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lavoro pubblicato martedì 27 dicembre 2016
ultima lettura venerdì 13 dicembre 2019

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Project Poron - 00000101

di Momy93. Letto 411 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Senza cognome.Com'era possibile non ricordarsi una cosa del genere? Che tutto quello che pensavamo di aver vissuto non fosse mai esistito?"Q...quindi neanche voi ricordate niente del vostro passato fino ad oggi?""Praticamente nulla. Non .....

Senza cognome.
Com'era possibile non ricordarsi una cosa del genere? Che tutto quello che pensavamo di aver vissuto non fosse mai esistito?
"Q...quindi neanche voi ricordate niente del vostro passato fino ad oggi?"
"Praticamente nulla. Non ricordo quando sono stato adottato, cosa facevamo io e Cesare da piccoli, che scuole abbiamo fatto, dove andavamo con i nostri genitori. Non ricordiamo praticamente nulla di tutto quello che facevamo prima del giorno in cui distrussero casa nostra. Pensiamo che tutto questo sia a causa tua"
"Scusa Gabri, se non ti dispiace la storia la stavo raccontando io, e vorrei continuare senza essere interrotto ancora. Ok?"
Quel giorno al negozio avevano ricevuto un'altra informazione ancora più importante.
Riguardava tipo un masterUser che avrebbe dovuto reperire le informazioni di logout, per poterlo poi effettuare.
Tullio pensava che fossi io quel masterUser, e che il mio potere fosse la combinazione di tutti i loro, che mi permetteva di cambiare sotto tutti gli aspetti la realtà.
Però io non ne sapevo niente, non avevo mai sentito nessun altro potere in me, oltre a quello schifoso che portava solo morte e sofferenza.
"Credo che sia grazie a questo tuo potere che hai apportato quelle modifiche alla tua vita, e alla realtà.
A tutti quanti non è mai parso strano, perché non potevamo vedere questa alterazione delle cose, perché era quella la nuova realtà, quella decisa da te, il masterUser.
Però qualcosa ha annullato una parte delle modifiche che hai fatto alla realtà. Secondo me è perché hai riportato in vita quelle due donne, forse anche tu hai delle cose che non ti è concesso fare con tuoi poteri".
Era abbastanza sveglio ed intelligente il biondino, ma non proprio tutto quello che aveva ipotizzato era totalmente corretto.
Il punto della situazione era comunque quello, io dovevo trovare chissà cosa riguardo ad un logout, ma era già tanto se mi ricordavo il mio nome, figuriamoci tutto il resto...
"Ciò tosi, mi no so più drio capirghe un casso"
"Aspetta un attimo, cos'hai detto?" mi chiese il nostro piccolo Sherlock.
"No, dicevo che è tutto un casino"
"No no, non quello, le parole che dici...il dialetto in cui parli...che lingua è?"
"ma dai, sul serio non conoscete il ... il ... dialetto ... ve...aspetta..."
Già, loro non capivano il dialetto veneto, ma io perché lo parlavo così bene? Monsano era in Toscana, dove e da chi avevo imparato il dialetto?
Erano sorti molti altri dubbi e domande, ma almeno adesso avevamo una pista da seguire per scoprire qualcosa di più sul mio conto.
Iniziammo tutti insieme a cercare di campire quale fosse il mio possibile legame con il Veneto quando all'improvviso la porta si aprì ed entrò Ahmed.
"Tullio!!! Non hai ancora finito di fare il saputello?! Guardate che il locale non si apre da solo. Dai Assan, mettiti l'uniforme, che devi darmi una mano a scaricare il furgone!"
"Ahmed, che cazzo sta succedendo qui? Tu mi conosci da molto, dovresti sapere tutto su di me!"
"Ahaha l'unica cosa che so è che non ti ho mai visto già sveglio a quest'ora! Dai che vi aspetto di là".
"Ma lo vedi che fastidio?!?! Sei sparito per tutti questi giorni, sa benissimo tutto quello che è successo, eppure entra e se ne va come se niente fosse!!!! Madonna lo spacco, tenetemi che lo spacco!!"
"Lascia perdere Cesare, andiamo prima che faccia di nuovo pulire a noi"
"Ma come? ve ne andate via così??"
"Tranquillo Assan, parleremo dopo. Troppe informazioni insieme ti confonderebbero maggiormente. Dai vai a mettere la tua uniforme, non vedo l'ora di vedere come ti sta".
Anche se non mi picchiava, non potevo dire di no a Jhora.
Così andai di sopra a farmi la doccia e cambiarmi.
C'era una rampa di scale che dal magazzino portava ai piani superiori, l'ascensore che dava direttamente nel negozio e che portava al passaggio segreto era scomparso.
Il bagno, le stanze, il locale cercavo di sforzarmi di ricordare quando avevo creato tutto questo ma per me era come se tutto questo fosse sempre esistito.
Gli altri avevano ragione, quel completo faceva davvero affanno, e in più il dolcevita mi prudeva tutto il collo.
Un altro po' e mi avrebbero telefonato gli anni ottanta per avere indietro il loro stile illegale.
Però quella dannata farfalla stampata sul retro della giacchetta, non riuscivo a togliermela dalla testa. Sapevo di averla già vista da qualche parte, ma di nuovo boia l'orso non riuscivo ricordare dove
Dopo di che scesi giù e trovai un arredamento diverso da come me lo ricordavo.
I tavoli e le sedie erano tutti rossi, in tinta con le pareti. Era stata un'idea di Jhora, a quanto pare anche lei aveva come colore preferito il rosso.
Ahmed stava preparando le sue famose salse, mentre gli altri preparavano i tavoli.
All'improvviso, entrò un uomo. Alto, capelli scuri, baffi, occhiali da vista, vestito tutto di nero con un lungo cappotto.
Gli dissi prontamente che non eravamo ancora aperti e che doveva tornare più tardi.
"Ma come, date la caccia ai Kanja dalla mattina alla sera, e quando se ne presenta uno davanti lo cacciate via? Aspetta Cesare, non mi bloccare, ho delle cose dirvi"
Ed infatti Tullio era già in posizione d'attacco per poterlo rallentare con i suoi poteri.
"Come sai questo nome? Solo mio fratello mi chiama in questo modo. Come mai non ti sei accorta della sua presenza, Jhora?"
"Filtra e cerca solo le persone con pensieri ostili, altrimenti le sarebbe impossibile controllare tutti"
Lei ci confermò che tutto quello che aveva appena detto era la verità.
Ci guardammo tutti per un momento senza che nessuno dica qualcosa, finché Jhora non fece la prima mossa.
"Dobbiamo ascoltarlo, è davvero venuto qui con buone intenzioni".
A quel punto Gabriel intervenne: "Ma siete impazziti?!?! Devo ricordarvi che sono stati loro a distruggere casa nostra?? Assan, ti sei dimenticato chi ha cercato di catturarti uccidendo persone innocenti?? Tu non hai idea di quello che hanno fatto in questi giorni finché non c'eri!"
"Non vi chiedo di fidarvi di me, ma solo di ascoltare ciò che ho da dire. Voi cercate di fermare i Kanja, ma cosa sapete esattamente di noi?"
In effetti aveva ragione. Gli unici che ne sapevano qualcosa erano Tullio e Gabriel, ma ne avevano solo sentito nominare a loro padre.
"Il nostro compito è quello di mettervi alla prova.
Facciamo provare al mondo dolore, angoscia, sofferenza, paura e tristezza per vedere come reagiscono le persone. Dobbiamo assicurarci che siate degni e puri di animo. Solo così possiamo garantire la prosperità del paradiso che abbiamo costruito con così tanti sacrifici."
Al solo sentire di queste parole, Gabriel si apprestò a sferrargli un gancio.
"Fermo! Lascialo finire. Riesco a percepire una grande sofferenza nella mente di quest'uomo".
"Grazie per il tuo sostegno. Adesso capisco cosa lo spinge a fare tutto questo"
"Di chi stai parlando? Non ti sto sostenendo, voglio solo capire cosa vuoi."
Ci raccontò che la mattina di mercoledì 7 gennaio avevano in programma un attentato alla sede del giornale satirico parigino Charlie Hebdo, e farlo passare per opera di Terroristi dello stato islamico.
"Non dovevamo farlo fare da dei qualsiasi arabi, ma da dei magrebini con nazionalità francese. Come vi ho già detto il nostro scopo è quello di instaurare la paura e l'odio tra le persone. Facendolo fare a dei francesi avremmo creato quella situazione in qui nessuno avrebbe potuto più fidarsi di nessuno. Il piccolo algerino con cui tuo figlio gioca a calcio la domenica potrebbe avere il padre assassino. Il marocchino che ti invitava a festeggiare la fine del Ramadan con la sua famiglia potrebbe avere dei Kalashnikov nel garage. La siriana con cui vai sempre al club del libro il mercoledì sera potrebbe nascondere suo marito dai servizi segreti. Beh, se è così, forse è meglio che tornino tutti nel loro paese d'origine.
Ognuno avrebbe iniziato a chiedersi se l'essere crudeli assassini non fosse un'indole di tutti i mussulmani indistintamente.
Puoi sterminare villaggi, arruolare bambini o stuprare donne dove e come vuoi, ma se vieni nel cuore dell'Europa, nella patria della dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, e fai esplodere addirittura la sede di un giornale, stai sicuro che non la passi liscia"
In questo modo avremmo potuto spingere il governo francese ad iniziare bombardamenti aerei in Siria o addirittura convincere gli altri membri della coalizione ad un intervento a terra.
Questo ci avrebbe portato ad un Afghanistan 2.0, ma con conseguenze più che esponenziali.
A quel punto anche i mussulmani moderati, che hanno sempre cercato di distaccarsi e ripudiare l'etichetta generalizzata di assassini avrebbero iniziato a porsi delle domande. Perché dovrei indignarmi delle loro perdite se anche loro vengono ad uccidere i miei fratelli? Allora gli sta bene se poi ci sono gli attentati. Se scopro che un mio amico o collega è un Jihadista, forse non lo denuncio. E forse non voglio più che mia figlia esca con tuo figlio. Forse non voglio più quel pezzo di carta che chiami cittadinanza se continui ad uccidere persone nella mia terra d'origine. Allora vado a fare la guerra al loro fianco"
Come possono degli uomini, qualunque siano le loro motivazioni, fare azioni così crudeli? Perché creare così tanto odio, così tanta sofferenza?
Più lui parlava, e più mi veniva una fitta sempre più intensa nel cuore.
Cominciò a battere più velocemente, e il mio respiro si fece sempre più affannato.
"Assan, mi hai chiesto tu di parlarti in questo modo, di raccontarti questa storia. Hai detto che se lo avessi fatto avresti salvato mia figlia. Lo farai?"
"Ti presenti da noi con una storia del genere e chiedi anche il mio aiuto? E anche se fosse, non hai un calendario a casa? Il 7 gennaio è già passato"
Ero talmente concentrato sulle parole che stava dicendo, che non mi accorsi che stava piangendo.
"Me lo hai promesso! Me lo hai giurato!"
"Io...io? Come? È la prima volta che ci vediamo!"
"Mi hai promesso che l'avresti salvata!!! Sei forse un vigliacco che si rimangia la parola data?!?!?! Mi hai detto che niente e nessuno può impedirti di proteggere le persone a cui tieni! Se è vero che ci tieni a lei, salvala!!!!"
Ci fu un breve istante di silenzio generale.
"Te l'ho promesso?"
"Si...me lo hai promesso"
"Sono un uomo di parola, ma non ricordo di averti mai fatto questa promessa"
"Se sei davvero un uomo di parola, allora salvarla. Se vorrai farlo, troverai tutte le informazioni sulla missione nel pc che avete nella stanza sul retro."
Si avviò verso l'uscita.
"Aspetta, non mi hai detto il nome di tua figlia! No mi ricordo nemmeno di aver mai visto il suo volto! Devi darci più spiegazioni, non puoi andartene via così!"
Si fermò, giro la testa e disse: "La riconoscerai quando la vedrai. Non hai bisogno di sapere altro".
E con queste parole se ne andò.
Avevamo già un'infinità di problemi, e quello era venuto ad aggiungerne una badilata.
"Assan, sei sicuro di non averlo mai visto quell'uomo? Perché nella sua mente ho visto più volte la tua immagine"
"A questo punto non lo so. Tutto può essere..."
"Se ha messo la missione di cui parla nel PC, forse è stato lui a metterci tutte le informazioni che ci hanno permesso di salvarti. Secondo me dovremmo vedere di che si tratta."
"Ma come? Cesare? Jhora? Assan? Ma sono l'unico qui dentro che pensa che abbiamo sbagliato a lasciarlo andare, e che non dovremmo fidarci di lui? Non vuol dire niente il fatto che conosca Assan, potrebbe essere un trucco!".
"Te lo ripeto, io ho visto nella sua mente, non sta mentendo".
"Boh...io non sono convinto...".
Ahmed invece non aveva detto niente durante tutta la conversazione, e saltò fuori all'improvviso dicendo:
"Beh, direi che l'unico modo per capirci qualcosa è andare a controllare"
"Tu Ahmed sei l'ultimo che deve parlare, Giuda che non sei altro!"
"Ti giuro Gabri che è la prima volta che lo vedo!"
"Scusate ragazzi...vado un attimo fuori"
La testa mi stava per scoppiare, ed ero più confuso di un macellaio vegano. Decisi di andare a prendere una boccata d'aria.
Ma che cazzo stava succedendo? Proprio quando ho deciso di farla finita con la mia vita, vi irrompono persone che la sconvolgono radicalmente. Salta poi fuori che probabilmente che quella vita a cui volevo mettere fine non è mai esistita.
Tutto succede così in fretta e in modo così caotico e irrazionale, ma è come se tutti quanti, compreso me stesso, sapessimo che è così che deve essere.
Sembrava semplicemente il susseguirsi di più condicio sine qua non per qualcosa di più grande che andava al di là delle nostre sole volontà.
Più provavo a sforzarmi a pensare per dare un senso a tutto ciò, e più sentivo come se in realtà non ci fosse niente di sbagliato.
Ad un certo punto la sensazione di confusione e caos, lasciarono pian piano spazio ad una di tranquillità serenità.
Come se tutta la vita avessi aspettato che tutto ciò accadesse, e che ora mi avessero portato pace nell'animo.
Pervaso da questo stream di benessere, mi addormentai.
Fuori senza giubbotto ad inizio gennaio, con polizia e Kanja che mi cercano, e riuscii lo stesso a prendere sonno.
Apro gli occhi. Soffitto completamente rosso.
No, non ero sul letto di camera mia, ero in quella di Ahmed.
A ripensarci, mi resi conto che non avevo più né una casa né una camera, anzi, forse non le avevo mai avute.
Mi affacciai alla finestra, e mi accorsi che era già buio.
"Ti sei svegliato dormigliona?"
"Ah sei tu Jhora?"
"Come ti senti?"
"Mi sento più rilassato, più tranquillo. Ma sento comunque ancora un enorme vuoto dentro di me. Chi sono? Che cosa ho fatto finora? Da dove vengo? Qual è la mia famiglia?"
"Tranquillo, ti aiuteremo a rispondere a tutte queste domande. Abbi solo pazienza. Se vuoi, per ora saremo noi la tua famiglia"
"Perché sei così gentile con me?"
"Siamo tutti nella stessa situazione, e abbiamo gli sessi obbiettivi. Tutto qui."
"Questa sera il cielo è molto nuvoloso. Sai, mentre stavo dormendo ho fatto un sogno.
C'era una persona che mi parlò. Mi disse che siamo come le stelle in questo tipo di serate, luminose ma oscurate dalle nuvole.
Lui si sentiva come una di quelle stelle là dietro che ora non riusciamo a vedere.
Avrebbe voluto fare qualcosa per spazzare le nuvole, per dare nuovo splendore al cielo, ma non poteva.
Non poteva minimamente ambire a spazzare via le nuvole. Non era luminosa come le altre stelle, non aveva una luce propria. Era un'ombra, un'ombra senza luce che la generasse. Come ombra, come poteva sperare di riuscire in qualcosa? Come poteva sperare di raggiungere le nuvole?
In cuor suo lo sapeva che erano solo apparentemente vicine, ma di fatto lontanissime.
Mi chiese che cosa avrei fatto io se fossi stato al suo posto. Non seppi dargli risposta.
Jhora, tu che cosa avresti fatto se fossi stata al posto di quella stella poco luminosa?"
"Beh, in anzi tutto, perché spazzare via le nuvole? Che cosa voleva ottenere così disperatamente oltre di esse a tal punto da volerle rimuovere?"
"...Forse sperava di trovare una nuova luce oltre quelle nuvole."
"Se fossi stata al suo posto, non avrei cercato la mia luce oltre le nuvole, ma attorno a me. Mi sarei fatta circondare dalle altre stelle, invece di restarmene in disparte in un angolo dello spazio. Una macchia nera in mezzo a miliardi di stele, non si nota dalla terra. Ma restando insieme a loro mi avrebbero costantemente trasmesso la loro luce, finché io stessa non avrei acquisito una mia propria luce. Ed è carica di questa nuova luce e di questo nuovo coraggio che avrei ambito ad andare oltre le nuvole, se lo avessi ancora desiderato"
Per quanto mi sforzassi, non riuscivo a ricordare il né il nome, la voce, il sesso o lo sguardo di quella persona.
Forse in realtà avevo solo parlato con me stesso.
"Senti...quella ragazza che devi salvare. Quella che hai promesso di salvare...è per caso...lei è per caso....sei innamorato di lei?"
"Non mi ricordo minimamente di lei, come posso rispondere a questa domanda?"
"A quell'uomo avevi detto che niente può impedirti di proteggere le persone a cui tieni"
"Tu che puoi leggere nella mente delle persone, perché non leggi i miei ricordi, e mi dici chi sono?"
"Non posso..."
"Perché?"
"C'è una domanda di cui non voglio, o meglio ho paura di trovare la risposta nella tua mente. Ma forse la risposta è nascosta nel tuo cuore..."
"Quale domanda?"
Puntuale come i ciclisti in file parallele per strada la domenica mattina, Tullio entrò nella stanza di corsa.
"Vedo che ti sei svegliata, bella addormentata! Jhora, abbiamo un problema."
"Che succede?"
"Hai presente Monsano? La tranquilla cittadina Toscana in cui abbiamo vissuto in questi giorni?
Beh, stavamo usando il PC per controllare la strada di domani su Google Maps, ed indovina cosa?"
"Cosa?"
"A quanto pare Monsano non si trova in toscana, ma nelle Marche in provincia di Ancona! E scommetto che l'unica cosa che vi sconvolge, è il fatto che non sconvolge affatto vero? Già anche per me e Gabriel è così. Se vi chiedessi di indicarmi dove si trova Monsano sulla cartina dell'Italia, sareste in grado di farlo? Esatto, no. Sapeste dirmi com'è fatta Monsano? Quali sono le vie, i negozi o il municipio? Forse prima sì, ma ora che vi ho messo il dubbio, sapete di non aver mai visto Monsano. Assan, tu che ti sei addormentato come un pupo là fuori, sapresti dirmi cosa hai visto esattamente? No. Guardate Fuori dalla finestra."
Shittissimo che cazzo stava succedendo ancora? Non era notte. Non è e che il cielo fosse nuvoloso, ma più cercavo di concentrarmi su quello che c'era fuori, e più era come se ci fosse solo il vuoto assoluto.


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