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lavoro pubblicato martedì 27 dicembre 2016
ultima lettura mercoledì 20 settembre 2017

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Milano

di Hiroshi84. Letto 235 volte. Dallo scaffale Sogni

Parte 1 di 4   «Perchè non vieni qui a Milano? Lavoro ce n’è quanto ne vuoi e per giunta ti pagano profumatamente. Posso darti un consiglio appassionato? Scappa dalla Sicilia e lascia quella valle di lacrime! », m...

Parte 1 di 4

«Perchè non vieni qui a Milano? Lavoro ce n’è quanto ne vuoi e per giunta ti pagano profumatamente. Posso darti un consiglio appassionato? Scappa dalla Sicilia e lascia quella valle di lacrime! », mi scrisse alcuni giorni fa Antonello, mio cugino, tramite Facebook, che vivendo da quasi dieci anni nel capoluogo lombardo, per sua fortuna è riuscito a realizzarsi alla grande e partendo da zero, o meglio armato solo di buona volontà e di alcuni necessari risparmi per i primi tempi.

Ad essere precisi non era di certo il primo a consigliarmi di fare le valigie e andarmene. Questa città a quanto sembra è considerata una sorta di Klondike dalle opportunità “d’oro”. Sarà vero?

Ed eccomi giunto qui a Milano pronto a esplorare tutta la metropoli con la mia fedele Lancia Musa del 2008, per tentare di trovare un benedetto impiego.

Eh si, niente treno o aereo, decisione scaturita dal fatto che ho preferito essere automunito fin dall’inizio, nonostante l’efficienza e il valido servizio garantito dai mezzi pubblici milanesi.

Pur provenendo da una piccola città, spostarmi in una località cosi vasta non dovrebbe rappresentare un problema, difatti per svariati motivi ho girato in lungo e largo città come Messina, Palermo e Catania.

Beh… devo ammettere che Milano è Milano, caoticamente parlando lo definisco un autentico bordello, con una confusione e una baraonda a dir poco terribile e difatti c’è mancato poco che andassi a finire addosso ad un tram.

Qui bisogna tenere gli occhi bene aperti ed essere costantemente vigili. Questo è poco ma sicuro.

Beh, perlomeno non mi sento come a Renato Pozzetto nel celebre film “Il ragazzo di campagna”, magari sì spaesato ma non vengo di certo da qualche sperduto paesino da cui non sono mai uscito.

Appena mi sarò sistemato, vedrò con calma di poter fare più avanti anche il turista, mi piacerebbe visitare il Duomo o i Navigli, ma per adesso ho ben altre importanti priorità. Tempo al tempo.

La cosa che mi ha sorpreso di me stesso e che il tragitto dalla Sicilia alla Lombardia, non mi ha affaticato per nulla, sono arrivato nel tardo pomeriggio e stranamente non mi sento stanco, si insomma come se il viaggio fosse durato…un battito di ciglia. Pensavo peggio.

Sarà l’adrenalina o forse le ottime prospettive che mi fanno sentire cosi? Una cosa è certa: C’è la metterò tutta.

È quasi sera, comincio ad avere un po’ di fame, ma prima di andare a mangiare un boccone e successivamente cercarmi come alloggio provvisorio un albergo o un B&B, parcheggio vicino a un cantiere, prendo il cellulare e tramite WhatsApp, mando un messaggio a Ilaria, la mia fidanzata, in cui le scrivo che sono a Milano, che tutto va bene, che la amo e che mi manca.

Mi risponde praticamente all’istante, con emoticon strapiene di cuori, di baci e di lacrime. Mi scrive che anche lei sente la mia mancanza, che è triste senza di me e che sarebbe stato meglio affrontare insieme questa problematica del lavoro piuttosto che partire da solo per “l’avventura”.

Il motivo di non portare Ilaria con me è stato semplicemente per preservare il suo impiego, poiché lavorando in qualità di commessa in una sanitaria della nostra città, in caso l’impresa di trovare lavoro a Milano si fosse rilevata un fallimento, non avrebbe perso inutilmente il posto.

Essere pagati con soli 500 euro è poco, ma è pur sempre meglio di niente, specie in un brutto periodo come questo. Anch’io prima che venissi licenziato, guadagnavo lo stesso e identico salario, dopo cinque anni passati a spaccarmi il culo in una ferramenta.

Dal canto mio, non potevo fare diversamente, a seguito del licenziamento, ho fatto praticamente di tutto per trovare dalle mie parti qualcos’altro e i risultati sono stati vani e ahimè questo sacrificio lo reputo necessario.

I miei occhi si inumidiscono, le lacrime sono imminenti. Questo provvisorio distacco fa male a entrambi e le mando un messaggio in audio:

«Amore mio farò di tutto per riuscire nell’intento, e una volta ingranato e costruito una solida base, ti porterò qui con me e ci sposeremo», faccio una breve pausa, in questi casi non è mai facile trovare le parole giuste «lo so, sarà dura ma sento che ne varrà la pena. Tra poco vado a cenare e stasera una volta che avrò alloggiato da qualche parte, ci sentiremo tramite una telefonata e parleremo a lungo. Non vedo l’ora di sentirti, ti amo mia unica ragione di vita. »

Mi manda a sua volta altre faccine piene di lacrime e baci, ed un ultimo messaggio scritto:

«Sto male senza di te, ti prego stasera chiamami al più presto! Ti amo principe mio, non te lo dimenticare mai.»

Asciugo i miei occhi con un fazzoletto, e mando un veloce messaggio ai miei famigliari in cui comunico anche a loro del mio arrivo a Milano, e che li avrei chiamati con calma appena possibile. Ottengo risposta solo da mio padre in cui mi invita a stare attento.

All’improvviso si avvicina un operaio del cantiere, visibilmente irritato. Abbasso il finestrino quasi a metà. Chissà cosa vuole?

«Ehi pistola! Stiamo per iniziare dei lavori e qui non puoi mica stare, eh? Forza siciliano levati dai maroni e tornatene nella tua bella Trinacria” mi dice bofonchiando con una cadenza tipicamente milanese».

«Mi scusi non sapevo…» provo a scusarmi, nonostante l’atteggiamento rozzo del tipo che ho davanti.

«Va' a dar via el cu (vai a cagare)! » gridando e agitando le mani come un forsennato.

Capisco che è meglio non farlo ulteriormente incazzare e senza proferire parola, riparto e mi immetto in una strada non troppo trafficata.

Durante la guida, rimango pensieroso sul singolare episodio avvenuto poco prima e mi pongo delle domande. Quell’operaio edile come era riuscito a dedurre che sono siciliano? Era stato il primo a parlare e non credo proprio che con i finestrini chiusi, abbia sentito la mia cadenza di voce, ovvero nel momento stesso che stavo mandando il messaggio in audio a Ilaria e soprattutto come mai essendo a momenti sera, dovevano iniziare dei lavori? D’accordo che Milano è una città che non si ferma mai ed è paragonabile ad un continuo cuore pulsante, ma lavorare in un orario sicuramente non consono, mi sembra atipico. Dalle mie parti quasi all’imbrunire, sbarazzano baracche e burattini.

Probabilmente qui al Nord Italia, il lavoro è gestito in maniera diversa e a quanto pare ci si lavora anche di sera e se occorre forse anche di notte. Mah? Tutto può essere!
Rifletto inoltre alle parole prive di tatto da parte di quel tizio.

Ma ancora esiste questo risentimento tra Nord e Sud? Spero si sia trattato di un caso isolato. Per Dio, seppur provengo dalla “lontana Sicilia”…sono italiano anch’io.

La fame si fa sempre più sentire e affidandomi ad un girovagare a caso, mi ritrovo, in una zona piena di locali e per mia fortuna trovo subito un parcheggio libero per poter accostare.

Scendo dalla mia macchina e comincio a percorrere il marciapiede per un breve tratto. Mi sento disorientato, non conoscendo i posti, non so dove andare.

Parte 2 di 4

Di fronte a me, dopo le strisce pedonali, noto un locale con una bella insegna luminosa con su scritto “Rosticceria Siciliana”.

Nonostante mi trovo a Milano da pochissimo, oltre che per la mia città e per i miei affetti, sento una grande mancanza per il buon cibo siciliano e senza pensarci due volte, scelgo di entrare li.

Mi accorgo fin da subito di come il pubblico esercizio (abbastanza piccolo in termini di spazio), non presenta caratteristiche degne di nota.

Pareti e pavimento in legno, due tavoli e alcune sedie spartane di colore verde, un bancone in vetro con un imprecisato numero di pezzi di tavola calda (arancini, cartocciate, pizza a taglio etc.) in esposizione e un registratore di cassa. A parte il sottoscritto non ci sono altri clienti.

Dietro il bancone un uomo, una donna di mezza età e un ragazzino, sicuramente i proprietari. Un classico locale a conduzione famigliare.

«Buonasera!», esordisco educatamente «Un arancino al ragù, un pidone fritto alle verdure, e una bottiglietta d’acqua naturale per favore», indicandoli con l’indice del dito.

«Buonasera a te, caro ragazzo! Che ci fa un siciliano a Milano? », mi chiede l’uomo bonariamente.

Anch’io faccio una domanda ma a me stesso: ma ce l’ho scritto in fronte che sono siciliano? Ad ogni modo intuisco che anche loro lo sono.

«Provengo dalla provincia di Messina, dalle mie parti purtroppo lavoro non se ne trova, e sono venuto come si suor dire, a cercare fortuna», rispondo con umiltà e con un sorrisino triste.

«Gioia, ma perché sei salito su a Milano? A parte che qui non è come tutti dicono, c’è da dire che è una città cara, per viverci servono 1900 euro al mese.», mi spiega la signora con una voce dolcissima e dall’espressione materna.

1900 euro?

Perché mi ha specificato proprio questo importo? Poteva benissimo dirmi sulle 2000 euro o quasi 2000 euro.

Già…perché?

«Purtroppo è cosi, nell’ 84 io e mia moglie quando aprimmo questo locale, ci rendemmo conto fin da subito di quanto è difficile vivere in questa grande città», ammette il marito.

Non so che dire, avendo udito le loro brevi considerazioni, i miei propositi cominciano leggermente a scricchiolare.

«Salvatore ha solo 15 anni», seguita a dire l’uomo indicando il figlio «ma ha già le idee chiare, difatti spesso ci manifesta il desiderio di trasferirsi in Sicilia, una volta terminato il liceo, non gli piace stare qui. », Il ragazzino mi guarda e mi sorride cordialmente.

Non so come spiegarmelo ma queste persone a parte l’estrema gentilezza ed educazione, c’è da dire che i loro modi e le loro espressioni risultano cosi autentiche, cosi genuine e soprattutto sprigionano un incredibile e indescrivibile calore umano.

«Buon appetito gioia, accomodati ad uno dei tavoli e mangia tranquillo», mi dice la donna sempre con dolcezza porgendomi l’ordinazione in un piccolo vassoio.

Mi siedo e divoro con gusto i due pezzi di tavola calda e posso davvero assicurare di non averne mai mangiati di cosi buoni dalle mie parti.

Se un giorno qualcuno mi dovesse raccontare di aver gustato ad Aosta il miglior cannolo siciliano alla ricotta della sua vita, giuro che gli crederò.

Mi sazio abbastanza, bevo tutta d’un fiato la restante acqua rimasta nella bottiglietta e mi alzo dal tavolo. È ora di andare.

Devo darmi una mossa, vorrei alloggiare al più presto da qualche parte, anche se in verità non mi sarebbe dispiaciuto rimanere e parlare ancora un po’ con queste persone cosi gentili.

«I vostri pezzi di tavola calda sono davvero eccellenti, i miei complimenti!» e pronto a congedarmi chiedo il conto.

Mi ringraziano all’unisono e i loro volti sono pieni di soddisfazione.

«Cinque euro», mi risponde Salvatore, con il suo immancabile sorriso. Estraggo dal portafoglio una banconota da 5 euro e l’appoggio sopra un piattino vicino la cassa.

Li saluto cordialmente augurando una buona serata e vengo piacevolmente ricambiato.

«Non ascoltare mai gli altri, ascolta sempre e solo il tuo cuore, per il resto non ti preoccupare, si sistemerà tutto, non sei solo e mai lo sarai», mi dice la donna prima di uscire dal locale.

Queste parole mi penetrano dentro, non hanno l’aria di essere solo di cortesia o comunque di circostanza, ma rappresentano molto di più, mi colpiscono.

«Grazie infinite, lei è molto buona, le sue intense e sincere parole mi confortano e mi danno speranza», le rispondo e rivolgendomi al marito e al figlio «Grazie anche a voi, siete proprio delle belle e care persone, tornerò sicuramente», concludo e mi salutano ancora più calorosamente di prima.

Uscito dal locale, il tempo è completamente cambiato, c’è in atto una violenta grandinata. Comincio a correre a più non posso e raggiungo la mia macchina.

Una volta dentro, dopo essermi tolto il giubbotto ed acceso il climatizzatore in modalità aria calda con il chiaro intento di asciugarmi, mi rannicchio nel sedile. Decido di aspettare che si plachi, immettersi in strada adesso potrebbe essere pericoloso.

Mi arriva un messaggio su WhatsApp, è Ilaria.

Lo leggo subito. Mio dio, ma cosa…?

«Non ascoltare mai gli altri, ascolta sempre e solo il tuo cuore, per il resto non ti preoccupare, si sistemerà tutto, non sei solo a mai lo sarai».

Le stesse e identiche parole della proprietaria della rosticceria.

Un brivido mi corre lungo la schiena e poggio una mano all’altezza del petto. Mi arriva un secondo messaggio.

«Svegliati amore, mio, svegliati mia unica ragione di vita!” svegliarmi…svegliarmi? Perché? La vista gradualmente si fa sempre più offuscata e infine i miei occhi si chiudono.

Parte 3 di 4

Riapro i miei occhi, non sono più nella mia macchina ma bensì nel mio letto. Ma non ero a Milano? Si, certo… come no! Non mi sono mai mosso da qui, ho semplicemente sognato. Più che visitare una Milano da bere ho visitato una Milano da sogno, ironizzo tra me e me.

Ok… è stato un sogno ma oserei dire estremamente realistico, pur tradendo allo stesso tempo qualcosina di surreale.

Effettivamente mi son ritrovato nel bel mezzo della città, senza ricordare come esserci arrivato, ora si spiega del perché il viaggio non mi ha affaticato per niente. Mi son ritrovato li e… basta. Altri dettagli mi lasciano da pensare, come ad esempio l’operaio edile che mi ha cacciato in malo modo e i lavori serali nel cantiere oppure la storia dei 1900 euro.

Resto ancora sdraiato nel mio letto, fissando il soffitto e cercando di fare mente locale e di ripercorrere dall’inizio alla fine ogni singola cosa vissuta nel sogno, fino a quando avverto il mio cellulare vibrare sul mio comodino. Lo prendo.

È Ilaria! Mi ha appena mandato il suo buongiorno con delle dolci parole e ricambio anch’io mandandole delle belle frasi e con una immagine piena di cuori e fiori. Mi decido a scriverle su WhatsApp raccontandole “l’esperienza” che ho vissuto e le mando un lungo messaggio.

Ilaria lo sta visualizzando. Resta online per un po’ e dopodiché mi chiama.

«Amore mio, raccontami per filo e per segno ancora una volta il sogno che hai fatto, vorrei cercare di capirci qualcosa», mi chiede con molta curiosità e io senza problemi l’accontento.

Cerco di focalizzarmi su ogni singolo aspetto e di essere più preciso possibile, senza tralasciare nulla, secondo Ilaria tutto ciò ha un senso. Parliamo praticamente solo di questo per circa mezz’ora.

«Devo andare a lavoro tesoro, stasera ne riparliamo, ricordati che le parole che ti ho “detto” nel sogno valgono anche nella realtà, ti auguro di passare una buona giornata. Ti amo!!!», conclude e mandandomi su WhatsApp subito dopo un'aforisma d’amore, mentre io una quartina di una mia poesia scritta mesi fa per lei. Siamo più dolci di due barattoli di miele Ambrosoli.

Sono le venti e trenta passate, devo andare a prendere Ilaria all’uscita da lavoro ed è abbastanza tardi. Ogni sera ci organizziamo cosi, è un modo come un altro per stare un po’ insieme e portarla successivamente a casa sua, in un quartiere non molto lontano.

Ho passato un intero pomeriggio in vari siti che riguardano opportunità lavorative, e come al solito non ho trovato nulla di interessante. Solo impieghi in qualità di operatore in dei call center in cui si è sottopagati peggio che in Uguanda oppure del Telelavoro che senz’altro puzza di truffa . Pazienza, domani vedrò di cercare ancora, tanto è inutile tartassarmi la testa, prima o poi a furia di insistere qualcosa uscirà fuori. Salgo in macchina, metto la chiave nel quadro e parto.

Per raggiungere la Sanitaria “Cento x Cento Bimbi”, impiegherò come sempre non più di cinque minuti, giusto il tempo di ascoltare “Kingston Town” degli UB40 una delle mie canzoni preferite trasmessa da Radio 105 che ha sede a…Milano.

Durante il tragitto ripenso al sogno, ancora troppo vivido nella mia mente. Parcheggio nei pressi della sanitaria, Ilaria è all’esterno di una ricevitoria vicina a dove lavora e mi auguro non sia scocciata del mio ritardo. A prima vista non sembra esserlo.

Scendo dall’auto, appena riesce a scorgermi, la sua espressione diventa particolarmente euforica e comincia a correre verso di me,

«Amoreeeeeeeeeeeeeeeeee!!!!!!!!!!!!!!!!!!! », Mi abbraccia, mi stringe forte, e mi bacia voracemente in ogni parte del mio viso e allo stesso tempo vociando frasi sconnesse del tipo “Si, finalmente!!! Che bello, no, non ci credooooo!!!»

«Tesoro che ti è successo? Oggi forse ti sono mancato più del solito? » le chiedo stupito.

La mia fidanzata prende la mia mano e l’appoggia al suo petto, sento il suo cuore battere fortissimo come un martello pneumatico, inoltre suoi occhi sono umidi, si nota chiaramente che è visibilmente emozionata.

«Non posso dirti qui in strada la bellissima cosa che mi è capitata, anzi…ci è capitata!», e sempre con la mano mi trascina energicamente in direzione della mia macchina dove con calma possiamo parlare.

«Hai presente il sogno che hai fatto stanotte? », annuisco sempre più stupito «Ebbene sono riuscita a interpretarlo traendone dei numeri e stamattina in questa ricevitoria li giocati subito a Lotto, ho verificato i numeri in serata, precisamente alcuni minuti prima che tu arrivassi e… sono usciti!»

«Lotto? Ma come hai fatto? Ti sei affidata alla Smorfia, il libro dei sogni? », cominciando ad entrare in sollucchero anch’io.

«No, nessuna Smorfia amore mio, i numeri te li ha forniti il sogno stesso: chiari, diretti e inequivocabili», mi risponde schioccandomi un bacio sulle labbra.

Effettivamente ora che ci penso è vero, mi ricordo ad esempio di quando la proprietaria delle rosticceria mi aveva menzionato il numero 1900, mentre il marito il numero 84. Come è giusto che sia vorrei saperne di più.

«Quali numeri sei riuscita ad azzeccare tesoro? Ti prego dimmelo!», le chiedo ancora con un crescendo di curiosità.

«Dal 1900 ho tratto il 19, 84 l’anno in cui i due rosticcieri hanno aperto il locale, 15 gli anni del ragazzo e 5 il conto o la banconota con cui hai pagato» mi dice raggiante e seguitando ad alta voce “la cosa sorprendente sai qual è? Se analizziamo la cosa e mettendo i numeri in un certo ordine, abbiamo la tua data di nascita: 15 5 1984!»

Parte 4 di 4

Caspita è vero, la mia data di nascita!!! Come ho fatto a non pensarci? Era cosi logico!

«Sai in quale ruota ho giocato i tuoi numeri? », ponendomi un indovinello in cui credo di indovinare sicuramente.

«Milano», rispondo ma a giudicare dal dito che sta agitando… mi sbaglio.

«No amore mio, i sogni si giocano a Bari, e poi secondo una mia analisi mi viene da pensare che sia l’operaio edile dai modi scortesi e sia i gestori della rosticceria, ti abbiano indicato che Milano non è la città giusta per noi e per realizzare i nostri futuri progetti».

Resto piacevolmente sbalordito, non ho parole.

«E poi ti hanno pure consigliato non solo di tranquillizzarti», prosegue Ilaria «ma anche di non lasciarti travolgere da ciò che ti dicono gli altri e di seguire il tuo cuore, parole che comunque a parte stamattina, ti avevo precedentemente sottolineato più di una volta e spero ti sia finalmente levato quel brutto vizio», mi ammonisce simpaticamente.

Entro come in tranche, allora è vero che i sogni hanno una correlazione con la vita di ognuno di noi, e non solo per una questione di numeri da interpretare e giocare al Lotto. Ora capisco anche del perché in quella rosticceria avvertivo una senso di serenità e pace profonda.

Forse, quei tre erano angeli? Mi piacerebbe crederlo.

Ilaria mi riempie nuovamente di baci e mi abbraccia festosamente, in base ai numeri azzeccati deduco che abbiamo fatto una quartina.

«Q-quanto a-b-biamo v-into»,? balbetto poiché troppo emozionato.

Il mio amore dapprima mi guarda sorridendomi e poi dalla borsetta estrae il suo Smarthpone digitando qualcosa.

Mi vibra il cellulare dalla tasca, e ne conosco già in anticipo il mittente. Sul display mi appare un importo da capogiro.

Sto per svenire dall’emozione, è vero, non ho effettuato io personalmente la giocata, ma indirettamente ho contribuito enormemente. Io che in vita mia ne ho visto di cotte e di crude, io che in saltuari Gratta e Vinci più di 20 euro non ho mai vinto e soprattutto in ambito lavorativo non ho mai trovato un equilibrio.

Al diavolo tutti quelli che mi hanno consigliato male, al diavolo tutti quelli che non hanno mai creduto in me, al diavolo tutti quelli che mi volevano sprofondato nell’abisso più tetro, al diavolo anche il mio ultimo datore di lavoro che dopo avermi spremuto come un limone per cinque lunghi anni ha deciso qualche mese fa, di darmi un calcio in culo e al diavolo le 500 euro di merda che mi dava e che a detta sua erano pure troppi e per giunta rinfacciati. È proprio vero: le cose belle nascono all’improvviso!

Emotivo e sensibile come sono i miei occhi lacrimano di gioia, Ilaria non è da meno e si lascia andare anche lei.

«Amore mio, una volta riscossa la vincita andremo a Milano», mi annuncia con grande gaudio.

«Come a Milano? Non avevi detto che secondo una tua analisi… », non mi dà neanche il tempo do formulare la domanda che mi blocca mettendomi due dita sulle labbra e stampandomi un bacio.

«Ma noi non andremo per abitarci ma semplicemente come turisti, non volevi visitare il Duomo e i Navigli?», mi dice con la bocca sulla mia.

Mi sento cosi felice, cosi vivo, cosi fortunato. Mi sento, anzi ci sentiamo al settimo cielo. La guardo con tenerezza e dolcezza.

«Smeraldina mia in verità già avevo fatto una cinquina a dir poco milionaria. E sai quando? Nel preciso istante in cui tu sei entrata nella mia vita e l’hai resa bella da morire e credimi anche se non ci fosse stata nessuna vincita, il mio amore per te sarebbe rimasto immutato, anzi sarebbe cresciuto sempre di più giorno dopo giorno», Le sue lacrime si fanno più copiose, la vedo tremare.

«Ciò che mi dici vale anche per me, non ho mai smesso di credere in te, io ti amo dal profondo del mio cuore, sei ciò che voluto sempre», si asciuga gli occhi con un kleenex «Tutto è partito dal sogno che hai fatto, grazie ad esso e ovviamente grazie a te potremo realizzare insieme tutti i nostri sogni e farli diventare realtà », la sua voce è sottile, rotta dall’emozione. Ci baciamo.

Si, amore mio, da oggi finalmente tutto questo sarà possibile.

Aneddoto e curiosità sul racconto

Quanto avete letto non è altro che un sogno fatto svariate settimane fa e di cui mi sono cimentato a romanzare, un sogno che ho trascritto nella maniera più precisa possibile e che dopo averlo conservato sul mio PC come abbozzo, l’ho riscritto e ne ho tratto questo racconto . Un racconto autobiografico quindi? Certo, ma solo fino al termine del sogno poiché dopo di esso, inizia la finzione.

Purtroppo al termine del sogno, ovvero nella realtà, la vincita non è avvenuta…ma ci è mancato davvero poco.

Sono andato in una ricevitoria di Catania assieme alla mia fidanzata (che mi ha convinto di provare) e ho giocato i numeri in una ruota secca, ovvero in quella di Milano, la città in cui è ambientata la “vicenda”.

Da precisare che non gioco praticamente mai al Lotto e non sapevo che i sogni normalmente si giocano a Bari. Indovinate in quale ruota sono usciti? Ho commesso anche l’imprudenza di NON giocare su tutte le ruote. Ancora oggi mi mangio le mani, la vincita era molto cospicua.

Anzi ad essere precisi mia suocera mi aveva accennato qualcosina, ovvero di giocare a Bari ma mi ero troppo impuntato (ahimè) a giocare a Milano. Doppiamente stupido.

È vero, io e la mia fidanzata non abbiamo vinto, ma almeno la soddisfazione di poter pensare che tutto ciò che sogniamo ha un suo perché.

La mia non è istigazione al gioco del Lotto e neanche cerco di pubblicizzarlo, semplicemente il mio è un invito a tutti di non sottovalutare la cosa.

Su internet, ultimante ho letto un certo numero di articoli che riguardano questa tematica, attraverso i sogni c’è gente che è riuscita a prevedere situazioni, eventi, lutti etc.. e azzeccandoci in pieno. Ovviamente qualcuno ci ha anche “guadagnato”.

In conclusione mi viene da credere che i sogni (ma anche gli incubi) non sono legati solo ed esclusivamente ai pensieri che “affollano” la mente di ogni sognatore ( turbamenti, ansie, desideri etc.) e di conseguenza associati unicamente ad una attività psichica.

A mio avviso essi rappresentano molto di più, un qualcosa di inspiegabile e che probabilmente vanno ben oltre la coscienza umana.



Commenti

pubblicato il giovedì 2 febbraio 2017
theLunatic, ha scritto: Anche stavolta ho seguitov il tuo suggerimento e sono venuto ... a Milano! Un racconto tra sogno e realtà che assomiglia ad alcune mie fantasie ... Comunque quei numeri me li segno ... non ho mai giocato al lotto e non so come si fa.... ma mi informerò! Bravo! ... Se vinco ti faccio sapere!
pubblicato il giovedì 2 febbraio 2017
Hiroshi84, ha scritto: Grazie theLunatic ti ho consigliato apposta questo racconto in quanto so del tuo rapporto sogni/realtà. Peccato che non ho vinto ma almeno ho la consolazione che molto spesso i sogni sono strettamente correlati con la realtà. Anch'io non avevo mai giocato al lotto, la mia fidanzata non è un esperta. Però sai...i miei numeri sono usciti con "10 e lotto ogni 5 minuti" con il numero ORO e ho vinto discretissime somme (tipo venticinque euro o al massimo centocinquanta). Che dirti? Prova!!! Ti auguro una buon pomeriggio e spero mi leggerai in futuro ancora. Io lo farò senz'altro con i tuoi scritti. Ciao!!!
pubblicato il giovedì 24 agosto 2017
tornosubbito, ha scritto: Sarà meglio che non ti faccia mai leggere il mio "I disturbatori del sonno" Giuseppe : ).Io lo chiamo il mio paratrattato sui sogni ed in effetti è il frutto della mia personale interpretazione sul rapporto mente e sogni.Ma questa è un altra storia,ora spazio all'ironia:se io avessi una ragazza che mi parla con tutto quel frasario alla Liala o alla Harmony non cerco lavoro a Milano ma in Sud America in modo da mettere un oceano tra me e lei ahahahah.Non potevo non farla sta battutaccia : )...No dai,l'idea del sogno non è male,infatti la reazione di quel manovale fuori dal cantiere mi è sembrata un tantino fuori dalle righe!Il dialogo tra i due fidanzati altro che miele mi ha fatto alzare la glicemia in modo preoccupante.Nel messaggio che mi hai inviato ne "Il negozio di casalinghi"mi hai scritto che ti piacerebbe visitare la città dove sono nato,e mi dispiace tanto dirtelo,ma la città dove sono nato non esiste più.Quella che ne è rimasta è solo una misera caricatura.Bisognava esserci negli anni 70 a Milano per capire di cosa parlo.Se c'è una cosa che ho fatto di buono nella mia vita è stata quella di andarmene nel 92 quando quella creatura stava cominciando a sgretolarsi.Un abbraccio e a presto Giuseppe e sempre naturalmenta a dio piacendo.
pubblicato il giovedì 24 agosto 2017
Hiroshi84, ha scritto: tornosubbito ho sorriso durante la lettura del tuo commento :D Comunque grazie che hai letto, per la tua valutazione sia sul mio racconto e sia sulla mia città. Diciamo che la magia l'hanno persa un po' tutte le città. Ho un amico romano che fa il regista in cui mi segnala la stessa e identica cosa che mi dici tu, con la sola differenza la città. Tu Milano e lui Roma. Io essendo classe 1984 sono un nostalgico degli anni 90 (fino al 2004 non di più) e in questi tempi non mi ci rispecchio affatto. Tutto si è fatto artificioso, alienante anche dalle mie parti (sono della provincia di Messina ). In conclusione non mi resta che leggere qualcosa di tuo, ho comunque scritto molti altri racconti...in caso serviti pure. A dio piacendo sempre e comunque.
pubblicato il giovedì 24 agosto 2017
Hiroshi84, ha scritto: tornosubbito scusa ma volevo scrivere prima 'sulla tua città'.
pubblicato il giovedì 24 agosto 2017
tornosubbito, ha scritto: Mi posso permettere di contattarti per email?
pubblicato il giovedì 24 agosto 2017
Hiroshi84, ha scritto: Ma certo volentieri: dreist1984@virgilio.it

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