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lavoro pubblicato giovedì 5 gennaio 2017
ultima lettura venerdì 15 dicembre 2017

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La montagna

di Giuliabreida. Letto 188 volte. Dallo scaffale Generico

Una collina di alberi scuri e alti si nascondeva dietro le nostre spalle. Aceri dalle foglie rosso fuoco affiancati da pini sempreverdi si contrastava...

Una collina di alberi scuri e alti si nascondeva dietro le nostre spalle. Aceri dalle foglie rosso fuoco affiancati da pini sempreverdi si contrastavano a vicenda, creando giochi di colore straordinari e magici.
Sedevamo sulla terra umida; aveva piovuto da poco.
Il profumo inconfondibile dei funghi era ovunque e con lui quello delle pigne.
Davanti a noi, il mondo:
La valle si chiudeva per andarsi a schiantare contro i signori monti e le signore montagne, cullando dentro di se i piccoli paesini, ognuno avente il proprio campanile. Le strade che li collegavano erano larghe e ben tenute ma dall'alto sembravano dei sentieri tortuosi.
Le montagne ci guardavano, inarrestabili e immobili, quasi aspettassero noi per la prima nevicata, per chiamarci e chiederci di andare da loro. Più alzavo lo sguardo verso la cima della montagna e più le case scomparivano, gli alberi diminuivano e la vita cessava.
Certo, ogni tanto si poteva scovare un alpeggio o un rifugio qua e là, ma sulla cima, il nulla; sul punto più alto, dove l'alpinista arrivava alla fine di una scalata per incontrare il cielo, non c'era assolutamente nulla, se non un sassolino che decretava la fine della montagna e l'inizio della volta celeste.
Il cielo piano piano cambiò colore: alcune sfumature di rosa attraversarono le nuvole, per poi spargersi ovunque; diventò quindi viola e piano piano di un blu sempre più scuro.
Stava arrivando la notte.
Faceva freddo, ma noi restammo lì, immobili nel silenzio, ad osservare l'acqua scorrere con calma verso la valle e ad ascoltare il rumore del ruscello sotto i nostri piedi.
Mi prese la mano e la strinse; in quell'istante, capii che sarebbe stato il più bel momento della mia vita.


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