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lavoro pubblicato venerdì 30 dicembre 2016
ultima lettura domenica 22 gennaio 2017

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Primi 3 capitoli del mio possibile libro.

di Quisquy. Letto 110 volte. Dallo scaffale Fantasia

Ho deciso di provare a scrivere un libro, ecco i primi 3 capitoli. Ditemi cosa ne pensate nei commenti e grazie a tutti i lettori.

1. TERRA BAGNATA


Taul aprì le vecchie e scricchiolanti porte della chiesa, si voltò verso Racky e Poll che erano poco più indietro di lui sui gradini dell’edificio.

<<Aspettatemi qui>>Si apprestò per entrare in chiesa ma non fece neanche due passi che Poll lo fermò.

<<Ehi, Taul. Fai quello che devi fare alla svelta, non metterti a chiacchierare>>

<<Già, non devi fartelo amico>> Aggiunse Racky.

<<Che rompipalle che siete>> Però d’altronde hanno ragione. <<Avete qualche altro consiglio di vitale importanza da darmi?>> Datemi qualche perla di saggezza.

I due sembrarono pensarci su per qualche secondo e alla fine fecero cenno di no.

Taul entrò in chiesa e si chiuse le porte dietro. Le porte e l’esterno della chiesa sembrano di un secolo fa, invece le vetrate e gli affreschi assomigliano a quelli delle nuove cappelle. Iniziò a camminare verso l’altare per vedere meglio il Gesù crocifisso, passò attraverso le panche in legno. Non c’erano persone alzate a guardare gli splendidi affreschi o le vetrate, né chi cercava rifugio dal freddo, nessuno che pregasse o che cercasse l’espiazione per i propri peccati. La Chiesa era deserta, niente di cui meravigliarsi poiché era notte fonda e tutti i bravi cristiani della città erano a casa con la propria famiglia. Taul era finalmente arrivato all’altare, dov’era posizionato il crocifisso con su il corpo del Figlio di Dio. Certo che è fatto davvero bene, e soprattutto è mantenuto divinamente, sarà un gran peccato….

<<Buonasera signore!>> Si sentì urlare nell’orecchio destro. A Taul venne un colpo, non l’aveva sentito arrivare, gli sbucò alle spalle all’improvviso. Sussultò, si girò di scatto e arrancò un passo indietro goffamente e per poco non andava a sbattere col didietro sull’altare. E questo quando diamine è arrivato.

<<Signore, qualcosa non va?>> Fece l’uomo.

Taul guardò meglio l’individuo e si stupì di quanto un uomo tanto vecchio e malandato potesse essere silenzioso nei movimenti come un’ombra. Sarò stanco…

<<No, va tutto bene, le sembra forse il contrario?>> Incontrare un uomo in chiesa nel bel mezzo della notte... di sicuro penserà che ci sia qualcosa di strano.

<<Beh… è solo raro ricevere visite a quest’ora per noi, però siamo sempre disponibili ad accogliere a braccia aperte i viaggiatori e forestieri bisognosi d’aiuto>> Disse sorridendo e allargando le braccia come per imitare un abbraccio.

<<Non ne dubito>>

<<Allora, per caso è un viaggiatore a cui serve un pasto caldo e un luogo dove dormire?>>

<<Si, in effetti - >> Fu interrotto dall’uomo.

<<Ah! Ma che maleducato che sono! Chiedo venia, le ho offerto ospitalità per la notte e non mi sono neanche presentato. Sono l’umile prete responsabile di questa piccola Chiesa>> Piccola non tanto. <<Mi chiamo Agorius Flitt, piacere di fare la sua conoscenza>> E’ lui.

Il prete gli porse la mano.

<<Il piacere è tutto mio>> Disse Taul stringendogliela. <<Mi chiamo...>> Vediamo un po’…

<<Laut Lopp>>Arrangiò con un tono d’incertezza.

Il prete aveva la faccia di uno che sarebbe scoppiato a ridere da un momento all’altro. Abbozzò un sorriso un po’ forzato e lasciò lentamente la mano di Taul.

<<E’ un nome…. Alquanto singolare...>>

<<Me lo dicono spesso>> Avrei potuto inventarmi di meglio.

<<Almeno non verrà dimenticato facilmente>> Fece il prete ampliando il sorriso.

<<Tutte le cose hanno almeno una cosa positiva, non crede?>>

<<Chi lo sa, signor Lopp, chi lo sa>> Il suo sorriso gli svanì pian piano mentre guardava il Cristo crocifisso alle spalle di Taul, e lui fece lo stesso, ma tenendo un espressione invariata.

<<E’ intagliato molto bene, e soprattutto lo vedo in buone condizioni, sarà di sicuro merito suo, vero, Padre?>> Provò ad uscire da quel silenzio imbarazzante. Lo sguardo di Agorius ripassò su Taul e gli tornò il sorriso anche se di poco.

<<Beh, ci sono anche altri discepoli che se ne prendono cura, ma diciamo che la maggior parte del lavoro lo faccio io qui in Chiesa, com’è giusto che sia, sono il responsabile dopotutto. Ma guardi un po’ che scortese che sono, la sto tenendo in piedi a parlare… A quest’ora di notte sarà stanchissimo, dico bene Signor Lopp?>>

<<A dire la verità mi andrebbe più qualcosa da bere, se non sono di troppo disturbo, ovviamente>>

<<Certo che non lo è, certo che no, non riceviamo spesso visite a quest’ora, mi fa piacere conversare ad un orario diverso da quello delle confessioni o delle messe, venga venga, andiamo in cucina, le offro un bel tè>>


<<Cosa diavolo sta combinando Taul? Sarà passata un’ora da quand’è entrato. Sempre la stessa storia>> Si lamentò Racky.

<<Sai com’è fatto, questo genere di missioni le prende con calma>> Rispose Poll.

<<Si, certo, lui che se la prende comoda e noi qui a fare la guardia come due deficienti, come se poi ci fosse davvero qualcosa che possa andare storto per cui fare da pali>>

<<Shh! Li senti?>>

<<Sentire cosa?>>

<<Dei passi, qualcuno sta salendo le scale per la chiesa, è più di uno, forse tre o quattro>>

<<E ti stai preoccupando per questo? Saranno dei bravi cristiani che hanno degli orari per pregare alquanto scombussolati, stai calmo>>

<<I bravi cristiani alle quattro di notte stanno a casa con la propria famiglia>>

Iniziò a piovere.


Il vecchio prete appena entrato in cucina con Taul iniziò a preparare del tè.

<<Prego, si sieda, faccia come fosse a casa sua>> Lo invitò ad accomodarsi Agorius.

<<Non pensavo ci fosse una cucina in una chiesa come questa>>

<<E perché mai, di grazia? Noi preti non possiamo vivere solo di cibo offerto dai fedeli, sa?>>

Suppongo sia cosi.

<<Certo, perdoni la mia domanda, Padre>>

<<Ah! Si figuri, si figuri>>

Dopo una decina di minuti il tè era pronto e Agorius ne offrì a Taul una tazza.

<<Grazie>> Prese la tazza dalle mani tremanti del vecchio e stando attento a non farsi vedere diede una rapida occhiata al contenuto. Tè verde. Aspettò che il prete si sedesse per iniziare a bere.

<<I miei complimenti, è squisito>>

<<Mi fa piacere. Allora, signor Lopp, se posso essere franco, che ci fa in chiesa a quest’ora in una piccola città come questa? E’ per caso… un mercante in viaggio?>>

Taul si sorprese alla domanda diretta e improvvisa del prete, ma in fondo non poteva biasimarlo. Chi è che non si farebbe una domanda del genere? Ha solo deciso di non girarci attorno.

<<Mi ha scoperto padre! Ebbene si, sono un mercante in viaggio, al momento sto trasportando spezie e…>> E…? <<… e armature. Non ho trovato una locanda con stanze disponibili per la notte e non ho avuto altra scelta se non venire qui a chiedere ospitalità>> Questa andrà bene.

<<Ah… capisco, scommetto allora che avete lasciato il vostro carro e i cavalli nelle mani sicure dello stalliere all’entrata della città, vero?>> Bevve un sorso di tè.

<<Si Padre, non vorrei che mi derubassero sotto il naso>>

<<Capisco, capisco, infatti ciò sarebbe una vera e propria sciagura per voi, e un’irrimediabile macchia nella reputazione di questa cittadina>>

Taul riprese a bere stavolta con sorsate più lunghe delle precedenti.

<<Suppongo sia cosi, ma non c’è da preoccuparsi immagino, mi fido degli addetti al carro a cui l’ho lasciato>>

<<Ah si, non deve temere, quella coppia di sposini ci sa fare. Lei con chi ha parlato, con Frey o Spin?>> Posò la tazza sul tavolo e si avvicinò di qualche centimetro verso Taul, come se fosse incuriosito non poco dalla risposta.

<<Con Frey>> Taul finì tutto il tè e posò la tazza sul tavolo, poi ripensandoci la riprese in mano e la avvicinò al prete come per volerne ancora.

<<Ce n’è ancora?>>

Il prete non rispose e continuò a guardare Taul dritto negli occhi, il suo sorriso era sparito e aveva assunto un espressione spaventosamente seria e minacciosa. Prese la tazza dalla mano di Taul con una certa forza e la riposò sul tavolo accanto al suo ancora mezzo pieno. Continuò a fissarlo.

<<Padre? C’è qualcosa che non va?>> Non è per niente uno sprovveduto a quanto pare, fingeva solo.

Taul prese a ridere allegramente e sbattè la mano sul tavolo. Chissà stavolta in quale punto mi sono fregato. Appena smesso di ridere ritornò serio quanto basta per dire le ultime parole al suo obiettivo.

<<Dimmi, caro Agorius, con quale vile menzogna mi sarei fregato? La balla del mercante? Il mio comportamento?>> Su quello ci potrei lavorare <<O forse… non mi dirai che lo sapevi dal principio, fin da quando ti dissi il nome? In effetti quello era un nome molto poco credibile, però devi ammettere che a volte le cose più strane sono spesso vere, mi sbaglio?>> Taul si allungò sul tavolo per prendere la tazza di Agorius. <<Questo lo bevo io, ormai a te non serve più>>


Racky estrasse il coltello e se lo nascose nella manica destra. Poll fece comparire magicamente due coltellini da lancio dalla manica sinistra e li impugnò strettamente uno in ciascuna mano, pronto a lanciarli. La pioggia diventava sempre più forte, come se fosse essa stessa la portatrice di guai. La situazione si era invertita, adesso quello calmo era Poll, il quale a differenza di Racky guardò il cielo e trovò il vantaggio nella pioggia e come sfruttarla se le cose fossero andate male.

<<Cazzo! Cazzo! Non era previsto nei piani, li vedi quelli che stanno venendo? Quelle armature non portano bene, sono Guardie Clericali!>> Sbraitò Racky impaurito.

<<Calmati, saliamo fino alla chiesa, li aspetteremo all’entrata, proprio sopra l’ultimo gradino, useremo la posizione a nostro vantaggio>>

<<La posizione? Stai scherzando spero, nessun tipo di vantaggio potrebbe farci vincere, altro che tre o quattro, quei bastardi sono il triplo di noi>> Racky si faceva sempre più nervoso e più lo diventava più Poll sembrava dedito a pensare a una strategia, alle possibilità, a cosa fare, quando, dove e come farlo.

<<Mi stai ascoltando? Filiamocela!>> Gli urlò addosso Racky.

<<Qualcuno ha parlato, perché sei Guardie Clericali dovrebbero venire armate e corazzate verso una chiesa di una città cosi poco importante come questa? Ma certo…>> Poll parlava a bassa voce, come se le parole che stesse pensando gli uscissero dalla bocca senza che se ne rendesse conto. Guardava a terra e continuava a farfugliare. <<… ma certo… ci hanno venduti… si, dev’essere cosi…>>

<<Poll? Che diavolo stai dicendo? Che dobbiamo fare? Io dico di correre dal capo e filarcela>>

<<No, se hanno preso questa strada d’accesso per la chiesa anche l’altra probabilmente sarà piena di Guardie, non possiamo fuggire, siamo circondati>> Disse Poll senza giri di parole, come se ci provasse gusto a spaventare il compagno, ma non era cosi.

<<E allora rispondi genio, che facciamo? Saranno qui a breve>>

Poll finalmente alzò lo sguardo da terra e con un sorrisino guardò la faccia spaventata di Racky, il quale ricambiò lo sguardo.

<<Ho un piano>>


Taul dopo aver svuotato la tazza con una sola lunga sorsata la rimise rumorosamente sul tavolo e fece una faccia compiaciuta con un gran sorriso.

<<Ah! Sai, vecchio mio, l’unica cosa vera che ti ho detto era sul fatto che fossi assetato>>

Agorius mantenne l’espressione seria ma stavolta abbassò gli occhi alla tazza e iniziò a muovere lentamente le labbra per parlare.

<<La stalla...>> Sussurrò quasi. Taul col sorriso ancora in faccia si avvicinò al prete e girò di un po’ il volto verso destra, mostrando così l’orecchio sinistro ad Agorius, come per sentire meglio.

<<Perdonami Ago, non ti ho sentito, alza la voce, da bravo prete, su>> Se la sta facendo sotto. Disse Taul come si fa per convincere i bambini a mangiare i broccoli, “Su, da bravo, non avere paura”. Agorius rialzò lo sguardo e la sua espressione cambiò, si trasformò in rabbia feroce. Sbattè il pugno sul tavolo e urlò.

<<La stalla! Non c’è nessuna stalla all’entrata della città!>>

Taul si spaventò per quel pugno improvviso, quel tipo di spavento che si ha quando un moscerino di soppiatto fa “Zzz” nelle orecchie, ma si trattò di un attimo, si allontanò dal prete e si riavvicinò come prima nel giro di un paio di secondi.

<<Accidenti! Quindi stavolta mi sono fregato in un punto così banale, eh? Anzi, è meglio dire che TU mi hai fregato, che volpe che sei Agorius>> Ha sempre sospettato di me sin dall’inizio, è logico.

<<Le tue parole mi puzzavano di bugie sin dal nome, ho voluto una conferma>> Sembrò riprendere la calma, e si rilassò sulla sedia.

<<Capisco>> Taul fece lo stesso riposizionandosi normalmente sulla scricchiolante sedia, tornò ad avere un volto rilassato, il sorriso sparì e lo sostituì una specie di ghigno. Taul riprese a parlare e nel mentre dondolava sulle due gambe della sedia e poggiava i piedi l’uno sull’altro sopra il tavolo.

<<Hai fatto bene ad avere dubitato delle mie parole, Padre. Vedi, il mio vero nome è Taul, e...>> Indovina un po’, vecchio! <<… sono qui per ucciderti>>.


<<E quindi il tuo piano consisterebbe nel farli scivolare sul marmo bagnato dei gradini? Che grande stratega, complimenti Poll!>> Disse Racky con un palese sarcasmo.

<<Non abbiamo molta scelta Racky, la scale sono strette, faremo cadere i due davanti cosi che trascineranno quelli dietro di loro, con quelle armature pesanti sarà difficile rialzarsi. Fatto ciò correremo dentro dal capo, e in tre riusciremo a tenergli testa per scappare. Può funzionare>>

<<Deve funzionare>> Ribattè Racky. La pioggia si era fatta molto pesante ma rispetto a prima non sembrava dare segni di peggioramento. Sentirono il rumore delle gocce battere sulle armature argentate delle Guardie Clericali, il rumore si sentiva sempre di più man mano che salivano le scale in tutta fretta con lance e spade alle mani.

<<Pronto, Racky? Arrivano>>


Il prete si alzò furiosamente e capovolse il tavolo facendo cadere anche Taul che avendo i piedi su di esso finì gambe all’aria. Non me l’aspettavo. Agorius mirò subito alla porta ma inciampò su una gamba del tavolo e finì a terra anche lui.

<<Tu sia dannato!>> Gridò.

Taul se la stava prendendo spaventosamente comoda, sembrò quasi aver trovato la posizione ideale per addormentarsi. Tanto non mi scappi.

<<Io? E perché? Sto cosi bene, quello messo male qui sei tu. E’ stata tua l’idea di provare a fare un’avvincente fuga verso la salvezza. Ero disposto a fare una piacevole chiacchierata prima di finire il tutto>>

Agorius si alzò a stento e si appoggiò al bancone della cucina guardandosi in giro in cerca di qualcosa. Taul fece un sospiro e iniziò lentamente a rimettersi in piedi.

<<Stai forse cercando qualcosa simile a questo, Padre?>> Disse tirando fuori dal mantello un coltello a uncino parecchio grande. Il prete urlò dallo spavento e prese la prima forchetta che trovò per poi dirigersi verso la porta.

<<Una forchetta? Per favore non farmi ridere>> Fece Taul prendendosi gioco della sua preda.

Agorius superò la porta e corse verso la navata centrale della chiesa. Mi sta venendo a noia, meglio sbrigarsi. Taul iniziò a inseguirlo a passo svelto.

<<Aiuto! Aiuto!>> Ad Agorius vennero le lacrime agli occhi.

<<Non c’è nessuno qui!>> Urlò Taul distruggendo le speranze del prete.

Ormai per quanto potesse correre la sua età si faceva sentire, a questo punto sfinito si nascose in un confessionale e chiuse la porticina, tenne ben salda la maniglia con entrambe le mani.

<<Oh andiamo non rendere il tutto più difficile, esci da li>> Disse Taul ridendo. Si avvicinò ad aprire la porticina ma c’era il prete che con tutte le sue forze la stava tirando verso di se per non farlo entrare.

<<Dai apri, giuro che farò in fretta!>> Con il tono di uno che sembrava divertirsi parecchio.

<<Sadico bastardo! Demonio! Finirai all’inferno!>> Gridò il prete con tutte le sue forze. Taul arrivò a percepire che le braccia di Agorius stavano cedendo, cosi tirò ancora più forte e riuscì ad aprire la porta. Lo afferrò per la veste e lo trascinò fuori dal confessionale, lo alzò e lo lanciò verso le panche, sentì qualcosa rompersi. Forse il braccio.

<<Mi spiace padre, mi hanno dato un buon anticipo, donerò una piccola parte dei soldi che mi spettano a lavoro ultimato a questa chiesa, adesso puoi morire felice?>>

<<Psicopatico…>> Sussurrò Agorius.

Taul alzò la mano che impugnava il coltello pronto da affondare nel cuore del prete. Addio. Il vecchio si mise a ridere e Taul fermò il coltello a pochi centimetri dal petto. Ne ho viste molte di reazioni di fronte alla morte: rabbia, spavento, dolore, tristezza… Ma l’allegria mi è nuova, eppure poco fa era disperato, che mistero l’Uomo.

Il prete si calmò un po’ e col sorriso in volto prese a parlare.

<<Pensi che finirà cosi, come vuoi tu? La stessa fine toccherà a te, la differenza è che io sono destinato al paradiso e tu all’inferno, cane!>>

<<Tu al paradiso? Secondo chi mi ha assoldato ti meriti tutto tranne quello>> Come me del resto.

<<Tu non sai niente a riguardo, assassino, ti sei immischiato in qualcosa di troppo grande per te, adesso… saranno già qui…Argh!>> Chi? Gli scomparì il sorriso e fece una smorfia di dolore toccandosi le costole. Allora era qualche costola.

<<Chi sarà qui? Chi sta venendo? Parla!>> Gli diede un colpo in testa col manico del coltello.

<<Sei finito… a quanto pare mi hanno usato… ho fatto da esca…>> Il sangue gli colò sugli occhi e di conseguenza li chiuse per non incominciare a vedere rosso.

<<Di che diamine stai parlando?>> Non la vedo per niente bene…


Poll lanciò contemporaneamente i due coltelli addosso alle guardie ormai nel raggio di tiro. Un coltello colpì sull’elmo una guardia, poco sopra il sopracciglio, se fosse stato più alto di un paio di centimetri adesso avrebbe un solo occhio buono. Questo non fece nessun effetto sull’uomo e continuò a correre in direzione di Poll e Racky. L’altro coltello fu un lancio più fortunato e colpi alla gola l’uomo con lo stocco che cadde all’indietro rovinosamente col sangue che schizzava dal collo dipingendo le gocce di pioggia di rosso. Provò a cercare un appiglio col braccio per evitare di cadere, ma ottenne solo di portare il suo collega con se e cascarono insieme trascinandone un terzo con loro a faccia a terra sul marmo. I tre rotolarono giù per la scalinata.

<<Cazzo!>> Gridò una guardia che si voltò indietro per guardare i suoi amici cadere giù.

<<Avanti! Avanti!>> Urlò quello fortunato in altezza.

<<Le cose non sono andate come previsto Poll! Non sono caduti tutti!>> Disse deluso Racky

<<Sono lenti e impacciati, possiamo combatterli>> Rispose Poll non molto convinto.

Racky e Poll indietreggiarono insieme e senza accorgersene erano arrivati a un paio di metri dalla porta in legno della chiesa. Le guardie avevano superato le scale, avevano alzato gli scudi e incominciarono ad avanzare lentamente verso di loro. Lancia andò sulla sinistra di Racky, che si trovava sulla destra di Poll, in mezzo avanzò Mazza Chiodata e sulla destra di Poll si fece avanti Spada Lunga. I due erano con le spalle alla porta, se avessero provato ad aprirla si sarebbero trovati subito le guardie addosso. Racky cercò di prendere tempo sperando che arrivasse Taul in loro aiuto.

<<Non ci chiedete se vogliamo arrenderci?>> Si rese conto però che se avesse preso tempo sarebbero tornati gli uomini caduti giù dalle scale prima o poi. Però avrebbe preferito essere tre contro cinque contando sulle abilità del capo piuttosto che fare un due contro tre. <<Siamo disposti a parl - >> Fu interrotto da Lancia che gli lanciò addosso il giavellotto. Racky schivò appena in tempo spostando subito la testa a destra, la lancia si conficcò sulla porta della chiesa mancandolo per poco all’orecchio. Racky non perse tempo e partì all’attacco di Lancia che stava ancora estraendo la spada, ma Mazza Chiodata si mise in mezzo e gli diede un colpo di scudo che lo fece oscillare all’indietro. Lancia aveva estratto la daga. Poll vide che il combattimento si era diviso in due parti: Racky se la sarebbe vista contro Daga e Mazza Chiodata e Poll contro Spada Lunga. Gli rimanevano solo tre coltelli da lancio. Riflettè sul come fronteggiare quel nemico robusto il doppio di lui e corazzato il quadruplo, contro quello spadone la sua armatura in pelle era inutile come un’armatura pesante su un arciere. Le uniche parti del corpo non coperte dall’armatura erano gli occhi, il collo, sotto le ascelle, i gomiti, le mani, i piedi, tutto il retro delle gambe e la maggior parte del viso tranne che per il naso. “Si può fare” pensò.

Estrasse due coltellini, uno lo lanciò a Mazza Chiodata e lo prese in pieno sul piede, il quale sembrò sentirlo appena, fece solo una smorfia di dolore ma nient’altro, però questo permise a Racky di riprovare a caricare col pugnale.

<<Sono io il tuo avversario!>> Urlò Spada Lunga.

Poll lo sapeva benissimo, e per dargli conferma gli lanciò addosso l’altro coltello rimasto, senza mirare con troppa attenzione, l’obiettivo era solo avvicinarsi il più possibile. Spada Lunga deviò il coltello con lo scudo, ma appena lo abbassò si ritrovò Poll addosso con l’ultimo pugnale rimasto nella mano sinistra. Racky nel frattempo se la stava vedendo brutta, Daga sembrava in perfetta sincronia con Mazza Chiodata, si alternavano nella difesa e nell’attacco, era come una danza in sincrono, riuscì a trovare un’apertura tra lo scudo e la guardia e calciò via Mazza Chiodata che cadde a terra probabilmente per il troppo peso dell’armatura, con un coltello nel piede ci avrebbe messo un po’ a rialzarsi. Daga senza il suo compagno a difenderlo si era fatto più piccolo, stava indietreggiando. Racky avanzò per fronteggiarlo ancora una volta ma sentì la voce di Poll e girò lo sguardo verso di lui, lo vide disarmato, però in compenso notò che il suo ultimo pugnale a disposizione era conficcato quasi tutto sotto l’ascella di Spada Lunga.

<<Ora! Approfittiamone per entrare! Presto!>> Sbraitò Poll.

Racky non se lo fece ripetere due volte e corse subito ad aprire la porta, prendendo prima la lancia di Daga conficcata nella porta e lanciando il pugnale a Poll.

<<Tu usa questo!>>

Poll lo prese al volo, una volta entrati si chiusero subito le porte dietro e bloccarono l’entrata con la lancia. Sentirono i passi delle guardie salire i gradini della chiesa, sarebbero arrivati da un momento all’altro.


Taul sentì il rumore di un combattimento fuori la chiesa e vide che c’era la punta di una lancia conficcata nella porta. Cosa diavolo sta succedendo?

<<Eccoli! Sono loro! Sei finito ormai!>> Agorius ormai era andato, continuava a ridere e a piangere disperatamente. Taul lo scrollò per la veste e lo interrogò.

<<Hai detto che eri un’esca! Quindi qualcuno sapeva del nostro arrivo? Era una trappola? Parla stronzo!>> Taul era andato in panico, quando le cose non vanno come previsto capita spesso.

Maledizione! Maledizione! Maledizione!

<<Conosci la punizione per l’assassinio di un membro della Chiesa, vero?>> Disse a bassa voce Agorius.

<<Che? La punizione? Non mi dirai che quelli fuori sono...>>

<<Si, Signor Taul, sono Guardie Clericali, la situazione si è invertita, vero?>>

<<Finché non ti uccido sarà considerata solo come aggressione!>> Tentò Taul per cercare un motivo per ridurre il peso delle sue azioni.

<<Ma tu mi hai ucciso, Taul, hai ucciso ferocemente e a sangue freddo un prete innocente amato da tutti i fedeli della zona nella sua stessa chiesa in una fredda notte>> Al prete venne un piccolo accenno di sorriso.

<<Ma che diavolo vai dicen - >>

La faccia di Taul venne bagnata di sangue e si fece indietro stupefatto per l’azione del prete. Si pulì gli occhi dal caldo liquido rosso e sgomento fissò Agorius. Si era infilzato la gola con la forchetta, l’aveva inserita fino al manico.

<<Brutto bastardo…>> Me l’hai proprio fatta.

Si girò di scatto verso l’entrata e vide entrare in fretta e furia Racky e Poll.

<<Capo! Siamo nei guai!>> Gli urlò dall’entrata della chiesa Racky

L’avevo intuito. Le guardie fuori la chiesa stavano provando a sfondare la porta. Poll vide la lancia piegarsi leggermente e capì che prima o poi si sarebbe spezzata, stavolta le guardie spinsero ancora più forte e Poll fu sbalzato via e l’arma si piegò ancora di più.

<<Cazzo! Racky dammi una mano! Mi sa che sono arrivate le altre guardie!>>

Racky stava a metà strada tra l’entrata e Taul, pensò di andare a vedere cosa fosse successo poiché lo vide pieno di sangue in faccia, ma le parole di Poll lo fecero tornare indietro.

<<Arrivo!>>

Taul si stava pulendo il viso con il mantello quando sentì dei passi dal transetto. Ce ne sono altri. <<Poll! Racky! Dobbiamo andarcene, stanno arrivando altre guardie!>>

Alla faccia di Racky oltre la fatica di bloccare le porte si aggiunse anche il terrore di venire completamente circondati dalle Guardie Clericali.

<<Come diavolo sono entrati?>> Urlò disperato.

Poll non sembrò meravigliato, si aspettava che fossero stati mandati più di un gruppo alla chiesa.

<<Saranno entrati dall’ingresso di servizio, dobbiamo andarcene ma se lasciamo la porta quelli la sfonderanno di sicuro>>

Sentirono un’altra botta e uno spadone infilzò la porta, colpì di striscio la guancia di Poll e gli tagliò anche delle ciocche dei suoi lunghi capelli. Racky si appoggiò alla porta con le spalle e con le mani afferrò la lama dello spadone per non permettere alla guardia di riprenderselo.

<<Adesso è mio, prova a riprenderlo!>> Gli uscì sangue dalle mani, il quale si mischiò a quello proveniente dalla guancia di Poll.

<<Poll, ti ho dato il coltello, vai ad aiutare Taul contro le guardie in arrivo, svelto!>>

<<Ma...>>

<<Li terrò a bada per il tempo necessario, corri!>> Lasciò andare lo spadone e si rimise a tenere la porta con entrambe le braccia. Poll fece cenno di aver capito, gli diede una pacca sulla spalla, impugnò saldamente il pugnale e corse verso Taul.

<<Capo, occupiamoci di loro, Racky sta pensando alla porta>>

Taul sembrava assorto nei suoi pensieri, ancora accanto al corpo di Agorius Flitt. Ha detto “esca”? Sapeva del mio arrivo? O forse… no… forse l’ha realizzato dopo… l’hanno usato probabilmente. Questo spiegherebbe l’arrivo di tutte queste Guardie Clericali, qualcuno ha parlato, qualcuno ci ha fregato, ma chi?

<<Capo! Taul, ripigliati! Dobbiamo farli fuori alla svelta, o Racky se la vedrà brutta!>>

Taul alzò lo sguardo prima verso Poll e poi verso Racky.

<<Si, si, hai ragione, muoviamoci>> Ci penserò dopo.

Le guardie entrate dall’ingresso di servizio arrivarono alla navata centrale, erano quattro. Uno aveva l’armatura dorata ed un elmo diverso rispetto agli altri. Era armato solo di uno stocco lungo, non portava scudo o armi di riserva come daghe o pugnali. Si fece avanti mentre le altre guardie rimasero indietro in attesa con lo scudo alzato.

<<Siete in arresto per aver ucciso Agorius Flitt, prete responsabile di questa chiesa nonché membro del Clero. Sarete presi in custodia e infine impiccati per aver eliminato un fedele servitore di Dio nella sua stessa casa! Arrendetevi!>> Gridò tutto composto Armatura Dorata.

<<E tu credi che dopo averci detto la nostra sorte in caso di resa, getteremo le nostre armi?>> Disse Taul.

<<L’etichetta mi impone di dire quello che ho detto, ma in effetti speravo vi rifiutaste>> Gli apparve in faccia un ghigno di sfida.

<<Te ne pentirai>> Sussurrò Taul mettendosi in posizione di combattimento.

<<Se vuoi dirmi qualcosa dimmelo con un tono di voce adatto a un uomo e non come una cagna impaurita!>>

<<Avvicinati allora!>> Taul incominciò ad avanzare lentamente verso Armatura Dorata con Poll poco più dietro di lui sulla sinistra.

<<E sia allora!>> Armatura Dorata estrasse lo stocco e fece lo stesso con i suoi uomini, Tappo dietro di lui, Lanciere e Pugnali alla sua destra. Avrebbero combattuto nel poco spazio che c’è tra la fila di panche sulla destra e la fila di panche sulla sinistra. Più o meno quattro metri di larghezza, non siamo in una delle situazioni migliori, siamo armati solo di pugnali. Combatteremo davanti al crocifisso, ci guarderai, Gesù? Giudicherai i nostri peccati e li valuterai durante questo scontro?

La pioggia si riusciva a sentire da dentro la chiesa. Ormai entrambe le parti erano pronte per iniziare lo scontro, mancava solo il momento giusto, il momento che avrebbe potuto fare la differenza, il momento che… All’improvviso si sentì un fortissimo tuono, e fu quello a determinare l’inizio dello scontro. Armatura Dorata si mosse per primo e fece un affondo impeccabile verso Taul che schivò sulla destra andando a sbattere sulla panca più vicina. Se fossi andato a sinistra sarei stato in mezzo a Poll. Non perse tempo e gridando continuò ad attaccare Armatura col coltello, ma quest’ultimo continuava a deviare, bloccare e schivare. Poll si trovò in difficoltà poiché gli furono subito addosso Pugnali e Lanciere, di cui il primo sembrava avere la sua stessa abilità con le armi da lancio, infatti si trovò ad abbassarsi per schivare il primo coltello, il secondo lo colpì alla spalla. Lo strappò e sorrise all’idea di avere due coltelli adesso, invece di uno solo.

<<Non sorriderei fossi in te>> Disse Lanciere che roteò la lancia dall’alto verso il basso come se volesse aprire in due Poll in un colpo solo.

<<Hai sbagliato mossa>> Gli disse Poll.

<<Che diav - >>

Dopo aver schivato di lato la lancia la tenne ferma col piede e col coltello estratto dalla spalla tagliò la gola a Lanciere. Pugnali sembrò spaventato e rimase a bocca aperta con un’espressione da cane bastonato. Taul stava piroettando tra una panca e l’altra per dividere Armatura Dorata e Tappo, il quale si rivelò più inetto di quanto sembrasse.


Racky vide lo spadone entrare e uscire dal legno delle porte ormai ridotto a brandelli più e più volte pregando sempre che la prossima volta non gli finisse in faccia. Continuava a resistere alle spinte degli uomini dall’altra parte, se non ci fosse stata la lancia a bloccare le maniglie non ce l’avrebbe fatta da solo, ringraziò con tutto se stesso Daga per avergliela gentilmente donata. Lo spadone entrò ancora e stavolta lo prese nell’orecchio destro e ne amputò il lobo.

<<Ah! Diamine!>> Disse a bassa voce per non farsi sentire dalle guardie dal lato opposto alla porta, per non fargli capire più o meno dove fosse. Si girò con la faccia e vide che Poll e Taul non se la stavano cavando male, vide il tizio con la lancia a terra in una pozza di sangue, e poco dopo osservò Taul saltare da una panchina all’altra, questo si buttò addosso a una guardia abbastanza bassa e notò il pugnale del capo entrargli da sotto la mandibola.

<<Si! Continuate cosi!>> Sperava solo di poter continuare a resistere il tempo necessario per ricevere aiuto.

<<Resisti, mia vecchia amica, mi fido della tua flessibilità>> Disse guardando la lancia, sua ancora di salvezza. Le guardie al lato opposto delle porta spinsero ancora più forte e la lancia si spezzò.

Prima di essere scaraventato via prese la parte della lancia con la punta e da terra la lanciò con tutte le forze che aveva addosso al primo che varcò l’entrata. Perforò l’armatura di Daga e gli trapassò il petto da parte a parte.

<<Riprenditela, bastardo!>>

Si alzò subito e corse più velocemente possibile verso Taul e Poll che ormai avevano dimezzato il numero dei loro avversari. Erano tre contro sei, se avessero avuto delle armi decenti avrebbero anche potuto provare a combattere, ma Poll era ferito e Racky sfinito oltre ad essere disarmato, l’unico ancora in grado di combattere era Taul, che si era trovato un avversario degno della bellissima e preziosa armatura che indossava. Per quanto Taul fosse abile nell’uso della maggior parte delle armi e nel muoversi sul campo di battaglia, Armatura Dorata lo era altrettanto e sapeva il fatto suo. Ha esperienza, poco ma sicuro. Dobbiamo filarcela ora che possiamo.

<<All’entrata di servizio, svelti!>> Gridò Taul ai compagni.

Armatura Dorata provò a prendere Taul per il mantello ma glielo strappò soltanto e si trovò in mano solo un inutile pezzo di stoffa. Poll e Taul scartarono Pugnali, uno sulla destra e l’altro sulla sinistra. Arrivò anche Racky che lo prese alla sprovvista e lo fece volare su una panca con un montate, si ruppe l’indice e il medio, non osò pensare in che condizioni fosse la mascella di quella guardia all’idea della forza di quel pugno. “Se io mi sono rotto due dita, a quello avrò fatto saltare una decina di denti”. Facendo una smorfia per il dolore si toccò la mano con l’altra come se avesse un qualche effetto curativo e raggiunse i suoi compagni all’entrata di servizio. Appena uscì notò che non pioveva più, il sole si intravedeva in lontananza dietro la collina lontana circa un chilometro, portò la mano sana davanti agli occhi per coprirsi dai raggi solari che lo stavano accecando.

<<Ma… cosa…>> Disse sbigottito.

Tutto a un tratto sentì un freddo improvviso al braccio, poco sopra il gomito e i raggi ripresero a colpirlo in faccia, cadde in ginocchio e alla sua sinistra vide un giovanotto con l’armatura da Guardia Clericale, a stento sembrava reggere uno spadone con entrambe le mani, stava tremando.

Racky lo guardò dritto negli occhi e il giovane sembrò spaventarsi e fece un incerto passo indietro, abbassando l’arma macchiata di sangue. Racky abbassò lo sguardo, i capelli gli caddero in avanti coprendolo nuovamente dal sole. Vide il suo braccio sull’erba, a bagnare la terra col suo stesso sangue. Urlò.



































2. I BUONI E I CATTIVI


Taul appena uscito dalla chiesa fu scaraventato a terra da un bestione alto due metri che lo placcò di lato, Poll lo seguì a terra poco dopo per una freccia nella coscia. Ci avevano davvero circondati, alla fine. E’ finita, non possiamo più combattere né scappare. Bestione diede un calcio in pancia a Taul e subito dopo lo colpì col tacco dello stivale sulla schiena, per assicurarsi che non scappasse. Ora puoi starne sicuro, non ti preoccupare. Gli portò con violenza le braccia dietro il bacino gli e unì i palmi delle mani, tirò fuori dalla sacca poco più di un metro di corda e iniziò a fare un cappio, lo fece passare sui polsi e lo strinse non troppo forte, ma quanto bastava per immobilizzare gli arti superiori. L’uomo si avvicinò all’orecchio di Taul.

<<Se provi a scappare, se provi a guardarmi storto, se dici qualcosa che non dovresti dire o se solo mi viene voglia, stringo il cappio più forte che posso e passati una ventina di minuti ti compariranno delle venature nere, non ci sarà stato afflusso di sangue per troppo tempo e le cellule moriranno, questo porterà alla necrosi e potrai dire addio alle tue mani>> Lo disse come se fosse una poesia imparata a memoria. Era alquanto preoccupante. Meglio non fare il simpaticone con questa gente.

La guardia strinse ancora di poco il cappio con la mano sinistra e con la destra premeva la faccia di Taul sull’erba.

<<Ci siamo capiti?>> Fece cercando conferma.

Taul non riusciva a rispondere avendo la bocca bloccata a terra piena di erba e fango. Si! Si! Ci siamo capiti, cazzo! La guardia agguantò i capelli di Taul e gli alzò la faccia da terra quanto bastava per parlare.

<<Intesi?>> Chiese la guardia.

Taul sputò la terra e l’erba che aveva in bocca e fece cenno di aver capito alla perfezione.

<<Intesi>>

Bestione sembrò contento della risposta e girò Taul pancia all’aria. Ah, adesso il cielo sembra schiarirsi finalmente, almeno non sto venendo bagnato dalla pioggia. L’assassino guardò in cielo e si rilassò completamente. La guardia lo prese dietro il collo per la veste e lo trascinò allontanandosi dalla chiesa. Taul si lasciò andare del tutto e cercò di riposarsi per quei pochi secondi che poteva. Vide Poll che veniva legato anche lui da una guardia più mingherlina e di sicuro pesante la metà di Bestione. Poll… Bastardo fortunato. Poi ci ripensò guardando la freccia conficcata nella gamba dell’amico. Mingherlino dovette usare tutte e due le braccia per riuscire a trascinare Poll. Racky comparve all’improvviso fuori la chiesa. Taul notò che il sole lo stava accecando e non aveva visto la guardia alla sua sinistra che stava per far calare la claymore su di lui.

<<No! Racky!>> Provò Taul per avvertire il compagno.

Si sentirono due suoni sordi e fulminei: la lama dello spadone conficcarsi nel terreno e il braccio di Racky che entrava in contatto col suolo. Mi spiace amico, è solo colpa mia, mi dispiace. Non sembrò accorgersene subito, ma non ci volle molto perché realizzò che ormai avrebbe vissuto con un solo braccio per il tempo che gli restava. Taul sentì l’amico urlare in preda al dolore e allo strazio. La guardia che lo privò per sempre del braccio gli diede un calcio in faccia e Racky sembrò svenire. Neanche Poll dava segni di essere sveglio. Ha perso troppo sangue sia dalla spalla che dalla coscia. Bestione si fermò e tirandolo per la veste lo alzò in piedi con una sola mano. Taul si trovò davanti Armatura Dorata e dietro di lui cosi tante Guardie Clericali che avrebbe fatto fatica a contarle tutte. C’erano dei carri coperti e dei cavalli bardati con dei cavalieri sopra che fissavano Taul con estremo disprezzo. Non resistette e gli scappò la prima fase che gli passò per la testa.

<<Se mi guardate tutti insieme mi farete arrossire, per Dio...>> E si mise a sorridere guardando dritto negli occhi Armatura Dorata, il quale non sembrò per niente ricambiare. Fece un ghigno di disprezzo verso Taul e gli diede un cazzotto dritto sulla guancia destra.

<<Non nominare invano il nome del nostro signore!>>

Me la sono cercata. Sarebbe caduto se Bestione non l’avesse tenuto. Gli uscì sangue dalla bocca e si sentì muovere qualcosa all’interno, sputò sull’erba e gli uscì un dente.

<<Io nella tua posizione non mi metterei a scherzare, assassino>> Disse Armatura Dorata tenendogli la mano stretta tra le guance, facendo prendere alla bocca la forma di quella di un pesce.

<<Non shono un asshasshino...>> Provò a farsi capire Taul.

<<Di questo ne parleremo dopo. Ah, e a proposito, fai ancora lo spiritoso e tagliamo anche l’altro braccio al tuo amico>> Lo minacciò la guardia dorata. Oggi vengo minacciato troppo spesso.

<<Non ti preoccupare, ho finito le cose da dire>>

Strattonò il volto di Taul da una parte all’altra un paio di volte, sembrava prenderci gusto a tormentarlo, infine lo lasciò e guardò Bestione.

<<Portalo nel carro>> Gli ordinò.

La guardia gli strinse il collo con la mano gigantesca che si trovava e lo fece arrivare a suon di spintoni al carro. Taul salì lo scalino per entrare, si fermò e si voltò per vedere cosa stessero facendo a Poll e a Racky. Vide che il primo lo stavano mettendo in un altro carro, e appena cercò Racky Bestione lo buttò dentro con una forte manata sulla schiena. Spero che almeno l’abbiano fasciato.

<<Siediti qui e aspetta>>

Taul non se lo fece ripetere due volte e si sedette subito sulla panca dal lato destro del mezzo.

<<Certo capo>>

Bestione sbuffò, si girò ed andò ad aiutare Mingherlino che sembrò in difficoltà nel mettere Poll sul carro.

<<Ehi! Non è che potresti slegarmi le mani? Giuro che non scappo!>> Gli urlò dietro Taul. L’omone di due metri sembrò non aver sentito. Meglio così. Sentì il rumore di tutte le guardie muoversi all’esterno. Staranno entrando in chiesa a vedere il macello che ho combinato. “Esca”, “Stanno arrivando”, “Mi hanno usato...”, cosa voleva dire il vecchio con quelle parole? Quel bastardo ha tirato le cuoia prima di dirmelo. Cosa sapeva?. Taul era terribilmente scomodo seduto con le mani legate dietro la schiena, così si sdraiò di lato sulla panca. Una scheggia in legno del carro gli finì su un dito e per il dolore strinse i denti ma facendolo sentì un male acuto ad uno dei molari e d’istinto aprì la bocca verso terra. No, non un altro… Entrò Armatura Dorata insieme a Bestione, il primo si sedette più vicino al posto del cocchiere, il secondo si sedette appena entrato vicino allo scalino. La guardia dorata guardò a terra e disgustato vide il molare di Taul.

<<Per un po’ mangerai zuppa, eh?>> Disse tutto contento.

<<Che ne avete fatto di Racky?>> Si rimise seduto sulla panca.

<<Chi?>>

<<L’uomo a cui avete tagliato il braccio!>> Sbottò Taul.

Bestione fece per alzarsi per dargli una lezione ma il suo superiore lo fermò semplicemente puntando la mano aperta verso di lui. Cos’è, adesso sei diventato un santo?

<<Sta bene, gli hanno fasciato la ferita, è ancora svenuto ma sopravviverà>>

Grazie al cielo. Taul sembrò calmarsi e si rilassò, guardò a terra e sospirò.

<<Ma se continuerà a vivere dipenderà solo da te>> Aggiunse Armatura.

<<Immaginavo l’avresti detto>> Rispose Taul mantenendo la testa bassa e lo sguardo a terra. Cosa ci avreste guadagnato dal curarlo e basta se no?

<<Iniziamo le presentazioni: hai l’ONORE...>> Evidenziò molto quella parola portandosi la mano destra sul petto e alzando il capo <<...di parlare con Scott Trend, Capitano delle Guardie Clericali di questa…>> Regione? <<… provincia>> Pff, che pallone gonfiato.

<<Bene, Scott, io sono Taul>> Rialzò lo sguardo verso Scott ma poi lo spostò subito su Bestione.

<<E lui?>> Non penso sia una guardia come le altre.

<<Lui?>> Chiese Scott. <<Lui è semplicemente il mio braccio destro, Jay>> Affermò con orgoglio il capitano.

<<E perché non è entrato con te nella chiesa? Da quanto mi ricordo ti sei portato dentro solo un provetto pagliaccio, un nano e un altro combattente di quart’ordine>>

<<Che domande, perché il meglio della mia guarnigione era qui fuori ad aspettarvi, se avessi portato i migliori con me sarebbe finito tutto subito, non trovi?>> Guardò fuori il carro in direzione del cocchiere. Taul aprì la bocca per parlare ma Scott non glielo permise.

<<Ehi tu! Siamo pronti?>>

<<Hanno difficoltà a recuperare il nostro uomo in fondo alle scale della chiesa!>> Poll, Racky, come diavolo avete fatto?

Scott si infastidì non poco a quella risposta e guardò male il cocchiere, il quale abbassò lo sguardo e provò a rasserenare il capitano.

<<Faremo il più in fretta possibile, signore!>>

<<Lo spero per voi>>

<<Vado ad aiutarli, signore!>> Disse probabilmente preferendo sgobbare per portare un uomo su per una lunga scalinata rispetto al parlare con Scott.

<<Santo cielo… Quanto ci vorrà per trasportare un uomo su per una scalinata? I tuoi amici non potevano semplicemente sgozzarlo e lasciarlo sui gradini davanti all’entrata?>> Disse scocciato Scott. Mise un ginocchio sopra l’altro, ci poggiò il gomito con la mano aperta verso l’alto e ci posò il mento. Non sembra gliene importi dei suoi uomini a questo presuntuoso capitano.

<<Ti vedo scocciato, Capitano>> Disse Taul sperando di irritarlo ancora di più, e infatti ci riuscì. Scott si scompose, sbattè prima il piede per terra sul legno della carrozza che quasi lo perforò e poi i pugni sulle ginocchia. Sembrò come se gli avessero proferito la cosa più brutta che si potesse dire ad un uomo, per ferirlo nell’orgoglio.

<<Certo che si dannazione! Quattro dei miei uomini sono morti e tre sono rimasti feriti a causa delle vostre azioni! Diamine!>>

Allora ci tiene anche se non sembra per niente.

<<Non ti contraddire, Capitano, hai detto di non aver portato i migliori perché volevi divertirti, o sbaglio? Se avessi davvero voluto evitare quelle morti avresti preso delle precauzioni>> Obiettò Taul. In effetti era cosi, Scott avrebbe potuto portare i migliori nell’edificio, avrebbe potuto terminare la faccenda già da subito, in chiesa. Scott si calmò e puntò l’indice verso l’alto.

<<Ordini dall’alto, non sono tenuto a dirti come stanno le cose>> Disse con aria stanca e svogliata Scott.

<<Quale razza di superiore manderebbe a combattere dei novellini contro degli assassini esperti?>>

Ops. Appena terminò la domanda Taul capì di essersi scavato la fossa, adesso mancava solo qualcuno che ce lo spingesse dentro. Si bloccò di colpo e divenne rigido come un palo, schizzò gli occhi da tutte le parti in cerca di una via di fuga. Dall’entrata del carro? No… c’è Jay la Montagna… mi girerei e salterei giù se non ci fosse il tendone… Magari… Ma poi realizzò che in ballo c’erano le vite dei suoi compagni, e che si trovavano in questa situazione a causa sua. Me l’avevano detto di non perdere tempo, maledizione, me l’avevano detto, dovevo entrare e uccidere quel prete subito, appena me lo vidi spuntare alle spalle, ma no… io volevo divertirmi un po’… volevo… Scotte si mise a ridere.

<<Non mi sembri molto sveglio, signor assassino, ma non ti preoccupare, non ci voleva molto per capirlo, lo sapevamo già che qualcuno vi ha pagato per uccidere Agorius e che quindi voi tre siete dei sicari, mi chiedo solo… Perché voi? Perché? Voglio dire… siete bravi a combattere da come ho visto, non tanto quanto me ovviamente, ma non mi sembrate molto svegli, per esempio perché controllare un entrata soltanto invece di due?>> Sembrò davvero curioso dalla risposta.

<<Per noi era un lavoro come un altro, ci è capitato altre volte di venire ingaggiati per uccidere preti, i cui nomi ovviamente moriranno nella tomba con me. Non ci aspettavamo un’intera guarnigione di cani del clero addosso per questo semplice assassinio. Chiamano noi perché siamo i migliori>> Disse con fermezza Taul.

L’espressione di Scott si fece un po’ più seria e si ingobbì poggiando i gomiti sulle ginocchia e unendo le mani come per pregare.

<<Non ti vantare>> Senti chi parla.

<<Non era mia intenzione>> Si difese Taul.

<<Saper uccidere non è un talento, non è per niente un dono, è una maledizione, esiste l’arte della spada e l’arte del combattimento in generale per fronteggiare un nemico del popolo, come nelle guerre, nelle crociate, ma quello che fate voi… Quello che fate voi è togliere la vita alle persone in modo brutale e bestiale. C’è chi combatte per la propria famiglia, per la propria donna, i propri figli…>> Tornò indietro con la schiena e si mise dritto come un fuso, si tolse l’elmo, chiuse la mano destra e se la portò sul cuore <<… per il proprio paese. Non ci sono abilità come il “saper uccidere bene” qualcuno, ci sono solo le uccisioni per un motivo valido e per il proprio tornaconto. Dimmi Taul tu per che cosa uccidi i tuoi obiettivi?>> Gli domandò fissandolo dritto negli occhi.

Taul mantenne lo sguardo con lui, fisso sugli occhi azzurri del capitano. Sembravano l’uno l’opposto dell’altro: Scott con i capelli biondi e occhi azzurri, armatura dorata, buon valori, un motivo per combattere che non fosse il denaro, principi patriottici; Taul con i capelli e gli occhi neri, con un paio di cicatrici in volto, vestito con una leggera armatura in pelle e sopra di essa una sporca veste mezza strappata, sporco di sangue in faccia, che combatteva solo se la paga era abbastanza.

Taul sapeva la risposta a quella domanda, ma dopo quel discorso da parte del capitano, non potè semplicemente rispondere quello che avrebbe detto a chiunque altro. Decise di non rispondere, e spostò lo sguardo verso il cocchiere. Questa battaglia l’hai vinta tu, Scott.

<<Come immaginavo, per te valgono solo i soldi>> Scott sperò in qualche parola in propria difesa da parte di Taul, ma capì che ormai l’aveva sconfitto nel profondo della sua dignità. Il cocchiere si mise a sedere e si girò verso col volto verso l’interno della carrozza.

<<Signore, abbiamo raccolto tutti i corpi delle guardie e medicato i feriti>>

<<E Agorius Flitt?>> Chiese Scott.

Il cocchiere sembrò confuso.

<<Il prete, cazzo! Il prete! Il suo corpo? Avete preso anche quello?>> Il capitano sembrò arrabbiato parecchio. Il cocchiere si spaventò e si allontanò per quanto fosse possibile farlo senza cadere giù dal carro.

<<Mi scusi signore. Si, abbiamo preso anche il corpo di… Aggris… Fill… >> Disse incerto il cocchiere.

Scott si portò le mani alle tempie e incominciò a massaggiarle infastidito.

<<Deficiente...>> Sussurrò a bassa voce.

<<Signore?>> Deficiente sembrò non aver capito.

<<Se siamo pronti partiamo subito per Makestria, li portiamo dall’Alto Vescovo>>

<<Si, signore>>

Deficiente finalmente riprese a fare l’unica cosa che gli riusciva bene, manovrare un carro. Siamo in testa al convoglio, davanti non vedo nessun altro, questo significa che Racky e Poll sono dietro di me. Taul sentì il nome dell’Alto Vescovo, all’inizio ne sembrò stupito. Alto Vescovo? Merito l’attenzione di uno dei membri più importanti del Clero? Ma poi si ricredette. Beh, in realtà non è cosi strano, ho ucciso uno dei candidati per il posto di Vescovo a Makestria, anzi, pensano che sia stato io ad ucciderlo. Il carro iniziò a muoversi. Alcune guardie entrarono nei carri restanti ed altre invece si misero in fila per due, pronte a marciare. L’intero convoglio iniziò a muoversi e a scendere la collina dalla quale erano venuti. Il percorso non era dei migliori, reso fangoso e scivoloso a causa della pioggia. Scott fece un cenno a Jay, l’omone si alzò ingobbito per non sbattere la testa sul telo bianco del carro, e si diresse da Taul, estrasse il coltello e avvicinò la mano libera verso di lui. Ecco, lo sapevo, è cosi che finirà, me lo merito, ucciso in un carro da quattro soldi da una Guardia Clericale in una cittadina in mezzo al nulla, sono solo un fastidio per loro. Tanto vale eliminarmi subito e inventare una scusa da dire all’Alto Vescovo. Deglutì, chiuse gli occhi, stava tremando, si ritenne pronto ad accettare il suo destino. Jay lo prese per il colletto dell’armatura e lo girò dall’altra parte. Non alla gola, ti prego! Strinse i denti e le palpebre, se la stava facendo sotto quasi letteralmente dalla paura, quasi. Udì uno strappo intorno alle mani e se le sentì libere, però gli si erano addormentate le braccia e muoverle gli portava dolore fino alle spalle.

<<Ci metteremo mezza giornata fino a Makestria>> Disse Scott.

<<Se ti tenessi legate le mani per tutto questo tempo la necrosi sarebbe inevitabile>> Aggiunse Jay.

Taul fece un gran sospiro e gli spuntò un sorriso a trentadue denti, aveva frainteso tutto. Non è ancora la mia ora. Rilassò tutto il corpo e si appoggiò alla tenda del carro con la schiena. Scott si accorse dell’aria di felicità attorno l’assassino. “Adesso che ha le mani libere vorrà scappare” pensò.

Si portò la mano destra sull’elsa dello stocco e continuò a tener d’occhio Taul, questo se ne accorse.

<<Non ti preoccupare, capitano, non scappo, le tue abilità da provetto spadaccino mi spaventano troppo>> Fece Taul tutto contento.

Jay guardò Scott e lui ricambiò.

<<Legagli i piedi>> Ordinò il capitano.


Poll si svegliò sdraiato su una panca che continuava a tremare, solo dopo si rese conto che era su un carro in movimento. Aveva le mani legate per niente strettamente da una corda, se avesse usato un po’ di forza e tirato si sarebbe liberato, notò che qualcosa gli avvolgeva saldamente la coscia ferita, immaginò che fosse una benda, stessa cosa sulla spalla, ne aveva anche una che passava da sotto la mandibola e gli avvolgeva tutta la testa, pregò che fosse per il taglio sulla guancia e non qualcos’altro, era svenuto dopotutto, gli avrebbero potuto fare chissà cosa. In fatto di compagnie fu più sfortunato di Taul: sulla panca opposta alla sua c’era un giovanotto con le mani appoggiate sull’elsa di quella che gli ricordava una claymore, sporca di sangue dalla metà in su, accanto a lui c’era Pugnali e alla sua destra Mazza Chiodata con il piede fasciato. Decise di bocciare l’idea di una possibile fuga. Taul in quel momento avrebbe potuto fare qualche intervento spiritoso sulla ferita di Mazza Chiodata, sulle abilità di Pugnali e sull’esile corporatura di Claymore, ma proprio perché non lo era decise di stare zitto. Ipotizzò fosse meglio non parlare con le persone alla quale aveva ucciso un paio di compagni. Nessuno lo stava guardando, così ne approfittò e chiuse gli occhi per fingere di dormire. Si accorse però che aveva veramente sonno e un paio di minuti dopo si addormentò.


<<Oh, andiamo…>> Disse in tono deluso Taul.

Il gigante lo guardò e gli fece vedere l’altro pezzo di corda. Ma quante ne hai in quella sacca?

<<Sempre meglio che alle mani>> Fece Jay per confortarlo.

Adesso che si avvicina potrei dargli una ginocchiata in faccia, ah… no… ha ancora il casco, quello che ci rimetterebbe sarei io… Meglio lasciar perdere, hanno Poll e Racky. Taul si arrese e unì addirittura i piedi di sua spontanea volontà, per semplificare il lavoro a Jay. Si mise in ginocchio per fare il nodo. Il cappio non lo strinse molto ma neanche poco, quanto bastava per farlo saltellare come un coniglio se qualcosa fosse andato storto.

<<Ma che ti passa per la mente?!>> Sbottò tutto a un tratto Scott.

Jay aveva appena finito il nodo e si stava rialzando, ma sia per uno scossone del carro che per lo spavento preso a causa del capitano ritornò in ginocchio.

<<Signore?>> Fece l’omone temendo si riferisse a lui.

<<Non tu, Jay!>>

<<Ah… Mi scusi…>> Disse a bassa voce. Si rimise a sedere, sembrò essere stato ferito dritto al cuore.

<<Che cazzo ti salta in mente? Andare in giro tutto tranquillo ad uccidere preti, in un periodo come questo…>>

Alterna fasi di calma e di ira molto spesso, non è un bene per una persona con il suo grado. Si rilassò per l’ennesima volta sul telo bianco e sospirò. Abbassò lo sguardo e si mise la faccia tra le mani.

<<Lo vuoi capire che siamo in guerra? Non riusciamo a distinguere chi muore a causa di sicari del Yelland e chi invece da mercenari qualsiasi come voi>> Disse quasi disperato Scott.

Alzò lo sguardo e con tutta la sincerità che una persona potesse avere in anima e corpo, fece la domanda più scontata di tutte:

<<Perché?>>

<<Mi hanno dato un buon anticipo, l’ho usato bene ubriacandomi coi miei amici nella locanda della città due giorni prima di andare a far visita ad Agorius>> Rispose seccamente Taul. Eccolo che arriva.

Scott perse le staffe nuovamente e si alzò per quanto potesse in un carro alto un metro e mezzo. Si è incazzato di nuovo.

<<Metti in pericolo il tuo paese, te lo ripeto, c’è una guerra in corso, stiamo perdendo, non lo capisci? Non ci aiuti ammazzando i candidati alle nuove nomine Vescoviane>>

Taul lo sapeva più di lui che quello che faceva era sbagliato, ma pensava che questi errori fossero compensati dal denaro che guadagnava col proprio lavoro sporco. Si sentì ancora sconfitto verbalmente dal capitano, che nel campo dell’oratoria gli sembrò più bravo di lui, o forse semplicemente diceva le cose giuste. Taul distolse lo sguardo e si ingobbì per vedere meglio il sentiero davanti al carro.

<<Non sono affari miei>> Si limitò a dire Taul. Hai ragione, Scott, la verità è che sono un egoista in preda alla cupidigia, uccido la gente per soldi perché è l’unica cosa che so fare, ma non posso ammetterlo anche se è la dura verità.

Scott sbuffò e lo mandò al diavolo con un gesto della mano.

<<Verrai giudicato adeguatamente a Makestria>>

Taul non aggiunse altro, era consapevole che la pena per l’omicidio di un membro del clero sarebbe stata l’impiccagione nella piazza pubblica della città e la marchiatura da eretico, come nemico dello stato. Non farmi ridere Scott, sappiamo entrambi quale sarà l’esito del verdetto. Il carro passò sulla strada pavimentata e smise di traballare, incominciarono a sentirsi gli zoccoli dei cavalli. Scott diede una pacca sulla spalla a Deficiente.

<<Finalmente, eh? Ce ne hai messo di tempo per uscire da quel sentiero!>>

Deficiente si fece tutto piccolo sul proprio posto.

<<S-Si, Signore>> Disse umilmente.

<<Bene, portaci a Makestria>>


Poll fu svegliato dal rumore degli zoccoli dei cavalli sulla strada con ciottoli. Gli scappò uno sbadiglio e presero a guardarlo tutti. Non sapeva cosa provassero quegli uomini verso di lui: odio? Rabbia? Pietà? Vendetta? Gli sembrò il minimo per le rogne che gli aveva causato, per i compagni uccisi e per quelli feriti, tra cui Mazza Chiodata. Si ricordò anche di Pugnali il quale entrò con il secondo gruppo dall’entrata di servizio con Armatura Dorata. Aveva sgozzato la gola all’amico lanciere proprio di fronte a lui. Ma poi vide Claymore e non lo riconobbe, non l’aveva visto né in chiesa né fuori prima di bloccare la porta, si chiese quindi il perché la sua lama fosse imbrattata di sangue, in grande quantità. Il battito cardiaco gli accelerò temendo che fosse di Racky o Taul. Si alzò subito e si rimise seduto per quanto veloce potesse farlo con le mani legate. Tutte e tre le guardie avevano portato le mani alle armi.

<<Come stanno i miei - >> Fu interrotto dal dolore lancinante alla coscia e il parlare gli provocava uno strazio alla guancia ferita. Si inarcò su se stesso per il tormento.

<<I tuoi amici stanno bene>> Disse Mazza Chiodata.

Poll guardò la claymore insanguinata e poi dritto negli occhi il ragazzo che la teneva tra la mani il quale distolse lo sguardo appena incrociò quello del sicario.

<<Cazzate>> Fece Poll avendo capito che non era vero.

Pugnali si levò il casco scoprendo la zucca pelata, e glielo lanciò dritto sulla fronte. Taul si fece indietro per il colpo subito, alle sue ferite si aggiunse un piccolo taglio sopra il sopracciglio destro.

Pugnali fece per parlare.

<<E i nostri, invece?! Come stanno i nostri compagni, eh?!>>


Racky si svegliò sdraiato a pancia e testa in giù su un cavallo. Il sangue gli era arrivato tutto al cervello, si mosse faticosamente per alzarla e vide il sole nel cielo. Era diventato completamente giorno, probabilmente le nove o le dieci di mattina. Accanto al cavallo marciavano due Guardie Clericali in fila, ordinati e composti come soldatini. Una donna di media età dai vestiti molto provocatori e con un ventaglio di stoffa rosa alla mano gli fece un sorriso malizioso. Era appoggiata al muro accanto alla porta di una locanda.

<<Ehi, ragazzoni!>> Portò la mano alla bocca e gli mandò un bacio.

Il più giovane delle due guardie fece un sorriso ebete verso di lei e la salutò alzando la lancia verso l’alto. L’altra guardia non ci fece caso. Una volta superata la cortigiana quest’ultimo gli si avvicinò e gli disse quello che in fondo sapeva anche il giovanotto.

<<Non te la puoi permettere>>

<<Lo so>> Disse dispiaciuto il giovane.

Sperò fosse solo un brutto sogno, un incubo causato dal troppo stress, ma presto si rese conto che le cose stavano proprio come pensava: aveva perso un braccio ed era preso prigioniero dalle Guardie Clericali, ipotizzò che Poll e il capo fossero nella stessa situazione.

<<Ehi…>> Fece Racky con un filo di voce.

Non lo sentirono.

<<Ehi… Acqua, per favore>> Si sforzò un po’ di più.

<<Ehi Ron, mi sa che si è svegliato>> Fece Giovane.

<<Si?>>

<<Si, ha detto qualcosa>>

<<Cosa?>>

<<Non lo so, qualcosa>>

<<Perché perdi tempo a dirmelo allora? Chiedigli che vuole>>

Giovane si avvicinò al cavallo.

<<Che hai detto?>>

<<Acqua…>>

<<Sembra che stia chiedendo dell’acqua, quelli nel carro davanti dovrebbero averla>> Disse Giovane girandosi verso Ron.

<<Agisci allora, vai e prendila>> Fece seccato l’altra guardia.


<<Dove siamo?>> Chiese Taul.

<<Siamo sempre più vicini alla tua punizione, ecco dove siamo>> Disse secco Scott.

<<Risparmiami il tuo odio, capitano>> Sbuffò. Se no va a finire che dovrò rispondere alle tue provocazioni.

<<Tsè…>> Ha appena fatto “Tsè”? Cosa sei capitano, una ragazzina adolescente? <<Siamo a Hok, la famosa città del commercio famosa per i suoi ampi mercati e lussuriosi negozi. Cinque ore più o meno per Makestria.>>

<<Era così difficile darmi subito questa risposta?>>

Adesso sclera di nuovo. Infatti Scott fece la faccia offesa e si preparò per fare una sfuriata delle sue, ma appena aprì bocca saltò sul carro in movimento qualcuno e aprì le tende, era una guardia abbastanza giovane con appena qualche pelo sul mento.

<<Scusate il disturbo, avete dell’acqua?>>

Taul vide che dietro al loro carro c’era Racky posizionato scomodamente su un cavallo, sembrava mezzo sveglio. Mezzo morto… Aveva una fasciatura sul punto dove avrebbe dovuto essere l’altra parte del braccio, era macchiata tutta di sangue.

<<Ehi!>> Fece arrabbiato Taul.

Jay e Scott si misero in allerta mani alle armi, il giovanotto quasi non ci fece caso e lo fissò come per dire “Si? Che c’è?”.

<<Quell’uomo è ferito gravemente!>> Indicò Racky. <<La ferita si infetterà se non cambiate fasciatura almeno ogni ora, saranno passate tre ore da quando siamo partiti, non mi dirai mica che è la stessa fasciatura che gli avete messo alla chiesa, vero?>> Quello che si incazzò tanto per una volta non era il capitano.

Scott si alzò e gli abbassò il braccio con l’indice puntato verso l’amico.

<<Prenderò provvedimenti>> Lo rassicurò il capitano.

<<Lo spero>> Disse Taul minacciandolo con lo sguardo.

<<Jay>>

<<Si?>>

<<Occupatene tu>>

<<Si, capo>>

L’omone si alzò e fece cenno al giovane di spostarsi, questo ubbidì e si spostò di lato per farlo passare. Scott si rimise a sedere ma notò che la guardia stava ancora ferma sullo scalino del carro a fissarlo come un ebete.

<<Ebbene?>>

<<Ecco… Riguardo l’acqua?>>


Poll lo sapeva che era nel torto, non poteva pretendere il massimo delle cure verso i suoi amici quando lui aveva ucciso i compagni degli uomini che aveva di fronte, ma nonostante tutto era preoccupato per Racky e Taul.

<<Ditemi la verità, voi sapete come stanno i vostri compagni, io no>> Esigé Poll. <<Di chi è quel sangue sullo spadone?>> Si mise a fissare Claymore.

Il ragazzo sembrò intimorito e cercò aiuto voltandosi verso i compagni.

<<Non ti può fare niente questo assassino da quattro soldi, digli la verità, digli che abbiamo fatto al suo amichetto>> Disse Pugnali.

Claymore non se la sentiva, un ragazzo della sua età non poteva permettersi di portare il peso dell’odio di un sicario sulle spalle. Aveva amputato il braccio al suo amico, non l’avrebbe mai più avuto indietro, sarà costretto a vivere il resto della sua vita usando solo quello destro. La sua carriera da combattente era molto probabilmente finita, con un solo braccio in un duello si è a dir poco in svantaggio, non si può portare uno scudo, non si possono impugnare due armi, il corpo è sbilanciato e in caso di caduta il recupero si risulterà difficoltoso. Il ragazzo incominciò a tremare ma Pugnali gli mise una mano sulla spalla e grazie a quel gesto Claymore si calmò.

<<Gli ho - >> Fu interrotto da Mazza Chiodata.

<<Gli ha amputato un braccio a quel bastardo, mi spiace solo non avere avuto l’onore di farlo personalmente>>

Poll si meravigliò un attimo per la risposta, ma in realtà si aspettava di peggio, pensava che avessero ucciso Racky o Taul, o persino entrambi.

<<A chi dei due?>>

<<La carogna con i capelli castano chiaro, gli manca anche il lobo di una delle orecchie se non mi sbaglio>> Fece Pugnali.

Poll pensò subito a Racky temendo per il suo futuro, in quelle condizioni in un mondo come questo è difficile vivere. Ma si rasserenò per il solo fatto che fosse ancora vivo, non aveva dimenticato ciò che aveva fatto per lui in chiesa: resse da solo le porte d’ingresso contro cinque Guardie Clericali per il tempo necessario a farci affrontare le altre in arrivo. Claymore abbassò la testa e strinse lo spadone a se.

<<Mi dispiace>>

Mazza Chiodata andò su tutte le furie. Non credeva alle sue orecchie.

<<Cosa? Ti dispiace? Hai appena detto “Mi dispiace”?>>

Pugnali fece cenno a Mazza di rimettersi a sedere.

<<Vaffanculo tu!>> Lo mandò a quel paese.

<<Io penso che un solo braccio sia un prezzo troppo basso da pagare per aver ucciso quattro dei nostri, no?>> Cercò conferma nei suoi compagni seduti accanto a lui.

Poll concordava con lui, era giusto quello che diceva, un solo braccio per quattro uomini era troppo ingiusto, ma nel suo modo di vedere egoista era contento per l’amico ancora in vita, ma dispiaciuto per gli avversari allo stesso tempo. Sapeva cosa stavano provando, soprattutto Mazza Chiodata, pensò che probabilmente una delle Guardie Clericali morte fosse un suo amico.

<<Non ti preoccupare, riceveranno quello che si meritano alla capitale>> Lo rassicurò Pugnali

<<Già, appena arriviamo a Makestria vi ridaremo tutto con gli interessi>> Disse felicemente Mazza Chiodata

<<Un ultima cosa… se permettete>> Aggiunse Poll.

<<Che sia davvero l’ultima>> Gli ringhiò Mazza.

<<Il braccio destro o sinistro?>>

Mazza e Pugnali si guardarono per cercare la risposta, ma a quanto pareva non la sapevano, così presero a fissare Claymore per venirne a conoscenza.

<<Ecco… credo… il destro… anzi, no, il sinistro. Si, il sinistro>>

<<Spero proprio che il tuo amico fosse mancino…>> Intervenne Mazza.

<<Già>> Lo supportò Pugnali

<<Si, era mancino>>

Poll disse una bugia, ma pensò che fosse meglio dirgli quello che volevano. Conoscendo Racky una volta rivisti gli dirà “Wao amico, se mi avesse affettato il destro adesso sarei nei guai” con un bel sorriso sulla faccia. Mazza Chiodata si rimise a sedere.

<<Ha avuto quello che si meritava>>

Poll dall’espressione di Claymore capì tutto.

<<Fossi stato in te, ragazzo, avrei fatto la stessa cosa, anzi, gli avrei tagliato anche l’altro>> Gli disse Poll facendo un sorriso a trentadue denti. Far sentire in colpa uno di quell’età gli sembrava proprio una cosa da non fare.

Claymore fece un lieve cenno con la testa per fargli capire di aver inteso.

<<Bene>> Fece soddisfatto Poll.

<<Non sorridere, assassino>> Proferì Pugnali. <<Ricordati che qui i Buoni siamo noi>>







































3. SOLO L’INIZIO


Il convoglio guidato dal capitano delle Guardie Clericali di provincia, Scott Trend, uscì dalla città di Hok tre ore dopo esserci entrato. Ci furono ritardi nella tabella di marcia a causa delle estese bancarelle di mercanti in mezzo alle strade. Taul pensò ci fosse lo zampino di Dio. Apprezzo che tu stia aumentando il mio tempo a disposizione, Dio, ma non ti scomodare a farmene guadagnare di più, dico sul serio. Il destino di un uomo, ciò che gli spetta per le proprie azioni, può al massimo essere ritardato, ma mai evitato. Se quello che mi spetta è l’impiccagione in piazza… che sia, facciamola finita.

<<Ti vedo giù di morale, sicario. Per caso stai sperando che la tua vita prenda una piega migliore all’improvviso?>> Lo infastidì Scott con il suo solito comportamento.

<<No, capitano, stavo riflettendo sul mio destino, sul futuro>> Ammise scoraggiato.

<<Non c’è molto da dire a riguardo, il tuo destino è la morte, punto. Appena arriviamo alla capitale ti terranno in cella uno o due giorni, ti faranno delle domande, e se non darai delle risposte adeguate ti tortureranno, dopo ciò verrai giudicato e di sicuro impiccato, a parer mio. Ti serve sapere altro?>>

<<No, grazie capitano, ora so ciò che mi aspetta>> Disse sarcasticamente Taul.

<<Prego>> Scott non sembrò afferrare il sarcasmo.

La città di Hok ormai si allontanava sempre di più e diventava maggiormente piccola man mano che il carro avanza sulla collina.

<<Signore, siamo quasi arrivati a Makestria, si vedrà a breve dalla cima della collina, a quest’ora col tempo che c’è sarà un bello spettacolo>> Fece tutto sorridente il cocchiere girandosi verso Scott.

Da come lo disse sembrò aver percorso centinaia di volte quella strada. Aveva in faccia uno dei sorrisi più sinceri che Taul avesse mai visto e ne rimase stupito. Accidenti. A Scott sembrò non importargliene niente, ma in realtà ne era proprio curioso. Le poche volte che prese quella strada la attraversò di notte.

<<Pensa a guidare il carro, dei bei paesaggi e del sole alto nel cielo possiamo pensare in un altro momento, stiamo trasportando dei prigionieri>>

<<Scusi, signore>> Deluso, il cocchiere si rigirò verso la strada e il sorriso gli sparì.

Appena tornò seduto come prima, Scott si alzò lentamente senza farsi sentire per vedere il paesaggio che a breve sarebbe apparso da dietro la cima della collina. Taul lo notò ma non disse niente. E’ troppo orgoglioso per dare corda a uno dei suoi subordinati. A Jay sembrò non importare veramente del paesaggio e rimase seduto a braccia incrociate con gli occhi chiusi. Forse dorme. Taul si sarebbe unito a Scott ma aveva i piedi legati e avrebbe rischiato di cadere per lo squilibrio del carro in salita. Meglio così, se vedessi qualcosa di troppo bello rischierei di aggrapparmi troppo alla vita. Dal sorriso di Scott che si ingigantiva sempre di più, Taul capì che quella doveva essere proprio una vista spettacolare. Ah beh, sarà per un’altra vita. L’assassino si perse lo spettacolo scaturito dall’unione degli sforzi dell’uomo e di madre natura che avrebbe cambiato il suo senso di “bellezza”, ma Scott fu più fortunato. La città aveva le mura che erano alte come dieci caserme delle guardie messe una sopra l’altra, di notte non era mai riuscito ad accorgersene.

<<Makestria, capitale dello Stato del Clero, nonché la seconda città più grande del mondo conosciuto dopo Hallehic, nel continente oltreoceano di Pram>> Fece sapere a Taul.

<<Mi dica di più capitano>> Riprovò con il sarcasmo.

<<Città ospitante le più alte cariche ecclesiastiche e politiche dello stato, come l’Alto Vescovo, la Santa Madre, il Comandante dell’esercito e tutti i generali più importanti contro la guerra a nord>>

Scott per la seconda volta non afferrò l’umorismo nelle parole del sicario.

<<Mi spiace che non potrai visitarla tutta>> Concluse il capitano.

<<Perché, tu l’hai fatto?>>

<<No, tutte le volte che ci sono stato sono rimasto per non più di un paio di ore: per prelevare truppe, mandare un messaggio, ricevere ordini e altre cose di minore importanza, un eccellente spadaccino come me non ha tempo da sprecare come turista>>

<<Lo credo Scott, lo credo>> Lo assecondò Taul. Meglio non controbattere.

Dopo dieci minuti arrivarono ai cancelli in acciaio della città. Erano i più alti e grandi che Taul avesse mai visto in tutta la sua vita.

<<Come mai sono chiusi?>>

<<Non lo sai, assassino? Certo che no. Per precauzione in una guerra si controlla sempre chi esce e chi entra dalle città più importanti, come la capitale. E’ normale che qui ci siano i miliziani a controllare>>

Taul ovviamente sapeva della guerra, ma non cosa portasse dietro di preciso. Le guerre, le rivolte, il malcontento, la povertà, il sangue… Quella era la sua prima guerra, iniziata ormai da un paio di anni, che fece ripiombare lo Stato del Clero in battaglia dopo mezzo secolo di pace. Pensò a suo padre. Padre, tu l’hai vissuta in prima persona, la guerra, vero? La spada rovinata e lo scudo ammaccato ne sono la prova. Riposa in pace vecchio mio. Il carro si fermò davanti a una guardia che mostrò il palmo della mano al cocchiere.

<<Alt!>> Urlò.

Si avvicinò al mezzo e riprese a parlare.

<<Chiunque esce o entra dalla città va perquisito, in egual modo la merce che trasporta. Inoltre ditemi motivo della visita e per quanto rimarrete qui>> Disse in modo annoiato al cocchiere.

Altri soldati si stavano mobilitando pronti a perquisire i carri del convoglio.

<<Ecco… Trasportiamo tre - >> Iniziò il cocchiere che fu interrotto da Scott.

<<Trasportiamo tre assassini, destinati al giudizio dell’Alto Vescovo e alla punizione divina. Siamo Guardie Clericali, io sono Scott Trend, Capitano della provincia di Kazix>>

Il soldato fermò i suoi colleghi dal procedere nella perquisizione.

<<Ah, si, Capitano Trend, mi era stato detto del suo arrivo, non c’è bisogno della perquisizione, potete entrare. Aprite i portoni!>> Si girò e diede l’ordino ai soldati.

<<Jay, slegagli i piedi e legagli le mani, fra poco ci sarà da camminare>>

<<Si, capo>>

Il gigante aprì gli occhi lentamente, si alzò e incominciò a sciogliere il cappio.

<<Dove mi portate di preciso?>> Osò chiedere Taul avendo però paura della risposta.

<<Per ora ti portiamo al Palazzo Lautal, li ci diremo addio e verrai messo nelle mani di qualcuno più importante di me>> Rispose felicemente Scott.

<<Che peccato, capitano, mi sarebbe piaciuto diventare tuo amico, proprio un gran peccato>>

Questa volta stranamente capì il sarcasmo.

<<Non ho mai visto un uomo in vena di scherzi sapendo che a breve gli spetterà la morte, dico sul serio>>

Taul sembrò essersene dimenticato, era sempre riuscito a scamparla da tutte le situazioni difficili. Ma ora era come se solo nel suo immaginario avrebbe potuto scappare dalle grinfie delle Guardie Clericali e darsi alla macchia in un modo o nell’altro. Jay lo girò aggressivamente di lato per legargli le mani dietro alla schiena. Nonostante questo però la voglia di scherzare non gli passò. Adesso me ne rendo conto, proprio come Agorius Flitt, anche io ho una reazione alla morte molto diversa dal normale.

<<Ho un dejavu, anche tu, Jay?>>

<<Vale lo stesso discorso della prima volta, più mi sembri sospetto e più stringo la corda>>

<<Va bene, va bene, il capo sei tu qui>> Si rassegnò Taul.

Jay fece una faccia come se gli fosse stato detto che la terra in realtà è piatta. Tolse una mano dal nodo che stava finendo e indicò Scott.

<<Qui il capo è lui>>

Finì la corda e ritornò a sedere. Il carro riprese a muoversi ed attraversò gli immensi portoni della città, poco alla volta tutto il convoglio delle Guardie Clericali entrò in città. Se Hok era sembrata una città piena di persone, Makestria in confronto aveva le strade affollate il doppio. Procedevano lenti come se stessero strisciando. Dio, sei ancora tu? Insisti nel rallentare il mio destino?

Scott sembrò leggergli nella mente

<<Goditi questi ultimi momenti, Taul, rifletti sulla tua vita, cosi che tu possa morire in pace>>

Taul stette per fare una battuta a riguardo ma vide una certa sincerità e serietà nel volto di Scott.

<<Lo farò>>

Dopo aver attraversato mezza città arrivarono al Palazzo Lautal. Era un edificio alto quanto le mura, con le facciate color bianco piene di balconi abbelliti da fiori e finestre con le vetrate dei colori più disparati. In cima c’era una cupola di vetro dalla quale si poteva vedere tutta la città.

<<E’ il momento, assassino>> Disse Scott rimettendosi l’elmo.

<<Si, ma a che ti serve l’elmo?>> Fece incuriosito Taul.

<<Tsè, ti dimostri ignorante fino all’ultimo, eh? E’ una formalità, dinanzi all’Alto Vescovo ci si presenta con l’uniforme al completo>>

<<E perché?>>

<<”Perché”? Beh…>> Sembrò pensarci su un attimo. <<E’ una tradizione, un qualcosa che va fatto per buone maniere>>

<<Capito, allora mi sa che arrecherò profondo dispiacere in sua altezza se dovessi entrare con questi abiti luridi, o sbaglio?>> Abbassò la testa per guardarsi l’armatura in pelle con il colletto macchiato di sangue e la veste mezza stracciata.

<<Morirai felice sapendo di aver reso fastidio a qualcuno, vero?>> Sembrò aver capito tutto.

Taul rialzò la testa e guardandolo gli fece un cenno con la testa e sorrise. Proprio così.

<<Jay, tu resta con lui, vado a prendere gli altri prigionieri>>

Scott scese dal carro e Taul ne approfittò.

<<Finalmente soli, eh Jay?>>

Jay si alzò per stringergli il cappio alle mani.


Racky si svegliò sentendosi degli schiaffi sulla guancia destra. Aveva dormito per tutto il viaggio e non riusciva ad aprire gli occhi a causa dell’intenso sole.

<<Non si sveglia>> Disse Scott guardando la guardia.

<<A Hok si era svegliato, dopo aver bevuto si è riaddormentato subito>>

<<Non sarà morto dissanguato, vero?>>

<<Non credo…>> La guardia non era molto sicura della risposta.

Scott sospirò e provò con un ultimo schiaffo, ma stavolta tanto forte che mandò il braccio indietro per caricare il colpo. Racky aveva tutto il sangue al cervello essendo stato a testa in giù per mezza giornata. Appena rialzò la testa si beccò un ceffone che per poco non cadeva giù dal cavallo. Si portò l’unico braccio che gli rimaneva attorno alla testa per proteggersi, se ne aspettava altri.

<<Tranquillo, non sarò io il tuo carnefice. Voi due, aiutatelo a mettersi in piedi, deve camminare per entrare nel Palazzo>>

<<Si, signore>> Obbedirono i due.


Poll dopo mezza giornata di sguardi di odio, di vendetta e di rabbia da parte delle tre guardie che aveva di fronte fu davvero felice di lasciare finalmente quel carro. Scott aveva scostato le tende e gli aveva fatto cenno con la mano di scendere. Poll non aspettò un secondo di più e seguì il capitano.

<<Dove siamo?>> Gli chiese.

<<Palazzo Lauta, adesso rivedrai i tuoi amici, se vuoi un consiglio: digli addio adesso, probabilmente vi separeranno>>

<<Ne terrò conto, grazie>>

Poll continuò a seguire da dietro Scott e finalmente rivide i suoi compagni, Racky dava l’aria di uno che sarebbe caduto a terra da un momento all’altro, aveva perso troppo sangue, Taul era accanto a lui che lo aiutava a stare in piedi.

<<Capo, Racky!>> Aumentò il passo per avvicinarsi ai compagni ma Scott lo prese per la spalla.

<<Piano, assassino, piano, in teoria non potrei, ma vi concedo giusto un minuto, poi vi porto dentro>> Gli disse il capitano.

Scott pensò che chiunque, anche un mostro si merita di dire addio ai propri amici prima della fine.

<<Racky! Mio dio, amico>> Disse Poll guardando il moncherino di Racky.

Racky sembrò essere sul punto di svenire più e più volte. Stava sudando, la benda era piena di sangue e dall’orecchio gliene usciva altrettanto.

<<Non preoccuparti, Poll, starò bene, vedrai>> Lo rassicurò Racky con voce bassa, senza forza, come se anche il solo parlare rischiasse di farlo crollare.

Poll abbassò lo sguardo, non riusciva a reggere la vista dell’amico mutilato, strinse i denti e i pugni.

<<Ho sentito che ne hai portato uno all’altro mondo, o sbaglio?>> Provò per sdrammatizzare la situazione.

<<Hah! Ben fatto>> Aggiunse Taul.

<<Se avessi saputo che sarebbe stato questo il prezzo non l’avrei fatto>>

Piombò il silenzio, Poll e Taul non sapevano cosa dire, un “mi dispiace” non sarebbe servito a nulla, Taul vide che a Racky vennero gli occhi lucidi. Un arto tagliato non poteva essere ricucito, non poteva essere riattaccato al corpo tramite una qualche magia oscura, qualche rituale, o con qualche buona preghiera rivolta a Dio sperando in un miracolo. Racky ormai aveva perso il braccio sinistro, per sempre, sarà costretto a vivere il resto della sua vita col solo braccio destro, e questo lui lo sapeva.

<<Scusa, Racky. E’ solo colpa mia>> Si scusò Taul.

Proprio cosi, è colpa mia, se avessi preso il lavoro sul serio, se avessi ucciso Agorius appena lo vidi davanti al crocifisso, se solo li avessi ascoltati prima di entrare in chiesa… Me l’avevano detto, mi avevano detto di non perdere tempo, di fare quello che andava fatto alla svelta… Ma io non ci ho dato peso, mi sono preso gioco della mia vittima, dei miei compagni, e questa è la punizione. Il senso di colpa che avrò per il resto della mia vita, e il braccio sinistro di Racky che non avrà più per il resto della sua, queste due cose sono l’Intervento Divino del signore per sancire la mia punizione, una punizione meritata. Taul si aspettava un “Capo, non ti preoccupare, non è colpa tua” oppure “E’ stato un mio errore, non te ne dare colpe”. Il che avrebbe alleviato suo rimorso, ma Racky non disse nulla, non reagì alle scuse di Taul, continuò a guardare a terra, con un espressione distrutta e le lacrime che gli percorrevano le guance, si appoggiò ancora di più a Taul, per riposarsi, infine lentamente girò la testa per guardarlo. E’ colpa mia. Racky fece un sorriso forzato. E’ solo colpa mia.

<<Capo>>

Me lo merito, arrabbiati, urlami contro, è solo…

<<… non è solo colpa tua, anche le guardie clericali hanno contribuito, sono loro che mi hanno amputato il braccio>>

Racky con quella frase fece capire a Taul che riconosceva la sua parte di colpa, ma non gliene dava tutto il peso, quel “solo” l’aveva lasciato a bocca aperta. Hai ragione, Racky, non è solo colpa mia. Questo fece sentire meglio Taul, anche se sapeva che non ce n’era motivo per esserlo, sarebbe morto a breve comunque, si dimenticò dell’utilità di tutta la colpa che si era dato, di tutti i problemi futuri. I tre assassini sembravano essersi dimenticati che stavano per essere giudicati per un reato che comporta la pena di morte. Racky ormai era mezzo svenuto, da solo non si reggeva in piedi.

<<Non darti troppe colpe, lo so che stai pensando, ti conosco da troppo tempo>> Disse con una voce cosi bassa che Taul a malapena riuscì a sentire le prime quattro parole, sentì la parte più importante, quello che voleva sentirsi dire. Scott si avvicinò alle scale del palazzo, dov’erano i tre sicari.

<<Mi spiace, feccia, il vostro tempo è scaduto. Vi scorto dentro>>

Vide che Racky non riusciva a stare in piedi e con un gesto ordinò a Jay di occuparsene. L’omone scostò Taul dall’amico e lo prese in spalla senza il minimo sforzo, del sangue gli imbrattò l’armatura argentata.

<<Anche a voi serve la badante o ce la fate a camminare da soli? Andiamo>> Li prese in giro Scott.

Poll e Taul non poterono far altro che obbedirgli, l’intera guarnigione delle Guardie Clericali che li avevano scortati a Makestria fino al Palazzo Lauta era in strada, Scott non gli aveva dato nessun ordine. Le guardie più diligenti rimasero in formazione e ai propri posti, altre invece si appoggiarono ai carri per riposarsi o entrarono di nascosto in qualche locanda attenti a non farsi scoprire dal capitano. Dopo una ventina di scalini arrivarono alle porte in ebano lavorato finemente. Vi erano due guardie armate di lance appostate ai lati della porta, non sembrarono avere intenzioni di fermarli per chiedergli il motivo della visita. Scott passò avanti a Taul e Poll e aprì con non poca fatica le due pesanti porte. L’interno era più umile di quanto l’esterno non facesse pensare. Dei muri bianchi semplici con qualche quadro di tanto in tanto, ognuno diviso da una lampada a muro, non tutte erano accese. Si fece avanti una persona, la quale dagli abiti che indossava sembrava avere una qualche funzione religiosa.

<<Oh, Capitano Scott Trend, da quanto tempo, questi sono gli ospiti di cui eravamo al corrente?>> Guardò uno ad uno le persone dietro Scott.

<<Si, Alto Vescovo>> Disse Scott inchinandosi.

L’Alto Vescovo? Lui? Ci accoglie di persona? Pensavo facesse solo parte della giuria per decretare la pena di morte.

<<Suvvia Capitano Trend, lo sa che queste formalità non mi vanno a genio, abbiamo tutti lo stesso valore davanti agli occhi di Dio, sono io che dovrei inchinarmi a lei per il buon lavoro svolto quest’oggi>>

<<Alto Vescovo, mi lusinga con le sue belle parole. Questi tre individui sono i sicari che ci erano stati segnalati dall’informatore. Purtroppo siamo arrivati tardi e non siamo riusciti a salvare Agorius Flitt>>

<<Non ti preoccupare Capitano, di questo ne parleremo dopo>>

<<A dire la verità Alto Vescovo… Ho ordine di rientrare al più presto - >>

<<Ho pensato a tutto io, Capitano, sarete ai miei ordini per un po’>>

Nonostante il sorriso sincero e un tono confortante, l’Alto Vescovo emanava un’aura di sospetto. Continuava a lanciare occhiate agli uomini che aveva di fronte, come per esaminarli, per giudicarli, e per trovare loro un’utilità, per servirsene. Restò tutto il tempo con le mani dietro la schiena e un po’ piegato in avanti. Taul non riusciva a capire se assunse quella posa perché obbligato dalla vecchiaia o perché fosse incuriosito da lui e dai suoi compagni.

<<S-si, Alto Vescovo, sarò al suo servizio, se è ciò che vuole>>

<<Lo è>>

Scott perse tutta la sua sicurezza. Essere ingaggiati dall’uomo più potente del Clero non era cosa da poco, avrebbe potuto ricevere una promozione e quindi un aumento della paga. Il capitano era felice, ma durò poco, riflettè sui compiti che gli avrebbe potuto affidare l’Alto Vescovo, il paese era in guerra, dopotutto. Ripensandoci su realizzò che il suo incarico di Capitano delle Guardie Clericali della provincia di Kazix gli andava più che bene, lontano dal pericolo, in una provincia a sud del paese, lontano dalla guerra del nord.

Senza missioni impegnative o senza particolari rogne burocratiche la sua vita stava andando a gonfie vele.

<<Bene, adesso voglio parlare personalmente con il capo di questa…>> Ci pensò un po’ su. <<… banda di…>> Non sapeva come chiamarli. Taul sogghignò senza farsi notare. Assassini? Sicari? Mercenari? Bastardi? Chiamaci come vuoi, non ci offendiamo.

<<Assassini è il termine più adatto, signore>> Intervenne Poll tutto composto, facendo un leggero inchino.

Scott fece per dargli un pugno punitivo per aver aperto bocca di fronte all’Alto Vescovo senza essere prima interpellato, ma venne fermato da quest’ultimo.

<<Bene, bene, grazie per l’informazione, non riuscivo a trovare un termine adatto. Tu saresti, giovanotto?>>

Quel “giovanotto” era un po’ forzato, nonostante la differenza di età tra l’Alto Vescovo e Poll, nessuno dei due era abbastanza giovane da meritarsi quella parola. L’Alto Vescovo dimostrava un’ottantina di anni. Poll ne aveva trentasette, ma ne dimostrava di più.

<<Mi chiamo Poll, signore>>

<<Bene, Poll, mi presenteresti i tuoi compagni?>>

Poll guardò Taul per cercare un consiglio sul da farsi, ma lui semplicemente gli fece cenno di si con la testa. Che altro potremmo fare in una situazione come questa se non obbedire? Si inchinò nuovamente e incominciò parlare.

<<Alla mia sinistra c’è il capo della… “banda”, Taul. Accanto a lui sulle spalle della guardia c’è Racky, è svenuto, ha perso troppo sangue dal braccio. Vi chiedo umilmente, nel caso aveste delle domande da fare, di sottoporle a me e a Taul, signore.>>

<<Vedo che nonostante il tuo mestiere sei una persona educata, strano. Riguardo a quello ne parleremo domani, ormai si è fatto tardi, il sole sta calando, e per noi vecchi religiosi del Palazzo Lauta a quest’ora le ossa iniziano a farci male, sapete? Fred!>>

Accorse da dietro le porte principali del palazzo la guardia che era appostata sul lato destro.

<<Si, Alto Vescovo>>

<<Porta i nostri ospiti nelle segrete, celle separate, e dagli da mangiare e da bere, non comportiamoci da buzzurri, saranno stanchi per il viaggio, o sbaglio, Fred?>>

L’Alto Vescovo incute timore, dietro quei sorrisi ci sono intenti malvagi, di sicuro, è troppo buono per essere l’Alto Vescovo dello Stato del Clero, c’è qualcosa sotto.

<<Non sbaglia, Alto Vescovo, li porto immediatamente>>

<<Grazie, Fred, sei sempre così gentile>>

La guardia fece incamminare Poll, Taul e Jay con in spalla Racky verso le segrete, stava per andare anche Scott ma l’Alto Vescovo lo fermò.

<<Non c’è bisogno che vada con loro, capitano. Venga, dobbiamo parlare>>

Scott si chiese di cosa potesse trattarsi.

Taul prima di girare l’angolo del corridoio scorse l’Alto Vescovo lasciare la sua posa da gobbo per tornare dritto, non sembrava che gli facessero male le ossa, inoltre il suo sorriso sparì completamente, come fosse stato cancellato per sempre.


<<Capitano Trend>>

<<Si, Alto Vescovo>> Scott notò l’espressione completamente diversa da quella che aveva all’ingresso del palazzo. Si trovava nell’ufficio dell’Alto Vescovo al secondo piano dell’edificio.

<<Si accomodi pure>> Lo invitò l’Alto Vescovo indicandogli la poltrona davanti alla scrivania.

<<Grazie, Alto Vescovo>>

Scott era veramente stanco, aveva passato una giornata impegnativa, non sapeva che sarebbe stato chiamato dal capitano di regione a mezzanotte per tentare di salvare un prete, in un villaggio dieci chilometri lontano da dove stava felicemente dormendo. Si tolse la cintura con il fodero contenente la spada e la posò a terra accanto alla poltrona. Si sedette.

<<Capitano, può anche non dire il nome della mia carica alla fine di ogni frase mentre parla con me, sa?>>

<<Mi scusi, Alto Ve - >> Si interruppe da solo <<Mi scusi>>

Scott era sovrappensiero, temeva frasi del tipo “Andrai al fronte”, “Guiderai un esercito in battaglia”, “Ti infiltrerai tra le linee nemiche” e così via, ma probabilmente si stava sopravvalutando. L’anziano si avvicinò alle finestre che affacciavano alla strada, c’era ancora il convoglio di Scott, in attesa di nuovi ordini, ormai anche le guardie migliori avevano rotto la formazione e si erano messe a parlare fra di loro sedendosi sui gradini del palazzo o appoggiandosi sui muri degli edifici tutti intorno.

<<Capitano, ho chiesto i suoi servizi per un motivo ben preciso>> Disse guardando sempre fuori dalla finestra. <<Voglio che teniate d’occhio quegli assassini>>

Scott si aspettava tutto tranne quello.

<<Tenerli d’occhio? Non capisco>>

<<Vede… il nostro informatore ci aveva detto l’altro ieri di quello che sarebbe successo questa notte>> Girò la testa per guardare Scott.

Scott non rimase stupito, ma sapeva che invece avrebbe dovuto esserlo. La frase dell’Alto Vescovo gli aveva fatto nascere molte domande, così tante che non sapeva da dove iniziare, quindi chiese la prima cosa che gli venne in mente.

<<Perché allora non siamo stati informati prima? Avremmo potuto salvare Agorius>>

Suppose che dietro tutta questa faccenda potessero esserci delle macchinazioni da parte dell’Alto Vescovo o da qualcun’ altro. Agorius era un candidato alla nomina vescoviana di Makestria, aveva dei rivali con cui competere per quella carica, forse qualcuno ha ingaggiato gli assassini per ucciderlo, o ancora peggio qualcuno pur sapendolo ha fatto si che non fossero fermati. Scott si rese conto di aver fatto la domanda sbagliata nel momento sbagliato… ma alla persona che di sicuro sapeva la risposta, la persona giusta. L’Alto Vescovo che stava ancora alla finestra si voltò lentamente verso Scott e sospirò, a quest’ultimo venne un brivido.

<<Mi scusi, non ho il diritto di chiederglielo>>

L’anziano uomo non disse nulla, si limitò a guardare Scott indifferente, come se non gli fosse mai stata fatta quella domanda. Si recò alla sedia davanti alla scrivania, proprio accanto al capitano.

<<Abbiamo molto di cui parlare>>


Le prigioni hanno tutte la stessa cosa in comune, per quanto diverse possano essere tra loro nella forma, nell’odore e da chi le gestisce: il senso d’impotenza. Taul era rinchiuso in una cella grande più o meno come il carro in cui si trovava poche ore prima, la mobilia consisteva solo in un letto in paglia e un secchio nell’angolo, inoltre c’era un’unica mensola grande a malapena per reggerci su una candela accesa mezza consumata. La luce e l’aria passavano attraverso una finestra sbarrata posizionata sul muro dietro al letto. Taul pensò che fosse una cosa positiva ma poi si dovette ricredere. Fintanto che non piove… Era li da ore e l’unica cosa che gli avevano portato da mangiare era una misera minestra annacquata in una ciotola di legno. Si era sdraiato sulla branda, i piedi gli uscivano fuori ma almeno era più comoda del pavimento grigiastro e dissestato. Inutile dire che non poteva fare nulla se non riflettere o girarsi i pollici. Si chiedeva dove fossero Poll e Racky, lui fu il primo ad essere ingabbiato e non aveva visto dove venivano portati i suoi amici. Spero Racky da un medico e Poll in una cella migliore della mia. Per dio, quanto sono incazzato. Taul stava perdendo la pazienza, non con gli altri ma con se stesso. Tutto questo era scaturito da un suo errore, un errore che neanche reputava tale. Nel suo sadismo provava piacere a giocare con le sue vittime prima di mandarle al creatore, e lo faceva sempre, iniziò quando le sue esperienze da assassino presero il sopravvento sul poco spirito umano che aveva. Per lui era una cosa normale farlo, come per un cuoco tagliare le verdure o come la caccia per un leone. Proprio come un cuoco non si aspetta che un taglio sul dito lo possa uccidere, Taul non si aspettava che quella banale abitudine l’avrebbe portato in questa “scomoda” situazione. Cazzo. Si alzò poiché la schiena stava accusando la scomodità di quella branda e si rassegnò ad appoggiarsi al muro.

<<Assassino!>> Fece una voce da fuori la porta della cella.

Taul rimase sorpreso. Verremo giudicati di già?

<<Adesso aprirò la porta, stai attaccato al muro, se provi a fare il furbo te ne pentirai>>

Come se uno sano di mente farebbe qualcosa di così avventato nel palazzo dell’Alto Vescovo.

Il carceriere aprì la porta rinforzata e ne uscì uno scricchiolio rumoroso che costrinse Taul a tapparsi le orecchie, il custode invece ne sembrava abituato.

<<Vieni>>

Taul non se lo fece ripetere due volte, non vedeva l’ora di uscire da quella cella. Fuori accanto alla guardia trovò il Capitano Scott.

<<Rieccoti, pensavo avessi detto che altri si sarebbero occupati di me>>

<<E’ una sorpresa per te tanto quanto lo è per me. A quanto pare…>> Con una faccia scocciata si girò dall’altra parte, fece cenno a Taul di seguirlo e incominciò a camminare.

<<… è solo l’inizio>>



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