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lavoro pubblicato martedì 3 gennaio 2017
ultima lettura sabato 22 aprile 2017

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

LA NAVE DEI FOLLI

di Matthew91. Letto 105 volte. Dallo scaffale Horror

Cosa spinge una madre ad abbandonare suo figlio, a compromettere la vita di costui? La sindrome di Münchhausen per procura, forse? Perché un uomo uccide un altro uomo? I miei racconti, seppur scabrosi, intendono illustrare e spiegare tali dinamiche.

Bernadette era una signora che sorrideva sempre. Allargava quella bocca sdentata e dall'alito impregnato di nicotina, nonostante sapesse che le restavano solo pochi attimi di vita.
Sorrideva, Bernadette. I suoi occhi erano umidi di pianto, le venuzze intorno alla sclera sembravano radici di alberi che si ramificavano intorno alle iridi azzurre.
Si toccò il viso increspato di rughe con le sue dita lunghe. Si accarezzò le guance secche e grinzose, mentre una lacrima scivolava tra i solchi profondi della pelle.
Era in piedi, nuda. Spoglia di qualsiasi indumento. Il seno cedeva alla forza di gravità con troppa cattiveria e ostinazione; le gambe scarne e stanche tremavano come rami secchi scossi da un gelido vento invernale.
La sua mano era poggiata ancora sul viso, mentre l'altra era troppo occupata a stringere un coltello svizzero multiuso che aveva acquistato qualche settimana fa in un tabacchino.
La colonna vertebrale delineava la spalla curva e ingobbita, formando una S. Ciuffi di capelli bianchi erano sparsi sul pavimento del suo salotto. Poco prima si era rasata la testa con una lametta, in maniera molto maldestra. Il cuoio capelluto era scrostato di tagli rossi e sottili. Tutta colpa di quel dannato tremolio agli arti che non le permetteva nemmeno di pulirsi decentemente il culo dopo aver espletato i suoi escrementi.
Vecchia e pazza era Bernadette. E lei ne era consapevole.

<<Maledetti... Maledetti tutti quanti! MALEDETTI SIETE E MALEDETTI LO SARETE!>> urlò l'anziana signora, puntando il suo indice nodoso contro un quadro appeso sopra il caminetto spento.

<<Io non verrò con voi! Non c'è spazio per me! Non mi porterete mai sull'Isola dei Dannati! Io voglio andare dalla mia amica! Avete capito? AVETE CAPITO?>> gracchiò Bernadette, retrocedendo di qualche passo per non stare troppo vicino a quel dannato quadro.

Lei credeva che quella tela fosse stata dipinta dalla mano di Satana in persona. Ritraeva una nave che trasportava malati di mente in mezzo a un mare in tempesta. Uomini e donne con la bocca spalancata in procinto di lanciare un urlo silenzioso che nessun mai avrebbe udito; i loro polsi erano incatenati con dei ceppi di ferri; un bambino che se ne stava a braccia aperte sull'albero maestro, tentava di buttarsi a capofitto tra le onde.
Quel quadro era l'espressione artistica della follia. L'equipaggio esternava i propri deliri, lasciati alla mercé delle intemperie, selvaggi come bestie, animali, reietti. Privi di pudore, etica e morale. Si gozzovigliavano nel brodo della loro insanità, tormentati da visioni di creature demoniache e aberranti; disumanizzati e resi ciechi da pulsioni e istinti primordiali.

Bernadette adesso non sorrideva più. Il suo volto si era incupito. Le sue labbra si erano inclinate verso il basso.
Bernadette adesso aveva paura. Paura di quel quadro orribile che per tanti anni era stato appeso sempre sopra quello stesso caminetto che lei non aveva mai avuto il coraggio di accendere.
Quel ritratto era un concentrato di influssi malvagi. Quegli sguardi folli su di esso dipinti erano vivi! Si muovevano. La scrutavano quando lei si riposava sul suo divano. Le loro bocche perfide sghignazzavano quando lei chiudeva gli occhi e si addormentava. Bernadette faceva finta di niente. Si copriva con un lenzuolo, si tappava le orecchie con le mani per non sentire quegli orribili lamenti, quelle grida di strazio e dolore! Come unghie che grattavano la superficie ruvida di una parete. Come la risata ispida di Lucifero.
Fin da bambina, lei aveva timore di quel dipinto. Ne aveva anche parlato con i suoi genitori, con il parroco della chiesa e con la sua migliore amica. Nessuno di loro aveva creduto ad una sola parola. Nessuno di loro aveva ascoltato la richiesta d'aiuto di una ragazzina impaurita, che non osava più entrare nel salotto perché loro... loro la guardavano! Loro la deridevano. La insultavano.

E per giunta, l'avevano costretta a uccidere i suoi genitori, il parroco della chiesa e la sua migliore amica.

<<Voi me l'avete chiesto!>> strillò Bernadette, con voce roca.

<<È stata tutta colpa vostra! Maledetti! Le vostre lingue biforcute si sono insinuate nella mia testa! Ero solo una ragazzina! Io li amavo! Amavo i miei genitori! Amavo la mia amica! Cosa siete voi? COSA SIETE?>>

Bernadette aveva sgozzato i suoi genitori, accoltellato la sua amica e mozzato la testa al parroco alla tenera di età di quindici anni. Aveva poi smembrato i corpi e disciolti con la soda caustica all'interno di un pentolone alla temperatura di trecento gradi. Una volta terminata la cottura, dai cadaveri delle sue vittime, Bernadette ne aveva ricavato delle saponette. Il sangue, invece, lo aveva utilizzato per condire dei prelibatissimi biscotti al cioccolato.

<<Sei un assassssssssina!>> sibilò un membro della ciurma.

Bernadette rivolse lo sguardo a un uomo pelato che era legato a un palo con del filo spinato attorcigliato intorno al petto. La nave si muoveva tra le onde della tempesta, la pioggia cadeva fitta da un cielo nero e turbolento, i gabbiani volteggiano sui malati di mente come un branco di avvoltoi che attendono la morte di quei malcapitati.

<<Vieni con noi, BERNADETTE!>> proferì una donna che si stava scorticando i polsi. con i denti; la sua voce era impastata dal sangue che sprizzava all'interno della sua bocca.

Il bambino che stava per buttarsi dall'albero maestro, rideva e si sganasciava tra l'acqua salata del mare in tempesta e le raffiche di vento che flagellavano il suo corpicino.
Il dipinto di quella nave diretta verso una destinazione ignota aveva preso vita. E non era una novità per Bernadette. Ormai si era quasi abituata a quello squallido scenario. Gli psicofarmaci che era stata obbligata a ingurgitare a dieci anni non avevano sortito alcun effetto. Semmai avevano aggravato la sua situazione.

<<Io voglio andare dalla mia amica! Voglio ritornare a giocare con lei! Io non voglio... più vedere le vostre facce orribili! Siete il frutto della perversione di Satana! Avete rovinato la mia vita! Per... ottantacinque anni siete usciti fuori da quel quadro per stuprare la mia anima! Mi manca Sarah... Il suo profumo di sapone e la sua risata limpida e fresca. Voglio rivederla per chiederle scusa. Per raccontarle la verità. Che non sono stata io a ucciderla ma... VOI!>>

L'uomo legato al palo sghignazzò, e poi disse: << Piccola Bernadette, ti ricordi quando ti masturbavi su quel divano e godevi come la meretrice di Lucifero?>>

La donna con i polsi scorticati aggiunse: <<Sognavi di scoparti il tuo paparino, così hai ucciso tua madre. Puttana! Sei una sporca puttana! E quando ti sei messa a cavalcioni sul cazzo di tuo padre lui ti ha picchiato e tu... per timore che lui scoprisse il corpo di tua madre, affranta dal dolore e dal rifiuto, lo hai AMMAZZATO! ASSASSINA! ASSASSSSSSSSSSINA!>>

Bernadette sorrise. Adesso era felice. La paura era svanita. Così come la rabbia.
Lei era una donna che sorrideva sempre, anche dinanzi alle disgrazie.
Lei sapeva come affrontare le disgrazie.
E sapeva anche che presto sarebbe stata tra le braccia della sua amichetta.
Felici.
E insieme.
Le perfide insinuazioni di quei demoni ormai non avevano più importanza.

<<Se io muoio, voi morirete con me.>>

Con un movimento rapito e preciso, Bernadette si recise la gola con lo stesso coltello con cui aveva ammazzato le sue vittime.
Stramazzò sul pavimento del salotto, con il sangue che fluiva dalla giugulare.
Sul suo viso, si allargò un sorriso.

Bernadette era una signora che sorrideva sempre.




Commenti

pubblicato il martedì 3 gennaio 2017
abisciott1, ha scritto: All'inizio sembrava una poesia... ma poi si è rivelato visionario.

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