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lavoro pubblicato venerdì 6 gennaio 2017
ultima lettura martedì 21 febbraio 2017

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

"Etchiù-sìssia, Amen."

di EC. Letto 140 volte. Dallo scaffale Generico

24 Dicembre, ore 23:00: inizio della Santa Messa di Natale. - "Nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo." - "Amen." Sbircio i miei compagni di banco: ci si è preparati con la dovuta fretta accordandosi per uno stil...

24 Dicembre, ore 23:00: inizio della Santa Messa di Natale.

- "Nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo."

- "Amen."

Sbircio i miei compagni di banco: ci si è preparati con la dovuta fretta accordandosi per uno stile elegante ma non comune, di modo da non apparire troppo anonimi sul palcoscenico senza pietà della chiesa.

- "La grazia del Signore nostro Gesù Cristo, l'amore di Dio Padre e la comunione dello Spirito Santo sia con tutti voi."

- "Cof-cof-con il tuo spirito!"

Congiungo le mani distogliendo lo sguardo: questo posto è così pieno di attori da lasciare poco spazio all'autenticità.

_Madame et Monsieur: Benvenuti. Ecco a voi la Santa Messa, una funzione promossa dal Signore incarnato in persona, con la partecipazione straordinaria del "Malato Immaginario". Augurandovi una buona visione, buona serata.

Il Natale è uno di quei rari momenti in cui i sensi di colpa cristiani colgono di sorpresa l'intero nucleo familiare, intento a leccarsi le ferite per un anno andato poco meglio di male. Alzo gli occhi al cielo: chissà che io non trovi un putto sorridente tra le volte spoglie della chiesa.

- "Nel giorno in cui celebriamo la vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte, anche noi siamo chiamati a morire nel peccato per risorgere alla vita nuova. Riconosciamoci bisognosi della misericordia del Padre."

_Non dev'essere male morire nel peccato, chissà che la vita nuova non porti qualche orgasmo come ricompensa, di tanto in tanto.

- "Confesso a Dio onnipotente e a voi fratelli, che ho molto peccato in pensieri, parole, opere e omissioni"

_Appunto: troppo pochi pensieri, ancor meno parole e molte, moltissime e godute opere ed omissioni.

- "... per mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa."

_Beh se proprio vogliamo puntualizzare, l'atto carnale si fa spesso in due: peccato "COMBO"!

- "E supplico la beata sempre vergine Maria, gli angeli, i santi e voi fratelli, di pregare per me il Signore Dio nostro."


"SDON"

Il portone della chiesa si chiude rumorosamente, introducendo tremante gli attori della seconda scena: i Perenni Ritardatari. Questa tipologia di individui è alquanto curiosa da analizzare: essi si perdono nell'illusione che il tempo sia qualcosa di limitante e gretto, a volte addirittura disdicevole. Con la presunzione di scandire il passare dei minuti a suon di avvenimenti e sensazioni piuttosto che in riferimento ad un mero ticchettio orario, il Perenne Ritardatario rivendica il proprio diritto animale sullo scorrere della vita con narici larghe, passo felpato e pressione alta, dovuti spesso ad un senso di colpa latente per non essere stati capaci di guardare, per l'ennesima volta, l'orologio.

_Pronti al balletto sulle punte? "Tic-tic-tic": tutti a sedere, in Santa Pace.

- "Aemin!", azzarda con voce stridula il più piccolo del gruppo, facendo finta di sapere a che punto sia arrivata la funzione: sarà lui, il colpevole del ritardo familiare? A giudicare dallo sguardo della madre ha appena guadagnato l'ennesima "pizza 'n faccia".

- "Eeet-chiù" replica con cortesia il Malato Immaginario, dando il benvenuto alle pecorelle fino a quel momento perdute.

- "Dio onnipotente abbia misericordia di noi, perdoni i nostri peccati e ci conduca alla vita eterna."

- "A-M-E-N." Scandisce puntuale la Maestra Mancata, manifestando la sua presenza sul palco con tanto di occhialetti rettangolari: le linee parallele della montatura mettono in evidenza gli angoli della bocca, rigorosamente tagliati all'ingiù.

- "-men, -men", rispondono i Perenni Ritardatari, guardandosi intorno, fuori tempo.

Il sacerdote azzarda uno sbadiglio, la sua umana stanchezza contrasta con il ruolo sacro rappresentato: nasconde il viso mascherando le tonsille, strizza gli occhi e sistema rigorosamente la veste con un colpo d'anca, ammirando il movimento del tessuto il tempo necessario a riprendersi. Cosa spingerà mai una persona alla vocazione religiosa?

_Il fascino della gonnella, mia cara.

- "Signore, abbi pietà di noi. "

- " Kyrieeeeee-elèisooooon." Intona il coro puntualmente stonato, chiedendo pietà.

_Pietà per che cosa? I nostri poveri corpi sono nati senza volerlo e sono destinati alla continua ricerca dell'estasi in un piacere unico ed irripetibile, eppure sempre uguale per tutti noi.

Scrollo le spalle allontanando i pensieri: le ciocche di capelli si sciolgono e le voglie svolazzano verso terra secondo gravità. Le scelte che ho fatto mi hanno sempre portata a dei risvolti a dir poco interessanti; come tre anni fa, quando avevo baciato quelle labbra carnose ed umide di lacrime calde, spese per un amore troppo immaturo per essere vissuto.

_

- "Lo so" aveva sussurrato, abbracciandomi per calmare i fremiti del corpo, e del cuore: avevamo appena corso un grosso rischio, forse il più grande della nostra vita.
Cosa starà facendo, adesso, Leila?

_

- "Gloria a Dio nell'alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà."

- "Noitilodiamo-tibenediciamo-tiadoriamo-tiglorifichiamo-tirendiamograzie"

Ci siamo: è la volta dell'Centrometrista. I suoi capelli pieni di brillantina ricordano una pista da corsa appena asfaltata, mentre le rughe da marionetta non lasciano scampo ad interpretazioni. Come in una gara, snocciola ad una velocità sconosciuta alle lingue umane il suo giradischi di preghiere ormai consunto. Cosa avrà mai da farsi perdonare, il Centometrista, da conoscere così bene tutte le parole?

- "PerchétusoloilSanto-tusoloilSignore-tusololAltissimoGesùCristo-conloSpiritoSantonellagloriadiDioPadre-Amen" ha il fiatone tipico del dopo-performance: sembra soddisfatto.

_Contento lui.

La voce stizzita della Maestra arriva dall'altro capo della panca:

- "N-E-L-L-A G-L-O-R-I-A D-I D-I-O P-A-D-R-E, A-M-E-N", afferma convinta.

Sembra disturbata dalla spedita affermazione di questo nuovo protagonista: le vene sul collo pulsano in perfetta sincronia con il sacerdote.

- "Perchè tu solo il sant.. ah, amen." ribadiscono i Perenni Ritardatari, rovinosamente indietro.

- "Brr, etchiù!" conclude il Malato, sempre Immaginario.

_Che bello, sembra di stare allo zoo.

_

- "La vita è, uno zoo. Siamo tutti animali in cerca del proprio pasto condito ad ignoranza e pregiudizio: potessimo, ci divoreremmo l'uno con l'altro."

Aveva spostato un ricciolo dal viso mentre avvicinava la sigaretta alle labbra: strizzava sempre gli occhi, prima di inspirare. La mia testa girava per la nicotina mentre brividi leggeri mi solleticavano la schiena, nuda e distesa al freddo di un parquet azzurro mare. Leila non sembrava soffrire affatto per i vestiti buttati al vento nella foga di una rivendicazione sessista, guardava invece pensierosa verso la finestra: una gamba allungata mollemente sul pavimento, una spallina nera cadutà giù. Era appoggiata al muro ed il corpo bianco avorio illuminava la stanza: la sua voce, graffiava la pelle.

- "L'amore poi, è la vera fregatura."

Una scaglia di azzurra innocenza illuminava le sue iridi ad ogni affermazione, perforando il mio costato ed intrappolando il cervello in un loop di dolore e passione: Leila era una ferita

aperta, una scommessa con la sofferenza, un pensiero proibito.

_Meglio che te la dimentichi mia cara: il pregiudizio, ha sempre l'acquolina in bocca.

_

- "Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili ed invisibili.."

"Tanc-Tanc-Tanc-Tanc"

Un rumore cadenzato interrompe la preghiera e la platea si volta a bocca aperta, pronta a dare il benvenuto all'ennesima comparsa con sopracciglio alzato e lingua biforcuta: ecco a voi, La Panterona. La luce soffusa delle candele accompagna con morbidezza i passi decisi di un tacco 13 e la navata diventa passerella di sculettamenti fasciati in pelle nera: i tre magi optano per il treno, impazienti di vedere cotanta grazia, non divina.

_"A'nvedi sta mignotta!"

Avanza con costruita naturalezza sul pavimento sconnesso della chiesa, gioendo ad ogni storta evitata: convinta che il Credo sia il sottofondo perfetto per andare a vedere il presepe La Panterona allarga tra le dune del make-up un sorriso soddisfatto: riprende la preghiera, aprendo ogni vocale con cura civettuola:

- "Crèdo in 'n sòlo Signore, Gesùccrìsto, uniggènito Figlio didDìo, nato dal Pàdre prima di tutti i sèèècoli."

- "Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero; generato, non creato, della stessa sostanza del Padre." la seguono tutti, sbigottiti.

Persino il Centometrista ed i Perenni Ritardatari, vanno a tempo.

_Miracolo!

_

Leila, non credeva. Affermava il suo scetticismo tra un sorso di birra ed un'uscita serale al Circolino, disegnando l'umana debolezza a colpi di china ed acquarello. Era artista e poetessa di vita, un turbine oscuro di sensazioni piene di fascino e senza alcun fondamento. Un pomeriggio, avevamo deciso di uscire.

Con gli zaini pieni di colori e la disperata voglia di fuggire dalle convenzioni della provincia avevamo optato per il lungo fiume, con l'idea di tirare i sassi nelle acque argillose della piena ed osservare i giochi di luce degli schizzi "en plein air". Contemplavamo quelle pietre sprofondare in un sordo silenzio, portandosi dietro tutte le false certezze della nostra educazione. In quel momento, l'avevo baciata.

_

- "Benedetto sei tu, Signore, Dio dell'universo: dalla tua bontà abbiamo ricevuto questo vino, frutto della vite e del lavoro dell'uomo; lo presentiamo a te, perché diventi per noi bevanda di salvezza."

- "BenedettoneisecoliilSignore.", risponde pronto il Centometrista.

- "B-E-N-E-D-E-T-T-O N-E-I S-E-C-O-L-I I-L S-I-G-N-O-R-E." ribadisce boriosa la Maestra, attirando l'attenzione con uno schiocco di mascella.

- "EHRM-ehrm.. che sia benedetto." prosegue il Malato Immaginario, schiarendosi la gola.

- "Sì appunto, benedetto." concludono i Perenni Ritardatari.

_Dio Santissimo, che male ho fatto?

- "Pregate, fratelli, perché il mio e vostro sacrificio sia gradito a Dio, Padre onnipotente", riprende noncurante il sacerdote, troppo concentrato a finire la messa per dare attenzione allo spettacolo del populino.

- "Il S-I-G-N-O-R-E riceva dalle T-U-E mani questo S-A-C-R-I-F-I-C-I-O, a lode e Gloria del suo nome, per il bene N-O-S-T-R-O e di tutta la sua S-A-N-T-A Chiesa."

_Ah eccolo, mi chiedevo dove fosse finito: Lo Sbruffone Represso.

Di tutta la messa Lo Sbruffone Represso conosce solo queste poche parole e le attende così voglioso da tremare d'ansia da prestazione, sottolineando con enfasi ogni sillaba che a suo avviso è di fondamentale importanza.
Appena la vecchietta di turno comincia il giro delle offerte, lui avvicina la mano al portafogli tendendo l'orecchio ed allungando il collo, nel tentativo di identificare la cifra versata dai compagni di banco. Ad ogni "tic" una smorfia da centesimo enfatizza le rughe attorno alla bocca, per ogni "toc", un leggero sorriso segna quelle attorno agli occhi.
Lo Sbruffone, mette una banconota da 10 euro.

- "Amìn-eccì" il cucciolo Ritardatario, sembra essersi attaccato il raffreddore.


- "Santo, Santo, Santo il Signore Dio dell'universo. I cieli e la terra sono pieni della tua gloria. Osanna nell'alto dei cieli."

_

Dopo qualche secondo, aveva risposto al mio bacio. Saremmo potute scioglierci una nell'altra tanta era la tenerezza di quel momento; l'amore non ha aveva più sesso nè dimensione, si era fermato languido di desiderio all'imboccatura dello stomaco, con la promessa di rendere dolorosi e pieni di pathos i più piccoli momenti passati insieme. Un minuto lungo un abbraccio e Leila si era distaccata: aveva gli occhi pieni di lacrime, ma sorrideva.

"Scrack.", un rumore sordo alle nostre spalle ci aveva colte di sorpresa.

Il tempo di girarsi e l'avevamo visto: un uomo avanzava nella nostra direzione con passo incerto: un bagliore all'altezza del viso ne illuminava lo sguardo, truce e pieno di giudizio. Sulle spalle una giacca logora e nella mano sinistra, un coltello.

_

- "In comunione con tutta la Chiesa, mentre celebriamo il giorno santissimo nel quale Maria diede al mondo il Salvatore, ricordiamo e veneriamo anzitutto la Madre del nostro Dio e Signore

Gesù Cristo. Prendete, e mangiatene tutti: questo è il mio Corpo offerto in sacrificio per voi."

_

Il nostro corpo, non ci appartiene. Ne siamo i custodi firmatari dal momento del primo vagito fino all'esalazione dell'ultimo respiro. E' una prova, un test d'astuzia: mentre l'abusivismo morale prende piede tra le debolezze di un'umana e terrena ignoranza, le regole e le convenzioni servono a rendere il tutto più facile e governabile.
L'amore allora deve essere definito, giudicato ed approvato secondo un'avvilente incastro naturale: pene, vagina. Il gioco deve andare avanti e la riproduzione ne è un valido incentivo ma provando a distaccarsi da tutto quello che madre natura ci ha donato, ci si ritrova di fronte all'inesorabile verità che due anime possono appartenersi indipendentemente dal membro, a noi casualmente, destinato.

- "Leila, andiamocene, la situazione si fa problematica." ricambia il mio sguardo agitato con vuota consapevolezza: le pupille sono di ghiaccio.

- "Dai sbrigati, andiamo verso la macchina.", incalzo.

L'uomo aveva colto al volo la nostra indecisione e si era voltato, chiamando qualcuno a braccia alzate: eravamo volpi durante la stagione di caccia, un succulento trofeo tremante di adrenalina e paura.

_

-"Prendetene, e bevetene tutti: questo è il calice del mio Sangue per la nuova ed eterna alleanza, versato per voi e per tutti in remissione dei peccati. Fate questo in memoria di me."

_

Siamo prede pronte al macello, tumori da estrirpare dal creato come erbacce su un campo di grano; il cacciatore d'anime aveva fatto uno scatto nella nostra direzione ed il mio corpo aveva reagito di conseguenza:

- "Leila scappa!"

Eravamo balzate in piedi senza guardarci indietro, i muscoli delle gambe si strappavano ad ogni spinta mentre i piedi affondavano nel fango della riva: la terra, era come catrame nero. Avevo superato a fatica i cespugli prima delle scalette in direzione della macchina, ma al primo gradino un ramo impigliato nello zaino mi aveva tirata indietro, costringendomi a voltarmi: un momento di silenzio, poi il nulla.

- "Leila?...LEILA!" urlai, improvvisamente da sola.

Nel petto un vuoto ardente bruciava ad ogni respiro mentre la testa diventava pesante di nausea, il battito cardiaco accellerava; cominciai a correre nella direzione opposta, pregando ad ogni balzo che non l'avessero presa. Superato il boschetto, l'avevo vista.

_

- "Annunziamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua risurrezione, nell'attesa della tua venuta.", il sacerdote allarga le braccia solenne.

_

Era inciampata in un cumolo di sabbia, correva zoppicando nella mia direzione.

- "Dai cazzo, sbrighiamoci, ci stanno accerchiando!", altri due uomini erano comparsi dal nulla puntando alla macchina, traguardo di una gara con la vita, dove tutto sarebbe dovuto finire.

Uno, due, tre passi ancora e avremmo raggiunto la portiera: mi ero agganciata alla maniglia tirando con le ultime forze Leila all'interno dell'abitacolo, un calcio verso le mani che si allungavano verso di noi, il suono sordo di un osso che si rompe.

_Accensione, frizione, prima, VAI.

_

"Per Cristo, con Cristo ed in Cristo, a te Dio Padre onnipotente nell'unità dello Spirito Santo ogni onore e gloria per tutti i secoli dei secoli."

"Amen."

Il banco trema sotto l'agitazione del Centometrista: muove ritmicamente la gamba scandendo il tempo con attenzione patologica. La Maestra Mancata coglie l'occasione per sfoderare uno sguardo da rimprovero letale, uno di quelli capaci di innestare un divorante senso di colpa in qualsiasi essere vivente: il Malato Immaginario si sente preso in causa dopo l'ennesimo rumore da influenza dimostrato senza troppe remore, rannicchiandosi nei propri malanni all'ombra dell'acquasantiera. I Perenni Ritardarari intanto, discutono a suon di "shhh" e bisbigli incomprensibili su come passare il giorno di Natale: evidentemente, non hanno programmi.

- "Padre Nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra."

- "Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male." Concludo la preghiera raccogliendo la borsa, poi indosso il cappello e mi avvio verso l'uscita: non posso più proseguire.

_

Accelleravo senza guardare la strada con Leila al mio fianco, che ansimava. Eravamo sane e salve, ormai lontane da ogni pericolo: quello che era successo sarebbe potuto ripetersi ovunque. Avevo sgommato in una frenata azzardata alla prima piazzola libera, scendendo dalla macchina ancora tremante e piena di rabbia convulsa. Mi aveva abbracciato nella speranza di calmarmi, trasformando il carbone ardente in singhiozzi.

- "Troppe volte ho dovuto sopportare, troppe volte ho dovuto nascondermi. Non posso farlo Leila, non posso permettere che questo si ripeta.", staccandosi lentamente, mi aveva guardato:

- "Cosa dici?" improvvisamente, era diventata gelida.

- "Sarà sempre così, non lo capisci? Arriveremo ad odiare questo legame, a sperare che muoia senza lasciare troppi danni."

L'oceano nei suoi occhi muoveva onde di costernazione, un terremoto di ostentazioni crepate e definizioni di cristallo: era come cenere dopo un incendio, fertile di false speranze per qualcosa di appena andato in frantumi.
Dopo quella volta, non ci eravamo più viste.

_

Esco dalla cattedrale chiudendomi il portone alle spalle; sento di aver lasciato un penoso teatrino per entrare in una falsità più grande: l'autenticità è merce rara e quando la incontri ti marchia l'animo.

_Sì, con l'acido.

Leila c'era riuscita senza pretese, con la forza e la purezza delle proprie convinzioni. I sogni ispirano, ma li si paga a caro prezzo.

- "Etchiù!", sembra che l'influenza, mi abbia infine trovato.

E così, sia.



Commenti

pubblicato il venerdì 6 gennaio 2017
corsaro, ha scritto: Gran bel lavoro, e lo dico da credente praticante.
pubblicato il mercoledì 18 gennaio 2017
Soleacatinelle, ha scritto: Lo avevo letto giorni addietro, deciso subito dopo ad aspettare una seconda lettura a distanza per vedere se qualcosa, durante la lettura, sarebbe cambiato. Ma scorrendo le parole non più nuove, e riscoprendo i contenuti che non avevo dimenticato, l'impressione a freddo rimane la stessa familiare di quella avuta a conclusione del primo passaggio. Conferma al mio modesto gusto come ci siano persone capaci da dare alle parole una marcia in più, di attribuire alle esperienze reali o impastate di fantasia il ruolo di chiave, per rendere così possibile una lettura sulla quale riflettere in primis, e poi maturata un'impressione farla propria per modellare le decisione future.. Anche in questo tuo componimento, come del resto nei precedenti ho trovato tracce di guida, non imposta ma nemmeno proposta, e questo rende il racconto ancora più significativo. La falsa caratura della società, il bisogno di regole per sentirsi sicuri, la semplificazione estrema degli istinti in nome della lettura di una natura che se ne frega di quello che pensiamo giusto o sbagliato, i predatori che esistono non per necessità ma per deviazione di prevaricazione, un uomo che recita come se fosse in un teatro, con gli spettatori partecipi all'opera... La vita, spesso, è tutta qui? Non sono sicuro, ma credo che l'arte abbia il pregio di insegnare senza per questo essere insegnante. Con le tue parole, stese bene tra descrizione dell'azione e calzanti ricordi, hai incorniciato il quadro dell'umana verità.. almeno una sua pagina. Scrivine, o dipingine ancora di queste pagine, non importa chi tu sia o perché queste siano così calzanti, leggerti resta un piacere ed una piccola lezione ogni volta che capita

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