. Quell'uomo sapeva il mio indirizzo ed era venuto a casa mia mentre io non c'ero. Allora forse mi spiava addirittura e sapeva tutto di me, altro che telefonata casuale, mentre io conoscevo soltanto la sua voce. Era un gioco impari ed ingiusto. Però spinto dalla curiosità, uscii di casa e mi precipitai nell'atrio. Trovai infatti un biglietto per me, con l'indirizzo scritto a macchina, che entrando non avevo notato.
Rientrai in casa e lo aprii febbrilmente con le mani che mi tremavano. Ma di fronte al contenuto rimasi senza parole. Un bigliettino con un indirizzo: Corso Garibaldi 22 (la casa di famiglia)! Vieni adesso.
Dunque aveva già organizzato il nostro incontro, ancora prima che glielo proponessi, e sin nei minimi particolari. La sua presunzione non aveva limiti, visto anche come mi aveva trattato. Fui tentato in un gesto di rabbia di gettarlo nella spazzatura e di mandarlo al diavolo, ma ci ripensai quasi subito. In fondo la sua arroganza mi eccitava. Andai davanti allo specchio, mi feci la barba poi infilai un caschetto di capelli lisci e rossi, molto corti e sbarazzini. Sembravo un'altra! I capelli corti mettevano in risalto il mio viso dai lineamenti dolci e regolari, e il colore contrastava con la mia pelle bianca tanto da renderla più luminosa. Affascinato osservai quella vistosa ragazza che mi stava di fronte. Mi dipinsi le labbra con il rossetto più appariscente che avevo e mi truccai vistosamente gli occhi. Poi mi spogliai completamente nudo per indossare solo il perizoma e un vestito attillatissimo. Per ultimo mi infilai gli stivali un po' da zoccola. Mi girai e rigirai ammaliato davanti allo specchio lungo dell'armadio in camera. Parevo una puttana ma nessuno mi avrebbe riconosciuto conciato così. Era fantastico! E mi sentivo già tutta elettrizzato per quella follia e all'idea di incontrarlo, finalmente. Aveva ragione la mia amica. Quel misterioso amante aveva fantasia e faccia tosta da vendere! (il marito di mia sorella voleva scoparmi!) Afferrai la borsetta e uscii di casa. Voleva giocare pesante? Benissimo, ero pronto ad offrirgli pane per i suoi denti.
Presi un taxi e mi feci accompagnare all'indirizzo di casa "anche mia" addosso occhiate critiche e stupite. Una telefonata "Vai al Cristal" il bar di fronte dove facevo colazione tutti i sabati e domenica. Qualche uomo ovviamente mi riservò anche sguardi ammiccanti e complici mentre le donne parevano addirittura indignate dalla mia presenza. Mi sentii improvvisamente molto in imbarazzo e un po' messo alla berlina lì dentro e provai una gran rabbia nei confronti di colui che mi ci aveva portato. Ma non intendevo cedere, così mi sedetti ad un tavolino e ordinai un caffè. Come potevo però riconoscere il porco telefonico senza sentirlo parlare? E poi chi mi avrebbe assicurato che si sarebbe fatto vivo veramente? Mi ero precipitato lì ma non avevamo concordato nulla di preciso. Mi ero semplicemente limitato a seguire le sue istruzioni pensando mi stesse aspettando.
Mi guardai attorno con circospezione. C'erano un paio di uomini soli ma nessuno mi fece un cenno d'intesa e non osai importunarli. Potevano scambiarmi per un'autentica puttana in cerca di clienti e farmi una piazzata.
Dopo mezz'ora, innervosito, mi alzai e andai alla toilette. Mi fermai davanti allo specchio a fissare il viso della sconosciuta che avevo di fronte. Cosa diavolo mi aveva spinta a conciarmi in quel modo? Da dove mi veniva quella smania di avventure ed emozioni forti che mi faceva prendere decisioni tanto assurde e impulsive? La porta alle mie spalle si aprì ed io abbassai il viso immediatamente. Ero troppo imbarazzato per sostenere lo sguardo di un'altra donna.
Udii i passi avvicinarsi e poi due grandi mani mi afferrarono saldamente alla vita. Sobbalzai e nello specchio vidi il viso dell'uomo alle mie spalle. Era uno di quelli che erano seduti da soli nella sala da tè. Le sue mani percorsero il mio corpo palpandolo tutto con ansia febbrile fino a strizzarmi le tette senza darmi modo di ribellarmi. Era un bell'uomo, sui quarant'anni, coi capelli scuri e gli occhi verdi. Aveva l'aria molto sicura di sé ma anche molto distinta. Proprio come mi ero immaginato il proprietario di quella voce che mi aveva scosso dalla banalità della mia vita.
"Sei tu, dunque?", gli chiesi quasi felice di poterlo vedere e anche di sentire contro il mio culo la sua erezione mentre mi alitava sul collo.
Lui non rispose. Si limitò a spostarmi i capelli per baciarmi la nuca e il collo. Sospirai di piacere, mi sentivo stranamente euforica. Lui era così virile!
Mi lasciai prendere senza protestare permettendogli di fare di me ciò che più desiderava. Avevo voglia di fargli tantissime domande ma non era quello il momento giusto. Ora era tempo di godermelo e lui di godersi me, finalmente. Mi sollevò il vestito da dietro arrotolandolo fino in vita, mi sfiorò i fianchi e fece scorrere le mani sul davanti, verso il mio sesso. Appena ebbe oltrepassato il sottile e minuscolo tessuto dello slippino mi sentii avvampare. Quante volte avevo immaginato una scena così. Essere desideratoa e posseduto senza badare al luogo e al momento, anche nel cesso di un bar, e perché il mio amante non poteva aspettare oltre.
Voltai il capo e gli offrii la lingua da succhiare. Lo desideravo da impazzire e mi sentivo un fuoco e un tremito. Per cui liberandomi dalla sua stretta mi inginocchiai di fronte a lui e gli slacciai i calzoni. Mi era rimasta la voglia di riassaporare un bel cazzo in bocca.
"E' questo che ti piace, vero?", dissi orgogliosa della mia disinvoltura, poi glielo tirai fuori. Aveva un uccello fantastico, bitorzoluto e duro come il granito. Non ci pensai due volte e me lo feci scivolare in gola. Lui sospirò di piacere aggrappandosi al lavabo. Desideravo farlo godere, volevo essere la miglior "pompinara" che avesse mai incontrato e dimostrargli la fortuna che aveva avuto ad incontrarmi.
Così succhiai senza tregua e dardeggiai la lingua fin sotto le palle, gonfie e setose, aspirandone il gusto muschiato, per poi spingermi anche oltre fino al buco del culo. Con una mano intanto stringevo il suo cazzo alla base e lo massaggiavo dolcemente per poi improvvisamente farmelo sprofondare tutto in gola fino a mancarmi il respiro e cercando di resistere il più possibile, godendoci da impazzire. Nel frattempo lo guardavo negli occhi e lui impazziva più di me e sembrava dover scoppiare da un momento all'altro. La situazione, la paura di venire sorpresi e interrotti, e più quell'affare si inturgidiva nella mia bocca slogandomi quasi la mascella, più io fremevo e spompinavo con vigore. Sapevo che continuando in quel modo lui sarebbe venuto presto ma in quel momento non intendevo curarmi di me ma dedicarmi al suo piacere come una brava schiava con il suo padrone. Più tardi avremmo avuto tutto il tempo per lasciare che facesse godere anche me. E poi avevo così tanta voglia della sua sborra! Lo pompai senza fermarmi, sempre più velocemente e a fondo, finché non lo sentii tendere tutti i muscoli del corpo e vibrare nello spasimo.
"Eccola, bevila tutta, succhia puttana!, ringhiò lui tenendomi una mano sulla testa e spruzzandomi un denso getto nella gola.
Quelle parole, le prime dette per tutto il tempo, mi raggelarono. No, non era lui. Non era la voce che mi aveva telefonato.
Aprii gli occhi, mi sollevai e col respiro corto gli chiesi chi fosse. Lui mi guardò come fossi pazzo.
"E magari vuoi anche il mio indirizzo e il mio numero di telefono, non è vero?", mi chiese con ironia.
Poi si riallaccio i pantaloni e tolse il portafoglio dalla tasca. Gettò cento euro sul lavabo accanto a me e disse "Brava, te li sei meritati". E uscì senza salutarmi.
Una risata ironica dalla sala un "Bravo!" questa una voce che conoscevo. Mi abbassai a sciaquarmi le labbra la porta era aperta sentii dei passi veloci non feci tempo a capire cosa che una mano mi alzò il vestito e spostò il perizoma.... Un secondo un'ora questa scena come un ralenty, un cazzone che mi sfondava il culo. "prendilo troia" Solo allora riconobbi la voce telefonica, la associai a quella in sala e alla fine che era Gianni ovvero mio cognato!!!


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