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lavoro pubblicato mercoledì 4 gennaio 2017
ultima lettura mercoledì 29 marzo 2017

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

UN PROLOGO VALE L'ALTRO (estratto dal primo capitolo del terzo libro di '', un pirla impressionabile)

di MaddoxDeTox. Letto 99 volte. Dallo scaffale Generico

Erano già passate due ore da quando la madre di Mattias, la madre di Lino e zia Vera avevano cominciato a cucinare, dopo che i primi raggi di sole avevano tinto di viola quella fredda mattinata di dicembre. Mattias s'alzò dal letto come se lo avesser

UN PROLOGO VALE L'ALTRO
(estratto dal primo capitolo del terzo libro di ____, un pirla impressionabile)

Erano già passate due ore da quando la madre di Mattias, la madre di Lino e zia Vera avevano cominciato a cucinare, dopo che i primi raggi di sole avevano tinto di viola quella fredda mattinata di dicembre. Mattias s'alzò dal letto come se lo avessero strattonato e si vestì in fretta e furia mentre ancora le palpebre restavano incollate sulla sua faccia da assonnato bambino di sei anni. Scese le scale facendo gli scalini a due a due, cosa che visto la sua età rischiava di fargli fare un capitombolo epico, ma sano e salvo sfrecciò davanti alla porta della cucina urlando semplicemente: - Il porco! - e sbattendo la porta d'ingresso. Le tre donne si guardarono e sorrisero, poi ripresero le loro preparazioni che nel silenzio e tra i vapori dei fornelli le facevano sembrare una versione agreste delle parche romane. L'aria invernale colpì Mattias alle guance come una secchiata di lamette da barba, tanto che una lascrima scese dal suo occhio destro fino a cristallizzarsi sulla guancia. Fece il giro della grande casa di campagna dai muri grigio/marrone, gettandosi a capofitto nella corte, sul fondo della quale si ergeva un edificio nero che fungeva da stalla. Arrivò a due metri dalla porta quando un urlo lanciante e bestiale squarciò il brusio mattutino della campagna, bloccando Mattias sul posto. Un senso di irrequietezza si insinuò nella sua testa, appena velato dallo spettro della paura per il verso che, dato la sua età, non aveva mai sentito così da vicino. Si fece coraggio ed attraversò la porta della stalla.
Una fila di maiali si muoveva agitata sul lato destro, mentre sul lato sinistro un lungo camminatoio fatto di bancali sporchi di letame e piscio di porco portava fino al fondo della stalla. A metà strada nel naso di Mattias s'insinuò un odore che subito faticava a contrastare i miasmi della cloaca ma che a poco a poco lo guidò fino alla porta sul fondo che, aperta, rivelava una colonna di fumo acre che si levava dal fuoco sotto un grande paiolo.
- Oh ma buongiorno! - gli disse Lino mentre agitava la legna per scaldare l'acqua nel paiolo, imbaccuccato in un maglione di lana troppo grande per i suoi dodici anni ma che da adulto avrebbe riempito alla perfezione.
- L'avete già FATTO? - chiese Mattias con una punta d'invidia, visto che Lino partecipava per la quarta volta. Quest'ultimo scoppiò in una risata rassicurando Mattias che era arrivato appena in tempo ed indicò un punto imprecisato alle sue spalle, appena prima dell'inizio del pioppeto.
Mattias guardò in quella direzione e vide suo padre che accarezzava Benito, il maiale di due quintali che da un anno avevano nutrito e accudito fino a percepirlo come un membro della famiglia a tutti gli effetti. Vicino al maiale il padre di Lino stava affilando il coltellaccio con la pomice, fischiettando una vecchia canzonetta. E aveva ben raglione d'essere allegro, visto che per un'ora scarsa di lavoro avrebbe mangiato e bevuto tutto il giorno in un clima che solo chi è vissuto in campagna può aver respirato. Il padre di Mattias sfilò da dietro i pantaloni un grosso gancio e lo brandì in aria, pronto a calarlo sul collo del maiale.
- Presto Mattias - disse il padre di Lino - prendi la bacinella e sta pronto, mi raccomando!
Mattias quasi meccanicamente si lanciò vicino al paiolo dove una bacinella giaceva abbandonata sul suolo freddo e pieno di brina. Aveva fatto tante volte le prove per quel giorno durante l'anno, al buio del granaio con la paura che Lino lo scoprisse e lo prendesse in giro. Si avvicinò al maiale con la bacinella in mano e questi lanciò un grugnito che pietrificò Mattias sul posto. C'era della paura in lui, quella la sentiva chiaramente, ma qualcos'altro sembrava sovrastare il suo animo, come la sensazione che, da quel giorno in poi, si chiudesse per lui l'era dei giochi.
- Non ce la fà - sibilò sorridendo Lino che già si era staccato dal paiolo.
- Fermo li! - gli gridò il padre di Mattias che diede poi un'occhata severa ma amorevole a suo figlio. Mattias sorrise e preso coraggio si avvicinò a Benito. Anche il padre di Lino si avvicinò al maiale che nel frattempo scalciava e grugniva ben conscio del suo destino.
Fu un attimo, il padre di Mattias calò sul collo dell'animale il gancio, che si conficcò con un suono sordo mentre un rivolo di sangue usciva dalla ferita. Il maiale sputò un fiotto di sangue dalla bocca, sprigionando un verso gorgogliante nell'aria.
- Adesso! - urlò il padre di Lino mentre Mattias si affrettò a reggere la bacinella sotto la gola del porco. Col coltellaccio squarciò la carne facendosi strada verso l'arteria della bestia e quando la recise produsse il suono come quello di una canna dell'acqua che si stacca dal rubinetto per la troppa pressione. Un idrante di sangue schizzò con violenza nella bacinella macchiando le mani di Mattias, che fece uno sforzo esagerato per riuscire a reggerla. Zampilli di caldo liquido color cremisi rimbalzarono e colpirono la fredda faccia del bambino mentre il maiale cercava invano di scalciare con le zampe legate. Mattias restò affascinato da quello spettacolo e quei pochi secondi, per lui, durarono quanto una vita intera. Poi il maiale smise di muoversi e lui guardò suo padre che ricambiò con un sorriso la faccia sorridente di quel bambino di cinque anni che reggeva una bacinella con il viso sporco di sangue.
L'ora successiva la passarono a spellare ed eviscerare la bestia, che poi finì appesa e aperta in due come una coppia di sanguinolenti ali d'angelo.

Fu questo che venne in mente a Mattias quando piangendo, neanche trent'anni dopo, si ritrovò a dover macellare da solo il suo primo essere umano dopo nemmeno sei mesi dall'inizio della fine del mondo.



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