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lavoro pubblicato martedì 27 dicembre 2016
ultima lettura martedì 4 febbraio 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

TERZINE SQUINTERNATE

di jenagamuna. Letto 300 volte. Dallo scaffale Poesia

595 Si chiedeva: “Ma la vita avrà un senso?” e andava mendicando una risposta. Finché un giorno s’illuminò d’immenso.   596 La faccia ce l’aveva bella tosta e se non stavi sempre sul chi vi...

595

Si chiedeva: “Ma la vita avrà un senso?”

e andava mendicando una risposta.

Finché un giorno s’illuminò d’immenso.

596

La faccia ce l’aveva bella tosta

e se non stavi sempre sul chi vive

ridendo t’infilava una supposta.

597

L’Eterno si incarnò in un Palmolive,

l’Effimero latrò sopra un assegno.

Nel sacco meditavano le pive.

598

Di questa terra non sarà il mio Regno

perché se devo dir la verità

mi pare poco più d’un lercio fregno.

599

Scaldava i muscoli l’Eternità

sentendo approssimarsi l’Infinito,

svaccata come sempre sul sofà.

600

Di nome si chiamava Carmelito,

però non ne faceva proprio un dramma.

Non certo per il nome era fallito.

601

Tu pensa se Yahweh avesse la mamma,

di quelle che fan liviudi i maroni,

sarebbe senza dubbio un tetrogramma.

602

Già sazio è l’oggidì di panettoni,

per giunta d’ogni razza e d’ogni specie.

Fra un po’ li sganceranno con i droni.

603

Pensò: “Tutto sommato, in fondo…” invece

quantunque pure lui in buona sostanza

nel mentre quantomeno putrefece.

604

Il cielo aveva chiuso in una stanza

usando sassi invece di parole.

Il sale, il mare tutta una fragranzsa.



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