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lavoro pubblicato domenica 25 dicembre 2016
ultima lettura mercoledì 20 settembre 2017

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il Cacciatore Di Draghi - Prologo

di DragonHeart. Letto 161 volte. Dallo scaffale Fantasia

Ci troviamo nell'anno 1715, l'era dei pirati e dei saccheggi. Ogni ragazzo, compiuti i sedici anni, iniziava già ad andare per mare, ma non tutti con lo stesso scopo: chi per trasportare mercanzia, chi per rubarla. Mercanti e pirati.

In un tempo freddo e oscuro di una terra lontana, cadde dal cielo uno strano oggetto.
L'impatto al suolo fu devastante e il boato si propagò per parecchie miglia. Tutta la popolazione del luogo si radunò intorno al cratere, spaventata e al tempo stesso incuriosita da un evento così anomalo. Alcuni uomini, sicuramente i più audaci, scesero per scoprire di cosa si trattasse. Sostenuti da grosse funi si fecero scivolare sino in fondo alla voragine e mentre il buio avrebbe potuto inghiottirli, al contrario, una strana luce dorata proveniente dal basso facilitò la loro discesa. Più si avvicinavano al fondo, più avevano l'impressione che della lava, o un pezzo di roccia incandescente proveniente da chissà dove, giacesse sotto di loro. Finalmente quando furono a ridosso del misterioso involucro, capirono che non si trattava di un qualunque minerale, ma, con loro grande sorpresa, si ritrovarono davanti ad un enorme uovo, da cui scaturiva una luce pulsante. Dopo lo stupore iniziale, gli uomini s'ingegnarono per portarlo in superficie e trasportarlo al loro villaggio per osservarlo e studiarlo meglio.
Il viaggio non fu dei più facili, aveva piovuto di recente e la strada era molto sconnessa; dopo molte ore giunsero finalmente nei pressi di una fattoria e sistemarono l'uovo in una grande stalla, sopra un giaciglio di paglia.
Per alcuni giorni non accadde nulla, tanto che la maggior parte degli abitanti si allontanò dal fienile non controllandolo più, pensando che qualunque cosa contenesse quello strano involucro fosse morta nell'impatto. Finché una mattina l'edificio iniziò a vibrare talmente forte da far tremare la terra circostante. Ognuno cercò riparo nelle proprie case sperando che tutto finisse al più presto, ma appena cessò quel pandemonio, si alzò un sibilo altissimo proveniente dalla stalla che subito dopo prese fuoco. Dalle fiamme si sollevarono gigantesche ali nere. Attraverso il fumo s'intravedeva un'inquietante creatura dalle imponenti fauci e dal corpo ricoperto di scaglie: era un enorme drago nero. La bestia si levò in volo e iniziò ad incendiare tutto ciò che la circondava. In pochi minuti il villaggio era completamente distrutto, nulla e nessuno sopravvisse alla devastazione, tranne un uomo che scappò da quell'inferno e riuscì a raccontare di quell'orribile creatura ai villaggi vicini. Pochi, però, credettero all'esistenza di un essere così terribile e feroce; spesso il racconto del forestiero fu deriso ed egli additato per pazzo. In preda allo sconforto, decise di chiedere aiuto ad uno stregone, considerato un po' il custode della verità nella contea per ciò che narrava di aver visto nella sua lunga vita. Il vecchio saggio, dopo averlo ascoltato, non si mostrò per nulla sorpreso e, con sicurezza, dal suo libro delle leggende, gli indicò un oggetto misterioso: "La Lancia Envagelazier", un'arma mistica forgiata dagli Dei, capace di distruggere ogni cosa; essa era racchiusa in un tempio, così il negromante, impietositosi dallo smarrimento del sopravvissuto, decise di aiutarlo fornendogli una mappa.
Il giorno stesso l'uomo, al culmine dell'entusiasmo, raccolse quel poco che aveva per il viaggio e partì.

- E' tutto quello che so, Il resto non lo conosco, mi dispiace - terminò l'anziano

- Andiamo nonno! Non puoi interrompere così un racconto del genere! - disse infuriato Edward.

- Perdonami figliolo! Piuttosto pensa a occuparti della legna per il fuoco, altrimenti non possiamo cuocere la cena - terminò perentorio nonno Bernard.

- Uffa va bene! - il ragazzo si alzò dalla sedia e si diresse verso il bosco.

Ci troviamo nell'anno 1715, l'era dei pirati e dei saccheggi. Ogni ragazzo, compiuti i sedici anni, iniziava già ad andare per mare, ma non tutti con lo stesso scopo: chi per trasportare mercanzia, chi per rubarla. Mercanti e pirati. Edward si distingueva dai suoi coetanei; non ambiva a nulla di tutto ciò, voleva viaggiare alla scoperta del mondo e adesso voleva sapere tutto su quel drago.

Anche il nostro protagonista è un ragazzo di sedici anni, occhi verdi e capelli castani. Tanto testardo che quando si mette un'idea in testa non lo ferma più nessuno. Porta sulla fronte una bandana, il ricordo di suo padre, morto a causa di una tempesta in mare, quando lui aveva soli cinque anni. La nave, gli dissero, andò a schiantarsi su un'isola sperduta e il suo corpo non fu mai ritrovato; si dice che la marea se lo fosse portato via.

I giorni passavano ma il giovane tempestava il nonno di richieste per conoscere la fine del racconto.

- Andiamo nonno! Ci deve essere un continuo! -

- Ascolta, io purtroppo non lo conosco, ma poiché è diventata una tua vera e propria ossessione, ti svelo l'unica cosa che so. Il manoscritto che narra questa leggenda è racchiuso nel castello del re, nell'isola di Torba e chiunque può leggere l'intera storia. Se ti ci portassi, prometti di non molestarmi più con le tue domande? - domandò il nonno.

- Certo che sì! Lo prometto! - urlò il ragazzo iniziando a saltare dappertutto per la gioia.

- Va bene, calmati adesso; vado a chiedere ad un mercante di mia conoscenza se possiamo recuperare un passaggio. -

Dopo che il giovane raccolse il necessario per preparare la cena, i due mangiarono con la stanza illuminata dal fuoco del camino. Il sole era ormai calato e la luna aveva occupato il suo posto in cielo. Una volta riordinata la cucina, si prepararono per la notte. Il nonno, salutò il nipote, baciandolo sulla fronte mentre gli rimboccava le coperte.
Edward, stanco com'era, sprofondò subito nel mondo dei sogni, ma un rumore proveniente dall'esterno lo fece sobbalzare dal letto. Stropicciatosi gli occhi si rese conto che qualcuno stava tirando dei sassolini contro la finestra. Vi si avvicinò per scrutare fuori quale mascalzone si stesse divertendo alle sue spalle, ma con grande sorpresa vide che si trattava di una ragazza della sua età. Alta, capelli lunghi, bianchi ed occhi viola.

- Kyla? Che ci fai qui! – Urlò all'indirizzo della giovane aprendo la finestra.

Nonostante il buio e i vestiti neri che portava, l'aveva riconosciuta subito. Lui e Kyla erano amici d'infanzia, cresciuti insieme in questo piccolo villaggio.

- Non urlare idiota! Devo mostrarti una cosa che ho trovato! –

- Adesso? Se il nonno mi scopre, sono morto! –

- Non fare il bambino! Andiamo scendi di lì! -

Così, trattenendo il respiro, sgattaiolò via dalla finestra. Le strade erano deserte, prive d'illuminazione. Per fortuna la ragazza portava una piccola lanterna con se', in modo da vedere dove stessero andando. Dopo un paio di deviazioni, arrivarono alla sua abitazione.

- Perché casa tua? So già com'è fatta. -

Kyla si mise a ridere, coprendosi la bocca.

- Sciocco, la cantina. – rispose facendogli strada.

Nel suo giardino, c'era una piccola botola che portava a un piano sotterraneo. Varcata la porta, la chiuse subito a chiave. Accesa qualche candela Edward poté osservare la stanza. Vi erano cianfrusaglie buttate ovunque, mobili rovinati e una montagna di libri. In mezzo a tutto questo disordine, c'era un piccolo tavolo di legno, con sopra un arnese che Kyla prese in mano.

- Che roba è? - domandò il ragazzo alzando un sopracciglio.

- Questa è una carabina Edward! L'arma che usano i soldati! -

Il ragazzo si era dimenticato che Kyla aveva una passione di gran lunga differente alle ragazze della sua età, la mania di prendere gli oggetti altrui.

- Ma che stai dicendo! Kyla questo significa rubare! Dove l'hai presa! –

- Rilassati, andiamo! Sai che in questa piccola isoletta c'è soltanto un posto di controllo del re? Ecco, la guardia di vedetta stava riposando ed io ne ho approfittato. -

Edward iniziò a grattarsi la testa, innervosito dal gesto della ragazza.

- Questo ti porterà guai seri! Devi assolutamente rimetterla al suo posto! -

Ad un tratto si sentirono delle urla provenire fuori dall'abitazione.

- Ragazzina! Sappiamo che abiti qui! Vieni fuori! -

Entrambi si misero in allerta. Kyla andò nel pallone, fu quasi sul punto di piangere. Edward rimase calmo, ricordandosi del fatto che lei era orfana, in un momento simile questo le portava vantaggio, perché nessuno avrebbe risposto da casa in vece sua. Guardatosi attorno, vide una piccola finestrella che portava all'esterno, così l'attraversarono per scappare. Lui l'inseguì, facendo lo stesso. Si addentrarono nel bosco e qui si fermarono giusto per riposarsi un secondo.

- Ora vai a metterla apposto intesi? – ordinò perentorio il ragazzo.

- Sì... – rispose dimessa l'amica.

Nonostante avesse il broncio Kyla capì il suo errore. L'avventura si risolse nel migliore dei modi: senza farsi vedere o riconoscere, appoggiò il fucile davanti alla porta dell'armeria, per poi tornarsene a casa. I due erano molto uniti, si erano sempre aiutati sin da piccoli e questo li spingeva a fare ogni cosa uno per l'altra. Rientrato anche lui a casa, senza essere scoperto dal nonno, si mise a dormire, con la coscienza apposto.
La mattina arrivò presto, con il risveglio accompagnato dal verso dei galli. Con ancora indosso le vesti del giorno prima, Edward uscì dalla sua piccola stanza, scoprendo che il suo vecchio non era in casa. I suoi dubbi svanirono in un lampo, perché sentì la sua voce che lo stava chiamando provenire dal giardino. Uscito di corsa, lo trovò ben vestito con un paio di borse vicino a lui.

- Che succede? – gli domandò.

- Come che succede? Stamani sul presto sono riuscito a trovare un passaggio per andare a Torba. Non vuoi più partire? –

- Nonno assolutamente! Faccio il più in fretta possibile! -

Con un sorriso enorme stampato sulla faccia, corse a fare la valigia. Dall'eccitazione la riempì con delle vesti a caso: l'unico indumento di cui gli importava era la bandana di suo padre. Prima di andare però, sentiva il bisogno di salutare la persona a lui più cara: Kyla. Corse nuovamente sino a casa sua, dove la trovò ancora addormentata. Il ragazzo le spiegò brevemente il motivo di una partenza così improvvisa e di non sapere quando sarebbe riuscito a tornare. Lei, ancora assonnata, faticava a seguire il suo racconto; tranne il fatto che doveva separarsi da lui. Si abbracciarono, intensamente. Ad Edward scappò una lacrima, ma non se ne fece accorgere.

- Tornerò te lo prometto. – disse il giovane.

- Ci conto. - sospirò Kyla.

La cosa che rendeva affascinante il giovane, era quel sorriso che nessuno riusciva a togliergli di dosso. Lo rendeva luminoso agli occhi di tutti. Tornato in fretta e in furia da suo nonno, prese il bagaglio, dicendogli che era pronto per partire. Guardò la sua isola ancora una volta, con un senso di nostalgia, sapendo però che sarebbe tornato.

Era la prima volta che il ragazzo viaggiava per mare, finalmente come suo padre. Per lui stare su una barca era un'esperienza bellissima, tutta nuova: sentire il vento che gli scompigliava i capelli, le onde che accarezzano la pelle e il riflesso del sole dritto negli occhi.
Il viaggio fu tranquillo, il mare era liscio come l'olio e il vento soffiava dolcemente sulle vele facendo sì che l'andatura fosse sostenuta.

Passarono un paio di settimane quando il mercante, notando dei gabbiani nel cielo, urlò:

-Terra! Ci siamo, l'isola di Torba! Ciurma, preparate gli ormeggi, stiamo per arrivare a destinazione. -




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