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lavoro pubblicato lunedì 2 gennaio 2017
ultima lettura giovedì 16 maggio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Amore e follia.

di AleCamps98. Letto 692 volte. Dallo scaffale Generico

Notti. Notti di Roma. Notti in cui la città diventa più calma e si riesce a distogliere lo sguardo dal caos della giornata. Notti in cui...

Notti. Notti di Roma. Notti in cui la città diventa più calma e si riesce a distogliere lo sguardo dal caos della giornata. Notti in cui cammineresti fra i vicoli dei quartieri fino al sorgere del sole. Notti che non conoscono sonno. Notti di mani, di labbra, di pelle. Notti d’amore.

La sua Alfa Romeo ha appena passato ponte Milvio e Luca si dirige verso Ottavia, dopo l’ennesima giornata passata al commissariato di Tor di Quinto.

Lungo la strada che lo porta a casa ci ripensa, a quelle notti.

Ripensa a quelle passate con Marta e si ritrova proiettato dentro ad un flashback che per un istante gli fa rivivere il fiore della sua gioventù.

Gli anni del liceo, gli anni di quando attraversava corso Trieste per andarla a prendere al “Giulio Cesare”- lei che aveva sempre studiato nella speranza di poter diventare qualcuno - e che invece, per respirare l’inebriante profumo dell’amore, si ritrovava a fare la mamma a tempo pieno, in una casa della Roma sconosciuta, al fianco di un poliziotto il cui guadagno non superava mai i 1200 euro al mese.

Rientra in casa e trova Marta ancora sveglia. Aveva messo a letto Giulio e si era sdraiata sul divano del salotto nel tentativo disperato di non addormentarsi davanti alla televisione. Era tardi ed aveva passato giornate migliori di quella che lentamente stava finendo, ma appena Luca mise piede in casa non esitò ad alzarsi per accertarsi che anche lui mangiasse qualcosa.

-“Ciao tesoro” disse lei.

-“Ciao amore, ancora sveglia a quest’ora?”

-“Si. Ho messo Giulio a dormire e ho aspettato che rientrassi. Ti ho lasciato sul tavolo qualcosa da mangiare.”

-“Ti ringrazio, ma non dovevi. Non voglio che stai in pensiero per me.” Borbottò.

-“Non fare storie inutili, lo faccio perché ti voglio bene.”.

Prese una sedia e si mise seduto al centro del tavolo. Prima di iniziare a mangiare invitò Marta ad andare a dormire. Aveva avuto una brutta giornata al commissariato e lo stress del lavoro sembrava averlo seguito fino a casa. Distolse lo sguardo dal televisore per concentrarsi sulla foto che aveva messo come sfondo del cellulare. Era la foto del loro matrimonio. “Sono fortunato ad avere una moglie che mi ama così tanto” pensò. Gli era bastato vederla sul display per scacciare in un attimo tutti i pensieri che non lo lasciavano tranquillo. Non poteva permettersi una casa in centro e faceva fatica ad arrivare a fine mese, ma aveva una bellissima moglie ed un figlio meraviglioso e questo gli permetteva di essere felice.

Anche il tg della notte era finito e le lancette dell’orologio segnavano mezzanotte e venti. Si alzò dalla tavola, andò in bagno e si diresse verso la camera da letto. Quella giornata l’aveva lasciata alle spalle.



Il dolce miscuglio fra i colori dell'alba e la primavera che avvolge Villa Borghese incontrava il riflesso degli occhi azzurri di Luca, mentre - nel bar antistante al commisariato - sorseggiava lentamente una tazza di caffè.

L'ufficio dove lavorava era condiviso Daniele, suo caro amico oltre che collega.

Una volta seduto davanti alla scrivania, accese il computer ed iniziò a lavorare alla pratica che da giorni non faceva altro che tormentarlo.

Nelle ultime settimane, le zone limitrofe al commissiriato, avevano subito ben due sequestri di persona e in entrambi i casi le vittime erano donne che si trovavano sole all'interno della propria abitazione.

Erano stati interrogati due giovani ragazzi del posto, un ventenne di nome Andrei e un diciannovenne di nome Francesco, ma tutti e due avevano dichiarato di essere estranei al duplice delitto, e che - prima che la Polizia li informasse- non erano al corrente di quanto accaduto.

Continuava il lavoro a perdifiato quando il telefono poggiato sulla scrivania iniziò a squillare. Era Marta.

-"Buongiorno amore, come va?"

-"Tutto bene, grazie. Come mai mi hai chiamato?"

-"Mi serve un favore... una volta finito il turno di lavoro, potresti passare al supermarket? Purtroppo ho alcuni impegni stamattina, e alle 15:00 devo passare a prendere Giulio a scuola prima di accompagnarlo in palestra."

-"Va bene, ci passerò io."

-"Grazie mille, a dopo"

-"A dopo."

Terminata la telefonata si mise di nuovo al lavoro, nonostante non riuscisse a trovare la giusta intuizione che lo aveva sempre aiutato a risolvere i casi più complicati.

-"Sei riuscito a scoprire chi c'è dietro ai sequestri?" una voce proveniente dall'altra parte della stanza ruppe il silenzio.

-"Magari... ti giuro che sto impazzendo. Secondo te chi potrebbe essere stato? E con quale scopo?"

-"Lo scopo è chiarissimo : ottenere un riscatto salato. Rapire delle donne sole in casa per poi chiedere alla famiglia molti soldi in cambio del rilascio, il modo più facile per arricchirsi illecitamente. Non posso sapere chi sia stato a farlo, ma sono sicuro che dietro ai rapimenti c'è una banda, in questo genere di operazioni è impossibile lavorare da soli. Magari sono stati gli stessi che, due anni fa, organizzarono una serie di furti a Roma nord. Gli unici che sono riusciti a scampare all’arresto sono rinchiusi in un pub di Via Nomentana. Dovremmo andare a farci un giro da quelle parti, per cercare di capirci qualcosa in più."

-"Ottima idea. Direi che verso le 15.30 potrebbe andare bene."

-"Vada per le 15.30."



La mattinata era ormai conclusa e il turno di Luca era terminato da mezz'ora.

Dopo un pranzo veloce nella pizzeria convenzionata al commissariato, si avviò verso Corso Francia, per passare a prendere Daniele prima dell’ispezione.

Era già in viaggio quando il telefono iniziò a squillare. Premette il tasto sull'auricolare e rispose alla telefonata.

-"Buonasera. Mi scusi, parlo con il signor Bellini?"

-"Si, sono io."

-"Sono la maestra di Giulio e, nonostante la lezione sia terminata da quindici minuti, non è ancora venuto nessuno a prendere il bambino."

-"Mi scusi, è sicura che mia moglie non si trovi fuori il cancello della scuola? Mi aveva detto che sarebbe passata lei."

-"Sono più che sicura, signor Bellini. Non c'è nessuno."

-"Va bene, non si preoccupi, sto arrivando."

Invertì velocemente la direzione e si diresse verso la scuola elementare. Gli sembrava molto strano il comportamento di Marta. Che si sia dimenticata di andarlo a prendere o abbia fatto tardi? Plausibile, se non fosse che è sempre stata una mamma modello e che non abbia mai avuto questo genere di problemi. La preoccupazione cresceva sempre di più, al punto che prese il cellulare e cercò il suo numero nella rubrica per chiamarla. I tentativi si dimostrarono vani. Marta non rispondeva e questo non lo faceva stare bene.

Entrò all'interno della scuola per prendere Giulio e scusarsi con la maestra. Una volta in macchina prese la strada di casa. Mentre tentava di distrarre Giulio - che si era preoccupato dopo non aver visto il viso della mamma al momento dell'uscita - sentì di nuovo il telefono squillare. "E' Marta" pensò, mentre un brivido correva lungo la schiena. Si affrettò a rispondere.

-"Ma dove sei? Sono venti minuti che ti aspetto!". La voce dall'altra parte del telefono era quella di Daniele.

-"Scusami Daniele, ma ho avuto un problema con la scuola di Giulio e ho completamente dimenticato il nostro appuntamento."

-"Tutto bene?"

-"Sisi, nulla di grave per fortuna. Ci vediamo domani." disse mentre riagganciava la telefonata.

Finalmente era arrivato a casa. Inseriva la chiave nella serratura. Si diresse in fretta e furia all'interno dell'abitazione. "Marta?! Marta!? Ci sei?!" gridava. Le sue domande, però, non conobbero risposta. Marta non c'era, era sparita e nessuno poteva sapere dove si trovasse. Notò che la finestra della camera da letto era aperta, ed in quel momento capì che la banda di cui parlava Daniele doveva essere passata anche di lì. Quando realizzò ciò che era accaduto strinse a lui Giulio e scoppiò in lacrime, mentre fissava il muro.

Quel muro che sapeva, quel muro che c'era nel momento in cui Marta era stata rapita. Quel muro a cui la parola non era stata concessa e che lasciava il suo pianto alla disperazione.

La squadra mobile, intanto, aveva raggiunto Ottavia. Tre agenti accompagnati da un funzionario della Digos - la direzione investigativa della Polizia di Stato - si affrettavano ad entrare nell'appartamento per un colloquio con Luca. Dopo aver posto alcune domande tornarono in Questura, quasi fuggendo da quella casa che non aveva mai conosciuto la tristezza - nonostante i mille problemi che ogni giorno era stata costretta ad affrontare - e dove invece, adesso, si respirava un'insolita aria di solitudine.


La strada che da otto anni aveva accompagnato le mattine di Luca verso il commissariato, sembrava essere più lunga del solito.

Voleva mettersi al lavoro più presto, per riuscire a chiudere il caso che da giorni occupava interamente le sue giornate, e questa volta con una motivazione in più : ritrovare sua moglie e la madre di suo figlio.

-"Come stai Luchè?" la voce di Daniele attraversava il corridoio accompagnata da un buon odore di caffè.

-"A pezzi. Non ho dormito tutta la notte. Cercavo di tranquillizzare Giulio, ma non credo di esserci riuscito."

-" Bisogna capirlo. Un bambino a cui hanno portato via la mamma, la persona più importante del mondo, non può avere altro modo di reagire se non quello che lo porta alla disperazione. Stagli vicino, a ritrovare Marta ci penseremo noi."

-"Non ci penso nemmeno, Marta la ritrovo io. Sono pronto a sacrificare la mia vita pur di passare ancora qualche minuto insieme a lei. Il commissario vuole mettermi fuori dal caso, ma non se ne parla."

-"Sei troppo coinvolto. Se il commissario decide di affidare il caso ad un altro ispettore, devi capirlo. Per fare questo lavoro bisogna essere lucidi,razionali, e quando qualche bastardo decide di portarsi via tua moglie l'unico sentimento che si riesce a provare è la rabbia. E come ben sai, rabbia e lucidità non possono coesistere."

-"Vaffanculo Daniè."

E se ne va sbattendo la porta della porta dell'ufficio. E' arrabbiato, è vero, ma in cuor suo sa che le parole di Daniele sono le parole di un amico sincero. E' consapevole che un mistero come questo non può essere svelato se si è troppo coinvolti, come nel suo caso. Quante volte aveva usato le stesse parole di Daniele con un altro collega? Quante volte aveva ribadito che l'estraneità nei fatti è un requisito fondamentale? Eppure, adesso, non riusciva a capire cosa gli stesse succedendo. Tutte le idee che aveva sempre sostenuto e portato avanti nell'esercitare la professione di poliziotto, lui che aveva seguito le orme di suo padre, si stavano sgretolando. Come un'onda del mare distrugge un castello di sabbia costruito sulla riva, nello stesso modo, qualche criminale stava distruggendo la sua vita.


Uscito dal commissariato si diresse verso la scuola elementare di Giulio.

Chiese alla maestra di permettere a suo figlio di terminare anticipatamente la lezione.

Una volta in macchina tolse gli grembiule e prese la direzione di Fregene.

-"Come è andata oggi a scuola?"

-"Male papà. Mi manca la mamma."

-"Cucciolo te l'ho detto anche ieri sera, la mamma tornerà presto. Non c'è per qualche giorno, ma questo non vuol dire che non ti voglia bene. Anzi, sono sicuro che non vede l'ora di tornare per riabbracciarti. Presto sarà di nuovo insieme a noi, te lo prometto."

-"Va bene. Se lo dici tu, mi fido. Però ricordati che una promessa va mantenuta."

-"Me lo ricorderò, stai tranquillo."

-"Adesso dove stiamo andando?"

"Andiamo a pranzo al mare."

Giulio annuì, chiedendosi come facesse, suo padre, a non essere triste a causa della mancanza di Marta . Poi riuscì a rispondere alla domanda che si era posto, arrivando ad una conclusione : il suo papà era un supereroe.

Si, un supereroe. E non tanto perché come lavoro faceva il poliziotto. Era un supereroe perché stava salvando suo figlio dal dolore, perché nonostante si sentisse morire dentro, riusciva a trovare le parole giuste per farlo sorridere. E quando un padre combatte il male che lo avvolge per la felicità del suo bambino, può essere definito soltanto in questo modo.


Luca e Giulio stavano tornando a casa quando il rosso del tramonto splendeva dietro alla cupola di San Pietro. A Luca era sempre piaciuto vedere il sole tramontare sulla città eterna, ma quella sera i colori del cielo prendevano un significato diverso. Era il segno che anche quella giornata stava per terminare e di Marta non c'era ancora traccia.

Una volta entrati in casa, Giulio si addormentò, mentre Luca si preparava all'ennesima notte insonne.


Non erano ancora passate le otto del mattino, e Luca stava accompagnando il figlio a scuola.

Poco dopo aver lasciato Giulio alla "Nazario Sauro", il telefono iniziò a squillare.

-"Parlo con l'ispettor Bellini?" Il cuore di Luca iniziò a battere velocemente.

-"Si, sono io." rispose.

-"Sono il maggiore Rosellini, del Nucleo investigativo dei Carabinieri di Roma. Abbiamo trovato un cadavere che sembrerebbe corrispondere alla descrizione che i suoi colleghi ci hanno dato di sua moglie. Siamo sul lungotevere, sotto ponte Duca d'Aosta. Dovrebbe venire qui per verificare che la vittima sia effettivamente sua moglie."

-"Arrivo subito."

Tolse l'auricolare dall'orecchio ed iniziò a premere l'acceleratore. Mentre gli occhi gli si rigavano di lacrime, pensò che l'ultima volta che aveva corso così tanto era stata quando Marta aveva messo al mondo Giulio.

Superata piazza Mancini, si diresse verso il lungotevere, dove un appuntato dei Carabinieri lo attendeva per scortarlo verso la salma.

Il medico legale spogliò il corpo dal telo bianco con cui era stato coperto. In quel momento, Luca, non credett ai suoi occhi. L’aveva riconosciuta. Era il cadavere di Marta.

Pochi minuti dopo arrivò la Squadra Mobile della Polizia, insieme al reparto della Polizia Scientifica. Tra le divise che si affollavano, Daniele riuscì a raggiungere il suo amico.

-"Mi dispiace Luché, mi dispiace." disse mentre si avvicinava per abbracciarlo, ma Luca non rispose. Era ancora sconvolto.

-"Tu adesso non devi preoccuparti di niente. Ho già mandato mia moglie a prendere Giulio a scuola, tu oggi avrai molte pratiche da sbrigare ed è meglio se rimane con noi. Non gli ho ancora detto nulla."

-"Non dirglielo" rispose. "Per il momento non voglio che lo sappia, lo passo a prendere stasera."

Si diresse verso il medico legale che lo aveva chiamato.

-"Per l'esame autoptico serve il suo consenso. Prego, firmi qui."

Il cadavere di Marta veniva trasportato in ospedale, per poter procedere con l'autopsia; e Luca, sconsolato, non ha saputo fare altro che andarsene da quel posto, nella speranza di svegliarsi da quell'incubo.



Il giorno dopo, Giulio - nonostante non fosse a conoscenza della morte di sua madre - non andò a scuola. Laura, la moglie di Daniele, si era offerta per tenere il bambino con lei anche quella mattina, mentre il marito accompagnava Luca verso il commisariato, in attesa del risultato dell'esame autoptico.

Dopo aver ringraziato i suoi colleghi per l'affetto ed il cordoglio dimostrato, raggiunse l'ospedale da solo.

-"Buongiorno, sono il signor Bellini. Ho un appuntamento con il professor Borghi."

-"Si. Lo avverto subito del suo arrivo."

Dopo qualche secondo, la segretaria lo lasciò entrare nello studio.

-"Professore qual è il risultato dell'esame?"

-"La signora Verrati è deceduta a causa di un'intossicazione acuta da acqua. Ha subito una iperidatrazione ed una grave iponatriemia. Molto probabilmente, chi l'ha uccisa, deve averla gettata nel Tevere ancora viva. I suoi colleghi sono stati avvertiti e si sono già messi al lavoro. Vedrà che riusciranno ad arrestarli."

Uscì dallo studioin preda alla rabbia, senza neanche degnare il medico saluto. Gettare una donna ancora viva nel Tevere. E perché avrebbero dovuto farlo? In fondo non era ancora stato chiesto nessun riscatto.

Continuava a porsi delle domande senza riuscire a trovare delle risposte razionali. Non sapeva perché Marta era stata uccisa in quel modo, ma aveva tutta l'intenzione di scoprire la verità.

Quando arrivò in commissariato venne sommerso da un abbraccio generale. Uno di quegli abbracci che si danno prima di una notte importante o prima di una partita di calcio. Quegli abbracci che non ti fanno sentire solo e che provano a rimettere insieme i pezzi di un cuore che si è spezzato e che,probabilmente,non tornerà più come prima.

Quando uscì dall'ufficio il sole era già tramontato da un pezzo, e si sorprese a guardare le stelle, cercando tra le tante quella più luminosa. Quella stella che gli avesse ricordato, anche solo per un momento, il sorriso di sua moglie. Era pronto a scommettere che avrebbe portato un po' di luce in quel cielo che agli occhi di Roma appariva oscuro, talvolta tenebroso. Gli piaceva pensare che Marta si trovasse lì. E da quella notte, i suoi occhi iniziarono a guardare quella stella in modo diverso, immaginando di trovarsi ancora insieme a lei, per perdersi dentro allo sguardo che lo aveva fatto innamorare e di cui adesso non rimaneva più nulla.


Arrivato a corso Francia, Daniele accompagnò Giulio all'interno dell'Alfa Romeo di Luca. Una volta entrato in macchina, i due tornarono a casa.

Luca rimboccava le coperte di Giulio quando si sentì gelare il cuore dalla domanda del piccolo :

-"Papà, dimmi la verità... Mamma non c'è più, vero?"

Luca, nel rispondere, scoppiò in lacrime : "Purtroppo è così figlio mio. L'ho saputo oggi e non ho avuto il coraggio di dirtelo subito. Vedi? Noi grandi, per quanto ci atteggiamo da duri, nel momento in cui dobbiamo essere forti ci scopriamo fragili. Sei un bambino fantastico, il miglior figlio che un padre potesse desiderare, e ne usciremo insieme. Promesso!"

-"Avevi promesso anche che la mamma sarebbe tornata a casa..."

-"Lo so, hai ragione. Scusami figlio mio per la promessa che non sono riuscito a mantenere, ma questa volta sarà diverso. Adesso vieni a dormire nel mio letto come quando eri più piccolo."

-"Va bene Papà... vengo nel letto con te... Ti voglio bene..." sussurrò.

-"Anche io. Più di quanto immagini."


Mentre il sole del mattino entrava all'interno dell'appartamento passando per la finestra, Luca fece un giro di telefonate ai suoi colleghi, nella speranza di sentirsi dire che il caso era stato risolto e che finalmente l'assassino era stato arrestato. Anche in quella circostanza, però, le cose non andarono così.

Passeggiava nervosamente per la stanza, quando si accorse che una busta gialla era finita accidentalmente sotto al comodino. Sopra la busta c'era scritto qualcosa "PER LUCA".

Doveva essere caduta dal letto quando, il giorno della scomparsa di Marta, le finestre erano rimaste aperte.

In quel momento un nodo gli strinse la gola. La aprì.

"Amore mio,

quando leggerai questa lettera, io non ci sarò più.

Questa mattina, prima di passare a prendere Giulio a scuola, ho capito che il nostro amore è un fiore ormai appassito. Ho capito che non mi ami più e che, per te, sono diventata un peso. Fra noi non c’è più intimità, più una carezza. Sento di essere caduta in depressione. E' per questo che ho deciso di togliermi la vita. Non voglio che Giulio mi veda soffrire, non voglio che per te la mia malattia possa diventare un peso. Voglio che il mio ricordo nella tua mente sia quello di una donna felice, di una donna sorridente. Voglio che l'immagine impressa nei tuoi occhi sia quella della donna di cui ti sei innamorato. Mi sento così sola amore mio, così disperata. Forse è giusto così. Una donna che decide di scappare, piuttosto che combattere il suo male, non merita di essere compatita. Spero che, almeno tu, non mi giudicherai per questo. Ti chiedo di non lasciare solo Giulio. Ti chiedo di prenderti cura di lui, come hai sempre fatto con me. Sei un uomo fantastico e so di lasciarlo in buone mani.Tra poche ore il mio corpo sarà già sommerso dalle acque del Tevere, ma il mio amore ed il mio cuore resteranno in questa casa per l'eternità.

Per sempre tua, Marta."

Non ci poteva credere. Non se l'aspettava. Era ferito, deluso, arrabbiato. Come era potuto succedere? Perché aveva preferito uccidersi piuttosto che affrontare insieme a lui questa battaglia? Non sarebbe mai potuta diventare un peso per Luca, per lui che l'amava a tal punto di rinunciare alla sua stessa vita pur di vederla felice. L’amava, certo, ma erano anni che non glielo dimostrava. Pensò che una storia d’amore sarebbe dovuta essere un continuo corteggiarsi senza stancarsi mai. Un'infinita sequenza di emozioni. Una costante ricerca del confine che separa il dolore dalla felicità. E solo in quel momento si rese conto dei suoi errori. Solo nel momento in cui l’aveva persa, ripensò ai baci non dati ed alle parole non dette.

Vide Giulio dormire. E chissà che non stesse sognando proprio lei.

Lo svegliò e gli chiese di accompagnarlo in commissariato, senza dirgli niente della lettera. Una volta arrivato, radunò tutti i suoi colleghi per fargliela leggere e dichiarare chiuso il caso. Il pomeriggio lo attendeva il funerale, per dare un ultimo saluto alla donna che ha amato, che ama, e che probabilmente amerà per sempre.



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