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lavoro pubblicato mercoledì 4 gennaio 2017
ultima lettura sabato 18 marzo 2017

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IL CANTO DELLA MORTE

di monty1795. Letto 121 volte. Dallo scaffale Horror

Quell'estate fu particolarmente calda, per non dire infernale, la calura aleggiava nell'aria rendendoti l'esistenza  ardua.Già dal primo mattino, appena intraprendevo il cammino per le strade della città, il mio corpo iniziava il pro...

Quell'estate fu particolarmente calda, per non dire infernale, la calura aleggiava nell'aria rendendoti l'esistenza ardua.

Già dal primo mattino, appena intraprendevo il cammino per le strade della città, il mio corpo iniziava il processo della trasudazione, rendendo la mia presenza spiacevole a chiunque era nelle mie vicinanze, oramai era diventato un supplizio giornaliero. La notte era anche peggio, perchè caldo ed insonnia non è proprio un giusto connubio, rimanevo ore sdraiato sul mio misero giaciglio, con il guanciale umidiccio per l'eccessiva sudorazione, ad ascoltare i rumori della notte, il ticchettare degli orologi, auto in transito, il bubolare dei gufi, voci di giovani gaudenti sempre in cerca di divertimenti.

Una notte sull'orlo della disperazione uscii, con l'intento di andarmi a rifugiare in un qualche locale rinfrescante, così mi incamminai per le strade notturne, illuminate dal lucore dei lampioni, strade disperate, frequentate da spacciatori e da meretrici. Quella calura notturna mi dava un senso di oppressione, di malessere fisico, illanguidito continuai nel mio vagabondare, osservando l'ambiente circostante, osservando particolari che magari di giorno, la mia mente troppo indaffarata lasciava fluire.

Mi fermai ad osservare una vetrina di un negozio dell'usato, mai notato prima, era allestita con oggetti di vari tipi, ma una bambola di porcellana attirò la mia attenzione, destando nel mio corpo debilitato un senso di orrore, per un breve istante avevo pensato di percepire un qualche movimento di quelle biglie che aveva per occhi, rimasi a fissarla con la bocca spalancata, ma dopo pochi attimi conclusi che doveva essere stato uno scherzo della mia povera mente spossata dal caldo e dall'insonnia. Stavo per andarmene quando dal viale adiacente al negozio mi raggiunse un canto melodioso, era una voce femminile, forse di un angelo, quella voce ebbe un effetto tranquillante sul mio corpo, rilassandomi i muscoli, allentandomi tutti i nervi, la testa mi era diventata leggera come un palloncino, mi avviai come sotto ipnosi in quello squallido e deprimente viale, quel canto mi richiamava ad esso, più mi inoltravo e più quell'armonia celestiale diveniva acuta.

Alla fine del viale, sulla destra, c'era una porta di metallo che sbatacchiava leggermente, come invitandomi ad entrare, seguii il suo consiglio ritrovandomi in un ambiente angusto e rinfrescante, era un corridoio dal soffitto basso, con le pareti color rosso porpora, percorsi un breve tratto e mi ritrovai a fissare dal fondo della sala il palco di un teatro, la sala era gremita dei suoi occupanti, tutti intenti a fissare la donna sul palco coperta da un velo nero, in quell'istante il canto cessò, la sagoma che si era esibita si apprestò a sparire dietro le quinte, come se la mia presenza in qualche modo fosse stata un offesa per il suo talento vocale, mi precipitai tra le file di poltrone occupate da presenze silenziose, mi ritrovai io stesso a calpestare le aste di legno di quel palcoscenico immerso in quell'atmosfera asettica, e solo allora mi voltai a guardare il pubblico, venni catapultato in un incubo ad occhi aperti, le centinaia di persone presenti oramai fissavano solo l'oscurità dell'abisso, i loro occhi erano esplosi letteralmente nelle orbite, il sangue scendeva da quelle cavità oramai vuote, raggrumandosi in grembo, rivoli di sangue fuoriuscivano anche dalle orecchie e dalle loro bocche silenziose, trasformandoli in maschere di sangue e terrore.

Stavo assistendo ad una scena irrazionale, io, in piedi su un palcoscenico immerso in un silenzio soprannaturale, gli ospiti a fissarmi con maschere di morte, senza però vedermi realmente.

Uscii da quel posto con l'intento di avvertire le autorità, di spiegargli che era stato compiuto un atto orrendo di crudeltà umana, ripassai davanti al negozio dell'usato, e la mia mente sotto shock subì un'altro trauma, la bambola di porcellana era in piedi con le manine appoggiate alla vetrina del negozio e mi guardava, quei due globi mi trafissero l'anima, era uno sguardo accusatorio, quelle biglie incastonate in cavità di porcellana volevano manifestare il loro sconforto per avermi trovato in un posto dove non mi era stato concesso entrare.

Iniziai a correre dirigendomi verso casa, il mio corpo fu preda dei tremori, lungo il tragitto l'apparato digerente non resse, rigurgitai la cena che avevo consumato poche ore prima. Arrivato a casa mi abbandonai sul letto e chiusi gli occhi, la gola mi bruciava per l'eccessivo sforzo di rigettare la mia cena, la mia t-shirt era madida di sudore, e con repulsione mi accorsi che la vescica si era lasciata andare, ero stanco, il sonno si avventò sul mio cervello e caddi nel meraviglioso mondo dei sogni, dove tutto è concesso senza pagare conseguenze.

Il mattino dopo la testa mi doleva, i dolori si manifestarono su tutte le ossa del mio corpo spossato, pensavo e ripensavo a quel teatro di morte, forse era stato un incubo ad occhi aperti, forse mi stavo lasciando andare alla pazzia, mi stavo lasciando trasportare in un mondo dove non c'era possibilità di ritorno, dovevo ritornare in quel posto, dovevo essere sicuro che la mia mente funzionasse ordinariamente, solo allora potevo decidermi sul da farsi.

Così ritornai in quel luogo isolato, ma non c'era nessun negozio dell'usato, in quel tratto era ubicato un barbiere, ed in fondo al viale adiacente era presente il retro di un ristorante cinese, nessun teatro degli orrori. La mia mente quindi aveva preso quel treno senza ritorno, stava per catapultarsi in un abisso infinito di terrore.

Un anno dopo sono ancora qui, non sono più stato soggetto ad eventuali casi di allucinazione o alterazioni dello stato mentale, quindi ho un dubbio che mi divora da quel giorno, sono stato veramente vittima di un allucinazione? Forse ho varcato un confine arduo da oltrepassare?.

Anche oggi è stata una giornata particolarmente calda, avviluppata da un alone di fuoco, la notte mi è quasi impossibile dormire, così mi inoltro tra le strade della città, ed è difficile stare lontano da una parte della città, troppo difficile.



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