ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 7.699 ewriters e abbiamo pubblicato 68.846 lavori, che sono stati letti 42.409.989 volte e commentati 53.394 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato venerdì 23 dicembre 2016
ultima lettura lunedì 27 marzo 2017

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Luna Rossa

di DianaJStewheart. Letto 170 volte. Dallo scaffale Horror

Il mare, la Baia di Sorrento, la musica...a chi non piacerebbe trascorrere così la Vigilia di Natale? Magari sotto la luna. Una luna bianca ed enorme...Buone Feste, ma mi è sembrato di udire un ululato. O no?

Luna Rossa


Ore 18,00



Era la sera del 24 dicembre 2013 ed un tramonto infuocato insanguinava il selciato e le facciate dei palazzi della dolce collina del Vomero, il celebre quartiere di Napoli. Due uomini inglesi, Stuart Hamill e Tony Benson, conversavano amabilmente seduti sulla terrazza dell'hotel L'Oleandro rinomato per la sua cucina stellata e l'incredibile panorama del Vesuvio dalla cima perennemente innevata, che stagliava la sua sagoma inconfondibile sul cielo ormai scuro. Le strade di Napoli erano un tripudio di gente allegra che affollava i mercatini, mentre le note di O' Surdato 'Nnamurato e Funiculì Funiculà venivano smorzate dalle classiche canzoni di Natale e dalle onde del Golfo di Napoli che ogni tanto mugghiavano contro la scogliera. Stuart sorseggiava un Limoncello, mentre Tony osservava rapito le meraviglie naturalistiche del luogo.

"Abbiamo fatto proprio bene a lasciare il grigiore di Londra per venire qui! Guarda che spettacolo!" Sbottò Stuart, guardando un meraviglioso cielo stellato.

"Davvero!" Confermò Tony. Gli sembrava di essere stato catapultato in un mondo fiabesco, alla stregua di quello creato dai Fratelli Grimm. A Londra, in quel preciso momento, diluviava; lì invece sembrava il preludio del solstizio di primavera piuttosto che la Notte di Natale. Tuttavia, iniziò a sentirsi a disagio. Aveva l'impressione che qualcosa fosse cambiato nell'ambiente che lo circondava. Guardò Stuart e si accorse che schiacciava un pisolino; la testa gli ciondolava all'indietro mettendo in mostra il collo possente. Tony sorrise con tenerezza e gli prese il bicchiere di liquore prima che si infrangesse in terra, quindi si guardò intorno alla ricerca della fonte della sua inquietudine e gli occhi gli si posarono su una casa apprentemente diroccata, situata proprio di fronte alla terrazza dell'hotel; per farsi coraggio, prese fra le dita il crocifisso di oro cesellato che portava appeso al collo e che era un regalo del padre. Gli oleandri, maestosi e ricchi di fogliame, ne coprivano in parte la vista ma si scorgeva alla perfezione il comignolo dal quale uscivano dense volute di fumo nero ed una finestra del primo piano, dai vetri sporchi. Tony strabuzzò gli occhi quando si accorse che dietro di essa vi era la figura di una ragazza dal volto deformato da un urlo. La fissò intensamente, ed in quel lasso di tempo, gli parve che la natura si fosse addormentata. La brezza cessò di soffiare e tutto sembrava immobile. In lontananza, udì una serie di ululati che lo fecero rabbrividire. Chiuse gli occhi e quando li riaprì vide Stuart che lo fissava perplesso.

"Ehi, che ti é successo? Pensavo ti fossi addormentato,ma avevi gli occhi sbarrati."

"Non so neanche io cosa ho visto...ma mi ha sconvolto." Confessò, tergendosi la fronte dal sudore che gli ricopriva tutto il corpo.

"Non facevi che tremare e rantolare; mi hai fatto spaventare..."

"Ad essere sincero, non riesco proprio a capire cosa mi sia successo. Forse, sarà stato il buio quasi impenetrabile..ma ho visto delle cose." Concluse, quasi gemendo.

"Alla tua età hai ancora paura del buio?!" Sdrammatizzò l'amico.

"Ad essere sincero, viste le cifre che devo pagare alla società elettrica, mi fa più paura la luce!" Esclamò, un po' rinfrancato. I due risero e Stuart asciugò con la punta delle dita le lacrime che rigavano il volto intenso di Tony.

"Mi vuoi dire cosa ti è successo? Devi aver visto qualcosa di veramente sconvolgente per essere così scosso..."

"D'accordo, te lo dirò. Vedi quella casa abbandonata davanti all'hotel?"

"Si, certo!"

"Fino a pochi minuti fa, dal comignolo usciva del fumo, un fumo denso e grasso. E..dietro quella finestra..." Tony iniziò a balbettare, gli occhi vitrei

"Forse sarebbe meglio scendere nella hall...stanno suonando della buona musica napoletana." Lo interruppe, temendo che quella fosse un'allucinazione foriera di qualche imminente malore.

"No! Voglio continuare!" Rispose con veemenza." A quella finestra, ho visto il volto di una ragazza; sembrava incollata al vetro sudicio. All'inizio sembrava una normale fanciulla, in età da marito, ma poi la sua faccia si è distorta ed ha spalancato la bocca come se stesse urlando. Una bocca enorme che le ha deformato il viso allungandoglielo: sembrava il muso di un animale orrendo. E poi vi è stato un coro di ululati. Oh, Dio...Dio..." L'uomo si era portato le mani alla faccia, singhiozzando. Stuart gli posò una mano sulla spalla e cercò di consolarlo, minimizzando l'accaduto.

"Sono sicuro che era il riflesso della luna piena. Guarda: è enorme questa notte! Sembra giorno!" Dalla strada, intanto giunsero le note di Luna Rossa, cantata da un'artista di strada, la cui voce triste e potente sembrava voler raggiungere l'astro d'argento.

"E gli ululati?"

"Saranno stati dei cani randagi. E' risaputo che gli influssi della luna provocano questi effetti sui canidi."

" Potresti aver ragione! Sono davvero sciocco, certe volte!" Stuart gli sorrise affettuosamente., scompigliandogli la folta massa di capelli castani e ricci.

"Dai scendiamo in strada. Ho bisogno di una buona dose di musica!!"

"Certo, pure io!" Fece eco Stuart, mentre fissava la luna con aria pensosa.Conosceva a menadito alcune leggende del Sud Italia la cui protagonista era una bestia spaventosa, metà uomo e metà lupo. Conosciuta come Licantropo, o nella sua accezione più comune, Lupo Mannaro, era la protagonista indiscussa delle storie raccontate alla flebile luce delle candele, o all'intimo tepore emanato dal caminetto. Sicuramente, un modo piacevole e costruttivo di passare il tempo...ascoltare le leggende di un paese diverso dal nostro era anche un modo di imparare qualcosa, piuttosto che farsi rimbambire il cervello dalle sciocchezze propinate dalla TV! Nonostante fosse appassionato di Occulto e creature misteriose, Stuart non era il tipo di persona disposta a credere a tutto; fondamentalmente era ateo e leggeva libri di Occulto solo per tenere occupata la mente da qualcosa di potenzialmente interessante. A dirla tutta, se avesse visto un Lupo Mannaro non sarebbe stramazzato a terra dalla paura dopo aver gridato "Al Lupo! Al Lupo" per l'ultima volta. Probabilmente, lo avrebbe studiato per capire dove stava il trucco della sua trasformazione; se poi la bestia era in carne ed ossa..be' quella era un'altra storia! Tutto il contrario di Tony che si beveva qualsiasi cosa avesse a che fare con il Mistero ed era un credulone per antonomasia. Quando Tony esclamava: " Io ci credo!", Stuart diceva serafico:" Aspetta. Ci deve essere una spiegazione razionale!" E la trovava sempre, con grande disappunto di Tony che si illudeva di assistere finalmente a qualche evento sovrannaturale! Stuart rifletteva sui quanto fossero diversi e capiva che il segreto della loro relazione duratura era proprio questo: il loro essere agli antipodi.

Era veramente convinto che l'amico fosse stato vittima della sua stessa fede cieca, tuttavia qualcosa non lo convinceva. Forse la sua espressione atterrita: era la prima volta che la paura,anzi il terrore, si dipingeva sul suo volto sempre spianato dal sorriso. Forse quell'atmosfera quasi rarefatta e beffarda. Le note di O'Sole Mio lo riportarono alla realtà: meglio fare una passeggiata tra i vicoli e bere l'allegria dei Napoletani, ubriacarsi della loro musica e brindare alla luna piena ad al Natale!





Ore 20,00


Lui e Tony stavano ascoltando Santa Lucia Luntana magistralmente eseguita da un tenore di appena sedici anni, di nome Andrea Esposito. Il ragazzo conosceva molto bene l'inglese e dopo la sua esibizione si fermò a parlare con i due uomini. In quella, Tony fu nuovamente sconvolto da quella sensazione: era come se quella casa lo chiamasse a sè.

Perfino Andrea se ne accorse e Stuart notò chiaramente che il volto del ragazzo divenne terreo dalla paura.

"Signore, mi scusi ma devo andare...non posso stare qui. E anche voi..andatevene! Tornate a Londra o in qualsiasi altro posto!! Questa é la notte!! Addio, addio!!" Non fece in tempo ad allontanarsi, perchè il tremore delle sue gambe era così violento da farlo incespicare . Stuart lo soccorse subito e gli chiese cosa sarebbe successo quelle notte. Andrea, strabuzzò gli occhi, indicò la finestra della casa diroccata e pronunciò un nome che provocò uno strano guizzo nella mente dell'uomo: "Malìa..Malìa Romero"

"Malìa Romero?"Ripetè

"Sì. Malìa torna ogni trenta anni la notte di Natale..questo è l'anniversario. Tra poche ore, tutte le donne e le ragazze in età da marito inizieranno a correre e a latrare. Scappate, scappate!!" Stavolta, Stuart non fece in tempo ad afferrarlo perchè il ragazzo sfrecciò via come un fulmine e si infilò in un vicolo. La sua mente lavorava alacre per trovare un collegamento con quel nome come una leggenda o altro, ma la sua razionalità ebbe la meglio sui dubbi di natura soprannaturale e stava per liquidare la storia come pura fantasia o una trappola per turisti ignari; la goliardia dei napoletani era famosa in tutto il mondo, dopotutto!

Le strade si stavano svuotando: la gente stava tornando a casa per prepararsi alla cena della Vigilia per poi recarsi alla Messa di Mezzanotte, solo gli artisti e l'orchestra dell'hotel erano attivi. Dalla hall gli giunsero le dolci strofe di Napule é e si girò alla ricerca di Tony: dove si era andato a cacciare quel credulone? Si voltò e gli sembrò di vedere la sua massa di ricci mentre si infilava in una casa. In quella casa! Ma lui ne era terrorizzato...cosa diavolo ci andava a fare? Non perse tempo e lo seguì, mentre nell'aria risuonavano le note festose di Jingle Bells. Non appena entrò in quell'androne fatiscente, gli sembrò che il tempo stesse andando a ritroso; si rivide bambino fra le braccia della madre poche notti prima che essa venisse uccisa in circostanze misteriose; il suo corpo fu ritrovato nel Tamigi, rigonfio, per il troppo tempo passato in acqua, la gola orrendamente squarciata e con una tale violenza da provocarle una decapitazione parziale. Nonostante le massicce indagini, il colpevole non fu mai trovato ed il caso fu archiviato come "insoluto". Si guardò attorno; le stanze erano piccole e permeate da un miasma soffocante. Lui aveva già riconosciuto quel tanfo, era l'odore con cui la Nera Signora con la Falce annuciava la sua visita. La Morte aveva visitato quella casa così come la sua famiglia che non era stata più la stessa dopo la grave perdita. A mano a mano che proseguiva nella ricerca del suo compagno, era convinto di aver gia visitato quella casa con le pareti ricoperte da quella carta da parati rosa e decorata con tulipani e foglie di acanto; quella era la stanza da lavoro di sua madre! Era lì che ricamava e confezionava abiti per tutta la famiglia. Un dolce effluvio lo avviluppò: era la Colonia usata da lei, quella delicata fragranza di fresie con la quale lo avvolgeva quando lo abbracciava e baciava. Lacrime silenziose gli scesero lungo le gote pallide e punteggiate da una leggera barba bionda.

"Stuart, bambino mio! Vieni dalla tua mamma!" Ecco la dolce voce!

"Mamma!!" Urlò, affamato dei baci che la vita, la crudele vita, gli aveva negato in tenera età. Si girò in direzione della voce e si sentì le gambe molli, mentre il cuore quasi gli esplodeva in petto per l'emozione: sua madre era lì in piedi a braccia aperte pronta ad accoglierlo sul generoso seno. Si lanciò verso di lei, ma gli sembrò di proseguire a ritroso mentre l'immagine di lei si allontanava e si distorceva. Era inchiodato sul pavimento, mentre la donna subiva una spaventosa metamorfosi. Ella cadde bocconi in preda a convulsioni che le sconquassavano il corpo ed iniziò a camminare a quattro zampe come un mastino gigantesco. Il volto, dapprima rotondo e pieno, si era allungato e deformato, gli occhi divennero piccoli e rossi e lo fissavano con indicibile odio. E la testa...la testa era quasi staccata dal corpo e, quando la bestia avanzò, potè distinguere le vertebre cervicali. La luna la illuminava in pieno e, con una formidabile contorsione del busto, si girò fino a toccare il pavimento con le mani ed iniziò a camminare a ritroso come un pupazzo di pezza, animato da una forza malefica Con uno spaventoso latrato, essa si rizzò su due zampe, la testa ciondolante che toccava le spalle ingobbite, mentre dalla bocca colava un rivolo di bava glutinosa che le insozzava la lunga e folta coda. Stuart guardava il Lupo Mannaro con le braccia tese, quasi aspettasse il suo abbraccio; non si mosse di un millimetro neanche quando le mani artigliate furono a pochi centimetri dal suo viso. Non gli importava nulla di morire; quella bestia era sempre sua madre e sarebbero rimasti uniti nella Morte. Era dimentico di ogni cosa: di Tony; di Londra e del suo lavoro. Contavano solo quegli occhi che per quando ferini e spaventosi, erano sempre quelli della sua genitrice. Dalla finestra rotta si poteva scorgere la luna. Enorme e rossa, come se fosse stata immersa in una vasca di sangue venoso. Stuart abbassò le braccia e si inarcò come per offrirsi meglio: voleva essere tutt'uno con lei. Un lampo accecante, seguito da un ululato disperato, ruppe l'incantesimo di cui era stato vittima. Il Licantropo giaceva, inerte come una pelle svuotata del suo contenuto di carne e ossa, ai suoi piedi. Il cranio era stato fracassato da un martello luccicante che sembrava ammiccare alla luna.

"Cazzo, se c'è mancato poco!!" Una voce gioviale, dal forte accento francese, seguita da una risata sguaiata, lo risvegliò del tutto.

Dietro di lui vi era una giovane donna sulla trentina. Lo fissava con aria soddisfatta; un'altra vita salvata!

"Si può sapere cosa cavolo ci facevi in questa casa la Vigilia di Natale?" Lo apostrofò, mentre recuperava il martello dalla testa del mostro. Gli occhi verdi della donna si posarono sull'arma, imbrattata di sangue e peli.

"Questi mangiacarne a sbafo non mi danno tregua! Guarda che robaccia devo levare ogni volta!" Esclamò, pulendola con uno straccio preso dalla gigantesca borsa che aveva appesa ad una spalla.

"Allora? Non dovresti essere seduto a tavola con la tua famiglia a scambiarvi baci ipocriti e altre menate del genere?"

"Sono qui in vacanza...e il mio amico si trova da qualche parte in questa casa. Dobbiamo cercarlo!!" Urlò disperato e completamente vigile.

"Nah...quando sono entrata non ho visto nessuno oltre te. Non credo sia qui"

"Allora, ha bisogno di me!"

"Ormai non più. La metamorfosi è gia iniziata..lei è ritornata ed ha bisogno di un corpo da abitare"

"Ma chi é lei, chi sei tu? Oh, Dio sto per diventare matto!"

"Lascia stare Dio che non c'entra nulla in questa faccenda. Io mi chiamo Alyzée e, come puoi vedere, do la caccia ai Licantropi...per tua fortuna! E tu?"

"Io mi chiamo Stuart e...ma perchè perdiamo tempo con questi convenevoli? Non possiamo lasciarlo al suo destino!"

"Non credo si possa fare molto per il tuo amico; é stato scelto. Per questo ha sentito forte l'impulso di infilarsi qua dentro. Hai mai sentito nominare Malìa Romero?"

"Si un ragazzo, un artista di strada, ha pronunciato questo nome. Si può sapere chi é?"

"Quindi non sai nulla della Lupa del Vomero? Usciamo di qui e ti racconterò tutto"

L'aria fredda della notte li colpì come una sferza. Le strade di Napoli erano deserte esclusi i cantanti di strada che affidavano al vento le loro voci sconosciute.

"Andiamo al mio albergo"

"Dove alloggi?"

"All'hotel L'Oleandro"

"Ti tratti bene! No, andiamo alla mia pensione; voglio mostrarti delle cose che ho raccolto durante gli anni..."

La pensione in cui alloggiava era in realtà un B&B e si chiamava semplicemente Al Vomero era gestito da due sorelle del luogo, Luana e Gisella, che incarnavano il perfetto spirito dei Napoletani con la loro innata gentilezza e senso dell'ospitalità. Il locale era molto accogliente con quegli addobbi natalizi e le canzoni della loro tradizione che rallegravano l'atmosfera; in quel momento, l'impianto hifi sparava a tutto volume le note di Freddo Natale.

"Buon Natale Alyzée ed anche al tuo amico! Sedetevi, mangiate un piatto di struffoli..song assaie buonì! . " Sottolineò Luana con un bel sorriso.

"Grazie, ma abbiamo da fare. Amma lavorarè!" Spiegò Alyzée in un buffo napoletano che fece ridere le sorelle.

"Dove hai imparato il napoletano?" Chiese Stuart.

"Un mio zio ha lavorato qui per trenta anni e quando veniva a trovarci, a Parigi, mi insegnava delle frasi. Poi sono venuta qui e mi é stato facile assimilarlo."

"Sei di Parigi. Cosa fai?"

"Non mi va di parlarne; non amo il mio passato. Preferisco il presente e adesso do la caccia ai Licantropi."

"Perchè?"

" Uffa..con tutte queste domande! Ma sei un poliziotto?"

"No, sono un gallerista a Londra."

"Chi é Malìa Romero?

"Era una ragazza ispanica, venuta qui in vacanza studio per imparare l'italiano e per godere le bellezze del paesaggio. Bella e spigliata, fece innamorare molti ragazzi i quali pensarono fosse una tipa che la dava a tutti. Ma si sbagliavano: la sua era solo gioia di vivere. Nella sua cerchia di nuovi amici ce n'era uno in particolare, Armando, un grassone arrogante, che nutriva un'autentica ossessione per lei. La seguiva in continuazione e non perdeva occasione per tentare di palpeggiarla. Nonostante lei lo respingesse in continuazione, Armando la perseguitava sempre. Stanca di quella situazione, Malìa si rivolse ad una medium amica sua, una zingara che si chiamava Lyka la quale le disse che l'unico modo per farlo smettere era toglierselo dai piedi. Definitivamente. Malìa, tuttavia, non se la sentiva di commettere un omcidio,al che la donna le rivelò che non doveva farlo lei fisicamente, bensì la sua parte bestiale.La ragazza che in fondo, era stata sempre attratta dal Male e dalla Magia Nera, si mostrò interessata: non sopportava più quel ragazzo e desiderava fargli qualcosa di brutto in modo che la smettesse di girarle intorno. La medium le diede appuntamento in una casa abbandonata di sua proprietà e situata in aperta campagna, a mezzanotte. La luna brillava in cielo e Lyka la fece spogliare e le legò una cintura di pelle attorno alla vita, dopodichè iniziò a recitare una litania in latino:


Dominus Tenebrarum,

Audivit Servus Tuus,

Mittit in magna servit nigro Lupus

Ingens umbra.

Haec filia luxuriae et sanguinem vindicare,

Exaudi nos Dominus Muscae,

Mitte Lupo nigro tremiscant magna!


Non appena pronunciate queste parole, la luna si oscurò e la terra iniziò a tremare; per alcuni minuti sembrò che fosse venuta l'Apocalisse. Poi, gli alberi ed i cespugli inziarono a tremare freneticamente come se qualcuno li scuotesse, ma non vi era nemmeno un alito di vento. La povera Malìa, dapprima eccitata all'idea di assistere ad un esperimento di Magia Nera, era atterrita. Ululati ed urla, seguiti da risate beffarde e pianti disperati, sembravano uscire dalle viscere della Terra; l'Inferno stava spalancando le sue porte per esaudire il desiderio di quella sciagurata eretica e nel mondo stava scoccando l'ora dei Lupi Mannari. La cintura di pelle divenne incandescente e formò delle escrescenze che si conficcarono nella carne della ragazza, la quale tentava invano di strapparsela di dosso procurandosi invece lesioni profonde nella pelle. Lyka aveva iniziato la sua trasformazione e Malìa notò con orrore che il corpo le si ricopriva di peli, mentre gli artigli raspavano il terreno. Gli occhi della donna, un tempo color nocciola, erano adesso rossi come il sangue che bramavano. La bestia spalancò la bocca e da essa proruppe un ruggito profondo seguito da un nugolo di mosconi neri ed enormi che si posarono sul volto della ragazza, soffocandola e penetrando nel suo corpo attraverso le orecchie e la bocca; le sue urla strozzate assomigliavano al suono stridente di un violino. Parecchi minuti dopo, la luna splendeva alta nel cielo ed illuminava le campagne come fosse giorno. Malìa giaceva in terra, sola, e coperta di sangue; la medium era svanita. Forti raffiche di vento le gettarono dei ramoscelli in faccia e si riebbe. Si guardò attorno, stupita di essere in campagna e completamente nuda. Non ricordava nulla del rito né degli avvenimenti delle ultime ore. Avvertiva un vago senso di nausea e la sensazione di avere qualcosa attaccato al corpo. Si rialzò e la luce lunare illuminò la sua pelle ricoperta di capelli ricci e scuri; le mani erano imbrattate di sangue e viscere. Cercò di gridare per chiedere aiuto, ma la sua voce non era più umana ed emetteva suoni disarticolati come una bestia. Si guardò attorno e vide la testa mozzata di Armando a pochi metri da lei; una delle orbite era vuota. Ma l'occhio superstite la guardava come implorando pietà. La pietà non faceva più parte del caleidoscopio di sentimenti da lei provati. Ormai conosceva solo il Male ed esso si impossessò del suo corpo e della sua anima. Quando si rese conto di aver ottenuto la sua vendetta, gettò la testa all'indietro e tentò di ridere emettendo solo un lungo e lugubre ululato. Per molti mesi terrorizzò il Vomero ed i quartieri limitrofi lasciando dietro di se una lunga scia di sangue e di corpi straziati; sembrava che nessuno riuscisse a venire a capo di questa faccenda. In città entrarono perfino i Corpi Speciali dell'Esercito e venne istituito il coprifuoco: nessuno poteva uscire di casa dopo l'imbrunire. Perfino l'FBI s'interessò del caso che aveva varcato i confini nazionali e mandò una delle sue profiler più quotate del momento la quale asserì che si trattava di un serial killer di età compresa fra i trenta ed i quaranta anni di sesso maschile, affetto da una personalità borderline e altre stronzate del genere. I vecchi e le persone che conoscevano bene le storie che si raccontavano davanti al caminetto scuotevano la testa quando sentivano tutte queste teorie cervellotiche perchè avevano capito. Loro sapevano che non era opera di un serial killer, ma di un assassino ancora più feroce e quasi invincibile. Nessuno osava pronunciare il nome della bestia, ma era chiaro quello che dovevano fare. Aspettarono la prima notte di plenilunio e si appostarono nelle strade maggiormente battute dal Lupo Mannaro e la braccarono. Ognuno di loro aveva un fucile caricato con pallottole d'argento oltre a forconi ornati di aconito e segale che sarebbero degli efficaci deterrenti contro i suoi attacchi. Essa non tardò ad arrivare fiutando l'odore di carne viva e sangue palpitante; sembrava un mastino enorme dal pelo nero come le tenebre più fitte. Gli occhi passarono dal giallo al rosso come la colorazione che la luna aveva assunto quella notte e all'astro rivolse il muso la bestia prima di lanciarsi contro quei coraggiosi che, per non lasciarle vie di fuga, l'attirarono in quella casa prima di scaricarle addosso le cartucce. Il sangue e la pelle del mostro schizzarono sulle pareti e vi si attaccarono come carta da parati. I superstiti, dissero che la casa tremò dalle fondamenta fino al tetto, ma non a causa di un terremoto: lo spirito del Lupo si era impossessato dell'edificio e lì tuttora vi dimora."

Alyzée fece una pausa per accendersi una sigaretta e raccogliere i pensieri, mentre dal basso arrivavano le note di Silent Night. Lei sbuffò: "Dio, quanto odio queste canzoni di Natale! Preferirei spararmi una bella dose di sano rock..." Per sottolineare la sua affermazione, si sbottonò il giubbotto di tela color kaki e mostrò una felpa dei Beatles.

"Beatlesiana?" Chiese Stuart

"Fino al midollo!Ma amo anche Dalida." E per sottolineare la sua ammirazione per lei, intonò il ritornello di Ciao Amore Ciao. Un'occhiataccia di Stuart la fece desistere dal continuare: fra lei e Dalida vi era un abisso!

"Quel ragazzo, Andrea, ha detto che questa notte tutte le ragazze in età da marito correranno latrando per tutti i vicoli del Vomero. Cosa intendeva dire?"

"Stanotte se qualche sclerata dovesse avere la brillante idea di passare la notte in quella casa, verrebbe colpita dalla maledizione che Lyka ha lanciato su Malìa e diverrebbe una donna lupo. Tutte lo sanno, ma nessuna ne parla per paura di essere tacciata come visionaria o peggio. E potrebbe capitare che qualche turista o senzatetto sprovveduta decida di passarci la notte...con conseguenze terribili" Il suo bel viso si adombrò nel pronunciare le ultime parole.

"Lyka...questo nome mi ricorda qualcosa." Fece l'uomo.

"Avrai sicuramente sentito parlare di Licaone, il re dell'Arcadia, trasformato in lupo da Zeus durante un banchetto in suo onore. Licaone voleva sapere se fosse veramente una divinità così gli servì le carni di suo nipote Arcade. A causa di questo atto empio, Zeus fulminò tutti i partecipanti e condannò il re a trasformarsi in lupo e cibarsi di carne umana. Si dice che da lui siano discesi tutti i Licantropi. Inoltre, Licantropo deriva dalla parola greca lykos...." Fece un movimento maldestro con il braccio destro e gettò in terra la borsa in cuoio marrone che si aprì lasciando intravedere l'arma che aveva usato per uccidere il Lupo Mannaro: un lucente e leggero martello. Stuart fu lesto ad afferrarlo prima di lei e ne ammirò la fattura e la luce che emanava.

"Quindi, questa è la tua arma."

"Sì. E' un martello d'argento. L'ho costruito io ed ho dovuto fondere tutto l'argento che avevo depredato in dieci anni di rapine.."

Le orecchie di Stuart si drizzarono al sentire quella parola. "Spero non ti sia scandalizzato, ma è quello che facevo prima. Rapinavo le case dei ricchi e rubavo loro tutta l'argenteria che poi rivendevo: mi ci sono pagata gli studi. Quando i tuoi genitori sono troppo incasinati con gli affari loro, devi imparare a badare a te stessa."

"E dovevi per forza fare rapine?"

"Ho fatto di tutto: dalla badante all'operatrice ecologica. Ho passato tre anni a spalare merda per una miseria di stipendio con il quale riuscivo a malapena a pagare l'affitto così ho deciso di passare ad un lavoro più redditizio! E poi, non facevo del male a nessuno: aspettavo che le case fossero vuote prima di entrare in azione. Tanto quei riccastri erano assicurati così non hanno perso nulla. Ed eravamo tutti felici e contenti!" Concluse con la sua risata sguaiata e amara.

"Ma perchè ti sei gettata anima e corpo in questa missione? Potresti anche perdere la vita..."

"E credi che non lo sappia? Ma è più facile metterla a repentaglio quando nessuno ti aspetta a casa, quando colui che ami ti viene strappato violentemente all'improvviso. Credi che m'importi se quelle bestiacce mi uccideranno?"

"Non lo so."

"Sai, io alcune volte sento delle affinità con loro. Entrambi siamo stati raggiunti dalla stessa maledizione: siamo stati privati dell'amore nel modo più cruento. Loro placano la fame depredando la vita palpitante; io derubo le case. E cos'è questo se non un modo di addormentare la mia voglia di amare? Una volta credevo che la felicità fosse data dal denaro e dal possesso di beni di lusso: capi firmati; smartphone e pc di ultima generazione e poi la cosa che bramavo di più: l'argenteria. Adoravo vedere il mio viso riflesso in quelle brocche ed in quei vassoi coloniali di Paul Revère. Avevo sacchi pieni di vasellame nella mia macchina custodita in un garage sotterraneo e tutte le notti andavo a rimirarla. Ho sempre rifiutato di vendere alcuni oggetti a cui particolarmente affezionata. E vuoi sapere cosa è successo una notte? Lo vuoi sapere?" Quasi urlò, convulsamente mentre la voce di John Lennon che cantava Imagine riempivano tutte le stanze del B&B.

"Sì, lo voglio sapere!" Ribatté Stuart.

"Bene...li ho guardati. Intendo, guardati davvero ed ho capito cosa erano veramente. Erano delle cose. Solo questo. Niente di più e niente di meno. Oggetti inanimati che non mi avrebbero mai abbracciato come mia madre; cose che non mi avrebbero mai dato pacche sulla testa come faceva mio padre prima di andarsene; cose che non mi avrebbero mai portato ai concerti come faceva mio fratello Bastien;cose che non avrebbero mai toccato il mio corpo per farmi eccitare tanto da urlare di piacere come faceva il mio Jean Louis prima di essere trucidato. Ecco cosa erano COSE, COSE!! Così un giorno, ho noleggiato un furgone ed ho portato tutto nella fonderia della mia banda: loro erano stati beccati, ma non avevano mai fatto il mio nome ed io non avevo alcuna voglia di costituirmi naturalmente! Ho fuso tutto l'argento ed ho ricavato questo martello che userò per vendicarmi. Finora ho lavorato da sola, ma se ti fa piacere, potrei anche decidere di avere un compagno di avventure, per così dire. Non rivedrai mai più il tuo Tony: é uno di loro, ormai. Allora, ti va la mia proposta?"

Stuart non rispose, limitandosi ad alzare le spalle e chinare il capo: non aveva altre alternative se non rimanere solo nella grande casa vittoriana che divideva con Tony, nei dintorni di Londra. Rialzò la testa e guardò la donna dritta negli occhi e lei vi lesse la stessa sete di vendetta che animava il suo corpo e bruciava i suoi pensieri come un fuoco inestinguibile.



Mezzanotte


Le campane delle chiese e delle cattedrali suonavano a festa: era nato il Salvatore. Alyzée fissava il cielo nero ed una nuvola che somigliava ad una gigantesca piovra pronta ad allungare i suoi tentacoli maligni sugli ignari uomini che si apprestavano a festeggiare il Natale. Dabbasso, sentiva la voce di Dalida cantare Ciao Amore Ciao e quella voce così potente e piena di sentimento la riportò alla sua infanzia, felice e serena con i genitori ed il fratello Bastien che la faceva sentire una principessa, unica regnante di un mondo fatato destinato solo a lei. Fino al giorno in cui a Bastien fu diagnosticato un tumore al cervello. Inoperabile. Incurabile. Era morto la Vigilia di Natale del 2004, in una asettica stanza d'ospedale, mentre mormorava tenere frasi dirette ai genitori e a lei. A lei sussurrò le strofe della celebre canzone di Luigi Tenco, cantanta da Dalida di cui era un fan sfegatato. E da li iniziò lo sfacelo della sua famiglia che portò la madre all'alcolismo e alla fuga del padre. Lei per loro non era nessuno: solo una statua da spostare quando occorreva. Da allora aveva vissuto per la strada rubando e vivendo in casa dei suoi amici rapinatori. Aveva un portatile ed una chiavetta Internet, fu così che conseguì un diploma per corrispondenza in parapsicologia e Scienze Occulte: credeva nei poteri della mente, ma dubitava potessero esistere al mondo creature come i Licantropi o i Ghoul. Si dovette ricredere una sera di tre anni prima quando lei ed il suo Jean Louis passeggiavano sul Lungosenna; era notte fonda, una notte calma e serena. Parlavano e ridevano con il dolce sciabordio della Senna a far da sfondo al loro chiacchiericcio. Fu un attimo: da un vicolo sbucò fuori un grosso cane che sembrava un Pastore Alsaziano. Ringhiava e graffiava il selciato con le unghie possenti. Per un attimo sembrò che il mondo avesse messo la sua folle corsa in stand by. Perfino il fiume si era zittito. Poi, un ruggito che sembrava scaturito dalle viscere della terra e la possente bestia si drizzò sulle zampe posteriori, le mascelle spalancate e schiumanti, le zanne candide illuminate dalla luna...pochi attimi dopo quel biancore era diventato rosso scarlatto allorchè la creatura aveva affondato il muso nel ventre del ragazzo e ne traeva le viscere. Alyzée era rimasta senza fiato, in disparte, ma poi si riebbe ed il suo grido acuto fece accorrere un gendarme che mise in fuga la bestia sparandole. Per il poveretto non vi fu nulla da fare e la causa della morte fu attribuita ad un animale feroce scappato da qualche casa nelle vicinanze. Lei non credette ad una parola. Lo aveva visto: era un Lupo Mannaro. Iniziò a studiare tutti i trattati di Occultismo e Magia Nera che menzionavano questo mostro delle tenebre; spulciò tutti le leggende che li riguardavano ed assimilò i metodi per contrastarli. Per questo nelle estremità del martello vi sono due simboli: il Pentacolo e l'Aconito; il Pentacolo qui perde i suoi connotati satanici e diviene un simbolo del bene, volto a neutralizzare la ferocia della bestia. Mentre l'aconito é una delle piante, insieme alla segale, capaci di fermarlo. Infatti, se esso sta inseguendo una preda e questa si rifugia in un campo delle due succitate essenze, deve desistere dall'inseguimento e lasciar perdere.


Silenziosamente, Alyzée e Stuart lasciarono la loro stanza. La sommità del martello d'argento faceva capolino dalla borsa ed essa splendeva come una stella; quasi fosse una cosa viva ansiosa di compiere l'atto per cui era stato creato.

"Alyzée...guarda il martello!" Esclamò l'uomo.

"Lo so: sta risplendendo, come se mille lune e tutte le stelle del firmamento vi fossero incastonate!"

"Sii...é una cosa sensazionale!" Stuart, adesso si sentiva leggero come se l'angoscia che lo aveva attanagliato avesse lasciato il posto ad una calma interiore mai provata prima.

" Questo martello non è stato creato solo con l'argento, c'è molto altro..." Fece una pausa e l'uomo aspettò che riprendesse il discorso, evitando di incalzarla con domande su domande.

"Questo martello è stato benedetto con l'acqua santa della Chiesa di Poligny. Lì, nel 1521, sono stati giustiziati tre Lupi Mannari- Michel Verdung, Pierre Burgot e Philibert Mentot.

Il parroco mi ha dato anche una medaglia in puro argento raffigurante Cristo Salvatore, da fondere. Per questo il martello è più efficace del classico fucile con cartucce d'argento: non sbaglia mai. E' come se una forza invisibile guidasse il mio braccio e poi disegnasse sempre la giusta traiettoria..."

L'alba stava emanando la sua luce rosata sul Vomero, facendo scolorire le tenebre. Luana e Gisella stavano suonando Oh! Happy Day al pianoforte, deliziando i clienti con le loro voci da mezzosoprano.

"Buon Natale, tornate a trovarci!" Gridarono e Alyzée rispose al loro saluto mandando un bacio. Il sole ammantava le dolci colline, facendo brillare la neve sul Vesuvio. Alyzée aspirò a pieni polmoni l'aria salmastra e si preparò alla missione che l'attendeva. Inaspettatamente, Stuart cercò la sua mano e la strinse. Lei si voltò e gli regalò un bel sorriso e capì di non essere più sola nella sua battaglia. Intanto, una creatura metà lupo e metà uomo, attendeva di riacquistare le sue sembianze umane mentre mordeva la catenella alla quale era appeso un crocifisso cesellato...



Commenti

pubblicato il giovedì 29 dicembre 2016
Emanuelle, ha scritto: Forse l'ho già scritto: è un genere che non amo, ma non posso fare a meno di riconoscere come sia scritto benissimo e sia molto coinvolgente. Sei brava, davvero. L'ambientazione sul golfo di Sorrento un po' mi sorprende: ne ho un ricordo dolcissimo. emanuelle
pubblicato il venerdì 30 dicembre 2016
monty1795, ha scritto: wow! una storia veramente appassionante, mi piace molto il tuo stile di scrittura, specialmente nelle descrizioni, complimenti.
pubblicato il mercoledì 4 gennaio 2017
Sam98, ha scritto: "il sole ammantava le dolci colline" *-* davvero complimenti per lo stile! Quoto Emanuelle e monty1795

Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: