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lavoro pubblicato giovedì 5 gennaio 2017
ultima lettura domenica 25 giugno 2017

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

COCOTTE

di MrHorner. Letto 7829 volte. Dallo scaffale Amore

“Come festeggerai l’arrivo dell’anno nuovo?” mi ha chiesto mia cognata.“Con un gruppo di vecchi amici: abbiamo prenotato da tempo un tavolo nel ristorante di un rinomato hotel sul lago”, le ho precisato nel timore di........................

“Come festeggerai l’arrivo dell’anno nuovo?” mi ha chiesto mia cognata.

“Con un gruppo di vecchi amici: abbiamo prenotato da tempo un tavolo nel ristorante di un rinomato hotel sul lago”, le ho precisato nel timore di essere invitato all’ennesima cena in famiglia.

“Perché non porti con te Alice?”

“Alice? Avrà ricevuto già un sacco di inviti dai suoi amichetti: non è più una bambina!”

“E’ appunto questo che preoccupa me e tuo fratello: è cresciuta troppo in fretta. Hai notato il suo sviluppo precoce? I ragazzi le ronzano attorno come api sul miele.”

“L’ho rivista al pranzo di Natale: la mia nipotina preferita è diventata una creatura davvero meravigliosa!”

“E’ nella classica fase della ribellione adolescenziale. Reclama più libertà da noi genitori.”

“Sai che cosa scrive Philip Roth nell’ultimo romanzo che ho letto, L’animale morente? ‘Sa di essere bella, ma ancora non sa cosa fare della sua bellezza’. Credo siano parole appropriate per descrivere la situazione di Alice.”

“Si, è proprio così. Comunque Alice ti è molto affezionata e credo che la farebbe felice trascorrere con te il Capodanno. E io sarei meno preoccupata.”

“Stai cercando di scaricarmela? Dovresti chiedere il parere di Alice, però. E poi c’è anche un altro problema: dopo la festa credo che mi fermerò a dormire in hotel perché è troppa la strada per tornare subito a casa.”

“Che problemi ti fai? Alice dormirà con te o, se ti disturba, potresti prenotare una camera per lei: paghiamo noi le spese.”

“Mi arrendo: posso portare con me la bimbetta. Ma dovrai convincerla tu.”

Naturalmente mio fratello e mia cognata erano all’oscuro della reciproca attrazione scoppiata tra me e Alice durante l’annuale incontro al pranzo di Natale e non hanno avuto nessun sospetto neppure di fronte all’entusiasmo manifestato dalla figlia nei confronti della prospettiva di trascorrere la notte dell’ultimo dell’anno assieme a me.

Il 31 dicembre, quindi, nel tardo pomeriggio, sono passato a prendere a casa la mia bella nipotina, al volante di una della mie auto d’epoca, una Porsche 911 Carrera cabriolet, con la quale volevo fare colpo.

Siamo sfrecciati verso l’hotel sul lago dove si sarebbe svolto il cenone di Capodanno.

Alice era al settimo cielo e si era preparata in maniera molto elegante, rispondendo perfettamente alle esigenze di forma della cena di gala alla quale avrebbe partecipato.

Infatti, indossava un abito lungo, nero, portato con un piccolo pellicciotto, e scarpe nere di camoscio, con i tacchi. Aveva raccolto i lunghi capelli castani in uno chignon e due splendidi orecchini di perla illuminavano il suo bel viso sorridente e sembravano fare da pendant ai suoi due brillanti occhi color nocciola.

Raffinata, bella e seducente come non mai, sembrava una debuttante al ballo in società; e io, col mio abito scuro, la camicia bianca e il papillon, il suo cavaliere.

Il nostro viaggio in auto è durato più di due ore, durante le quali abbiamo rotto il ghiaccio.

In particolare, Alice sembrava molto interessata alle donne della mia vita: sapeva che erano numerose, ma ciò che voleva scoprire era se ve ne fosse una, tra le tante, che mi era rimasta nel cuore e che non avevo mai dimenticato.

“Si, una c’è. Ti sembrerà strano: la donna che non ho mai dimenticato è stata anche l’unica che non ho mai avuto. Si chiamava Elena ed è stata il mio primo grande amore e la mia prima grande delusione.”

“Quanti anni avevi, zio?”

“Io avevo quasi vent’anni; Elena, invece, aveva la tua età, diciassette anni. Ne ero follemente innamorato, ma è stata una relazione contrastata dai suoi genitori, anche se era solo un amore platonico: nemmeno un bacio.”

“Il mio sogno è nutrito d’abbandono, // di rimpianto. Non amo che le rose // che non colsi. Non amo che le cose // che potevano essere e non sono state (...).”

“Di chi sono questi versi, Alice?”

“Di un poeta che sto studiando: Guido Gozzano. La poesia si intitola ‘Cocotte’.”

Cocotte?”

“Si, cocotte, una cattiva ragazza, come me.”

“Elena, invece, era una brava ragazza, molto religiosa e attaccata ai valori della sua famiglia.”

“Povero zio, hai provato i dolori del giovane Werther! Da come me ne parli sembra che tu abbia conservato intatto dentro di te il desiderio di lei!”

“Forse proprio perché quel desiderio non ha mai trovato soddisfazione: eravamo entrambi molto innamorati, ma non piacevo affatto ai suoi genitori, che, infatti, ci hanno allontanati.”

“Com’era Elena, zio?”

Non sapevo se e come rispondere alla mia nipotina: non volevo ferirla, soprattutto conoscendo i suoi sentimenti verso di me. Alla fine, tuttavia, ho deciso di dirle la verità: era giovanissima ma le esperienze di sesso di cui mi aveva parlato a Natale mi dicevano che non era un tipo sentimentale.

“Elena ti assomigliava molto, Alice. Voglio essere sincero con te: quando ti ho incontrata al pranzo di Natale mi è sembrato di essere tornato indietro di molti anni e di rivederla: ho avuto un tuffo al cuore.”

Nel frattempo, eravamo giunti alla meta: come mi aspettavo, entrando nella grande hall dell’hotel, Alice ha subito attirato gli sguardi dei presenti.

I miei amici, che ci aspettavano al tavolo, si sono tutti profusi in lodi sperticate verso la mia bellissima nipotina, comportandosi in maniera galante e presentandosi a uno a uno alla ragazza con un inchino e un baciamano, gesti che si intonavano con l’ambiente sfarzoso che ci circondava.

Abbiamo così iniziato il lungo, ma delizioso, cenone di Capodanno.

Dopo il brindisi di mezzanotte, io e Alice siamo scesi nella grande pista da ballo: l’orchestra suonava “Por Una Cabeza” di Carlos Gardel.

Gli occhi dei presenti erano tutti per noi due: mi sentivo come Al Pacino nella famosa scena del tango del film Scent of a Woman.

Era una sensazione sublime stringere tra le braccia la mia bella nipotina, guidarla nei passi di una danza che avvicinava i nostri corpi in maniera molto intima e sensuale e alimentava la nostra reciproca attrazione erotica.

I nostri sguardi infuocati si incrociavano e si fondevano nel reciproco desiderio della fusione dei nostri corpi.

A un certo punto, con la scusa dell’ora tarda, ci siamo congedati dagli amici.

Recuperati i bagagli leggeri che avevamo portato con noi, siamo saliti in ascensore all’ultimo piano dell’hotel fino alla suite che avevo prenotato: un grande appartamento con due camere e due bagni separati e una terrazza comune con vista sul lago.

Ci siamo preparati per la notte: io mi sono fatto una doccia.

Me ne stavo seduto sul bordo del letto, indossando l’accappatoio fornito dall’hotel, quando Alice ha bussato alla porta della mia camera.

“Posso augurarti la buona notte, zio?”

E’ entrata scalza, con i lunghi capelli sciolti, indossando solo un bustino di pizzo e un perizoma. Mi sembrava di sognare: aveva un corpo dalle forme perfette, proporzionato e già molto femminile, nonostante la giovanissima età.

“Vieni a sederti qui sul letto accanto a me, Alice”, l'ho invitata.

Osservandola da vicino, di profilo mi ricordava tremendamente Elena, il mio primo grande e incompiuto amore.

La somiglianza era tale che le ho persino chiesto di raccogliere e legare i lunghi capelli castani a coda di cavallo, proprio come li portava Elena ai tempi in cui ci frequentavamo.

Dopo aver sistemato i capelli come le avevo chiesto, Alice si è girata verso di me e mi ha guardato intensamente negli occhi.

In quella ragazzina che mi fissava con uno sguardo penetrante e profondo, carico di desiderio, io vedevo Elena e la possibilità di realizzare finalmente un sogno che tormentava i miei pensieri da molti anni.

Alice lo capiva?

So solo che, da quel momento, lei non mi ha più chiamato zio e io non l’ho più chiamata Alice.

“Quanto tempo hai aspettato questo momento? Quante notti hai passato a immaginarlo? Nessuno più potrà ostacolare il nostro infinito amore”, mi ha sussurrato, con un tremito nella voce.

Poi ha posato le sue labbra dolci sulle mie: la sentivo incerta, titubante, come se fosse il suo primo bacio e non conoscesse ancora i segreti di due bocche che si incontrano e si esplorano.

Quel bacio timido è via via diventato un bacio lascivo e, addirittura, la manina di lei è lentamente scivolata sotto il lembo del mio accappatoio.

Poi è scesa dal letto, si è inginocchiata tra le mie gambe e, senza nemmeno usare le mani, ha circondato con le labbra l'estremità del mio desiderio.

Intanto, lei mi fissava negli occhi: nel suo sguardo leggevo una voglia mista a timore.

Dopo essersi saziata, si è alzata in piedi e si è aperta il bustino di pizzo, lasciandolo cadere sul pavimento. Ha afferrato le mie mani e le ha posate sui suoi due seni grandi e sodi: erano caldi e morbidi e ho preso a baciarli.

Lei ha sorriso, ma si è staccata da me e si è sfilata il perizoma. Si è stesa sul letto e ha aperto bene le gambe davanti ai miei occhi, mostrandomi il suo piccolo sesso.

Era completamente depilata: non riuscivo a distogliere lo sguardo da quella mezzaluna di carne.

“Ti piace quello che vedi? Mi depilo così solo prima di fare sesso con qualcuno”, mi ha detto, iniziando ad accarezzarsi davanti ai miei occhi.

Ero confuso: chi avevo davanti a me?

Forse intuendo la mia domanda, lei ha aggiunto: “Quando avevo voglia di te e sapevo di non poterti avere, mi coccolavo da sola pensandoti …”

Sono salito sul letto e lei ha ruotato il corpo, mettendosi a pancia in giù. Ha divaricato le gambe e si è leggermente sollevata sulle ginocchia.

Guardandomi negli occhi attraverso il grande specchio posto di fronte al letto, mi ha invitato a prenderla da dietro: “Voglio sentirti dentro di me, in profondità: è da una vita che ti aspetto.”

Mi sono lasciato cadere in avanti, sulla schiena di lei, penetrandola fino in fondo.

“Ahi! Mi fai male!” ha gridato. “Mi brucia da impazzire!” continuava a dirmi, mentre restavo fermo immobile dentro di lei, tenendola bloccata sotto di me.

Non capivo, ma ero talmente eccitato che ho iniziato a prenderla con forza, osservando nello specchio davanti a noi le iniziali espressioni di dolore del suo viso tramutarsi gradualmente in intenso piacere.

Non so quanto sia durata, ma so solo di avere finalmente saziato il mio desiderio atavico. E il suo.

Ci siamo stesi sul letto di lato, uno di fronte all’altra: le accarezzavo i capelli e lei aveva gli occhi lucidi e una lacrima le rigava il viso.

"Lo abbiamo finalmente fatto?" le ho chiesto, anch'io profondamente commosso, cercando nei suoi occhi conferma di ciò che provavo.

“Adesso basta, zio!”, mi ha detto all’improvviso. “Il gioco è finito. Ho sonno. Vado a lavarmi e poi a dormire. Mi sono divertita un mondo! Siete proprio uno spasso voi uomini adulti! A domani!”

Si è alzata dal letto, ha raccolto i due indumenti di intimo ed è corsa nella sua stanza, lasciandomi solo e disilluso.

La serie completa dei racconti di “Mr Horner” è pubblicata sul sito:

https://aphrodixxx.wordpress.com/

Se vuoi leggere in EWRITERS altri racconti della serie “Mr Horner” li trovi ai seguenti link:

PRANZO DI NATALE

Pubblicato il 30/12/2016

http://www.ewriters.it/leggi.asp?W=111624

L’ADDIO AL NUBILATO DELLA MIA EX

Pubblicato il 22/07/2016

http://www.ewriters.it/leggi.asp?W=108118

LA SORELLINA DEL MIO MIGLIORE AMICO

Pubblicato il 16/07/2016

http://www.ewriters.it/leggi.asp?W=108027

INFERMIERA DI NOTTE

Pubblicato il 12/07/2016

http://www.ewriters.it/leggi.asp?W=107963

GIOVANI MAMME AL MARE

Pubblicato il 05/07/2016

http://www.ewriters.it/leggi.asp?W=107811

ESAME DI MATURITA’

Pubblicato il 10/06/2016

http://www.ewriters.it/leggi.asp?W=107228

LA LOLITA DELLA RIVIERA ROMAGNOLA

Pubblicato il 06/06/2016

http://www.ewriters.it/leggi.asp?W=107141

IL FIDANZATO DI MIA MADRE

Pubblicato il 24/04/2016

http://www.ewriters.it/leggi.asp?W=106133



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