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lavoro pubblicato venerdì 23 dicembre 2016
ultima lettura mercoledì 23 agosto 2017

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

L'UOMO CONIGLIO

di Matthew91. Letto 208 volte. Dallo scaffale Horror

Cosa spinge una madre ad abbandonare suo figlio, a compromettere la vita di costui? La sindrome di Münchhausen per procura, forse? Perché un uomo uccide un altro uomo? I miei racconti, seppur scabrosi, intendono illustrare e spiegare tali dinamiche.

Un uomo con una gigantesca maschera di coniglio era seduto sul divano. Aveva le braccia appoggiate sulle spalle di due bambini, un maschietto e una femminuccia. Poverini, stavano piangendo. I loro occhietti ridotti a fessure, le guance morbide e paffute bagnate di lacrime, mescolate al muco che gocciolava dai nasini. L'uomo mascherato da coniglio era impassibile, immobile. Guardava la televisione attraverso due forellini ritagliati con una forbice. La sua fronte era imperlata di sudore, i capelli gli si erano appiccicati sulla fronte. Eppure, non sembrava manifestare nessun segno di fastidio o disagio. La maschera che indossava era davvero pesante, ricolma di peli. Le orecchie pendevano di lato, sfiorando i lunghi baffi posti sopra il muso, da cui sporgevano i classici incisivi da coniglio.
L'uomo indossava una comune camicia a quadri, che si intonava alla perfezione con la tovaglia del tavolo da pranzo. La cucina era poco illuminata, le lampadine funzionavano a intermittenza. Prima buio e, pochi istanti dopo, una forte luce bianca, intensa. Accecante. Come il flash di una macchina fotografica. Dava un fastidio tremendo agli occhi. Forse era questo motivo che i due bambini se ne stavano ancora con il broncio. Il maschietto, che era il più piccolo di età, di appena otto mesi,continuava a frignare, senza sosta, producendo versi striduli che penetravano nelle tempie; la bambina, invece, un po' più grandicella -di quasi quattro anni- aveva smesso di piangere. A quanto pare la sua scorta personale di liquido lacrimale si era esaurito. Solo che adesso ansimava. Ogni respiro era scandito da un singhiozzo violento. Il suo petto sussultava. Lo sguardo era terrorizzato. Sgranato. Fissava il tappeto rosso su cui era appoggiato il televisore. Stavano trasmettendo una partita di baseball. A lei non piaceva lo sport. A sua padre invece sì. Non si perdeva neanche un match. Quando giocava la sua squadra preferita, dal nome strano, si preparava hot dog e popcorn e non voleva essere disturbato da nessuno. Neanche in caso di un attacco terroristico o di un'invasione aliena. Soprattutto dalla moglie che, non amando neanche lei quel dannato baseball, ne approfittava per far addormentare il bimbo di sei mesi con una delle sue famose favole della buonanotte improvvisate sul momento.

La bambina si chiese se anche l'uomo che la stava abbracciando tifasse per la stessa squadra del padre. Lei non lo sapeva. E, diamine, come avrebbe potuto?
Neanche lo conosceva quel tipo.
Se ne stava lì, seduto tra lei e suo fratello, nella loro casa di campagna, sul loro salotto, a guardare la loro televisione.
E per giunta, si era intrufolato nella sua stanzetta, intimandola di non fare rumore. La bambina, tuttavia, alla vista di quella maschera grottesca e raccapricciante non era riuscita a reprimere un urlo, che aveva costretto la sua mamma a precipitarsi da lei.
L'Uomo Coniglio aveva una mannaia stretta in una mano, usata per sgozzare il collo della donna. Stessa sorte toccò anche al padre, decapitato mentre guardava la partita.

La testa del papà dei due bimbi era appoggiata sul tavolo, apparecchiato con una tovaglia a quadro simile alla camicia dell'assassino. La bambina la testa mozzata del suo papà per qualche secondo, per poi distogliere subito lo sguardo.
Gli occhi dell'uomo erano ancora aperti, con l'immagine dell'ultimo inning ancora impresso sulla retina.
Il cadavere di sua madre, invece, era stato smembrato e ridotto a brandelli con la mannaia. La bambina era stata costretta mangiare un pezzo di guancia e la lingua cotti a fuoco lento in una padella.

L'Uomo Coniglio voleva una famiglia. Una famiglia qualsiasi.
Adesso che ne possedeva una, sotto la maschera, il suo viso si contorse in un sorriso a labbra strette. Le palpebre spalancate. Le guance tirate all'indietro, mostrando la dentatura tarlata di carie.

Una bella famiglia, la sua.
Con due bambini da crescere.
Il sogno della sua vita.
Un sogno che si era avverato.

L'Uomo Coniglio si voltò verso il neonato.
Lo fissò per qualche istante.
Il bambino ricambiò lo sguardo di quel pupazzo enorme, piangendo ancora più forte.
E l'Uomo Coniglio lo afferrò con una mano e lo scaraventò sul pavimento.
Poi si abbassò i pantaloni. Le mutande.
Il pene era eretto. Dritto come una sbarra d'acciaio.
Oh, cielo.
Che voglia matta di scopare che aveva.
Così si voltò verso la bambina di quattro anni.

<<Ciao ciao, bella bimba… >>




Commenti

pubblicato il venerdì 13 gennaio 2017
Gianluca71096, ha scritto: Ciao matthew sono rimasto molto colpita da questa storia. Vorrei chiederti una cosa in privato, ma non riesco a contattarti. Se puoi potresti mandarmi la tua email, così ti parlo? grazie mille. CIao
pubblicato il venerdì 13 gennaio 2017
Matthew91, ha scritto: Certamente! martinerin@libero.it
pubblicato il venerdì 13 gennaio 2017
Hermes, ha scritto: Molto disturbante. Vuole essere un complimento, ovviamente

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