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lavoro pubblicato domenica 8 gennaio 2017
ultima lettura venerdì 7 agosto 2020

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Lucia al lavoro

di Antonino61. Letto 1383 volte. Dallo scaffale Eros

Camminando per strada godevo delle occhiate che attiravo su di me, ondeggiando il culo sui tacchi alti e lasciando intravedere le gambe lunghe dietro ...

Camminando per strada godevo delle occhiate che attiravo su di me, ondeggiando il culo sui tacchi alti e lasciando intravedere le gambe lunghe dietro profondi spacchi. Dopo il divorzio avevo rinnovato il mio guardaroba primaverile ed indossavo soltanto minigonne oppure abiti attillati aperti davanti e sempre poco abbottonati. E poi avevo acquistato camicette di seta quasi trasparente dove sotto indossavo il reggiseno che lasciava quasi scoperte le tette, oppure niente del tutto. E ora mi truccavo spesso, soprattutto con rossetti vivaci, che rendevano la mia bocca lucida e allettante come un frutto maturo. Inoltre avevo abbandonato definitivamente certe pettinature austere e fuori moda. Ora lasciavo i capelli sempre sciolti sulle spalle e quando il vento me li arruffava parevo proprio una gatta selvaggia, ed estremamente sensuale-
Anche andare in ufficio mi pesava molto meno adesso, perché con i miei colleghi scherzavo, ridevo e se intuivo la loro ammirazione o le battute a doppio senso o il loro desiderio nei miei confronti sorridevo con soddisfazione. Anche il mio capo mi guardava con molto interesse e sempre con l'acquolina in bocca, come se aspettasse solo l'occasione per provarci. Dopo mesi mi aveva notata, eppure ero sempre stata un'impiegata modello. Insomma, mi sentivo proprio bene, e la vita mi sembrava più bella!
Salii sull'autobus affollato e avanzai fino a trovare un angolino in cui poter restare immobile a guardare fuori dal finestrone, fantasticando su come avevo fatto sesso la sera prima incitata dal mio amante telefonico. Era una splendida giornata e la temperatura si era alzata sensibilmente. Infatti avevo indossato una minigonna e calze leggerissime e trasparenti, che davano risalto e lucentezza alle mie gambe affusolate.
Osservando distrattamente i cartelloni pubblicitari di biancheria intima o collant che mi sfrecciavano davanti non mi sentivo più frustrata, come settimane addietro, ma mi veniva una gran voglia di acquistare tutta quella lingerie, immaginando che su di me avrebbero fatto scalpore come sulla modella nella foto.
Mi stavo crogiolando in simili dolci pensieri quando avvertii distintamente una pressione alla mie spalle. Lasciai fare, poiché l'autobus era veramente affollato, ma l'insistenza con cui qualcuno mi spingeva costantemente, dopo un poco, mi insospettì. Girai di lato la testa e fui investita dal profumo dell'uomo alle mie spalle. Era un odore speziato, acre e virile. Lo osservai nel vetro che faceva da specchio, e lo trovai un bell'uomo, distinto, sulla quarantina. Chiusi gli occhi lasciandomi invadere da una sensazione di piacere profondo e poi tornai ad osservare fuori il paesaggio che scorreva.
L'uomo però aveva ormai percepito la mia arrendevolezza e quindi non si spostò di un millimetro, anche se più avanti la ressa si era diradata. Rimase dov'era col bacino premuto contro il mio culo, spandendo tutto quel profumo attorno a me, e turbandomi profondamente.
La pressione divenne presto più specifica. Mi accorsi che lui ondeggiava piano avanti e indietro cercando, sotto il tessuto leggero della mia gonna, il solco tra le mie natiche. E quando ci fu riuscito me lo strofinò adagio con la verga, chinandosi e sollevandosi così impercettibilmente che nessuno se ne poteva accorgere.
Non potevo certo confondere quel turgore caldo e fremente, era arrapato quel porco e aveva l'uccello duro come una spranga di ferro. Quasi senza accorgermene mi ritrovai ad aprire un poco le gambe e a sporgere le natiche. Ci stavo prendendo gusto, era bellissimo farmi massaggiare là in mezzo, nel solco sensibile, fingendo l'indifferenza più totale. Mi sono chiesta quante donne tutti i giorni, dovendo recarsi al lavoro nell'ora di punta, si godono intimamente questi concreti apprezzamenti facendo finta di non accorgersene.
La gente attorno a noi saliva e scendeva, o sostava così vicina al mio fianco che mi stupivo non si accorgesse di ciò che stava accadendo. Ma nessuno disse nulla. Forse qualcuno ci notò ma preferì tacere o addirittura godersi la scena e osservare quell'eccitante rituale, magari rimpiangendo di non averci pensato lui stesso ad approfittare di quel bel culo, che sarebbe poi il mio.
Dopo circa 15 minuti di questo strofinamento l'autobus sostò alla mia fermata, dove scendevo ogni mattina, ma non osai muovermi per non rompere quella simbiosi che si era creata tra me e lo sconosciuto. Non potevo rinunciare a quel piacere inatteso che mi incendiava il sangue, che mi faceva sudare per l'ansia di godere. Non sapevo quanto a lungo ancora avremmo potuto protrarre quella situazione e certamente sarei arrivata tardi in ufficio, ma non mi mossi. E l'uomo probabilmente era ben deciso a fare lo stesso. Ma anche lui era sicuramente allo stremo della resistenza, con una gran voglia di sborrare. Dopo un attimo infatti avvertii addirittura il suo respiro sul collo e mi accorsi che era più affrettato nel movimento sebbene silenziosissimo. Il suo cazzo si trovava esattamente alla base del mio spacco ed era diventato ancora più duro e addirittura più grosso ed io avvertivo i suoi fremiti tra le mie natiche offerte e l'incavo tra le cosce. Con le gambe ora semichiuse cercavo di stringerlo tra le mie carni vogliose ma non era facile, la gonna impediva un accesso più profondo. Lui però mi spense tanto che ad un certo punto la gonna si sollevò e mi ritrovai il suo gonfiore tra le gambe all'altezza del cavallo delle mutandine, mentre io mi ritrovai col pube premuto contro lo schienale di un seggiolino vuoto. Appena ebbi la sensazione di quella fredda rigidità che mi schiacciava il clitoride mi venne un brivido. Ero così sensibile.
Mi appoggiai meglio, con cura, così che il nocciolino in cima alla mia fica aderisse bene al metallo. Approfittando che mi ero leggermente chinata in avanti, l'uomo si sbottonò i pantaloni e tirò fuori il cazzo e me lo strofinò rapidamente per un paio di secondi tra le cosce. Si trattò di un tempo brevissimo, insignificante, ma che fu sufficiente a farmi venire con un singhiozzo, avvampando di vergogna. Lui stesso sobbalzò e il fremito convulso del suo corpo mi confermò che era venuto. Poi avvertii l'umidore del suo sperma che mi invischiava la gonna. Lui si scostò ricomponendosi rapidamente. L'autobus si era fermato accanto al marciapiede e lo guardai scendere precipitosamente, senza nemmeno voltarsi indietro, né un saluto né un grazie, come se tutto gli fosse dovuto. Poi abbassai la giacca il più possibile per coprire la macchia che senz'altro si era allargata sulla mia gonna, proprio all'altezza del culo. Dopo cercai soltanto di concentrarmi sul modo più rapido per raggiungere l'ufficio.
Scesi dall'autobus alla fermata successiva e presi un taxi ma ormai, a causa del giochetto eccitante, avevo perso più di mezz'ora. Chissà come l'avrebbe presa il mio capo. Sperando che non avrebbe notato la macchia sulla gonna. Di certo non avevo tempo per tornare a casa a cambiarmi....


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